Vincitore contest di Natale 2014

Cari Scribacchini, pronti per tuffarvi in questo gioioso clima festivo? 
Ecco quindi il vincitore di questo Contest di Natale 2014, ma prima, per mantenere ancora un po' la suspense, ringraziamo uno degli amministratori del gruppo Scribacchini per Passione, Alexander Charteris, che ci ha regalato il suo racconto per la Vigilia di Natale.

Buona lettura



Uno strano Natale.






Era giunta infine un'altra Vigilia. Stanco, depresso osservavo l'ennesimo cartone animato in tv.
Attendevo sino all'ultimo per prepararmi ed andare a lavoro, il costume da gallinaceo giallo, che puzzava di fritto, mi fissava con le orbite vuote, quando all'improvviso “Biscotto, biscotto”.
“Eh no! Anacleto zitto e buono lo vedi sto lavorando “.
“Sto lavorando, sto lavorando “, Fece eco lo stralunato merlo indiano.
“No! Io sto lavorando, io devo scrivere questo maledetto racconto, per un maledetto contest, la Vigilia di Natale. Dannata Milena Costa e dannati i suoi 50 euro a racconto per il suo stupido blog”.
“Esco a prendere le sigarette, ma che te lo dico a fare, tanto sei un merlo, anzi esco perché non ho idee e poi non fumo neanche se proprio lo vuoi sapere”.
La casa era un Casino totale come avrebbe detto il buon Jean-Claude Izzo, piatti e bicchieri sporchi sul lavello, foto in bianco e nero alle pareti completamente storte, libri e riviste ovunque, niente donne anzi magari proprio per questo niente donne.
Mentre Xavier chiudeva la porta si soffermò a fissare il pesce rosso che boccheggiava follemente tentando di attirare la sua attenzione.
Ma gli aveva dato da mangiare la sera prima?
Sì, quel pesce di sicuro non era denutrito, glielo avevano spacciato come un pesciolino, ora era grosso come Moby Dick.
Assorto in questo grosso pensiero con la coda dell'occhio registrò un movimento felino sul muretto del balcone.
“Ehi gatto, ehi giù di lì, chi ti conosce, ehi!!!”.
Il gatto completamente nero lo fissava placido, poi inizio a fissare il vuoto incuriosito.
“Nooo!!! Buono micino, bello micino, non saltare siamo al quinto piano“.
Il gatto evidentemente mal sopportava chi non si faceva i fatti propri, con un balzo degno del merlo indiano e con l'aplomb del pesce rosso si librò nel vuoto.
Xavier in tutta la sua goffaggine aveva tentato di raggiungere il balcone, aprire la porta, prendere il gatto e salvarlo dalle sue mire gatticide.
Solo giunto ormai inutilmente al balcone si rese conto che era impossibile che un gatto fosse giunto sino a lì arrampicandosi dal cortile, i suoi vicini del resto non possedevano gatti, quindi una fuga da qualche alloggio confinante era esclusa.
Uscì ripetendosi che era tutto assurdo, sicuramente una carenza di tabacco, del resto non aveva mai fumato ed era un quasi scrittore.
Avrebbe dovuto imparare, magari iniziando pian piano dalle sigarette elettroniche.
Ci voleva un buon caffè nel suo bar preferito, proprio dall'altra parte della strada.
Fu un attimo, un miagolio anzi un ruggito micesco mentre raggiungeva il ciglio della strada, un gatto completamente nero gli balzò addosso proiettandolo a terra qualche passo indietro.
Confuso e a terra Xavier si mise a sedere fissando la massa di pelo nero che gli stazionava sulla pancia.
In una frazione di secondo un rumore assordante di clacson ed una pioggia di vetri, un auto sterzando aveva perso il controllo e si era schiantata contro il semaforo dove lui era fermo un attimo prima.
Si alzò terrorizzato, un uomo a fatica usciva dall'auto, stordito chiedeva scusa a tutti mentre un poliziotto fuori servizio lo sosteneva e avvisava un'ambulanza.
Solo in quel momento si accorse che il micio nero gli si strusciava contro le gambe facendogli le fusa.
Meglio se me ne torno a casa, tu sei invitato micio, ti meriti del latte e 50 euro, anzi facciamo 10 euro, la crisi c'è anche per gli eroi.
Tentò di sdrammatizzare con voce malferma Xavier.
Giunto a casa si buttò ancora scosso sul letto, ci voleva un po' di riposo.
“Quindi tutto a posto Melchiorre?” disse il merlo indiano fissando il gatto nero.
“Certo Baldassare” Rispose piccato quest ultimo.
“ Cosa credi, solo perché sei il più vecchio non sei l'unico a fare miracoli di qualità”.
“Calmi, calmi se non fosse per il vostro vecchio amico Gasparre ed i suoi piani geniali avremmo una persona buona in meno ed una frittella in più per Natale” Disse il pesce rosso scuotendo la testa.
“Comunque il prossimo anno il gatto lo faccio io “, aggiunse fissandoli torvamente.

