La mattina del 25 dicembre [Giorno 14]

Nel quattordicesimo giorno del nostro Calendario dell'Avvento scrittevole troviamo un giallo del 1934 pubblicato nella bellissima collana "I Bassotti" della Polillo

La mattina del 25 dicembre

La mattina del 25 dicembre
C.H.B Kitchin
Polillo Editore
224 pp. 14,40 €


TRAMA

Alla fine di un pomeriggio di lavoro intenso ma fruttuoso, il giovane agente di cambio londinese Malcolm Warren può finalmente lasciare il suo ufficio e godersi le festività natalizie. La sua famiglia è in vacanza in Francia, e a lui non resta che accettare l’invito a trascorrere la vigilia di Natale a Beresford Lodge, la lussuosa residenza di Axel Quisberg, uno dei suoi migliori clienti. Il padrone di casa passerà la notte fuori per via di un importante incontro d’affari, e sarà sua moglie Letty a intrattenere un gruppo di ospiti decisamente male assortito. Dopo cena, quando la poco allegra compagnia viene trascinata in un chiassoso “gioco delle sedie”, Malcolm cade stortandosi un polso. Niente che non si possa curare con una fasciatura e un sonnifero per fare una bella dormita. Ma al risveglio il giovane si rende conto che i guai sono appena cominciati allorché, guardando fuori dalla finestra, scorge una strana figura che giace immobile sulla balaustra del suo balcone. È il cadavere della signora Harley, l’ospite che occupava la stanza sopra la sua e che, a quanto pare, soffriva di sonnambulismo. Una caduta accidentale sembra l’ipotesi più plausibile; del resto, chi mai poteva avercela con una donna tanto mite e inoffensiva?


INCIPIT
La Vigilia di Natale, alle quattro meno venti, mi aprii un varco tra una folla di allegri fannulloni che cantava e danzava per la strada e, entrato sotto la gran cupola della Borsa, mi aprii un altro varco tra una folla di agenti di cambio che discutevano animatamente sino alla cabina telefonica.

Il Natale di Ungaretti [Giorno 13]

Nella tredicesima casella del calendario dell'Avvento, abbandoniamo Babbo Natale per trovare una poesia che ci fa riflettere.
È il 1916, Ungaretti si trova in licenza a Napoli, è Natale, ma il poeta non riesce a trovare la voglia di festeggiare, non dopo l'esperienza al fronte...


Natale



Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Giuseppe Ungaretti

Babbo Natale esiste [Giorno 12]

Per farci "perdonare" per il Babbo Natale politicamente scorretto di ieri, oggi vi diciamo la verità:

Sì, Virginia, Babbo Natale Esiste


Da che mondo e mondo, uno dei dubbi che assillano di più i bambini è sempre stato: ma Babbo Natale esiste davvero?
Non fa eccezione Virginia O’Hanlon, una bambina di otto anni che, il 21 settembre del 1897, decise di risolvere una volta per tutto questo atroce dilemma scrivendo una lettera al New York Sun:

"Caro direttore, ho 8 anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà mi ha detto: se lo scrive il Sun, è così. Per favore, mi dica la verità: Babbo Natale esiste? Virginia O’Hanlon".

Dite la verità, cosa avreste risposto voi?

Il Direttore del giornale decise di affidare questo difficile compito a un veterano del giornalismo, Francis Pharcellus Church 
che scrisse un editoriale talmente bello che divenne presto così famoso da essere tradotto in venti lingue e da venir ristampato sul quotidiano ogni anno fino alla sua chiusura nel 1950.

Una risposta che va oltre l'esistenza o meno di Babbo Natale, assolutamente da leggere!


Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.
Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.

Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.


E se Babbo Natale fosse cattivo? [Giorno 11]

Iniziamo questa settimana in maniera politicamente scorretta, nel calendario dell'Avvento scrittevole di oggi infatti troviamo un film particolare, incentrato su un Babbo Natale molto diverso dal tradizionale vecchino paffuto con la barba bianca che porta doni a tutti i bambini buoni.
Troviamo il grande Billy Bob Thornton che ci dà la sua personale interpretazione di Santa Clause, non lasciatevi ingannare però dal suo linguaggio sboccato, non ci troviamo di fronte a un cinepanettone in salsa americana! Si tratta senza dubbio di un film politicamente scorretto ma che oltre a far ridere riesce anche a far riflettere, cosa rara di questi tempi.




TRAMA:

Willie T. Stokes è il salace e poco ispirato Babbo Natale di un grande magazzino che proprio non riesce a essere cortese con i clienti. Per di più dietro quell'ingombrante costume rosso si cela uno scassinatore che si limita a compiere un solo colpo grosso all'anno, proprio durante la notte di Natale. Quando i clienti svuotano il centro commerciale diretti a casa, Babbo Natale e il suo intraprendente elfo - Marcus, il socio nano di Willie - svuotano la cassaforte e filano via con il prezioso bottino. Quest'anno, però i due lavorano a Phoenix e il loro furto è messo in pericolo da un direttore particolarmente irritante, da un furbo detective, da una bella ammiratrice di Babbo Natale e da un ingenuo, assillante e strambo ragazzino di otto anni che ha deciso che Willie - per quanto velenoso, acido e cattivo possa sembrare - è il vero Babbo Natale...

