#Coglione no Creativo sì

Salve Scribacchini, oggi voglio parlarvi della campagna "Coglione no, creativo sì".
Sta spopolando la campagna di sensibilizzazione per il rispetto dei lavori creativi ideata dal collettivo di registi e filmaker Zero.
Si tratta di tre video che in pochissimo tempo hanno raggiunto cifre record di visualizzazioni su youtube.







“Lo diresti al tuo idraulico/antennista/giardiniere”? Questi sono i titoli dei video, nei quali,  attraverso una prova di commutazione, si  sostituisce il lavoro del creativo con tre esempi di tipici lavori considerati classici.
Dopo che l’idraulico, l’antennista e il giardiniere hanno svolto il loro lavoro, una volta arrivati al fatidico momento del pagamento il leitmotiv è sempre lo stesso “Forse ci siamo capiti male, per questo progetto non c’è budget”.
Il successo di questa campagna è dovuto proprio al fatto che a nessuno verrebbe mai in mente di dire una frase del genere a un idraulico, un giardiniere o un antennista, mentre un creativo questa frase la sente praticamente tutti i giorni, accompagnata da giustificazioni come “ Tanto sei giovane, hai fatto un’esperienza” “Fa curriculum” “Questa è un’occasione prestigiosa” ma la frase più odiosa in assoluto di tutte è “Non è che hai fatto nulla di speciale, quello che hai fatto tu potevo farlo pure io”.




Certo perché quello che fa il creativo non è considerato un lavoro ma più un passatempo, un hobby di chi non ha niente di meglio da fare, ma che insomma alla fine dei conti sono tutti in  grado di svolgere.
Cosa ci vorrà mai a creare un sito internet, una campagna pubblicitaria, scrivere un libro?
Il collettivo Zero afferma che "I video nascono per denunciare questa situazione, che è vergognosa. Se ci sono competenze e professionalità, lavorare gratis è inaccettabile.  Esistono mestieri che hanno una loro dignità, riconosciuta dalla società: nessuno si sognerebbe mai di non pagare l’idraulico o il calzolaio. Chi sceglie un lavoro creativo viene sempre trattato come un figlio di papà, qualcuno che si può permettere di inseguire per sempre la chimera di un’occupazione divertente e fantasiosa, ma non è così. Se si parla di prime esperienze, allora può essere anche comprensibile pagare per la propria formazione, ma non può essere la regola”
Questa campagna “È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol, è la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento".




Il tema dei creativi non pagati era però già apparso nel 2010 su youtube, in un video dell’attrice Maddalena Balsamo, nel quale affermava come, quando le chiedevano delle piccole prestazioni artistiche: un video, delle letture, concludessero la richiesta sempre con “Naturalmente, ovviamente, chiaramente, non possiamo pagarti”. Lei si chiede ma davvero non ci si può permettere di pagare all'artista nemmeno una cifra simbolica?
No perché aggiungo io, pagare qualcosa significa riconoscere che quel qualcosa è un lavoro a tutti gli effetti e in quanto tale merita una giusta retribuzione.
L’arte, a differenza dei lavori classici non può essere quantificata, ma anche se non sempre ce ne accorgiamo, pervade le nostre vite.
Quanti di coloro che svolgono lavori classici e ridicolizzano lavori creativi, dopo una giornata di lavoro non apprezzano di andare al cinema, o a teatro o ascoltarsi una canzone, o semplicemente di leggersi un buon libro? E secondo voi tutto questo chi lo crea?
Ci si chiede come tutelare il lavoro del creativo, serve una legge?
Io penso che prima di tutto serva la consapevolezza che un lavoro creativo è un lavoro che merita dignità come tutti gli altri, il fatto di non essere pagati significa svilire il proprio lavoro e di conseguenza svilire se stessi. L’arte va sempre pagata. Anche simbolicamente.

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