Torino: chiudono le librerie storiche

Salve Scribacchini, oggi condivido con voi una pessima notizia, la chiusura di alcune importanti librerie storiche a Torino.



Torino è la città dei libri per eccellenza, è la città del Salone Internazionale dei Libro, il festival dei libri più importante in Italia, è la città di Portici di Carta, una libreria ambulante che si snoda per ben due kilometri per le vie centrali di Torino una volta l’anno, è la città delle librerie indipendenti e oggi, purtroppo, è anche la città dell’ecatombe, come titola “La Stampa” delle librerie storiche.
In realtà quest’ecatombe non è recente, risale addirittura al 2007, quando la Libreria Lattes, storica libreria torinese, ha dovuto lasciare la sua sede di via Garibaldi al marchio giapponese Muji, stessa sorte per la libreria Druetto, specializzata in saggistica, che a causa dei costi troppo elevati della sua sede in Piazza Cln ha dovuto cedere i suoi locali alla catena d’abbigliamento Stefanel.
Sono state raccolte firme per evitare che queste due librerie storiche chiudessero ma ovviamente non è servito a nulla, i vestiti hanno battuto i libri.
Ora, a distanza di sette anni, questo scempio sta per ripetersi.
Ha annunciato che a breve chiuderà per sempre Fogola, una delle più celebri librerie torinesi, la loro storia risale addirittura al 1911, quando Giovanni Battista Fogola, un semplice commerciante ambulante di libri, decisi di trasferirsi dalla Lunigiana a Torino, e di aprire un chiosco di libri davanti alla grande stazione di Porta Nuova, in Piazza Carlo Felice.
Ben presto i chioschi si moltiplicarono e da uno divennero tre fino a trasformarsi nella grande libreria “Dante Alighieri”.
L’inizio della crisi però avviene nel 2010 con la chiusura del chiosco fondato da Fogola.
Dopo 84 anni dunque a settembre la libreria, frequentata da personaggi del calibro del celebre Gustavo Roll, cesserà la sua avventura, fortunatamente però la casa editrice omonima continuerà ad esistere.
«I motivi sono diversi –dicono i proprietari- i figli hanno scelto altre professioni, il negozio, che non si sposa con le nuove logiche del mercato, si affaccia su una via Roma che non è più quella di una volta […]Nei giardini Sambuy, qui davanti un tempo ci passeggiava Luigi Pirandello. E oggi? È meglio tacere. Come dobbiamo tacere sul degrado di questo posto […] » e poi ovviamente c’è anche un problema di tipo economico «Gli affari sono diminuiti del 60% in cinque anni. Siamo una libreria-biblioteca, non possiamo competere con le catene che sembrano dei supermercati e lanciano promozioni in continuazione».
A seguire la sua sorte c’è un’altra libreria storica, la ottuagenaria Zanaboni, di corso Vittorio Emanuele.

Mentre la Paravia, afferma di non farcela più a pagare l’affitto in zona centrale e quindi sarà costretta a trasferirsi in una zona più periferica.
Ma anche per le grandi catene il discorso è simile, Fnac ha già chiuso e la libreria Coop di Piazza Castello si trasferirà, dopo soli sei anni dalla sua inaugurazione, in un centro commerciale a Collegno.
Come dice Rocco Pinto, proprietario della libreria “Il Ponte sulla Dora” e ideatore di “Portici di Carta” «Non se ne può più. La crisi dell’editoria picchia su tutti, anche sui grandi gruppi. Bisogna reagire. In Francia hanno stanziato 9 milioni per il settore, ma anche in Puglia fanno qualcosa. Il sindaco Fassino e il nuovo assessore alla Cultura della Regione, invece, sono pronti a darsi da fare? Siamo stanchi di funerali».



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