Polemica Fake sull'Accademia della Crusca

No, l'Accademia della Crusca non siede il bambino, né autorizza a farlo.

Di che cosa sto parlando?
Della polemica montata in questi giorni contro l'Accademia della Crusca, rea di aver sdoganato la costruzione transitiva di verbi come sedere, salire o scendere.
Ma lo ha fatto davvero? Assolutamente no!I giornalisti che hanno diffuso questa notizia avrebbero fatto meglio a leggere la spiegazione con più attenzione, a dire il vero sarebbe bastato anche solo leggere il titolo: Siedi il bambino! No, fallo sedere!

Partiamo dalle basi, per chi non lo sapesse l'Accademia della Crusca è uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana in Italia e nel Mondo ed ha uno splendido sito (che vi consiglio di visitare) dove risponde ai più diffusi dubbi sulla lingua italiana.
L'undici gennaio ha deciso di rispondere ai molti lettori che chiedono se è lecito costruire il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona: siedi il bambino, siedilo lì.

La risposta completa la potete trovare qui, ma per riassumere bene la questione non ha assolutamente detto che da domani non è più un errore grammaticale dire esci il cane, ma che Diciamo insomma che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali.

In usi regionali e popolari: ecco il punto. Tra l'altro potete trovare un'altra scheda, questa volta del 2016, Entrare, uscire, salire e scendere: transitivi a furor di popolo? dove si conclude dicendo La posizione dei lessicografi contemporanei non lascia dubbi: per quanto di impiego tanto rilevante da essere registrato (pur con le differenze segnalate), nessuno di questi usi viene "promosso" al livello della lingua comune.

Per cui no, non potere uscire il cane o sedere il bambino senza beccarvi un segno rosso in un tema.


Fai viaggiare la tua storia 2019

Oggi parliamo di concorsi letterari, che sono sempre una buona occasione per allenarsi e mettersi alla prova.

Avete un manoscritto nel cassetto? Allora questo concorso può fare proprio al caso vostro





Fai viaggiare la tua storia è un concorso letterario indetto da Libromania, casa editrice nata dalla partnership di DeA Planeta Libri con Newton Compton Editori.


* Si partecipa con un'opera di narrativa italiana senza restrizioni di genere, argomento o pubblico di destinazione, in particolare nei generi contemporaneo, giallo e thriller, storie d’amore e sentimentali, fantascienza e fantasy

* l’Opera deve contenere un numero di caratteri non inferiore a 240.000 e non superiore a 600.000, spazi inclusi;

* Il vincitore verrà pubblicato sia in formato cartaceo che digitale da Libromania entro il 15 luglio 2019 e l'opera verrà messa in vendita per un periodo di due settimane in esclusiva nei punti vendita di Autogrill e poi distribuita su tutti gli altri canali di vendita

* Altre 10 opere verranno pubblicate nel formato digitale (e-book) e in quello cartaceo nella modalità Print On Demand tra il 15 luglio 2019 e il 30 settembre 2019, con un’opzione a favore di Libromania per la pubblicazione in altri formati.

* Altre Opere ritenute meritevoli di pubblicazione potranno ricevere proposte di pubblicazione solo in formato digitale (e-book) con un’opzione a favore di Libromania per la pubblicazione in altri formati o in entrambi i formati cartaceo e digitale.

* Si può partecipare fino al 31 marzo 2019

Qui trovate il regolamento completo

In bocca al lupo!

[RECENSIONE] Il gene del dubbio, Nicos Panayotopoulos

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro davvero molto particolare e che metterà di sicuro un po' di angoscia in quanti sognano di diventare scrittori, sto parlando de "Il gene del dubbio" di Nicos Panayotopoulos.
Il gene del dubbio
Nicos Panayotopoulos
Ponte alle grazie
136 pp. 12,00 €


TRAMA

Siamo nel 2063, e in una clinica inglese un medico raccoglie le memorie di un paziente in fin di vita. Il paziente è stato, molti anni prima, un famoso scrittore ma la sua carriera è stata interrotta per il suo rifiuto di sottoporsi al test del DNA che, a partire dalla fine degli anni Venti, certifica il possesso della creatività. Da quando questa procedura è diventata obbligatoria, spiega lo scrittore, non sono più i critici e il pubblico a decretare la bravura di uno scrittore, le case editrici sono state ridimensionate, si è scatenata la caccia al genio in erba e si è persino provveduto ad analizzare i resti degli scrittori defunti... Un romanzo a metà tra fantascienza e giallo, ironico e di agile lettura.


