Vincitore contest di Natale 2014

Cari Scribacchini, pronti per tuffarvi in questo gioioso clima festivo? 

Ecco quindi il vincitore di questo Contest di Natale 2014, ma prima, per mantenere ancora un po' la suspense, ringraziamo uno degli amministratori del gruppo Scribacchini per Passione, Alexander Charteris, che ci ha regalato il suo racconto per la Vigilia di Natale.

Buona lettura



Uno strano Natale.






Era giunta infine un'altra Vigilia. Stanco, depresso osservavo l'ennesimo cartone animato in tv.
Attendevo sino all'ultimo per prepararmi ed andare a lavoro, il costume da gallinaceo giallo, che puzzava di fritto, mi fissava con le orbite vuote, quando all'improvviso “Biscotto, biscotto”.
“Eh no! Anacleto zitto e buono lo vedi sto lavorando “.
“Sto lavorando, sto lavorando “, Fece eco lo stralunato merlo indiano.
“No! Io sto lavorando, io devo scrivere questo maledetto racconto, per un maledetto contest, la Vigilia di Natale. Dannata Milena Costa e dannati i suoi 50 euro a racconto per il suo stupido blog”.
“Esco a prendere le sigarette, ma che te lo dico a fare, tanto sei un merlo, anzi esco perché non ho idee e poi non fumo neanche se proprio lo vuoi sapere”.
La casa era un Casino totale come avrebbe detto il buon Jean-Claude Izzo, piatti e bicchieri sporchi sul lavello, foto in bianco e nero alle pareti completamente storte, libri e riviste ovunque, niente donne anzi magari proprio per questo niente donne.
Mentre Xavier chiudeva la porta si soffermò a fissare il pesce rosso che boccheggiava follemente tentando di attirare la sua attenzione.
Ma gli aveva dato da mangiare la sera prima?
Sì, quel pesce di sicuro non era denutrito, glielo avevano spacciato come un pesciolino, ora era grosso come Moby Dick.
Assorto in questo grosso pensiero con la coda dell'occhio registrò un movimento felino sul muretto del balcone.
“Ehi gatto, ehi giù di lì, chi ti conosce, ehi!!!”.
Il gatto completamente nero lo fissava placido, poi inizio a fissare il vuoto incuriosito.
“Nooo!!! Buono micino, bello micino, non saltare siamo al quinto piano“.
Il gatto evidentemente mal sopportava chi non si faceva i fatti propri, con un balzo degno del merlo indiano e con l'aplomb del pesce rosso si librò nel vuoto.
Xavier in tutta la sua goffaggine aveva tentato di raggiungere il balcone, aprire la porta, prendere il gatto e salvarlo dalle sue mire gatticide.
Solo giunto ormai inutilmente al balcone si rese conto che era impossibile che un gatto fosse giunto sino a lì arrampicandosi dal cortile, i suoi vicini del resto non possedevano gatti, quindi una fuga da qualche alloggio confinante era esclusa.
Uscì ripetendosi che era tutto assurdo, sicuramente una carenza di tabacco, del resto non aveva mai fumato ed era un quasi scrittore.
Avrebbe dovuto imparare, magari iniziando pian piano dalle sigarette elettroniche.
Ci voleva un buon caffè nel suo bar preferito, proprio dall'altra parte della strada.
Fu un attimo, un miagolio anzi un ruggito micesco mentre raggiungeva il ciglio della strada, un gatto completamente nero gli balzò addosso proiettandolo a terra qualche passo indietro.
Confuso e a terra Xavier si mise a sedere fissando la massa di pelo nero che gli stazionava sulla pancia.
In una frazione di secondo un rumore assordante di clacson ed una pioggia di vetri, un auto sterzando aveva perso il controllo e si era schiantata contro il semaforo dove lui era fermo un attimo prima.
Si alzò terrorizzato, un uomo a fatica usciva dall'auto, stordito chiedeva scusa a tutti mentre un poliziotto fuori servizio lo sosteneva e avvisava un'ambulanza.
Solo in quel momento si accorse che il micio nero gli si strusciava contro le gambe facendogli le fusa.
Meglio se me ne torno a casa, tu sei invitato micio, ti meriti del latte e 50 euro, anzi facciamo 10 euro, la crisi c'è anche per gli eroi.
Tentò di sdrammatizzare con voce malferma Xavier.
Giunto a casa si buttò ancora scosso sul letto, ci voleva un po' di riposo.
“Quindi tutto a posto Melchiorre?” disse il merlo indiano fissando il gatto nero.
“Certo Baldassare” Rispose piccato quest ultimo.
“ Cosa credi, solo perché sei il più vecchio non sei l'unico a fare miracoli di qualità”.
“Calmi, calmi se non fosse per il vostro vecchio amico Gasparre ed i suoi piani geniali avremmo una persona buona in meno ed una frittella in più per Natale” Disse il pesce rosso scuotendo la testa.
“Comunque il prossimo anno il gatto lo faccio io “, aggiunse fissandoli torvamente.

