Silvana De Mari

Salve Scribacchini, in questa anomala estate, ho il piacere e l'onore di presentarvi una grandissima scrittrice, sto parlando della scrittrice italiana Silvana De Mari, autrice della saga "L'ultimo elfo" e di numerosi saggi, uno tra tutti il bellissimo "Il drago come realtà".
Silvana ha gentilmente accettato di essere intervistata sul nostro blog, quindi... correte a leggere!





Salve Silvana, ha sempre sognato di diventare una scrittrice? Quando ha cominciato a scrivere?

A causa di continui trasferimenti di mio padre, ho avuto un'infanzia e adolescenza molto solitarie. I libri erano sempre lì, l'unico amico sempre disponibile. È stato a 19 anni che ho deciso che sarei diventata un raccontatore di storie. La decisione è stata presa dopo aver visto il film Brancaleone alle crociate. Scrissi allora le prime righe di un racconto finito decenni dopo: il Cavaliere la strega la morte e il diavolo.


Come è nata la saga "L'ultimo elfo"?
L’avventura è cominciata nel 2003, 10 anni fa, la mattina del primo dell’anno, erano le 7 del mattino, faceva un freddo porco e io stavo portando fuori il cane, che era una cagnolina e si chiamava Favola. È una cosa bellissima essere fuori alle 7 del mattino del primo dell’anno. Solo noi proprietari di cani abbiamo il privilegio. Se non fosse che il cane deve assolutamente uscire, altrimenti fa pipì sul tappeto, col fico che ce ne usciremmo dai nostri lettini caldi e ci perderemmo questa meraviglia: un mondo gelato e nebbioso, con le strade deserte e i passeri che si contendono le briciole del panettone e un anno che aspetta di essere vissuto.
Mentre camminavo con il cane, Yorsh è arrivato, completo di nome. La usa vita, e la sua morte anche si sono formate nella mia testa. Yorsh era l’ultimo, l’ultimo della sua gente. Yorsh è venuto ed essendo un ultimo, mi ha ricordato altre storie che avevo ascoltato, bambina, mentre accompagnavo mio padre nelle sue lunghe passeggiate, insieme a un altro cane.
Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste, la città italiana ai confini con la Jugoslavia.
Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. Il cane e io lo accompagnavamo, in queste marce, che spaziavano dalle scogliere alle montagne del Carso, passando dalle strade della città e dai moli del porto. Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano, assicurandomi che nei tempi passati erano esistiti davvero.
E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito? Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano.
Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare. Le Foibe di tutta la Croazia un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi, non sapremo ami quanti. Mio padre mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di concentramento sul suolo italiano, che non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più incomprensibile.
Da allora il genocidio mi ossessiona. Ne ho studiato la psicologia. Ho deciso di metterlo in u romanzo e volevo che fosse un romanzo che si leggeva per il piacere di leggerlo.


Nei suoi libri parla di temi delicati, penso ad esempio a "Il gatto dagli occhi d'oro" che tratta del tema dell'infibulazione, come mai ha deciso di parlarne in libri per ragazzi?