                                                  


Come si riconosce un artista?

Si può dire in maniera oggettiva se un libro è bello o brutto?

Ma soprattutto artisti si nasce o si diventa?

Nel 2026, il Dottor Zimmerman ha individuato il gene dell’artista.

Niente più discussioni, niente più scontri tra critici, basta un semplice prelievo del sangue per scoprire se si è un artista o meno.

Se hai il gene dell’artista hai un futuro roseo e già spianato davanti a te, gli editori ti mettono sotto contratto subito, a volte anche appena nato e tu potrai dedicarti alla scrittura senza alcun pensiero, nessuno potrà dire che il tuo libro è brutto perché è scientificamente provato che sei un artista.

Se non hai il gene dell’artista allora non puoi scrivere, non importa se hai già pubblicato diversi libri, magari anche apprezzati dal pubblico, per la scienza tu non sei un artista e quindi nessuno è interessato a leggere le tue opere.

James Wright è uno scrittore affermato ma decide di rifiutarsi di sottoporsi al test, questo però segna il suo esilio dal mondo editoriale, almeno fino a quando non gli viene chiesto di lavorare come ghostwriter per un ragazzino che è risultato avere il gene dell’artista ma che non ha idee.

Un romanzo scorrevole ma che fa riflettere e che pone diversi spunti di riflessione, soprattutto nel finale, per tutti coloro che si chiedono come si fa a stabilire chi è un artista.

Come leggere di più?

Da che mondo è mondo, l'anno nuovo coincide con la stesura dei buoni propositi e, tra i vari post che si diffondono in questo periodo, si trovano articoli dedicati a come fare a leggere di più.
C'è chi consiglia di elaborare delle liste di lettura prestabilite: questo mese devo leggere questi libri; chi consiglia di sfruttare tutti i buchi che abbiamo durante la giornata: mentre aspetto il pullman devo leggere; chi ancora fissa il numero di pagine da leggere ogni giorno: calcolando che un libro è costituito da tot pagine, per finirlo devo leggere tot pagine al giorno.

Leggendo questi articoli una domanda mi sorge spontanea: Perché?
Perché c'è bisogno di dare consigli per leggere di più?
Avete mai letto consigli su come fare per vedere più serie tv? Allora questa serie è costituita da 20 episodi, sono tre  stagioni, se voglio finirla in un mese dovrò vedere 2 episodi al giorno... Assurdo vero?
Oppure vi immaginate un articolo che dia consigli su come fare a mangiare più Nutella? Verrebbe considerato uno scherzo.
Allora perché c'è bisogno di trovare dei trucchi e cercare dei consigli per leggere di più?
Se una cosa mi piace la faccio, è abbastanza semplice, vero?
Allora perché questo non vale per i libri?





Perché in fondo i libri nell'immaginario comune sono considerati noiosi, ma se sei una persona di cultura devi leggere.

Daniel Pennac afferma che il verbo leggere non sopporta l'imperativo e ha assolutamente ragione.

Io leggo perché mi diverte, perché voglio farlo, ma soprattutto perché è un piacere.
Se devo utilizzare dei trucchi, delle regole, delle imposizioni per leggere di più vuol dire che vedo la lettura come un obbligo e che di certo non mi godrò la lettura di quei libri.

C'è chi legge tanto e chi legge poco, ma la lettura deve sempre essere un piacere.
Certo, capiteranno delle occasioni in cui si dovrà leggere: per documentarsi, per lavoro, per studio, ma questo non vuol dire trasformare tutti i libri in un noioso obbligo.