E adesso ecco il vincitore di quest'anno: Gianluca Gemelli con il racconto



Caro Babbo Natale




− Ah, sei arrivato, finalmente!
− Che c’è? Alle tre dovevo venire, e ora che ore sono? 
− Le tre e otto. Il tuo collega è già andato via, non poteva aspettare: hai visto che fuori non c’è nessuno, no? Sbrigati: voglio che ci sia sempre qualcuno a suonare quest’affare! 
Il signor Vitali, il corpulento padrone del negozio di giocattoli Supertoys, gli porse il campanaccio. Mauro l’afferrò, e si stupì del peso.
− Ehi, pesa una tonnellata!
− Vedi di non romperlo, e vedi anche di non darlo in testa a nessuno. Dai, sbrigati. Il costume è lì dietro.
− Dove?
− Lì, dietro il bancone. Il giaccone dallo a me che lo appendo. Dammi anche il maglione.
Il costume da Babbo Natale era della misura giusta, ma la barba puzzava un po’ di sigaretta.
− Ma questo non si è manco tolto la barba quando è andato in pausa?
− Su, su! Non cominciare a lamentarti. Vai là fuori e datti da fare!
− Ho-ho-ho! Buon Natale!
Mauro scampanava davanti alla vetrina del negozio, in compagnia di una slitta di legno pericolante, ma piena di scatole vuote ben decorate, e di un’enorme renna di peluche. Davanti a lui sfilavano signore impellicciate e mariti con l’aria di voler essere altrove, con contorno di bambini frignanti e cagnolini col cappottino. Tutti erano lì, al centro commerciale, per gli ultimi acquisti. 
Ma tu guarda cosa mi tocca fare. Non posso continuare così. Devo assolutamente riuscire a laurearmi e poi trovare uno studio che...
− Mamma, guarda! C’è Babbo Natale! Posso andare a dirgli che regali voglio?
La mamma rispose alla bimba con un sorriso.
− Ciao, Babbo Natale! Ma tu sei veramente Babbo Natale? 
− Certo, piccola. Il solo e l’unico! 
Mauro sorrideva, si accucciava e lasciava che i bimbi gli bisbigliassero all’orecchio:
− Voglio le Monster Academy!
− Voglio l’astronave di Lego Starfight!
− Voglio il gatto robot che balla! 
− Voglio il Playset di Space Adventures!
− Voglio un cane!
Dar retta ai bambini piccoli lo divertiva molto di più che suonare il campanaccio.
− Oh, bene! Ma ormai Natale è domani, e non so se faccio in tempo. Perché non entri con papà in questo negozio? Forse hanno proprio il Lego Scar... Scarfa... proprio quello che vuoi tu! Il gatto robot? Mi pare che c’è, lì dentro: portaci mamma, faglielo vedere, poi mi dici se è lui. Il play... di Space... quello lì? Mannaggia! Li ho finiti! Però mi sa che ce li hanno ancora in negozio, prova un po’... Un cane? Ma poi chi gli fa da mangiare? Dai retta a Babbo Natale: un peluche è molto meglio...
− Baba Natale...
Il bimbo era striminzito, nel suo microscopico loden. Una sciarpa rossa lo fasciava e infiocchettava come un regalino.
− Ciao!
Silenzio.
− Beh? Che c’è? Vuoi dirmi anche tu in un orecchio che cosa vuoi per Natale?
Il nasino andò su e giù, su e giù velocemente.
− Bene! Vieni qui, allora, e dimmi tutto.
Il bambino gli sussurrò velocemente in un orecchio: 
− Voio papà mio no fa più mafioso e no continua a amazza’ tuti queli che stano antipatico a zaza igovich, come altroieri Ciccio Mazzeo, che io visto che lui li sparava dentro testa... 
Il costume improvvisamente diventò un forno. Anche Mauro aveva sentito parlare al TG del delitto di Ciccio Mazzeo, crivellato di pallottole in un bar, a Roma. Sapeva che c’entrava la mafia russa, o roba simile... E il papà del bimbo era lì, poco lontano. Giacca, cravatta e soprabito scuro. Parlava al telefono e non badava a lui. 
− Ma... Sul serio? − Allora mi fai regalo, Baba? 
− Eh... Sì, sì... Ma... − Andiamo, zievka! Tardi ora. Saluta Babo Natale! 
Mauro lo salutò con la mano. Riprese a scampanellare, ma poco a poco gli si formò nella mente l’immagine del russo che parla col bambino, si agita, lo scuote con rabbia, e poi si guarda intorno in cerca di lui. 
Cristo, pensò. Mollò il campanaccio sulla slitta e corse verso il parcheggio. Al diavolo Vitali e i 50 euro. Al diavolo il giaccone e il maglione che aveva lasciato in negozio. Non voleva mai più sentir parlare di Supertoy. Avrebbe buttato la simcard e cambiato numero di telefono. E non avrebbe mai più messo piede in quel centro commerciale!

P.s Se volete conoscere meglio Gianluca Gemelli questo è il suo blog.

Recensione "Pixies" di Marina Zaoli

Cari Scribacchini, come vi avevo anticipato ecco la recensione di "Pixies" di Marina Zaoli.


Pixies
Marina Zaoli
Inspired Digital Publishing
Prezzo ebook: 3,99 €
Prezzo iBook: 5,99 €



TRAMA
L’inverno rigido stava imbiancando ogni cosa, coprendo le strade, le automobili, gli alberi. Riccardo e Rebecca, due fratellini molto simpatici ed amanti dello sci, in quel giorno di vacanza non sapevano che un evento, o per meglio dire un incontro, avrebbe cambiato loro radicalmente la vacanza e, soprattutto, il loro modo di guardare le cose.
Quel fatidico giorno, all’imbrunire, Riccardo, che era il più grande dei due fratelli, si accorse che vicino al margine in cui dalla neve battuta si passava in neve fresca e iniziavano i primi alberi del bosco, si intravedeva uno strano piccolo oggetto adagiato al suolo. Sembrava un cappellino rosso. Avvicinandosi timoroso, ed osservandolo attentamente, si accorse che non solo era un cappellino rosso ma, addirittura, si trattava del cappello di un furetto, e… si, era proprio un cappellino da babbo Natale! Da quel momento la vacanza dei due fratellini prese una strada ricca di incontri e magia.


L'AUTRICE
Nata a Forlì ha vissuto molti anni a Bologna ed attualmente vive a Rimini. Ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia con specializzazione in psicologia medica ed attualmente esercita la professione di psichiatra e psicoterapeuta.
Ha collaborato per la parte psicologica ad alcune pubblicazioni scientifiche. Scrive per l’infanzia e l’adolescenza e alcuni suoi testi sono adottati nelle scuole, tiene corsi di aggiornamento agli insegnanti sullo sviluppo fisiologico della psiche del bambino per una crescita sana e armonica della personalità infantile. Ha partecipato a rubriche radiofoniche e televisive.

Si è occupata in particolare dello studio di miti e fiabe, tenendo su questo argomento seminari universitari, su cui sono state svolte tesi di laurea.
Svolge attività di volontariato per la prevenzione del disagio giovanile, delle tossicodipendenze e per l’attuazione di corretti stili di vita. Alcuni suoi progetti in questo settore (contro il fumo di sigaretta, contro i disordini alimentari, contro l’eccessivo consumo
di alcool) sono stati adottati a livello nazionale.