La letteratura fantastica serve proprio per spiegare ai ragazzi come sarà il mondo dove dovranno vivere. Questa era anche la funzione delle fiabe.
Il Gatto dagli occhi d’oro è un libro a favore dell’integrazione e quindi contro il multiculturalismo che è il contrario dell’integrazione, cioè disgregazione.. Sono estremamente felice quando vado a parlare dei miei libri nella scuole e dopo, quando i ragazzini vengono a farsi firmare le copie, nelle dediche, scrivo nomi come Abdhul e Fatima. Proprio perché L’Europa sta accogliendo persone di civiltà diverse, proprio perché stiamo formando una nazione multietnica, una nazione arcobaleno, somma di civiltà diverse, la cultura cui tutti obbligatoriamente si adeguano deve essere rigidamente una sola. Il multiculturalismo è il contrario dell’integrazione. Nel’integrazione le persone immigrate si adeguano e si integrano alla cultura che li accoglie, che verrà modificata nella sue parti più esterne, diventando più variopinta, ma non deve essere toccata nella sua struttura. Nel multiculturalismo culture diverse stanno una di fianco all’altra senza possibile integrazione, ognuna rinchiusa nel suo rancore e nel suo vittimismo, senza integrazione. Dove non c’è integrazione il fenomeno non è migratorio, ma si tratta di un’invasione. Il popolo di accoglienza sta perdendo la sua cultura.
La cultura dell’Europa è la cultura:
1- la cultura che afferma la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, senza nessuna possibile accezione e deroga.
2- la cultura che afferma la parità giuridica tra uomo e donna, dove quindi sia impensabile che il diritto di famiglia delle famiglie musulmane sia giudicato in maniera differente da quelle non musulmane, come sta attualmente avvenendo nella multiculturale Gran Bretagna dove il diritto di famiglia delle famiglie islamiche è giudicato da tribunali di famiglia islamici, secondo la sharia e non secondo la legge inglese. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che ginecologi maschi non possano seguire partorienti, cose sta normalmente succedendo nelle multiculturali Francia, Svezia e Gran Bretagna e nel multiculturale Belgio. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che siano equiparate alle scuole pubbliche scuole private dove si insegna l’inferiorità biologica ed etica della donna rispetto al’uomo, come normalmente avviene nelle multiculturali Gran Bretagna, Belgio e Norvegia. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che donne non islamiche siano costrette a indossare il velo islamico quando entrano nei quartieri islamici, come le poliziotte inglesi, alle quali già da due anni è stato assegnato il velo islamico d’ordinanza. Dobbiamo creare un’Europa dove non sia pensabile che donne non islamiche, come le addette alla sorveglianza e al salvataggio di piscine pubbliche, statali o comunali, le bagnine, siano costrette a indossare indumenti che le coprano interamente, inclusa la testa, il cosiddetto burkini, nelle ore in cui la piscina è di utenza islamica.
3- la cultura che afferma la parità di dignità indipendentemente dalla religione, e che sia quindi impensabile che alcuni siano ritenuti inferiori da altri, infedeli, e quindi privi del rispetto, e che l’autorizzazione alla mancanza di rispetto venga insegnata in scuole parificate, come avviene attualmente nella scuole islamiche in Gran Bretagna, Belgio e Norvegia, dove vengono usati libri di testo che sanciscono l’inferiorità e la malvagità del popolo ebraico e di tutti i suoi appartenenti. Queste scuole sono in tutto e per tutto parificate alle scuole statali. Un bambino di 8 anni, Aaron si è appena suicidato perche i bambini di origine pachistana lo aggredivano in quanto bambino ebreo.
4- la cultura che afferma l’integrità della persona umana, e che vieti qualsiasi mutilazione. Dove quindi sia espressamente vietato che in scuole private islamiche parificate venga insegnato il taglio della mano e del piede ai ladri, con libri di testo editi in Arabia Saudita come sta attualmente accadendo in Gran Bretagna e Belgio.
5- Una cultura che garantisce la sicurezza e la pari dignità alle persone che vivono la loro sessualità con persone dello stesso sesso. Deve essere impensabile su suolo europeo che a un omosessuale iracheno, che nel suo paese di origine è condannato a morte, sia espulso dalla Norvegia perché “deve adattarsi alle regole sociali del suo paese”. Non può essere tollerato su suolo europeo che vengano parificate scuole dove si insegna l’inferiorità degli omosessuali e se ne raccomanda l’impiccagione. ( Gran Bretagna, Belgio)
