Libri che hanno ispirato romanzi celebri

Salve Scribacchini, si dice che le possibili trame dei romanzi non siano infinite, che scrivere oggi qualcosa di assolutamente originale sia impossibile. 
Neanche in passato aggiungo io. 
Vi porterò quindi alla scoperta di romanzi pressoché sconosciuti che hanno ispirato invece dei romanzi famosissimi, facendo, in alcuni casi la fortuna del loro autore.
Iniziamo dai vampiri: si dice che da “Dracula” in poi si sprecano i libri che parlano di vampiri in tutte le salse.

 

In realtà è sbagliato definire “Dracula” di Bram Stocker come capostipite di questo fortunato filone, escludendo i miti e il folklore, il primo vero libro di vampiri fu scritto ben 78 anni prima, sto parlando de “Il vampiro" di John William Polidori.


La genesi di questo romanzo è particolarmente interessante. 
Nel 1816 a Villa Diodati, in Svizzera, si riunirono gli scrittori Lord Byron, il suo medico e biografo Polidori, Mary Shelley e Percy Shelley, annoiati dalle pioggia incessante e ispirati dalla lettura di Phantasmagoria, un vecchio volume di storie fantastiche, decisero di indire una scommessa, ognuno avrebbe scritto una storia dell'orrore. 
Nascono così "La sepoltura" di Lord Byron, il celebre "Frankenstein" di Mary Shelley e "Il vampiro" di Polidori. Inizialmente l'opera venne attribuita a Lord Byron, che scandalizzato smentì subito.
È con Polidori dunque, non con Stocker,  che nasce la figura del vampiro aristocratico, non un mostro ma un individuo affascinante, intelligente, che con il suo fascino seduce le donne.
Restando in tema di suspance, parliamo della regina del giallo, Agatha Christie. 

"Dieci piccoli indiani" è considerato un capolavoro indiscusso, un’idea affascinante ma… se fosse stato ispirato da un altro libro? 
Parlo de “L’ospite invisibile” scritto nove anni prima dai coniugi Gwen Bristow e Bruce Manning.





Esaminiamo entrambe le trame: in “Dieci piccoli indiani” dieci persone estranee l'una all'altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. E ora sono lì, su quell'isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l'inizio di un interminabile incubo.



Ne “L’ospite invisibile” invece otto illustri rappresentanti del bel mondo di New Orleans vengono invitati a un ricevimento nell'appartamento di un misterioso anfitrione. Questi, mantenendo l'incognito, li sfida a un gioco perverso: scommette che riuscirà ad assassinare a uno a uno tutti i convenuti di lì all'indomani mattina, mentre a loro spetterà il compito di impedirglielo.

In entrambi i gialli troviamo un gruppo di persone che non si conoscono, che vengono invitate in un posto isolato da un misterioso individuo mentre una voce svela i loro peccati e qualcuno li uccide uno alla volta. Vi dice nulla?

Dopo una regina, passiamo al re del brivido Stephen King e al romanzo che lo ha reso celebre “It” qui è lui stesso a venirci in aiuto, dicendo di essersi ispirato a “Il popolo dell’autunno” di Bradbury, scritto ventiquattro anni prima. 





Chi non ricorda Pennywise il malefico clown di "It"? Anche nel Popolo dell’autunno troviamo un circo malefico e dei ragazzi che dovranno combattere contro il male, ma mentre in It il male è più tangibile, nel romanzo di Bradbury è più subdolo. 


Un romanzo che ha avuto molta fortuna in questo periodo, grazie anche alla trasposizione cinematografica è la saga “Hunger Games “di Suzan Collins, pochi sanno però che ha veramente molti punti in comune col romanzo dello scrittore giapponese Koushun Takami “Battle Royale” pubblicato ben 11 anni prima. 


Hunger Games 1

Ecco le due trame: "Hunger Games": Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. 





Battle Royale: siamo nella Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo...

Ci troviamo in entrambi i romanzi in un mondo distopico, guidato da un dittatore, in entrambi troviamo questo gioco crudele in cui dei ragazzini devono combattere tra loro sino alla morte, perdendo la ,loro umanità

Mi rivolgo agli scrittori esordienti: avete paura di lasciarvi guidare troppo dai vostri scrittori preferiti oppure un tema che vi appassiona è già stato trattato?

Niente paura anche i grandi, come vedete, si lasciano ispirare…

2 commenti:

Giovanni Del Ponte ha detto...

Interessante! L'ospite invisibile mi era sfuggito! :-)

ProfG ha detto...

Bello questo post! Il popolo d'autunno devo procurarmelo!

Riguardo a hunger games ritrovo gli stessi temi anche in Rollerball (1975), e in vari altri racconti di fantascienza (una volta si chiamava così), film e telefilm d'epoca. Credo che la "distopia" da torneo abbia origini "antiche".

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