RECENSIONE

Scrivere una storia per bambini non è semplice, me ne accorgo ancora di più adesso che sto svolgendo un tirocinio presso un laboratorio di lettura per bambini.
Ci si può trovare davanti a una storia all'apparenza perfetta, politicamente corretta, con tutti gli elementi giusti al posto giusto ma che manca di quel quid che attira l’attenzione del bambino e che lo invoglia a continuare l’ascolto.
Secondo me “Pixies. Riccardo, Rebecca e il furetto dei Pixies” di Marina Zaoli ha proprio gli elementi giusti per essere una perfetta storia da leggere ad alta voce a puntate o in autonomia da parte del bambino un po’ più grandicello.
D’altronde il curriculum di Marina Zaoli in materia di storie è di tutto rispetto, lei stessa nella prefazione ci dice che il libro è stato scritto seguendo le indicazioni del grande psicoanalista Bruno Bettelheim e, se mi permettono un consiglio i genitori, leggete “Il mondo incantato” di Bettelheim e “Il drago come realtà” di Silvana De Mari se volete approfondire meglio il significato delle fiabe che leggete ai vostri figli.
La storia della Zaoli parte dal ritrovamento da parte di un fratellino e una sorellina, Riccardo e Rebecca, di un piccolo cappellino che appartiene a Codino, un furetto che aspettava proprio l’arrivo di bambini che avessero riconosciuto il suo cappello, quindi attenti e sensibili,  per portarli nel villaggio dei Pixies.
Ma cosa saranno mai questi Pixies?
“Eh, lo so! - rispose pensieroso il furetto - Lo so che nessuno li conosce! Tutti
conoscono gli gnomi, anche perché Babbo Natale li chiama tutti gli anni per farsi aiutare a
preparare i regali per i bambini e li ospita per mesi in casa sua, al Polo Nord. E anche i
folletti sono abbastanza conosciuti! Spesso i turisti d’estate lasciano qualche merenda nel
bosco per loro, e i folletti, infatti, dopo che tutti se ne sono andati, vanno a cercare le
cose rimaste. Quando poi le trovano, un po’ ne mangiano e un po’ le mettono via per
l’inverno, quando nel bosco non si troverà più niente per sfamarsi! Gli elfi sono un po’
meno noti, ma si trovano in molte fiabe o leggende, tutti sanno che hanno le orecchie a
punta, e in tanti hanno visto delle illustrazioni o delle immagini che li riguardano. Tutto
questo si sa, ma i pixies, invece, chi li conosce?
Eppure pensate che loro sono molto più belli degli gnomi, sono piccole creature
splendenti e luminose, vivono sugli alberi e si possono anche trasformare in piccoli
animaletti, per un periodo di tempo molto breve, però!
Durante l’inverno si trasformano a volte in scoiattoli o in passerotti, per cercare di trovare un po’ di cibo, ma la trasformazione dura così poco, e la gente è così poco attenta
alle esigenze dei più deboli, che spesso non riescono ad ottenere nulla. Ma non possono
restare tra gli umani, perché se qualche occhio umano li vedesse, loro scomparirebbero
per sempre. Ecco perché sono così poco conosciuti!
Nel villaggio di queste strane creature però sta succedendo qualcosa di strano, come spiega ai bambini Gudrun, re dei Pixies: alcuni pixies stanno diventando improvvisamente cattivi e dispettosi, non aiutano i loro amici, fanno i dispetti e se vengono interrogati raccontano bugie.
Cosa sta succedendo?
Andranno alla scoperta di questo mistero Rebecca, Riccardo, Codino e Lennart un simpatico ermellino, che li porterà ad affrontare dure prove e risolvere complicati enigmi.
Il significato di questa storia può essere ben riassunto da una frase che dice Codino a Rebecca:
“Non avere paura! Impara a sentire col cuore, oltre che vedere con gli occhi. Gli occhi servono per guardare, per capire cosa c’è intorno, per controllare la situazione esterna: sono importantissimi, ma sui sentimenti possono ingannare! Il cuore mai!
Unica pecca di questo libro è l’utilizzo a volte di parole non adatte a un pubblico di giovanissimi, come ad esempio: reperire, turbinio, folgore, ravvisare, constatare, zizzania, rinfrancati, decimata, accomiatarsi, sbatacchiati, stagliava, scorribande, constatare, presagio, ruzzolare, arenare, accadimenti, ossequiosa, accondiscendere, prognostico, convenuto, costernati, diradarsi, scanalatura, sonno del giusto, bramire.
I miei complimenti, oltre che all’autrice della storia, vanno al disegnatore Ivan Cavini, per la copertina e le bellissime immagini che accompagnano il testo


Una storia dunque assolutamente consigliata!

Pixies di Marina Zaoli

Cari Scribacchini, ecco a voi una fiaba perfetta per i vostri bambini, noi di Scribacchini Per Passione presto la recensiremo per voi!
Nel frattempo ecco un'anticipazione.







Contest di Natale Scribacchini per Passione 2014

Cari amici Scribacchini, per il terzo anno consecutivo, noi di Scribacchini per Passione indiciamo il contest di Natale.





Ecco le semplici regole:
  • Possono partecipare tutti gli scrittori con un solo racconto di 3600 caratteri spazi inclusi (siccome siamo sotto Natale siamo tolleranti e accettiamo racconti sino ad un massimo di 4000 battute. Per conteggiare i caratteri basta andare su revisione ---> conteggio parole ---> caratteri spazi inclusi, se avete word, se invece usate open office andate su strumenti ---> conteggio parole )
  • Il genere è libero.
  • La storia deve essere tassativamente ambientata la Vigilia di Natale
  • I racconti rimarranno di proprietà dei singoli autori.
  • Il racconto vincitore verrà pubblicato su questo blog.
  • Ovviamente non c'è nessuna quota di partecipazione.
  • Dovete spedire il racconto entro il 20 dicembre a scribacchiniperpassione@gmail.com
Buone scritture... Scribacchini!

Eraldo Baldini

Salve Scribacchini, oggi è il 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, o come si dice in inglese Halloween, è con grande piacere che pubblico l'intervista a Eraldo Baldini, scrittore di libri noir per cui è stato coniato il termine di "Gotico Rurale" (come il titolo di una sua bellissima raccolta di racconti) e che insieme a Giuseppe Bellosi ha pubblicato un interessantissimo saggio proprio sulla festa di Halloween.




Quando ha capito che sarebbe diventato uno scrittore?

Sono sempre stato un appassionato di “storie” e ho sempre letto molto. Il racconto, la narrazione mi piacevano così tanto che cercavo di costruirli già nei temi delle elementari, quando non mi andava di fare resoconti, ma piuttosto di inventare, fantasticare. Non dico che fossero già “sintomi” precisi, però indicavano forse una tendenza. In ogni caso si capisce che potrai diventare scrittore solo quando un editore degno di questo nome apprezza le tue cose e te le pubblica.

Cosa l’ha spinta a scrivere insieme a Giuseppe Bellosi proprio un libro su Halloween?
Quando lo decidemmo, ogni anno si assisteva al dibattito tra favorevoli e contrari e se ne sentivano un po’ di tutti i colori. Quindi ci venne voglia di dire la nostra, sulla base delle nostre conoscenze nel campo dell’antropologia culturale. Il libro uscì ed ebbe successo, ma non è che per questo abbia inciso molto sul dibattito: nel senso che anche oggi come allora, all’approssimarsi di questa festa, sui giornali e in tivù se ne se sentono di tutti i colori, un grande festival della disinformazione e dell’approssimazione.

È stato difficile reperire la documentazione?

Io e Bellosi ci occupiamo di folklore e culture popolari da decenni, è un campo in cui ci muoviamo piuttosto agevolmente per quanto riguarda la ricerca documentaria. Era però la prima volta che tale ricerca l’estendevamo all’intero nostro Paese, dalle Alpi alla Sicilia. Quindi ci sono volute costanza, pazienza e una quantità infinita di ore di lavoro.

Secondo il vostro saggio quale sarebbe la vera origine di Halloween?
Halloween (e non solo secondo il nostro saggio, ovviamente) è la celebrazione di un antico capodanno agrario, motivato dalla “fine e ricominciamento del tempo” nel momento in cui si terminano tutti i raccolti e si riparte con le semine. In quanto “capodanno” prevede una pausa, un intervallo di tempo “festivo” (che non significa “festoso”), quindi di tempo “magico”, di “tempo fuori del tempo” che sfugge alle regole della normalità e della quotidianità a si apre al ritorno dei morti, alla circolazione dei personaggi dell’aldilà, che dalla loro dimensione giungono per la durata della festa nella nostra. Essendo, morti e antenati, dei numi tutelari, vanno accolti e gratificati con l’accoglienza, ma il rapporto con i trapassati non è mai privo di rischi e inquietudini, per cui occorre mettere in atto anche precauzioni e riti difensivi. Insomma, si instaura un clima di inquietudine.
È una festa che ha accomunato tutti i popoli europei, e non solo i Celti. Questi ultimi sono semplicemente stati quelli che l’hanno conservata di più e l’hanno trasformata anche, in certe fasi della loro storia, in capodanno vero e proprio, amministrativo e ufficiale.