6- La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisca il diritto della adultere a non essere lapidate. Sapete anche io ho ritenuto per anni, era questa la vulgata corrente, che la convivenza fosse possibile, anzi auspicabile, che multiculturalismo fosse una bella parola. Ricordo qualche anno fa, alla televisione della Svizzera Francese un signore distinto che parlava un francese impeccabile, Hari Ramadan, fratello del più noto Taric, spiegare che la lapidazione dell’adultera è una necessità, una necessità dolorosa, certo, una pratica penosa, certo, ma indispensabile. I commentatori svizzeri annuivano gravemente. Mi sono resa conto che il distinto signore con il suo impeccabile francese parlava anche di me. Ecco, è tutto qui. Prima di sposarmi io e il amato marito, quello salvato dall’angioplastica, abbiamo fatto un bel po’ di birichinate. Quindi anche io rientro nel numero delle adultere. Il distinto signore spiegava come sia giusta la mia morte e i due idioti annuivano. Bene signori, la mia spassionata opinione è che chiunque trovi corretta la mia esecuzione è un maledetto e ridicolo cialtrone e come tale vada trattato. Voi siete disposti a tollerare la mia lapidazione? No? Quella di qualcun altro? Nemmeno. E allora anche voi siete contrari al multiculturalismo.
Alziamoci in piedi e gridiamolo. Gridiamolo insieme agli intellettuali islamici, quelli veri Salman Rushdie, Hirsi Ali, Chahdortt Djavann, Souad Sbai: sono tutte persone che girano con la scorta e rischiano la vita e ci informano come il delirio multiculturalista stia condannando a morte i dissidenti dell’islam e la loro speranza di vivere liberi.
-La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di una donna di scegliere il proprio sposo e dato che la scelta è una capacità adulta, la sposa deve essere una donna e non una bambina. La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che vieta lo stupro. Stupro è anche l’introduzione del pene di un uomo nella vagina di una donna o, peggio, di una ragazzina o di una bambina con il consenso dei genitori di lei, dell’iman, della cognata, dei cugini, dei fratelli, of course, ma non della proprietaria della vagina. Quando la proprietaria della vagina non è contenta, non consenziente, si chiama stupro. La cultura europea cui TUTTI coloro che hanno l’onore di mettere i piedi su questo continente devono uniformarsi, altrimenti sono invasori e non immigrati, afferma che si sposino donne, e non bambine, e che siano consenzienti. Non deve succedere come normalmente succede su suolo italiano che una quattordicenne nata in Italia, dopo l’esame di terza media sia data in sposa a un cugino pachistano mai visto prima. Non deve succedere, come sta succedendo nella multiculturale Gran Bretagna che centinaia di bambine di 8 anni siano già spose, e vadano a scuola con la divisa scolastica, gonna scozzese, camicia bianca e velo, che copre lo scempio di una deflorazione oscena e ignobile.
- La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di seguire la propria fede e dichiarare le proprie idee senza essere minacciati di morte, diritto negato a tale signor Ratzinger, by the way il capo della cristianità cattolica, condannato a morte da ben più di una fatwa dopo il discorso di Ratisbona. Quel discorso è stato pagato lacrime e sangue. E l’infinita schiera degli aspiranti servi, il termine corretto è dhimmi, lo ha definito provocatorio. Stupidamente provocatorio. Follemente provocatorio. In quale parte della Dichiarazione dei Diritti dell’’Uomo è scritto che è buona cosa limitare la libertà di parola per non offendere la suscettibilità altrui? Da quando la suscettibilità è un diritto umano? A proposito del discorso di Ratisbona, voi ricordate che l’intellettuale francese Robert Redeker per un unico articolo pubblicato su Le Figaro è stato condannato a morte da cittadini islamici, tutti di seconda o terza generazione, e deve vivere come un fantasma, esattamente come di seconda generazione erano i criminali assassini che hanno guidato gli aerei l’11 settembre, l’assassino di Theo Van Gogh, gli assassini di Londra?
L’assassinio di Theo Van Gogh: vogliamo parlarne? L’80 % degli iman delle moschee europee ha approvato esplicitamente quell’assassinio. Il restante 20 % ha affermato che se esistesse una legge che punisce penalmente chi osa mancare di rispetto all’islam, il doloroso episodio sarebbe stato evitato.
- Siete convinti che la libertà di parola debba essere assoluta, che sia un diritto inalienabile dell’individuo sia di esprimere le sue idee? Le risposte possibili sono due
- SI
- NO
Non ci sono altre risposte.
Avete messo la crocetta sul SI?
Allora siete contro il multiculturalismo.