TRAILER:


UNA SCENA:


Le vere origini del Natale [Giorno 10]

Poteva mancare un saggio sul significato del Natale nel nostro calendario dell'Avvento scrittevole?
Assolutamente no! Per questo ci affidiamo a due grandi esperti, Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi con il loro

Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa

Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa.
Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi.
Tascabili Laterza 10 euro



TRAMA:

Cristiano e pagano, moderno e antico, culto dei morti e rituali di purificazione, scongiuri e divinazioni: questo nasconde, nell’epoca dei computer e dei viaggi spaziali, il nostro modo di vivere il Natale, il Capodanno e l’Epifania.
È la notte a cavallo fra il 24 e il 25 dicembre. Comincia il solstizio d’inverno, i giorni cessano di accorciarsi e il tempo della luce si allunga. Da molti secoli, prima che la Chiesa ne faccia la sua ricorrenza più importante, quella notte è insieme di festa e di sortilegio, di mistero e di timore. È ancora così: in tutte le regioni d’Italia, le tradizioni relative ai giorni che vanno dal 24 dicembre al 6 gennaio portano con sé i segni di un’arcaica complessità che non sempre combaciano con l’immagine di allegria e di dolcezza alla quale siamo abituati. Nella cultura tradizionale quelle ore sono considerate piene di presenze inquietanti e pericolose, di streghe e di spiriti. La stessa Befana e coloro che questuano in suo nome altri non sono che defunti circolanti nella dimensione terrena. Bisogna saperli accogliere, saperci convivere.
Con una vastissima raccolta delle tradizioni e delle superstizioni sparse sul territorio italiano, alla scoperta di materiali sorprendenti e spesso dimenticati, Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi svelano il fascino ambiguo e i tanti significati di quei giorni magici.


Vi ripropongo parte dell'intervista che lo scrittore e antropologo Eraldo Baldini ci aveva gentilmente concesso (l'intervista completa la trovate qui)

Come le è venuta l’idea, insieme a Giuseppe Bellosi, di scrivere un libro sulle origini del Natale?

Bellosi e io da decenni facciamo ricerca e pubblicazioni sul folklore, le culture popolari e le tradizioni. Dopo che nel 2006 avevamo, insieme, pubblicato per Einaudi il saggio “Halloween”, ci è venuto conseguente dedicare un volume anche alla “Grande Festa” che si colloca tra dicembre e gennaio. Se quello che oggi chiamiamo Halloween era un antico capodanno agrario, le feste natalizie erano un antico capodanno solstiziale, e fra le due celebrazioni ci sono in effetti diverse affinità di significati e contenuti.

Moltissimi associano il Natale alla religione cristiana ma qual è la sua vera origine?

Era anticamente, come ho detto, la celebrazione del solstizio d’inverno, per la durata di 12 giorni (dodekaemeron), e come tale ritenuta momento di passaggio dell’anno. Poi questa data fu cristianizzata, ponendovi, laddove c’era la festa per la nascita del nuovo sole, quella della nascita di Cristo, che in realtà non nacque il 25 dicembre.
                                                      
Perché “Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa”?

Perché i 12 giorni di passaggio dell’anno, inaugurati dalla celebrazione solstiziale, rappresentavano un “tempo magico”, un “tempo fuori del tempo” che, in quanto tale prevedeva, secondo la religiosità e la cultura arcaiche e popolari, la possibilità del ritorno dei defunti, dell’apertura della porta che dà sull’aldilà, e quindi l’ingresso e la circolazione nella dimensione terrena dei defunti e di entità “inferiche”.

Perché i giorni dalla Vigilia di Natale all’Epifania erano ritenuti aperti al ritorno dei defunti?

Quella è la prerogativa dei giorni di tempo magico. Lo stesso accade nel dodekaemeron festivo che va da Halloween a San Martino, negli ultimi giorni di Carnevale, nella notte solstiziale estiva (quella celebrata per San Giovanni Battista).

In alcuni paesi italiani si crede che prima della Messa di mezzanotte di Natale ci sia una Messa destinata ai morti…

Si tratta di un suggestivo sincretismo tra vecchie e nuova religione, per cui si immaginava che i defunti ritornanti celebrassero un rito appartenente alla nuova religione.

Perché si crede che chi nasce la notte di Natale sia un lupo mannaro o una strega?

Perché venuti al mondo nel momento topico dell’instaurazione del tempo magico, quindi in un momento di passaggio, liminare, sospeso tra due situazioni. Chi nasceva in quel momento si immaginava sarebbe stato a sua volta un essere liminare, sospeso tra la condizione umana e quella “soprannaturale”.

Ci può parlare della figura del Ceppo portatore di doni?