Perché secondo lei si continua a considerarla impropriamente una festa americana?

Perché non si conoscono la storia e l’antropologia culturale da una parte, e dall’altra perché oggi, laddove questa tradizione era sparita, è tornata passando proprio dall’America, dove gli emigranti europei l’avevano portata e dove ha assunto grande diffusione e successo, guadagnandosi un posto di prim’ordine nel calendario celebrativo e rituale. È tornata in virtù soprattutto di suggestioni narrative, letterarie e cinematografiche. Ma non è una “festa americana”: come ho già detto è una festa europea, e delle più antiche e importanti.

Oggi Halloween è ancora di moda come nel 2006, anno in cui è stato pubblicato il libro, o la passione per questa festa sta scemando?
Non c’è più la suggestione della “novità”, forse, ma si è consolidata in maniera definitiva. Per i bambini che la celebrano oggi, che non sanno delle lunghe vicende storiche (esistenza, declino, diffusione oltreoceano, ritorno) questa festa semplicemente c’è e c’è sempre stata. Ma era un po’ così già nel 2006, perché, almeno dalle mie parti, sono oltre vent’anni che c’è stata una ripresa della celebrazione.

Si sente più un romanziere o un saggista?
Mi piacciono entrambi i ruoli, e sono contento di poterli ricoprire magari alternandoli. Inoltre il saggista offre spunti e materiale allo scrittore, lo scrittore offre facilità di stesura al saggista: la ritengo una sinergia utile e virtuosa.

Qual è la sua giornata tipo di scrittore?
A letto tardi, quindi sveglia tardi, non prima delle 10, colazione, internet, faccende varie ed eventuali, pranzo veloce e frugale, poi un pomeriggio lungo e pieno di lavoro.

Quali consigli darebbe a uno scrittore esordiente?

Di avere fiducia in se stesso ma allo stesso tempo molta umiltà, di impegnarsi a seminare ma di non avere troppa fretta di raccogliere a tutti i costi. Inoltre di leggere tanto, anzi tantissimo.


Quali sono i suoi progetti futuri? Può svelarci qualcosa?

Sto buttando giù gli appunti per un romanzo, insomma sto costruendo dentro di me la sua scaletta, ma è presto per parlarne.


Qui  trovate il sito ufficiale di Eraldo Baldini


EDIT: Questo meraviglioso saggio è stato ristampato da Il Ponte Vecchio con il titolo "Halloween Origine, significato e tradizione di una festa antica anche in Italia".


Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi
Halloween Origine, significato e tradizione di una festa antica anche in Italia
Il Ponte Vecchio
332 pag 16,90€

Cosa fare ad Halloween a Torino

Cari Scribacchini, Halloween si avvicina, se siete di Torino ecco una bellissima idea per passare una festa diversa dal solito.
L'associazione LungoTavolo45 organizza un interessantissimo evento, qui sotto trovate tutte le informazioni per partecipare.


VENERDÌ 31 OTTOBRE ORE 21.30 RITO DI HALLOWEEN




RITO

La sera della vigilia di Ognissanti, momento che segna la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, con il vecchio anno che si conclude e quello nuovo che sta per iniziare, guidati dallo studioso Claudio Marchiaro accenderemo la candela nella zucca portafortuna, scriveremo su una pergamena un desiderio che vorremmo realizzare, poi bruceremo la pergamena e uniremo le ceneri al sacchetto di erbe protettive che conserveremo per un anno.
COSTO

€ 5,00 a persona, comprensive della candela e della zucchetta portafortuna, della pergamena e del sacchettino di erbe protettive.

I posti sono limitati, la prenotazione è obbligatoria: info@lungotavolo45.it

LungoTavolo45
via Treviso 45B – 10144 Torino
Tel. 011 4379023
Facebook: https://www.facebook.com/lungotavolo45

STOP ALLE INTERVISTE

Cari Scribacchini, questo blog nasce in primis dalla passione per i libri e poi ovviamente da quella conseguente per la scrittura.



Gestire un blog però non è sempre semplice come appare, devo ammettere di averlo trascurato in questi ultimi tempi a causa dei miei mille impegni, con rammarico devo quindi comunicarvi che da adesso le interviste saranno sospese.
Non ce la faccio a stare dietro le numerosissime richieste di interviste che mi inviate.
Mi dispiace perché volevo, con questo blog, dare spazio a tutti quegli esordienti che non trovano spazio altrove.
Ci credevo e ho voluto farlo gratis, a differenza di blog che chiedono soldi, piccolo consiglio: non accettate mai interviste o recensioni a pagamento, nell'ambiente si sa chi chiede soldi e verrete bollati come quelli che hanno pagato, poi, come ripeto sempre, ognuno con i propri soldi può fare quello che vuole ma non ne vale proprio la pena.
Non so se e quando le interviste a richiesta riprenderanno, nel frattempo mi piacerebbe fare qualcosa di diverso, andare io alla scoperta di autori sconosciuti o ancora chiedere ad autori famosi di svelarci i loro trucchi del mestiere (al momento trovate le bellissime interviste a Giovanni Del Ponte e Silvana De Mari che valgono la pena di essere lette).
Spero che questo blog continuerà ad essere d'aiuto a voi scrittori esordienti ma anche a chi cerca di capirci qualcosa del mondo editoriale.
Per qualsiasi idea, suggerimento, argomento che voleste venisse trattato nel blog, potete sempre contattarmi a questo indirizzo scribacchiniperpassione@gmail.com


Concorso #SEMantica 22 seconda edizione

Cari Scribacchini, vi giro volentieri il bando di questo concorso letterario.



SEM Edizioni ha indetto la seconda edizione del concorso #SEMantica 22, aperto a tutti coloro che amano scrivere e sognano di vedere pubblicate le proprie opere. In questa edizione, la casa editrice si propone di omaggiare due grandi scrittori venuti a mancare nel corso del 2014, il premio Nobel Gabriel García Márquez e Giorgio Faletti. Anche quest'anno, sarà il web a decretare il vincitore assoluto mentre i migliori dieci racconti, votati dalla giuria, saranno pubblicati nella collana e-book "Short list" e messi in vendita su tutte le principali piattaforme online d'Italia.

Qui trovate il bando del concorso letterario.

Non vi resta che partecipare!

In bocca al lupo a tutti quanti.

Corsi di scrittura creativa Giovanni Del Ponte

Cari amici Scribacchini, ricominciano i corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Giovanni Del Ponte, quest'anno oltre al corso di scrittura per adulti ci sarà anche un corso dedicato ai ragazzi. Qui sotto trovate tutte le informazioni.