Leggete 10 o 100 libri all'anno, l'importante è che lo facciate perché vi piace, perché lo volete e non per poter dire: quest'anno ho letto 100 libri (ma non ho capito nulla).

[Recensione] Vox di Christina Dalcher

Miei cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro che non so bene come classificare, perché l'ho amato e odiato al tempo stesso, sto parlando di Vox di Christina Dalcher.


Vox
Christina Dalcher
Nord
416 pp. 19,00 €


TRAMA


Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.
Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto.
Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi.
Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole.
Parole che usiamo per lavorare, per chiacchierare con gli amici, per esprimere la nostra opinione.
Ma, se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio…




Leggendo le prime cento pagine di Vox, mi dicevo che questo era un libro importante, uno di quei libri che avrebbe lasciato un segno nella storia della letteratura mondiale.
Non sto esagerando, le prime cento pagine fanno veramente presagire di trovarsi di fronte a un libro che avrei potuto mettere sullo stesso piano di "1984" di Orwell o "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury e non avrebbe di certo sfigurato!

Siamo in un mondo in cui alle donne non è concesso pronunciare più di 100 parole al giorno, parole che vengono cronometrate grazie a un bracciale che viene apposto a tutte, indipendentemente dall'età e che, superata la quota giornaliera, manda una scossa sempre più forte, per rimettere in riga anche le donne più indisciplinate.

Siamo chiaramente in un mondo distopico ma la cosa impressionante è che l'autrice lo descrive in maniera estremamente credibile e verosimile, tanto da farmi venire i brividi mentre proseguivo nella lettura, ma non solo, la Dalcher nei ringraziamenti si rivolge al lettore dicendo "spero che (questa storia) ti abbia fatto arrabbiare un po'", in questo ci è riuscita alla perfezione, ho provato un senso di impotenza e rabbia che raramente ho avvertito durante la lettura di altri libri.

Sembra tutto perfetto, direte voi, come mai allora all'inizio ho scritto che l'ho amato ma anche odiato? 
Perché a un certo punto il romanzo vira verso una banale storia d'amore della protagonista con Lorenzo, un maschione che sembra essere uscito da una di quelle pubblicità macchiettistiche sull'Italia ma soprattutto la cosa che non posso proprio perdonare all'autrice è il finale.
Non ve lo svelerò, ma posso assicurarvi che è veramente la parte più deludente di tutto il libro.

Mi chiedo perché abbia dovuto ulteriormente rovinare una storia che aveva così tanto potenziale con una conclusione affrettata e con una sorta di lieto fine che stona totalmente.

Vox sarebbe potuto quindi essere un libro importante, si è trasformato purtroppo in una grande occasione mancata.

"L'istinto di narrare"

Segnalo un appuntamento imperdibile per i lettori torinesi.

Venerdì 11 gennaio, alle 21:30 presso l'Open 011 di Corso Venezia 11 Torino, lo scrittore Giovanni Del Ponte, autore della saga Gli Invisibili (De Agostini) terrà l'incontro dal titolo "L'istinto di narrare"


Come nascono le storie? A cosa servono? Perché non possiamo farne a meno? Ogni cultura ha risposte e tipologie di storie diverse, ma quello su cui tutti concordano è che raccontarle oralmente, per iscritto, attraverso suoni, disegni, colori, forme… sia un istinto primario e ancestrale dell’essere umano.
L’ipotesi di Jonathan Gottschall, ne L’istinto di narrare (ed. Bollati Boringhieri), è che il nostro sentirci attratti dalla finzione narrativa non dipenda da un’anomalia dell’evoluzione (come si è creduto a lungo); al contrario, la natura ci ha progettati per amare le storie. E ciò ci riconduce alla domanda: perché? 

Nel corso dell’incontro, e con il contributo del pubblico, cercheremo di azzardare una o più risposte.

Forma o sostanza?

Che ci piaccia o meno un editore, ma anche un semplice lettore, decide dopo poche pagine se proseguire o meno nella lettura della nostra storia.
Sento molti autori lamentarsi di questo, alcuni lo trovano addirittura ingiusto.

