#ioleggoperché

Salve Scribacchini, oggi voglio parlarvi dell'iniziativa #ioleggoperché.





Ho aspettato che si concludesse per trarne le mie considerazioni.

Sono un'appassionata lettrice, ho iniziato a leggere quando ancora non sapevo leggere, ascoltando storie lette ad alta voce.
Ho infatti avuto la fortuna di frequentare, da quando avevo tre anni, un laboratorio di lettura per bambini, con delle insegnanti fantastiche che mi hanno trasmesso il loro amore per la lettura.
Ci andavo ogni lunedì, le maestre ci leggevano un paio di storie scelte da loro, poi noi bambini avevamo la possibilità di sfogliare i libri e farci leggere quello che più ci piaceva, dopodiché potevamo scegliere dei libri da portare a casa.
L'ho frequentato fino a quando non sono diventata grande e ho imparato a leggere da sola, dopodiché mi sono spostata al piano di sotto, dove c'è la biblioteca.

Nonostante ciò, non sono riuscita a farmi piacere l'iniziativa creata per la Giornata Mondiale del Libro: #ioleggoperché.
Mi è sembrata un'iniziativa fine a se stessa. 


Le grandi case editrici hanno scelto, non si sa bene secondo quale criterio, 24 libri secondo loro adatti per i lettori deboli. 
Sono stati distribuiti ai famosi "messaggeri" sei copie di due libri, chi è riuscito a prenderle, cosa non del tutto scontata, i libri sono infatti andati esauriti a tempo di record e le piccole librerie, a quanto mi è stato riferito da chi si è affidato a loro per tentare di avere le sue copie, o kit come sono stati chiamati, sono state poco informate su tempistiche e modalità di diffusione.
I messaggeri avevano il compito di ridistribuire i libri che gli erano stati regalati. 

Peccato che non ci sia stato nemmeno il tempo di leggerli questi libri (a meno che non li si avesse letti in precedenza) e non siano stati organizzati incontri per discutere dei libri in questione, perché erano stati scelti proprio quelli, incontri con i loro autori, incontri con lettori che quei libri li avevano amati...
No, il compito del messaggero era semplicemente di fermare delle persone per strada e regalargli un libro. 

Ma un non lettore ce l'ha scritto in faccia che non legge? 

E poi che senso ha regalare un libro a un non lettore senza aggiungere niente altro? 
Quanti di quei 240000 libri verranno davvero letti e non finiranno a prendere polvere in una libreria (nel migliore dei casi) o in una pattumiera (nella più realistica delle ipotesi)? 

Quanti soldi sono stati spesi tra sponsor famosi e la diretta di ieri su rai tre? 
Perché per coronare l'iniziativa, ieri sera, su rai tre è andata in onda la trasmissione "Io leggo perché" condotta da un indubbiamente bravo Pierfrancesco Favino.
Trasportare però i libri e  le passioni che trasmettono dalla carta alla televisione è praticamente impossibile, l'unica trasmissione che ci riesce egregiamente è "Per un pugno di libri" (soprattutto quando era condotta da Neri Marcorè), nonostante gli ospiti super famosi e ripeto un bravo Pierfrancesco Favino, che da attore si è ritrovato nelle insoliti vesti di presentatore, la trasmissione ha fallito miseramente.

Far parlare scrittori e personaggi del mondo dello spettacolo, se sulla carta poteva essere una buona idea, nella realtà non lo è stata.
Silvia Avallone, raccontando del suo incontro con "A sangue freddo" di Capote è stata troppo enfatica, a momenti sembrava gridasse, senza alcun motivo per altro.

L'unico che mi è piaciuto è stato Beppe Severgnini che dà la colpa dei pochi lettori anche agli editori che mentre "un tempo erano pescatori pazienti (perlustravano, pasturavano, sceglievano l’esca, aspettavano). Oggi usano la rete a strascico, e viene su di tutto: il tonno, le boghe e i vecchi pneumatici coperti d’alghe".

Alcuni interventi francamente potevano anche risparmiarseli, come quello di Benedetta Parodi o del rapper Emis Killa che, per motivi che non sono riuscita a capire, si è paragonato a Bukowski.

Perché invece non dare i soldi spesi alle realtà che si occupano di infondere l'amore per i libri? Ce ne sono tante.
Non so, mi è sembrata una grande messa in scena per far vedere al Mondo che l'Italia ci tiene all'importanza della lettura, ma sarà davvero così? 

Non posso che concordare con le parole (prese da qui) dello scrittore Fabio Geda, che riesce ad esprimere, sicuramente meglio di me, le sue perplessità: «Credo che tentare di acchiappare nuovi lettori propinando loro ventiquattro romanzi scelti da qualcuno che non sia il lettore stesso sia una delle sciocchezze più colossali che l’Associazione Italiana Editori abbia mai partorito. Invece di proporre l’immenso catalogo di universi narrativi disponibili, incoraggiando le persone non a scegliere ma a “farsi scegliere” da una storia, ecco che si rifà lo stesso errore perpetrato ogni giorno in migliaia di scuole, imponendo dall’alto i testi invece di spalancare le porte della percezione grazie all’offerta di librerie e biblioteche. Faccio notare che l’Aie non ha voluto firmare la petizione a favore della biblioteche scolastiche promossa da Torino Rete Libri. Evidentemente preferisce fare regali agli editori acquistando qualche manciata di libri piuttosto che investire nell’educazione alla lettura dei lettori di domani».
Fabio Geda ha perfettamente ragione, c'è la tendenza a propinare, quasi fosse una cattiva medicina, sempre gli stessi libri, senza lasciare ai ragazzi (o anche gli adulti, naturalmente) la possibilità di scegliere, di scoprire quale sia il libro che fa per loro, di scoprire il loro libro perfetto.

Vi faccio un esempio: io e mio fratello ci passiamo dodici anni di differenza, un giorno abbiamo voluto fare un esperimento, abbiamo confrontato i nostri libri di letteratura italiana e abbiamo notato come, sebbene fossero passati la bellezza di 12 anni, i testi antologici scelti fossero esattamente gli stessi.
E non mi riferisco agli autori o ai libri scelti ma proprio ai brani estrapolati, sempre irrimediabilmente gli stessi.

Concludo con un manifesto contro #ioleggoperchè che mi è piaciuto molto, perché come dice Andrea Coccia "i 24 libri che dovrebbero convincere i non lettori a leggere sono in gran parte libri che, perdonatemi la franchezza, se mi fossero stati propinati quando ho iniziato a leggere mi avrebbero fatto smettere di leggere. All'istante."
Infine leggete attentamente la storiella che Coccia racconta di Paco Ignacio Taibo II, che sia quello uno dei metodi per invogliare a leggere? Certo che con un libro come "Don Chisciotte" raramente si sbaglia.

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