Storytelling. Chi ben comincia


STORYTELLING

Chi ben comincia…

… è a metà dell’opera!

Avete una storia che volete raccontare, ma non sapete da dove iniziare?
Ecco il corso che fa per voi:



STORYTELLING CON GIOVANNI DEL PONTEù



Giovanni De Ponte

Lo scrittore Giovanni Del Ponte, autore della serie “Gli Invisibili” (De Agostini) propone 6 incontri settimanali di un’ora e mezza, al giovedì, dedicati a chi desidera avvicinarsi alla scrittura di testi narrativi.
L’orario è ancora da definire, perché si vorrebbero proporre due corsi:
per ragazze/i (14-17 anni) dalle 18.30 alle 20.00
per adulti dalle 21.00 alle 22.30
PROGRAMMA DEI SEI INCONTRI
Idea, sviluppo e trama.
Schema e struttura della storia.
Personaggi e ambientazione.
Incipit.
Intrecci e scene chiave.
Revisione e editing.
COSTO

Sei incontri sulle tecniche di narrazione:
€ 115 per ragazze/i;
€ 135 per gli adulti.

Il corso è riservato ai soci di LungoTavolo45.
La quota d’iscrizione annuale è di euro 5,00

IL DOCENTE



Giovanni Del Ponte

Giovanni Del Ponte, nato nel 1965 a Torino, fin da giovanissimo si è appassionato alle storie in tutte le possibili forme: fumetti, cinema e letteratura in particolare.
Nel 2000 è stato pubblicato il suo primo libro e da allora la scrittura è diventata la sua professione, oltre agli incontri con i lettori.
Nei sei incontri, Del Ponte, che ha scritto sette romanzi, pubblicati e tradotti in dodici Paesi, condividerà le sue esperienze rispetto a tutti gli aspetti dell’attività di uno scrittore: dalle nozioni tecniche ai consigli su revisione ed editing.
LA SEDE DEL CORSO

Giovanni Del Ponte è tra i soci fondatori dell’Associazione culturale LungoTavolo45, che ha sede in via Treviso 45B a Torino, nella via laterale del Centro Commerciale Parco Dora.
Presso LungoTavolo45 c’è ampia possibilità di PARCHEGGIO GRATUITO e comode fermate d’autobus, raggiungibili con diversi mezzi pubblici: bus 52, 60, 72 e 72b (Fermate LIVORNO e TREVISO) e tram 3 e 16 (Fermata LIVORNO, in corso Regina Margherita).

Per conoscere meglio LungoTavolo45 e scoprire cosa abbiamo organizzato nel primo anno di vita associativa potete leggere questo articolo:
Festa di Compleanno per LungoTavolo45

Giorgio Olmoti "On the road again"

Salve Scribacchini, vi giro volentieri l'avviso della presentazione di un libro davvero interessante, se siete di Torino fate un salto!

Martedì 30 settembre, alla Libreria Trebisonda, Giorgio Olmoti presenta ON THE ROAD AGAIN
La molisana ‘round midnight edizioni conquista il cuore pulsante di San Salvario



Titolo: On the road again – non puoi     insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane
               
Autore: Giorgio Olmoti

Casa editrice: ‘round midnight edizioni

Collana:  Little Walter

Uscita: Giugno 2014


“ …Fitzgerald diceva che si diventa vecchi quando non si riesce più a cambiare bar e io a ben vedere i miei trecento banconi d'abitudine, sparsi per il mondo, non li cambio da un pezzo. Alcuni dei miei tavolini preferiti sono lì a Sansalvario e se mi conosci lo sai che son cintura nera di tavolinaggio e quelli che chiamo e che racconto come viaggi si sono spesi spesso, con una misura salgariana della narrazione avventurosa, tra un bicchiere e l'altro


Ogni città ha un’anima, un fulcro, un centro vivo e pulsante da cui trae vita e creatività. E se ogni città ha un anima, di certo il quartiere San Salvario è l’anima di Torino. Martedì 30 settembre alle 21, alla Libreria Trebisonda di via Sant’Anselmo 22, nel cuore pulsante di San Salvario, Giorgio Olmoti presenta “ On the road again – non puoi insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane ”. 
Uscito a giugno per la ‘round midnight edizioni, casa editrice indipendente di stanza a Capobasso, “ On the road again ” racchiude in sé l’essenza di venti brevi racconti in cui l’autore racconta della vita, di come la intende, l’ha vissuta e la vive, del suo costante bisogno di nomadismo, di come il nostro paese è cambiato e di come le persone sono cambiate con esso. Racconta di dimensioni, che sono quelle dei supermercati che hanno fagocitato i piccoli negozi che un tempo sfamavano interi quartieri, dal nord al sud Italia; delle strade lunghe da percorrere per raggiungere un amore, dei paesaggi che riempiono gli occhi e delle piccole cose quotidiane che rendono più bella la vita.
” On the road again ” racconta, infine, di interminabili viaggi estivi verso sud per ritrovare nonni e famiglia, del decadimento di Torino città industriale per eccellenza, della crisi e della rinascita, di tutte quelle persone che volenti o nolenti hanno lasciato una traccia nella sua vita arricchendola. Grazie ad un linguaggio semplice, colloquiale, che riporta tante tracce di dialetti della nostra amata penisola, Olmoti costruisce tanti piccoli racconti di viaggio e di vita che potrebbero essere i nostri racconti di viaggio e di vita. Rigorosamente su auto e moto sgangherati, sempre con uno zaino in spalla, sempre in compagnia del suo fido amico a quattro zampe.

L’autore

Laureato in Lettere a Udine, Giorgio Olmoti frequenta il corso di catalogazione a Villa Manin e, dal 1992, lavora su storia e memoria attraverso fonti non convenzionali come la fotografia, il fumetto, la musica e i media. Lavora in editoria e tiene corsi in giro per scuole e università. È autore di saggi, ma non solo. Esordisce nel 1998 con “ Il Boom ”, edito da Editori riuniti, che racconta gli anni del miracolo economico, e poi è un tutta una carrellata: pubblica “ Torino da bere ” con Stampa Alternativa, “ Lavoro: uomini e macchine e tecnologie ” con Paravia, “ Fabrizio De Andrè. Una musica per i dannati ” per BMG Ricordi. Partecipa al concorso Una palla di racconto di Radio 2 con “ Palla a missile ”, premiato al Salone di Torino e pubblicato da Fandango. Nel 2008 pubblica un saggio su cinema e storia per “ La storia al presente ”, corso edito da Pearson e nel 2009, per Editrice Zona pubblica “ CantaStoria ”, itinerario tra arte cronaca e costume che ripercorre cinquant’anni della storia italiana a partire dalle fonti musicali.
Un percorso di tutto rispetto, dunque, fatto sempre a bordo di un pick up scalcagnato e che sostanzia un fatto fondamentale: Olmoti ha attraversato la storia d’Italia dagli anni ’60 del boom economico fino ai giorni nostri, tenendo un piede ben radicato nei ricordi e l’altro sempre pronto a scattare verso il futuro.