Collegata alla domanda precedente come mai ha deciso di scrivere libri per ragazzi? È stata una scelta o è sorta naturalmente mentre scriveva?

Scrivere per ragazzi è un onore e non tutti sono in grado di farlo. Occorre ritmo, fede nella vita, una trama solida. La letteratura per ragazzi e il fantasy sono gli unici generi che parli no di Dio e della Morte e contengano i grandi valori: il coraggio, la lealtà e la cavalleria.


Lei ha scritto il libro "La realtà dell'orco" chi sono gli orchi? Secondo lei si possono sconfiggere?

Gli orchi esistono.

Gli orchi sono coloro che uccidono intenzionalmente i bambini e mostrano fierezza per l’assassinio.
I popoli degli orchi sono i popoli dove si balla per le strade alla notizia che due grattacieli stanno bruciando, che le persone stanno morendo scegliendo se bruciare vive o buttarsi, e i padri degli assassini costruiscono altari perché la criminale memoria dei loro figli sia onorata.
I popoli degli orchi sono i popoli dove si balla per le strade alle notizie che dei bambini sono stati uccisi, e le madri raccontano orgogliose che i propri figli hanno messo i bambini sui treni, li hanno messi nelle camere a gas, hanno fatto saltare la scuola dove erano in centinaia per festeggiare l’inizio dell’anno scolastico, li hanno sgozzati nei loro letti e non si sono fermati davanti a una bambina di tre mesi. 
I popoli degli orchi sono i popoli che insegnano ai propri figli come il massimo dei destini possibili sia sterminare anche a costo della propria vita, perché gli orchi odiano la vita, la disprezzano, anche la propria. I popoli degli orchi hanno per i popoli liberi l’odio che i nati morti hanno per i vivi e i nati servi hanno per i liberi.
Gli orchi esistono e devono essere fermati. Devono essere battuti.
Devono essere fermati e battuti perché difendere i propri figli dagli orchi è un dovere e gli orchi si fermano solo militarmente.
Quando un popolo gioisce dell’uccisione intenzionale di un bambino non ci sono margini di dialogo, e chi afferma che quei margini ci siano sta solo favorendo gli orchi.
Quando un popolo gioisce dell’uccisione intenzionale di un bambino non si fanno più ponti, perché non è l’epoca dei ponti, perché sarebbero ponti fatti di cadaveri su cui eserciti di orchi marcerebbero per fare altri cadaveri; si devono tirare su mura, come le mura dei castelli che hanno protetto gli inermi negli assedi.
Perché solo fermandoli, e solo battendoli, gli orchi potranno essere salvati.
Gli orchi esistono e devono essere salvati, perché anche loro sono fratelli. Gli orchi si salvano fermandoli e dicendo loro la verità. La verità è che sono orchi, perché chi uccide un bambino intenzionalmente e ne gioisce non è più un uomo, e la verità è che gli orchi possono e devono diventare uomini.

Nel suo libro "Il drago come realtà" analizza le fiabe classiche, come si è accostata a questo studio e secondo lei le fiabe hanno ancora una funzione oggi?

La letteratura fantastica è una forma di comunicazione. La comunicazione aumenta la nostra sopravvivenza, perché aumenta la nostra conoscenza del mondo.
Abbiamo due tipi di comunicazione: una diretta e una metaforica.
Nelle epoche precedenti l’alfabetizzazione di massa, la narrazione fantastica, portata dal cantastorie sotto forma di poema epico, ma anche di fiaba, era l’unica forma di comunicazione che superasse i confini del villaggio della tribù, della polis. Il cantastorie narrava di Troia oppure di Ulisse o di re Artù e la conoscenza diventava accessibile e possibile, l’emozione condivisa creava l’affiliazione al gruppo nazione tra individui che non si conoscevano, ma che avevano lo stesso poema epico. La narrazione conteneva la conoscenza della storia, battaglie, regni, guerre di liberazione o di unificazione, della geografia, il viaggio di Ulisse o di altri eroi, e anche di nozioni pratiche, come era fatta una nave o la casa di un re, che a contadini dispersi tra le proprie capre, erano ignote.
Ma soprattutto vengono contagiate emozioni. L’emozione della vittoria che aumenta il coraggio di chi ascolta, e questa è la funzione del poema epico, aumentare il coraggio, e poi l’emozione del dolore, della morte, della perdita, così che la narrazione diventa un addestramento all’elaborazione del lutto. L’emozione dell’innamoramento, quella del riso: fiumi di colore che vengono a riempire la quotidianità aumentando anche il bagaglio esperienziale, la nostra esperienza e quindi la nostra capacità di risolvere problemi si arricchisce di tutto quello che è accaduto della narrazione.
Dall’analisi della letteratura fantastica si evince la storia di un popolo. Nascoste nell’oro e nell’argento, nella magia e nelle profezie, ci sono le lacrime e il sangue, tutte le lacrime e tutto il sangue.
Ha sostenuto Kafka che quando la realtà è troppo atroce per essere guardata negli occhi, occorre usare il velo della narrazione fantastica. La neurobiologia ha confermato questa affermazione. Il cervello del bambino fabbrica endorfine mentre ascolta la voce che gli racconta una fiaba: le endorfine facilitano il sonno, diminuiscono la percezione del dolore, aumentano la potenza cognitiva. Se volete dei bambini intelligenti raccontate loro delle fiabe, se volete dei bambini molto intelligenti raccontate loro molte fiabe (Einstein).

Che consigli darebbe a un aspirante scrittore?

Una buona conoscenza della storia, e avere fede nell’umanità. La passione della verità.




Questo è il sito ufficiale di Silvana De Mari.