La più antica e duratura tradizione natalizia italiana, prima che si diffondessero massicciamente l’albero di Natale e poi il presepe, era quella di accendere un ceppo nel camino: un ceppo grande, che doveva ardere per più giorni possibili, riscaldando e illuminando la casa come rito di accoglienza per gli antenati; doveva inoltre simboleggiare l’estinzione del tempo vecchio e,  col calore e la luce, richiamare il calore e la luce del nuovo sole che sarebbe cresciuto dopo il solstizio. Tutte le prerogative della festa si assommavano dunque nel ceppo, che ne diventava quasi una personificazione e assumeva in alcune zone anche il ruolo di “portatore di doni” poi passato a Gesù Bambino e successivamente a Babbo Natale.

Secondo lei oggi ha ancora senso festeggiare Natale o è solo una festa consumistica?

Tutte le feste, nella società odierna, hanno assunto anche aspetti consumistici, ma questo nulla dovrebbe togliere la valore simbolico e rituale delle ricorrenza. Sta soprattutto a noi viverla nella maniera più congrua a profonda.

La cena di Natale della Cornwell [Giorno 9]

State già pensando a cosa preparare per la cena di Natale?
La Cornwell non sarà di vostro aiuto, nonostante il titolo infatti la cena in questione è solo per le persone non deboli di stomaco. No, nessun cadavere sezionato dalla famosa anatomopatologa Kay Scarpetta, ma chi riuscirebbe a mangiare a Natale un pizza con: peperoni verdi, cipolle, aromi - origano e basilico - funghi freschi, carciofi, carne magra di manzo macinata, ostriche affumicate, salsiccia, pomodori freschi, olio d'oliva, spicchi d'aglio, mozzarella fior di latte, un paio d'etti di fontina e parmigiano? Da mangiare inoltre rigorosamente con coltello e forchetta!
In compenso, nonostante sia un libro breve ( 87 pagina circa) e praticamente introvabile (per fortuna esistono le biblioteche!) direi che è una piacevole lettura natalizia!


La cena di Natale. A tavola con Kay Scarpetta

La cena di Natale. A tavola con Kay Scarpetta.
Patricia Cornwell
TRAMA:

Il libro è un lungo racconto incentrato sulla preparazione di una cena diNatale che, oltre a rivelare gli aspetti sconosciuti di Kay Scarpetta e deisuoi amici, ne presenta le sue ricette preferite, scaturite da una mescolanzadelle tradizioni culinarie americane e italiane. Dai fornelli della famosadottoressa Scarpetta scaturiscono pietanze tanto allettanti quanto originali,come il micidiale "eggnog" di Marino, i "criminosi biscotti"di Lucy, la pizza"con una marcia in più" firmata da Kay. E non mancheranno le sorprese: atavola infatti si siederanno due ospiti inattesi, presentatisi in modo un po'inconsueto.

INCIPIT: 

Freddo rigido e pungente in quella sera di Santo Stefano. Nel tranquillo quartiere di Richmond dove la dottoressa Kay Scarpetta abitava, gli alberi spogli gemevano sotto il vento.
A ogni finestra della moderna casa di pietra brillava la fiammella di una candela e al centro della porta d'ingresso scolpita era appesa una folta corona di sempreverdi e agrifoglio.

L'albero di Natale [Giorno 8]

Per tradizione, l'otto dicembre è il giorno in cui si addobba l'albero di Natale, la nostra ottava casella del Calendario dell'Avvento scrittevole è quindi dedicata proprio a questa tradizione con un libro, una poesia, una canzone a tema.

L'albero di Natale

"L'albero di Natale"è una fiaba scritta nel 1844 dal celebre Hans Christian Andersen piacevole sia per i bambini che per gli adulti e perfetta da leggere in questa giornata.


L'albero di Natale
Hans Christian Andersen

TRAMA:

C’era una volta un piccolo abete che non vedeva l’ora di crescere per diventare grande e bello come gli abeti che lo circondavano. Voleva andare via anche lui, come quegli alberi maestosi che all’avvicinarsi del Natale i boscaioli tagliavano e caricavano sui carri. Sarebbe arrivato anche il suo turno? L’abete era così impaziente che non si godeva i raggi del sole né l’aria fresca…


INCIPIT:

In mezzo al bosco si trovava un grazioso alberello di abete aveva per sé parecchio spazio, prendeva il sole, aveva aria a sufficienza, e tutt'intorno crescevano molti suoi compagni più grandi, sia abeti che pini, ma quel piccolo abete aveva una gran fretta di crescere. Non pensava affatto al caldo sole né all'aria fresca, né si preoccupava dei figli dei contadini che passavano di lì chiacchierando quando andavano a raccogliere fragole o lamponi. Spesso arrivavano con il cestino pieno zeppo di fragole oppure le tenevano intrecciate con fili di paglia, si sedevano vicino all'alberello e esclamavano: "Oh, com'è carino così piccolo!" ma all'albero dispiaceva molto sentirlo.

Un abete speciale è invece il protagonista della poesia del grande Gianni Rodari:

Un abete speciale

Quest'anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno all'altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.
Gianni Rodari

Concludiamo con una delle più famose canzoni natalizie, che ha per tema proprio l'albero di Natale

Oh Tannenbaum