"Tacchi e taccheggi" di Desy Icardi

Salve Scribacchini oggi vi consiglio un bel libro in grado di strapparvi sicuramente qualche risata dal grigiore dell'autunno ormai imminente, sto parlando di "Tacchi e taccheggi" di Desy Icardi".





Tacchi e Taccheggi è nato sulla linea tranviaria 10. Un borsaiolo ha cercato di estrarre il portafoglio a un passeggero, ma è stato così maldestro da farsi pinzare. Dopo un po’ di trambusto, ho intercettato qualche brandello di una conversazione bisbigliata da due voci femminili, che dicevano all’incirca: “Io ormai non borseggio più, con la crisi c’è troppa improvvisazione, è pieno di principianti che si fanno beccare”. E l’altra ha risposto: “Io ogni tanto sgraffigno qualcosa al supermercato, ma giusto per divertimento, non si campa di taccheggio”.
Mi sono voltata per individuare le signore e – sorpresa – ho visto che erano due tizie assolutamente normali, tra i trenta e i quaranta e di aspetto piuttosto curato. Così mi è venuto in mente una storia comica femminile dove le protagoniste non sono stiliste, avvocatesse modaiole o giornaliste rampanti, ma “normalissime” taccheggiatrici e borsaiole. (Desy Icardi)

Questo è il "dietro le quinte" del libro "Tacchi e taccheggi" un piccolo gioiello uscito dall'abile penna della scrittrice e cabarettista Desy Icardi.
Che la Icardi sia anche una cabarettista lo si capisce immediatamente leggendo questo libro, è infatti con abile maestria che riesce a far piegare in due dalle risate il lettore e, come dice il grande giallista Massimo Tallone nella prefazione "È noto che far ridere è molto più difficile che far piangere" e sebbene come ricorda Tallone "un conto è far ridere avvalendosi del corpo e della voce, tutt'altro paio di mutande è affidare il compito alle sole parole scritte" su questo punto siamo in grado di rassicurare il lettore: Desy riesce abilmente a giocare con le parole e a dar vita ad una bellissima commedia".
In questo libro (dal titolo assolutamente geniale) troviamo due donne completamente diverse tra loro che si incontrano/scontrano per via di una comune passione: il taccheggio.
Da una parte abbiamo Lydia (con la Y da non confondere con Lidia con la I) una giovane squattrinata che lavora in un call center senza grandi aspettative dalla vita (memorabili le gag all'interno del call center) dall'altra abbiamo Barbara donna prossima alla quarantina (sebbene come ci ricorda nel corso del libro ha ancora trentotto anni!) in carriera che sembra uscita da una di quelle riviste patinate sulla donna perfetta.
Le due donne si incontrano nel luogo più comune che possiate immaginare: un supermercato, sebbene così diverse entrambe vengono sorprese a taccheggiare ma, quando il vigilante se ne va dimenticandosele nel suo ufficio, le due iniziano loro malgrado a parlare e... può darsi che abbiano in comune ben più di quanto non sembri.
Insomma "Tacchi e taccheggi" è una spumeggiante commedia che si beve... ops! legge in un sorso, complimenti a Desy Icardi alla quale non possiamo che augurare un futuro roseo nel mondo della scrittura ma soprattutto un sequel per sapere cosa mai combineranno ancora insieme Lydia e Barbara!

Silvana De Mari

Salve Scribacchini, in questa anomala estate, ho il piacere e l'onore di presentarvi una grandissima scrittrice, sto parlando della scrittrice italiana Silvana De Mari, autrice della saga "L'ultimo elfo" e di numerosi saggi, uno tra tutti il bellissimo "Il drago come realtà".
Silvana ha gentilmente accettato di essere intervistata sul nostro blog, quindi... correte a leggere!





Salve Silvana, ha sempre sognato di diventare una scrittrice? Quando ha cominciato a scrivere?

A causa di continui trasferimenti di mio padre, ho avuto un'infanzia e adolescenza molto solitarie. I libri erano sempre lì, l'unico amico sempre disponibile. È stato a 19 anni che ho deciso che sarei diventata un raccontatore di storie. La decisione è stata presa dopo aver visto il film Brancaleone alle crociate. Scrissi allora le prime righe di un racconto finito decenni dopo: il Cavaliere la strega la morte e il diavolo.


Come è nata la saga "L'ultimo elfo"?
L’avventura è cominciata nel 2003, 10 anni fa, la mattina del primo dell’anno, erano le 7 del mattino, faceva un freddo porco e io stavo portando fuori il cane, che era una cagnolina e si chiamava Favola. È una cosa bellissima essere fuori alle 7 del mattino del primo dell’anno. Solo noi proprietari di cani abbiamo il privilegio. Se non fosse che il cane deve assolutamente uscire, altrimenti fa pipì sul tappeto, col fico che ce ne usciremmo dai nostri lettini caldi e ci perderemmo questa meraviglia: un mondo gelato e nebbioso, con le strade deserte e i passeri che si contendono le briciole del panettone e un anno che aspetta di essere vissuto.
Mentre camminavo con il cane, Yorsh è arrivato, completo di nome. La usa vita, e la sua morte anche si sono formate nella mia testa. Yorsh era l’ultimo, l’ultimo della sua gente. Yorsh è venuto ed essendo un ultimo, mi ha ricordato altre storie che avevo ascoltato, bambina, mentre accompagnavo mio padre nelle sue lunghe passeggiate, insieme a un altro cane.
Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste, la città italiana ai confini con la Jugoslavia.
Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. Il cane e io lo accompagnavamo, in queste marce, che spaziavano dalle scogliere alle montagne del Carso, passando dalle strade della città e dai moli del porto. Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano, assicurandomi che nei tempi passati erano esistiti davvero.
E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito? Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano.
Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare. Le Foibe di tutta la Croazia un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi, non sapremo ami quanti. Mio padre mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di concentramento sul suolo italiano, che non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più incomprensibile.
Da allora il genocidio mi ossessiona. Ne ho studiato la psicologia. Ho deciso di metterlo in u romanzo e volevo che fosse un romanzo che si leggeva per il piacere di leggerlo.


Nei suoi libri parla di temi delicati, penso ad esempio a "Il gatto dagli occhi d'oro" che tratta del tema dell'infibulazione, come mai ha deciso di parlarne in libri per ragazzi?