E adesso ecco il vincitore di quest'anno: Gianluca Gemelli con il racconto



Caro Babbo Natale




− Ah, sei arrivato, finalmente!
− Che c’è? Alle tre dovevo venire, e ora che ore sono? 
− Le tre e otto. Il tuo collega è già andato via, non poteva aspettare: hai visto che fuori non c’è nessuno, no? Sbrigati: voglio che ci sia sempre qualcuno a suonare quest’affare! 
Il signor Vitali, il corpulento padrone del negozio di giocattoli Supertoys, gli porse il campanaccio. Mauro l’afferrò, e si stupì del peso.
− Ehi, pesa una tonnellata!
− Vedi di non romperlo, e vedi anche di non darlo in testa a nessuno. Dai, sbrigati. Il costume è lì dietro.
− Dove?
− Lì, dietro il bancone. Il giaccone dallo a me che lo appendo. Dammi anche il maglione.
Il costume da Babbo Natale era della misura giusta, ma la barba puzzava un po’ di sigaretta.
− Ma questo non si è manco tolto la barba quando è andato in pausa?
− Su, su! Non cominciare a lamentarti. Vai là fuori e datti da fare!
− Ho-ho-ho! Buon Natale!
Mauro scampanava davanti alla vetrina del negozio, in compagnia di una slitta di legno pericolante, ma piena di scatole vuote ben decorate, e di un’enorme renna di peluche. Davanti a lui sfilavano signore impellicciate e mariti con l’aria di voler essere altrove, con contorno di bambini frignanti e cagnolini col cappottino. Tutti erano lì, al centro commerciale, per gli ultimi acquisti. 
Ma tu guarda cosa mi tocca fare. Non posso continuare così. Devo assolutamente riuscire a laurearmi e poi trovare uno studio che...
− Mamma, guarda! C’è Babbo Natale! Posso andare a dirgli che regali voglio?
La mamma rispose alla bimba con un sorriso.
− Ciao, Babbo Natale! Ma tu sei veramente Babbo Natale? 
− Certo, piccola. Il solo e l’unico! 
Mauro sorrideva, si accucciava e lasciava che i bimbi gli bisbigliassero all’orecchio:
− Voglio le Monster Academy!
− Voglio l’astronave di Lego Starfight!
− Voglio il gatto robot che balla! 
− Voglio il Playset di Space Adventures!
− Voglio un cane!
Dar retta ai bambini piccoli lo divertiva molto di più che suonare il campanaccio.
− Oh, bene! Ma ormai Natale è domani, e non so se faccio in tempo. Perché non entri con papà in questo negozio? Forse hanno proprio il Lego Scar... Scarfa... proprio quello che vuoi tu! Il gatto robot? Mi pare che c’è, lì dentro: portaci mamma, faglielo vedere, poi mi dici se è lui. Il play... di Space... quello lì? Mannaggia! Li ho finiti! Però mi sa che ce li hanno ancora in negozio, prova un po’... Un cane? Ma poi chi gli fa da mangiare? Dai retta a Babbo Natale: un peluche è molto meglio...
− Baba Natale...
Il bimbo era striminzito, nel suo microscopico loden. Una sciarpa rossa lo fasciava e infiocchettava come un regalino.
− Ciao!
Silenzio.
− Beh? Che c’è? Vuoi dirmi anche tu in un orecchio che cosa vuoi per Natale?
Il nasino andò su e giù, su e giù velocemente.
− Bene! Vieni qui, allora, e dimmi tutto.
Il bambino gli sussurrò velocemente in un orecchio: 
− Voio papà mio no fa più mafioso e no continua a amazza’ tuti queli che stano antipatico a zaza igovich, come altroieri Ciccio Mazzeo, che io visto che lui li sparava dentro testa... 
Il costume improvvisamente diventò un forno. Anche Mauro aveva sentito parlare al TG del delitto di Ciccio Mazzeo, crivellato di pallottole in un bar, a Roma. Sapeva che c’entrava la mafia russa, o roba simile... E il papà del bimbo era lì, poco lontano. Giacca, cravatta e soprabito scuro. Parlava al telefono e non badava a lui. 
− Ma... Sul serio? − Allora mi fai regalo, Baba? 
− Eh... Sì, sì... Ma... − Andiamo, zievka! Tardi ora. Saluta Babo Natale! 
Mauro lo salutò con la mano. Riprese a scampanellare, ma poco a poco gli si formò nella mente l’immagine del russo che parla col bambino, si agita, lo scuote con rabbia, e poi si guarda intorno in cerca di lui. 
Cristo, pensò. Mollò il campanaccio sulla slitta e corse verso il parcheggio. Al diavolo Vitali e i 50 euro. Al diavolo il giaccone e il maglione che aveva lasciato in negozio. Non voleva mai più sentir parlare di Supertoy. Avrebbe buttato la simcard e cambiato numero di telefono. E non avrebbe mai più messo piede in quel centro commerciale!

P.s Se volete conoscere meglio Gianluca Gemelli questo è il suo blog.

3 commenti:

ProfG ha detto...

Io sottoscritto Gianluca Gemelli dichiaro che il racconto "Caro Babbo Natale" è frutto del mio ingegno, che ne detengo i diritti e ne autorizzo la pubblicazione sul blog www.scribacchiniperpassione.blogspot.it

E buone feste a tutti!

Anonimo ha detto...

...complimenti...

Anonimo ha detto...

...complimenti vivissimi...

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