Le vere origini del Natale [Giorno 10]

Poteva mancare un saggio sul significato del Natale nel nostro calendario dell'Avvento scrittevole?
Assolutamente no! Per questo ci affidiamo a due grandi esperti, Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi con il loro

Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa

Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa.
Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi.
Tascabili Laterza 10 euro



TRAMA:

Cristiano e pagano, moderno e antico, culto dei morti e rituali di purificazione, scongiuri e divinazioni: questo nasconde, nell’epoca dei computer e dei viaggi spaziali, il nostro modo di vivere il Natale, il Capodanno e l’Epifania.
È la notte a cavallo fra il 24 e il 25 dicembre. Comincia il solstizio d’inverno, i giorni cessano di accorciarsi e il tempo della luce si allunga. Da molti secoli, prima che la Chiesa ne faccia la sua ricorrenza più importante, quella notte è insieme di festa e di sortilegio, di mistero e di timore. È ancora così: in tutte le regioni d’Italia, le tradizioni relative ai giorni che vanno dal 24 dicembre al 6 gennaio portano con sé i segni di un’arcaica complessità che non sempre combaciano con l’immagine di allegria e di dolcezza alla quale siamo abituati. Nella cultura tradizionale quelle ore sono considerate piene di presenze inquietanti e pericolose, di streghe e di spiriti. La stessa Befana e coloro che questuano in suo nome altri non sono che defunti circolanti nella dimensione terrena. Bisogna saperli accogliere, saperci convivere.
Con una vastissima raccolta delle tradizioni e delle superstizioni sparse sul territorio italiano, alla scoperta di materiali sorprendenti e spesso dimenticati, Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi svelano il fascino ambiguo e i tanti significati di quei giorni magici.


Vi ripropongo parte dell'intervista che lo scrittore e antropologo Eraldo Baldini ci aveva gentilmente concesso (l'intervista completa la trovate qui)

Come le è venuta l’idea, insieme a Giuseppe Bellosi, di scrivere un libro sulle origini del Natale?

Bellosi e io da decenni facciamo ricerca e pubblicazioni sul folklore, le culture popolari e le tradizioni. Dopo che nel 2006 avevamo, insieme, pubblicato per Einaudi il saggio “Halloween”, ci è venuto conseguente dedicare un volume anche alla “Grande Festa” che si colloca tra dicembre e gennaio. Se quello che oggi chiamiamo Halloween era un antico capodanno agrario, le feste natalizie erano un antico capodanno solstiziale, e fra le due celebrazioni ci sono in effetti diverse affinità di significati e contenuti.

Moltissimi associano il Natale alla religione cristiana ma qual è la sua vera origine?

Era anticamente, come ho detto, la celebrazione del solstizio d’inverno, per la durata di 12 giorni (dodekaemeron), e come tale ritenuta momento di passaggio dell’anno. Poi questa data fu cristianizzata, ponendovi, laddove c’era la festa per la nascita del nuovo sole, quella della nascita di Cristo, che in realtà non nacque il 25 dicembre.
                                                      
Perché “Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa”?

Perché i 12 giorni di passaggio dell’anno, inaugurati dalla celebrazione solstiziale, rappresentavano un “tempo magico”, un “tempo fuori del tempo” che, in quanto tale prevedeva, secondo la religiosità e la cultura arcaiche e popolari, la possibilità del ritorno dei defunti, dell’apertura della porta che dà sull’aldilà, e quindi l’ingresso e la circolazione nella dimensione terrena dei defunti e di entità “inferiche”.

Perché i giorni dalla Vigilia di Natale all’Epifania erano ritenuti aperti al ritorno dei defunti?

Quella è la prerogativa dei giorni di tempo magico. Lo stesso accade nel dodekaemeron festivo che va da Halloween a San Martino, negli ultimi giorni di Carnevale, nella notte solstiziale estiva (quella celebrata per San Giovanni Battista).

In alcuni paesi italiani si crede che prima della Messa di mezzanotte di Natale ci sia una Messa destinata ai morti…

Si tratta di un suggestivo sincretismo tra vecchie e nuova religione, per cui si immaginava che i defunti ritornanti celebrassero un rito appartenente alla nuova religione.

Perché si crede che chi nasce la notte di Natale sia un lupo mannaro o una strega?

Perché venuti al mondo nel momento topico dell’instaurazione del tempo magico, quindi in un momento di passaggio, liminare, sospeso tra due situazioni. Chi nasceva in quel momento si immaginava sarebbe stato a sua volta un essere liminare, sospeso tra la condizione umana e quella “soprannaturale”.

Ci può parlare della figura del Ceppo portatore di doni?

La più antica e duratura tradizione natalizia italiana, prima che si diffondessero massicciamente l’albero di Natale e poi il presepe, era quella di accendere un ceppo nel camino: un ceppo grande, che doveva ardere per più giorni possibili, riscaldando e illuminando la casa come rito di accoglienza per gli antenati; doveva inoltre simboleggiare l’estinzione del tempo vecchio e,  col calore e la luce, richiamare il calore e la luce del nuovo sole che sarebbe cresciuto dopo il solstizio. Tutte le prerogative della festa si assommavano dunque nel ceppo, che ne diventava quasi una personificazione e assumeva in alcune zone anche il ruolo di “portatore di doni” poi passato a Gesù Bambino e successivamente a Babbo Natale.

Secondo lei oggi ha ancora senso festeggiare Natale o è solo una festa consumistica?

Tutte le feste, nella società odierna, hanno assunto anche aspetti consumistici, ma questo nulla dovrebbe togliere la valore simbolico e rituale delle ricorrenza. Sta soprattutto a noi viverla nella maniera più congrua a profonda.

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