La letteratura fantastica serve proprio per spiegare ai ragazzi come sarà il mondo dove dovranno vivere. Questa era anche la funzione delle fiabe.
Il Gatto dagli occhi d’oro è un libro a favore dell’integrazione e quindi contro il multiculturalismo che è il contrario dell’integrazione, cioè disgregazione.. Sono estremamente felice quando vado a parlare dei miei libri nella scuole e dopo, quando i ragazzini vengono a farsi firmare le copie, nelle dediche, scrivo nomi come Abdhul e Fatima. Proprio perché L’Europa sta accogliendo persone di civiltà diverse, proprio perché stiamo formando una nazione multietnica, una nazione arcobaleno, somma di civiltà diverse, la cultura cui tutti obbligatoriamente si adeguano deve essere rigidamente una sola. Il multiculturalismo è il contrario dell’integrazione. Nel’integrazione le persone immigrate si adeguano e si integrano alla cultura che li accoglie, che verrà modificata nella sue parti più esterne, diventando più variopinta, ma non deve essere toccata nella sua struttura. Nel multiculturalismo culture diverse stanno una di fianco all’altra senza possibile integrazione, ognuna rinchiusa nel suo rancore e nel suo vittimismo, senza integrazione. Dove non c’è integrazione il fenomeno non è migratorio, ma si tratta di un’invasione. Il popolo di accoglienza sta perdendo la sua cultura.
La cultura dell’Europa è la cultura:
1- la cultura che afferma la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, senza nessuna possibile accezione e deroga.
2- la cultura che afferma la parità giuridica tra uomo e donna, dove quindi sia impensabile che il diritto di famiglia delle famiglie musulmane sia giudicato in maniera differente da quelle non musulmane, come sta attualmente avvenendo nella multiculturale Gran Bretagna dove il diritto di famiglia delle famiglie islamiche è giudicato da tribunali di famiglia islamici, secondo la sharia e non secondo la legge inglese. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che ginecologi maschi non possano seguire partorienti, cose sta normalmente succedendo nelle multiculturali Francia, Svezia e Gran Bretagna e nel multiculturale Belgio. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che siano equiparate alle scuole pubbliche scuole private dove si insegna l’inferiorità biologica ed etica della donna rispetto al’uomo, come normalmente avviene nelle multiculturali Gran Bretagna, Belgio e Norvegia. Dobbiamo creare un’Europa dove sia impensabile che donne non islamiche siano costrette a indossare il velo islamico quando entrano nei quartieri islamici, come le poliziotte inglesi, alle quali già da due anni è stato assegnato il velo islamico d’ordinanza. Dobbiamo creare un’Europa dove non sia pensabile che donne non islamiche, come le addette alla sorveglianza e al salvataggio di piscine pubbliche, statali o comunali, le bagnine, siano costrette a indossare indumenti che le coprano interamente, inclusa la testa, il cosiddetto burkini, nelle ore in cui la piscina è di utenza islamica.
3- la cultura che afferma la parità di dignità indipendentemente dalla religione, e che sia quindi impensabile che alcuni siano ritenuti inferiori da altri, infedeli, e quindi privi del rispetto, e che l’autorizzazione alla mancanza di rispetto venga insegnata in scuole parificate, come avviene attualmente nella scuole islamiche in Gran Bretagna, Belgio e Norvegia, dove vengono usati libri di testo che sanciscono l’inferiorità e la malvagità del popolo ebraico e di tutti i suoi appartenenti. Queste scuole sono in tutto e per tutto parificate alle scuole statali. Un bambino di 8 anni, Aaron si è appena suicidato perche i bambini di origine pachistana lo aggredivano in quanto bambino ebreo.
4- la cultura che afferma l’integrità della persona umana, e che vieti qualsiasi mutilazione. Dove quindi sia espressamente vietato che in scuole private islamiche parificate venga insegnato il taglio della mano e del piede ai ladri, con libri di testo editi in Arabia Saudita come sta attualmente accadendo in Gran Bretagna e Belgio.
5- Una cultura che garantisce la sicurezza e la pari dignità alle persone che vivono la loro sessualità con persone dello stesso sesso. Deve essere impensabile su suolo europeo che a un omosessuale iracheno, che nel suo paese di origine è condannato a morte, sia espulso dalla Norvegia perché “deve adattarsi alle regole sociali del suo paese”. Non può essere tollerato su suolo europeo che vengano parificate scuole dove si insegna l’inferiorità degli omosessuali e se ne raccomanda l’impiccagione. ( Gran Bretagna, Belgio)
6- La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisca il diritto della adultere a non essere lapidate. Sapete anche io ho ritenuto per anni, era questa la vulgata corrente, che la convivenza fosse possibile, anzi auspicabile, che multiculturalismo fosse una bella parola. Ricordo qualche anno fa, alla televisione della Svizzera Francese un signore distinto che parlava un francese impeccabile, Hari Ramadan, fratello del più noto Taric, spiegare che la lapidazione dell’adultera è una necessità, una necessità dolorosa, certo, una pratica penosa, certo, ma indispensabile. I commentatori svizzeri annuivano gravemente. Mi sono resa conto che il distinto signore con il suo impeccabile francese parlava anche di me. Ecco, è tutto qui. Prima di sposarmi io e il amato marito, quello salvato dall’angioplastica, abbiamo fatto un bel po’ di birichinate. Quindi anche io rientro nel numero delle adultere. Il distinto signore spiegava come sia giusta la mia morte e i due idioti annuivano. Bene signori, la mia spassionata opinione è che chiunque trovi corretta la mia esecuzione è un maledetto e ridicolo cialtrone e come tale vada trattato. Voi siete disposti a tollerare la mia lapidazione? No? Quella di qualcun altro? Nemmeno. E allora anche voi siete contrari al multiculturalismo.
Alziamoci in piedi e gridiamolo. Gridiamolo insieme agli intellettuali islamici, quelli veri Salman Rushdie, Hirsi Ali, Chahdortt Djavann, Souad Sbai: sono tutte persone che girano con la scorta e rischiano la vita e ci informano come il delirio multiculturalista stia condannando a morte i dissidenti dell’islam e la loro speranza di vivere liberi.
-La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di una donna di scegliere il proprio sposo e dato che la scelta è una capacità adulta, la sposa deve essere una donna e non una bambina. La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che vieta lo stupro. Stupro è anche l’introduzione del pene di un uomo nella vagina di una donna o, peggio, di una ragazzina o di una bambina con il consenso dei genitori di lei, dell’iman, della cognata, dei cugini, dei fratelli, of course, ma non della proprietaria della vagina. Quando la proprietaria della vagina non è contenta, non consenziente, si chiama stupro. La cultura europea cui TUTTI coloro che hanno l’onore di mettere i piedi su questo continente devono uniformarsi, altrimenti sono invasori e non immigrati, afferma che si sposino donne, e non bambine, e che siano consenzienti. Non deve succedere come normalmente succede su suolo italiano che una quattordicenne nata in Italia, dopo l’esame di terza media sia data in sposa a un cugino pachistano mai visto prima. Non deve succedere, come sta succedendo nella multiculturale Gran Bretagna che centinaia di bambine di 8 anni siano già spose, e vadano a scuola con la divisa scolastica, gonna scozzese, camicia bianca e velo, che copre lo scempio di una deflorazione oscena e ignobile.
- La cultura dell’Europa, quella cui tutti devono integrarsi, è la cultura che garantisce il diritto di seguire la propria fede e dichiarare le proprie idee senza essere minacciati di morte, diritto negato a tale signor Ratzinger, by the way il capo della cristianità cattolica, condannato a morte da ben più di una fatwa dopo il discorso di Ratisbona. Quel discorso è stato pagato lacrime e sangue. E l’infinita schiera degli aspiranti servi, il termine corretto è dhimmi, lo ha definito provocatorio. Stupidamente provocatorio. Follemente provocatorio. In quale parte della Dichiarazione dei Diritti dell’’Uomo è scritto che è buona cosa limitare la libertà di parola per non offendere la suscettibilità altrui? Da quando la suscettibilità è un diritto umano? A proposito del discorso di Ratisbona, voi ricordate che l’intellettuale francese Robert Redeker per un unico articolo pubblicato su Le Figaro è stato condannato a morte da cittadini islamici, tutti di seconda o terza generazione, e deve vivere come un fantasma, esattamente come di seconda generazione erano i criminali assassini che hanno guidato gli aerei l’11 settembre, l’assassino di Theo Van Gogh, gli assassini di Londra?
L’assassinio di Theo Van Gogh: vogliamo parlarne? L’80 % degli iman delle moschee europee ha approvato esplicitamente quell’assassinio. Il restante 20 % ha affermato che se esistesse una legge che punisce penalmente chi osa mancare di rispetto all’islam, il doloroso episodio sarebbe stato evitato.
- Siete convinti che la libertà di parola debba essere assoluta, che sia un diritto inalienabile dell’individuo sia di esprimere le sue idee? Le risposte possibili sono due
- SI
- NO
Non ci sono altre risposte.
Avete messo la crocetta sul SI?
Allora siete contro il multiculturalismo.


