Abolita storia dell'arte nelle scuole?

Salve Scribacchini, oggi voglio parlarvi della notizia dell'abolizione dell'insegnamento di storia dell'arte nelle scuole italiane.


L'Italia ha chiesto 234 miliardi di euro di danni a Standard & Poor's e Moody's e Fitch per il declassamento del nostro paese nel 2011.
Secondo la Corte dei conti italiana infatti, i revisori, nella loro valutazione, non avrebbero tenuto conto "del patrimonio storico, artistico e letterario accumulato nel corso della storia del paese".
Quanto vale dunque la Torre di Pisa? O la Divina Commedia? O ancora i dipinti della Cappella Sistina?
Forse presto lo sapremo, purtroppo però fra una decina d’anni molto probabilmente gli italiani non sapranno chi ne sono gli artefici.


Bellissima immagine creata da Bloggokin

A causa della televisione che plasma le giovani menti?
No, semplicemente perché è stata praticamente abolita in molte scuole storia dell’arte.
La notizia non è nuova ma sta viaggiando nei social network proprio in questi giorni. Una

buffa coincidenza vero?
In realtà è dal 2009 che con la riforma Gelmini c’è stata la riduzione delle discipline artistiche nei «nuovi» Licei artistici, la cancellazione di «Storia dell’arte» dai bienni dei Licei classici e linguistici, dagli indirizzi Turismo e Grafica degli Istituti tecnici e dei professionali; zero ore per i geometri; cancellazione di «Disegno e Storia dell’arte» dai bienni dei Licei scienze umane e linguistici; cancellazione di «Disegno e Storia dell’arte» dal «nuovo» Liceo sportivo; come dice Tomaso Montanari, «sarà possibile diplomarsi in Moda, Grafica e Turismo senza sapere chi sono Giotto, Leonardo o Michelangelo».
In realtà questa notizia non dovrebbe stupire vista l’attenzione dedicata all'arte in Italia.
Si è perso il numero dei crolli di Pompei.
A settembre siamo riusciti a distruggere un bassorilievo in gesso di Canova, uno dei pochi esemplari sull’uccisione di Priamo, semplicemente nel tentativo di spostarlo da un museo all’altro, purtroppo però ops! È caduto. Distrutto per sempre, senza alcuna possibilità di restauro.
A Torino invece sono rimasti tutti stupiti che la mostra dedicata a Renoir abbia attratto così tanto pubblico, chi l’avrebbe mai detto che alla gente interessano i quadri! Nessuno si aspettava queste cifre record, non erano preparati, non avevano personale a sufficienza, come sopperire a questa mancanza? Semplice chiudendo per due mesi il Borgo Medievale.
Se i turisti vengono a vedere Renoir mica saranno interessati a vedere pure la perfetta ricostruzione, creata a fine ottocento, di un borgo feudale del XV secolo, troppa cultura!
Oggi i beni culturali producono in Italia un giro di affari che vale 40 miliardi di euro e il 2.6 per cento del PIL. 
Ma, come dice Giulio Tremonti, con la cultura non si mangia, in Italia aggiungo io, in Inghilterra, invece, che possiede un patrimonio storico e artistico immensamente inferiore al nostro, guadagnano 73 miliardi di euro, il 3.8 per cento del PIL, in Francia invece l'industria culturale vale di più di quella automobilistica, 4% del Pil nazionale, offrendo occupazione al 5% della popolazione.
Concludo con le parole del critico d’arte Giulio Carlo Argan, sono del 1988 ma sembrano estremamente attuali: «L'arte è una cultura i cui concetti sono espressi in immagini invece che in parole; e l'immaginazione non è fuga del pensiero, è un pensiero altrettanto rigoroso che il pensiero filosofico o scientifico. Per intenderne la struttura e i processi, bisogna studiare le opere d'arte: l'arte è al livello più alto del pensiero immaginativo, come la scienza al livello più alto del pensiero razionale. È penoso, anche un po' vergognoso, che ai vertici della scuola italiana, quando si vuol far posto a un'altra materia, lo si ritagli dal poco che è dato alla storia dell'arte, o addirittura la si butti come superflua. È uno sbaglio grave: la storia dell'arte è indispensabile per chi fa studi storici e letterari, ma è utile a tutti, anche ai futuri tecnici di una società tecnocratica. Se non altro servirà loro a non avere il feticismo della macchina e a non perdere il gusto dell'invenzione che nasce dalla critica, dal giudizio, dalla volontà di superare il passato» .

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