"Sì, le prime pagine sono un po' lente, ma poi diventa avvincente"
E allora perché non sistemi le prime pagine?

"Sì, è pieno di errori grammaticali, ma la storia è bella"
Sarebbe ancora meglio se non ci fossero quegli errori

"Anche in un romanzo della Mondadori ho trovato degli errori!
Questa non è una giustificazione, gli errori non dovrebbe esserci né nel tuo testo né in quello della Mondadori

Immaginate di fermarvi davanti alla vetrina di una pasticceria e di notare una torta esteticamente brutta, tutta storta, con la glassa di un colore per nulla invitante, siate onesti voi la comprereste?



Magari mangiandola scoprireste che la crema è deliziosa e freschissima, ma chi di voi si arrischierebbe di tentare?

Adesso invece immaginate di trovarvi davanti una torta bellissima, di quelle che solo a vederle si attiva come riflesso incondizionato la bava alla bocca, dite la verità non sareste più portati a comprarla?

Poi magari arrivati a casa scoprireste che il composto e gommoso e la crema pesantissima, siete stati fregati, capita! 

Ma qual è la percentuale di probabilità che una torta esteticamente brutta sia buonissima e che una torta esteticamente buona sia una sòla?

Scrivere un libro non significa solo avere una buona storia in mente, quella da sola non basta, è essenziale che la trama vada di pari passo con un linguaggio corretto e che invogli il lettore a proseguire.

Non abbiate fretta di pubblicare, curate al meglio l'aspetto della vostra torta, oltre che il contenuto.

[Recensione] Onnazaka di Fumiko Enchi

Mie cari lettori, iniziamo l'anno alla grande con una splendida lettura, assolutamente consigliata, sto parlando di "Onnazaka" della scrittrice giapponese Fumiko Enchi, ripubblicato in Italia (grazie!) dalla Safarà Editore, un'ottima casa editrice che ho avuto il piacere di conoscere al Salone del Libro di Torino.

Onnazaka
Fumiko Enchi
Safarà Editore
223 pp. 18,00 €


TRAMA
Alla fine del periodo Edo la moglie di un funzionario del governo, Tomo, viene mandata a Tokyo, dove l'attende un compito straziante: tra le molte ragazze offerte dalle loro famiglie, deve scegliere una giovane rispettabile che diventi la nuova concubina del marito. Tomo esternamente è impassibile, ma il suo cuore ha iniziato a incrinarsi; comincia così la ricerca con rigoroso senso del dovere, intraprendendo un sentiero che la porterà, insieme alle altre donne della casa, a immergersi in un'ombra sempre più profonda.





Può una storia essere lieve e feroce allo stesso tempo?
Non so, sembrerebbe un ossimoro, ma so esattamente che sono queste le prime parole che mi sono venute in mente dopo avere chiuso questo libro.

Onnazaka è una storia tutta al femminile, ma la vera protagonista è lei, Tomo, sposata con Yukitomo
, un funzionario del governo che non la rispetta, costretta a vivere all’ombra delle sue numerose amanti.

Il romanzo inizia proprio con il suo arrivo a Tokyo, dove il marito l'ha mandata  
per svolgere un compito umiliante: trovargli una concubina.

Pagina dopo pagina assistiamo inermi alla sua storia, al dipanarsi della sua vita, della sua sofferenza sempre taciuta, dell'importanza rivestita dal “salvare le apparenze” nonostante i comportamenti sempre più riprovevoli di Yukitomo.

L'abilità dell'autrice consiste proprio nel riuscire a trasmettere con grande intensità al lettore i sentimenti dei vari protagonisti, anche nel caso di una donna rigida come Tomo, educata fin da bambina a nascondere in profondità quello che davvero sente e prova.

Lo stile di Fumiko Enchi è come la brezza marina, capace però di scavare in profondità nella nostra anima, parola dopo parola fino ad arrivare alla conclusione di questa potente storia.

Grazie quindi a Safarà Editore per aver riportato in Italia, dopo trent'anni, questo romanzo.