Collegata alla domanda precedente come mai ha deciso di scrivere libri per ragazzi? È stata una scelta o è sorta naturalmente mentre scriveva?

Scrivere per ragazzi è un onore e non tutti sono in grado di farlo. Occorre ritmo, fede nella vita, una trama solida. La letteratura per ragazzi e il fantasy sono gli unici generi che parli no di Dio e della Morte e contengano i grandi valori: il coraggio, la lealtà e la cavalleria.


Lei ha scritto il libro "La realtà dell'orco" chi sono gli orchi? Secondo lei si possono sconfiggere?

Gli orchi esistono.

Gli orchi sono coloro che uccidono intenzionalmente i bambini e mostrano fierezza per l’assassinio.
I popoli degli orchi sono i popoli dove si balla per le strade alla notizia che due grattacieli stanno bruciando, che le persone stanno morendo scegliendo se bruciare vive o buttarsi, e i padri degli assassini costruiscono altari perché la criminale memoria dei loro figli sia onorata.
I popoli degli orchi sono i popoli dove si balla per le strade alle notizie che dei bambini sono stati uccisi, e le madri raccontano orgogliose che i propri figli hanno messo i bambini sui treni, li hanno messi nelle camere a gas, hanno fatto saltare la scuola dove erano in centinaia per festeggiare l’inizio dell’anno scolastico, li hanno sgozzati nei loro letti e non si sono fermati davanti a una bambina di tre mesi. 
I popoli degli orchi sono i popoli che insegnano ai propri figli come il massimo dei destini possibili sia sterminare anche a costo della propria vita, perché gli orchi odiano la vita, la disprezzano, anche la propria. I popoli degli orchi hanno per i popoli liberi l’odio che i nati morti hanno per i vivi e i nati servi hanno per i liberi.
Gli orchi esistono e devono essere fermati. Devono essere battuti.
Devono essere fermati e battuti perché difendere i propri figli dagli orchi è un dovere e gli orchi si fermano solo militarmente.
Quando un popolo gioisce dell’uccisione intenzionale di un bambino non ci sono margini di dialogo, e chi afferma che quei margini ci siano sta solo favorendo gli orchi.
Quando un popolo gioisce dell’uccisione intenzionale di un bambino non si fanno più ponti, perché non è l’epoca dei ponti, perché sarebbero ponti fatti di cadaveri su cui eserciti di orchi marcerebbero per fare altri cadaveri; si devono tirare su mura, come le mura dei castelli che hanno protetto gli inermi negli assedi.
Perché solo fermandoli, e solo battendoli, gli orchi potranno essere salvati.
Gli orchi esistono e devono essere salvati, perché anche loro sono fratelli. Gli orchi si salvano fermandoli e dicendo loro la verità. La verità è che sono orchi, perché chi uccide un bambino intenzionalmente e ne gioisce non è più un uomo, e la verità è che gli orchi possono e devono diventare uomini.

Nel suo libro "Il drago come realtà" analizza le fiabe classiche, come si è accostata a questo studio e secondo lei le fiabe hanno ancora una funzione oggi?

La letteratura fantastica è una forma di comunicazione. La comunicazione aumenta la nostra sopravvivenza, perché aumenta la nostra conoscenza del mondo.
Abbiamo due tipi di comunicazione: una diretta e una metaforica.
Nelle epoche precedenti l’alfabetizzazione di massa, la narrazione fantastica, portata dal cantastorie sotto forma di poema epico, ma anche di fiaba, era l’unica forma di comunicazione che superasse i confini del villaggio della tribù, della polis. Il cantastorie narrava di Troia oppure di Ulisse o di re Artù e la conoscenza diventava accessibile e possibile, l’emozione condivisa creava l’affiliazione al gruppo nazione tra individui che non si conoscevano, ma che avevano lo stesso poema epico. La narrazione conteneva la conoscenza della storia, battaglie, regni, guerre di liberazione o di unificazione, della geografia, il viaggio di Ulisse o di altri eroi, e anche di nozioni pratiche, come era fatta una nave o la casa di un re, che a contadini dispersi tra le proprie capre, erano ignote.
Ma soprattutto vengono contagiate emozioni. L’emozione della vittoria che aumenta il coraggio di chi ascolta, e questa è la funzione del poema epico, aumentare il coraggio, e poi l’emozione del dolore, della morte, della perdita, così che la narrazione diventa un addestramento all’elaborazione del lutto. L’emozione dell’innamoramento, quella del riso: fiumi di colore che vengono a riempire la quotidianità aumentando anche il bagaglio esperienziale, la nostra esperienza e quindi la nostra capacità di risolvere problemi si arricchisce di tutto quello che è accaduto della narrazione.
Dall’analisi della letteratura fantastica si evince la storia di un popolo. Nascoste nell’oro e nell’argento, nella magia e nelle profezie, ci sono le lacrime e il sangue, tutte le lacrime e tutto il sangue.
Ha sostenuto Kafka che quando la realtà è troppo atroce per essere guardata negli occhi, occorre usare il velo della narrazione fantastica. La neurobiologia ha confermato questa affermazione. Il cervello del bambino fabbrica endorfine mentre ascolta la voce che gli racconta una fiaba: le endorfine facilitano il sonno, diminuiscono la percezione del dolore, aumentano la potenza cognitiva. Se volete dei bambini intelligenti raccontate loro delle fiabe, se volete dei bambini molto intelligenti raccontate loro molte fiabe (Einstein).

Che consigli darebbe a un aspirante scrittore?

Una buona conoscenza della storia, e avere fede nell’umanità. La passione della verità.




Questo è il sito ufficiale di Silvana De Mari.