Perché l'otto marzo è importante

Salve Scribacchini, ogni anno, in occasione della festa della donna sorgono sempre le stesse polemiche: le donne vanno rispettate tutti i giorni, questa è solo una festa consumistica per vendere fiori. 

Cosa che vale un po’ per tutte le feste, chissà perché però a Natale non vedo nessuno che se la prenda col simpatico vecchino vestito di rosso con la lunga barba bianca inventato dalla Coca Cola.


Ho sempre pensato che la festa delle donne fosse un momento dell’anno per fermarsi a riflettere sulla questione femminile, su quanto è stato fatto e su quanto deve essere ancora fatto.
Purtroppo quest’anno le mie riflessioni sono particolarmente negative, più il tempo passa e più anziché andare avanti torniamo indietro, come i granchi, ma visto che sono ottimista, voglio vedere questo 8 marzo come una sorta di capodanno, ecco quindi le miei aspettative:

  • Che la parola femminismo non sia più considerata come sinonimo di vecchie zitelle acide che odiano gli uomini, le femministe non sono fanatiche, vogliono solo reintrodurre il punto di vista femminile, spesso volontariamente trascurato, all'interno del discorso. È maschilismo invece una parola che esprime fanatismo e che non vorrei più sentire.
  •  Non sentire mai più commenti come «volete la parità e poi chiedete leggi che vi tutelino?» se non capite la differenza allora è molto grave.
  • Non sentire mai più ad un colloquio di lavoro, come prima domanda, prima ancora di vedere il curriculum "Lei ha figli?” Il fenomeno delle dimissioni in bianco continua ad esistere, non parlarne o ignorarlo non lo farà scomparire per magia.
  • Non sentire mai più le donne apostrofate in qualsiasi discorso come: cagne, puttane o troie.
  • Non sentire mai più il termine baby prostitute che considero aberrante, ma soprattutto non sentire più giornalisti che insinuano, non troppo subdolamente, che sono queste ragazzine a volerlo, dimenticandosi la cosa più importante: i loro clienti per la legge italiana sono pedofili e così andrebbero chiamati.
  • Che il numero di obiettori di coscienza negli ospedali non sia così alto da costringere le donne a tornare ad usare il ferro della calza abortendo di nascosto e mettendo a repentaglio la loro vita.
  • Non leggere mai più su un quotidiano articoli come quelli del Signor Cubeddu, che fa dire ad una sua amica immaginaria che le ragazzine in shorts non devono lamentarsi se poi le stuprano. Nel 2014 dobbiamo ancora colpevolizzare la vittima e giustificare il carnefice? Spero proprio di no.
  • Non sentire mai più quando una donna è arrabbiata che le sue argomentazioni e lei stessa venga sminuita e fatta tacere con “cos'è hai le tue cose?” perché per questa gente una donna non ha una volontà propria ma è sempre e solo in balia degli ormoni
  • Non sentire mai più donne vittime di stalking sminuite e sbeffeggiate perché "sicuramente deve avergli fatto qualcosa a quello là, altrimenti mica si comportava così".
  • Non sentire mai più una levata di scudi, da destra e sinistra quando si parla del ruolo della donna nella pubblicità, sembra quasi che il ruolo di schiava che lava, cucina, stira e prepara la colazione sia santo e guai a metterlo in discussione, che poi in questa maniera si stia volutamente confondendo il piacere di convivialità con il dover servire con il sorriso colazione, pranzo e cena è un altro discorso.
  • Non vedere mai più una donna nuda per pubblicizzare ogni singolo prodotto. Mi rivolgo agli imprenditori: ma davvero pagate dei pubblicitari per questo tipo di campagne? Vi stanno truffano, non avete bisogno di un pubblicitario per mettere una donna nuda con i soliti slogan scemi a doppio senso. Quella non è arte.
  • Non sentire mai più che è contro natura che una bambina possa giocare anche con le macchinine e non solo con le bambole.
  • Infine permettetemi un pensiero al governo. Tutti felici e contenti perché il numero di ministri è equamente diviso tra uomini e donne ma nessuno che si chieda che fine ha fatto il Ministero delle Pari Opportunità? Ve lo dico io: sparito per sempre.

In questo 8 marzo, desidero concludere rivolgendo il mio pensiero ad una grande donna, ad una donna che nonostante le intimidazioni ha continuato a svolgere il suo mestiere di giornalista, e per questo è stata uccisa, una donna che ammiro enormemente, sto parlando di Anna Politkovskaja
 la donna che mi piacerebbe essere.




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