"Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa" Eraldo Baldini

Salve Scribacchini, concludiamo oggi il nostro speciale di Natale con un'intervista davvero interessante sulle origini del Natale, con lo scrittore Eraldo Baldini (che avevamo già intervistato per il suo saggio sulla festa di Halloween) che ci parla del suo libro, scritto insieme a Giuseppe Bellosi, "Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa".

Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa.
Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi.
Tascabili Laterza 10 euro


Come le è venuta l’idea, insieme a Giuseppe Bellosi, di scrivere un libro sulle origini del Natale?

Bellosi e io da decenni facciamo ricerca e pubblicazioni sul folklore, le culture popolari e le tradizioni. Dopo che nel 2006 avevamo, insieme, pubblicato per Einaudi il saggio “Halloween”, ci è venuto conseguente dedicare un volume anche alla “Grande Festa” che si colloca tra dicembre e gennaio. Se quello che oggi chiamiamo Halloween era un antico capodanno agrario, le feste natalizie erano un antico capodanno solstiziale, e fra le due celebrazioni ci sono in effetti diverse affinità di significati e contenuti.

Moltissimi associano il Natale alla religione cristiana ma qual è la sua vera origine?

Era anticamente, come ho detto, la celebrazione del solstizio d’inverno, per la durata di 12 giorni (dodekaemeron), e come tale ritenuta momento di passaggio dell’anno. Poi questa data fu cristianizzata, ponendovi, laddove c’era la festa per la nascita del nuovo sole, quella della nascita di Cristo, che in realtà non nacque il 25 dicembre.
                                                      
Perché “Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa”?

Perché i 12 giorni di passaggio dell’anno, inaugurati dalla celebrazione solstiziale, rappresentavano un “tempo magico”, un “tempo fuori del tempo” che, in quanto tale prevedeva, secondo la religiosità e la cultura arcaiche e popolari, la possibilità del ritorno dei defunti, dell’apertura della porta che dà sull’aldilà, e quindi l’ingresso e la circolazione nella dimensione terrena dei defunti e di entità “inferiche”.

Perché i giorni dalla Vigilia di Natale all’Epifania erano ritenuti aperti al ritorno dei defunti?

Quella è la prerogativa dei giorni di tempo magico. Lo stesso accade nel dodekaemeron festivo che va da Halloween a San Martino, negli ultimi giorni di Carnevale, nella notte solstiziale estiva (quella celebrata per San Giovanni Battista).

In alcuni paesi italiani si crede che prima della Messa di mezzanotte di Natale ci sia una Messa destinata ai morti…

Si tratta di un suggestivo sincretismo tra vecchie e nuova religione, per cui si immaginava che i defunti ritornanti celebrassero un rito appartenente alla nuova religione.

Perché si crede che chi nasce la notte di Natale sia un lupo mannaro o una strega?

Perché venuti al mondo nel momento topico dell’instaurazione del tempo magico, quindi in un momento di passaggio, liminare, sospeso tra due situazioni. Chi nasceva in quel momento si immaginava sarebbe stato a sua volta un essere liminare, sospeso tra la condizione umana e quella “soprannaturale”.

Perché la notte di Natale è considerata il momento in cui le streghe possono tramandare il loro sapere?

Più o meno per lo stesso motivo.

Ci può parlare della figura del Ceppo portatore di doni?

La più antica e duratura tradizione natalizia italiana, prima che si diffondessero massicciamente l’albero di Natale e poi il presepe, era quella di accendere un ceppo nel camino: un ceppo grande, che doveva ardere per più giorni possibili, riscaldando e illuminando la casa come rito di accoglienza per gli antenati; doveva inoltre simboleggiare l’estinzione del tempo vecchio e,  col calore e la luce, richiamare il calore e la luce del nuovo sole che sarebbe cresciuto dopo il solstizio. Tutte le prerogative della festa si assommavano dunque nel ceppo, che ne diventava quasi una personificazione e assumeva in alcune zone anche il ruolo di “portatore di doni” poi passato a Gesù Bambino e successivamente a Babbo Natale.

Secondo lei oggi ha ancora senso festeggiare Natale o è solo una festa consumistica?

Tutte le feste, nella società odierna, hanno assunto anche aspetti consumistici, ma questo nulla dovrebbe togliere la valore simbolico e rituale delle ricorrenza. Sta soprattutto a noi viverla nella maniera più congrua a profonda.

Cosa rappresenta la Befana?

Nel momento in cui si chiude il “tempo magico” aperto nella notte di Natale, i defunti devono abbandonare la dimensione terrena, dopo esservi stati accolti e aver lasciato promesse di tutela sui viventi. La Befana incarna gli antenati che sottolineano questo scambio e patto lasciando un regalo ai bambini, cioè ai nuovi membri della comunità.

 Nel libro afferma che oggi i botti “possono essere considerati una continuazione, in larga parte inconsapevole o assumente nuovi intenti e significati, dei vecchi riti del fuoco” ci può spiegare cosa significa?

Il periodo celebrativo del solstizio, improntato anche su una ritualità dedicata al ritorno progressivo della luce e del calore solari, prevedeva molti riti del fuoco (il ceppo, i falò, ecc.). Inoltre il fuoco era elemento protettivo e mezzo per eliminare il tempo vecchio e i suoi gravami, in un intento di purificazione e rinnovamento. I botti, più che riti del fuoco, possono più che altro considerati tradizionali rumori apotropaici finalizzati ad allontanare, in un momento delicato, eventuali presenze “maligne”. Penso che però oggi questa usanza, che va a ledere la sicurezza, il riposo, la vita degli animali, ecc., dovrebbe declinare o ridimensionarsi molto, assecondando una evoluzione dei valori e dei costumi.

Cosa ne pensa del caso di Rozzano? Visto che come spiega nel libro Natale ha origini pre-cristiane, secondo lei ha senso questa polemica?


La celebrazione, come data e significati, ha origine precristiana ma la cristianizzazione le ha dato nuovi contenuti, che come quelli vecchi fanno parte della nostra identità storica, culturale e valoriale. Rinunciarvi secondo me sarebbe un grave errore, perché solo salvaguardando e conoscendo meglio la propria identità si può convivere proficuamente con le altre.

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