"Rocca Imperiale il paese della poesia e dei sogni" Maria Teresa Vivino

Salve Scribacchini, ringrazio la nostra Maria Teresa Vivino per questo splendido articolo dedicato ad un'altrettanto splendida città: Rocca Imperiale.

Presepe di Rocca Imperiale



Mi domando spesso se possa esistere una soluzione ai problemi dell’umanità. Certo una domanda sciocca e forse anche con una punta di presunzione.
I migliori uomini della terra, tra cui il recente scomparso Nelson Mandela, non hanno trovato una vera e propria risposta, se non ci sono riusciti loro, certo, non posso farlo io; quello che però hanno dimostrato uomini come Steve Jobs, ad esempio, è che il raggiungimento di un sogno può partire solo dall'avere un sogno. Banale certo, ma in un pianeta dalle risorse limitate, in cui qualcuno ha lo stomaco vuoto e qualcun altro di vuoto ha il cervello o il cuore, è davvero difficile poter credere in un SOGNO. Eppure, credetemi, se mi togliessero i sogni e con essi le speranze, morirei ancor prima di sentir cessare il battito del mio cuore.
Il mio sogno è quello di non vedere più persone che muoiano ingiustamente, ma non per mano altrui, in primis per mano propria. Se qualcuno ci riempie di soprusi eppure continuiamo a vivere è perché abbiamo qualcosa dentro che è più forte anche della violenza: la fede; non parlo di una fede religiosa, ma una fede nella vita, che questa vita, fino all'ultimo possa darci qualcosa per cui valga la pena posticipare il giorno della fine.
Sono dell’idea che qualcuno potrà anche toglierci la vita, ma nessuno dovrà mai toglierci la voglia di vivere.
Il mio sogno si chiama POESIA, questa è una storia d’amore che nasce 8 anni fa. Se avete voglia di ascoltare le parole del mio cuore, sedetevi e concedetevi attimi di pace e serenità.
Ho iniziato a scrivere perché la vita mi prendeva a schiaffi, le persone dovevano continuare la loro vita e io non potevo immobilizzare la mia; ho iniziato a scrivere perché comunicare con l’altro era l’unico modo per riparlare con me stessa… ho iniziato a scrivere perché “mi veniva”, come avevo lo stimolo di mangiare e la voglia di dormire… ho iniziato a scrivere perché tramite le mie parole potevo finalmente costruire mondi nuovi o trovare mondi del quotidiano che non avevo ancora compreso… ho iniziato a scrivere, ma solo continuando a farlo ho capito che non riuscivo a sentirmi sazia, come un’ingorda voglio leggere e scrivere per non morire.
I poeti sono tristi… no i poeti scavano nell'animo umano e l’animo umano è colmo di passioni, le passioni sono universali e sono trasversali, anche un rapporto fisico culmina e termina con il massimo dolore e il raggiungimento del massimo piacere, questo vuol dire provare fino in fondo il piacere, “l’unione vera con l’altro”… allo stesso modo il poeta scavando nella profondità dell’animo, prova piacere quando più fitto si fa il dolore, perché in fondo il dolore, l’emozione più umile degli esseri umani ci rende tutti simili e tutti dissimili.
I poeti sono tanti, tutti sono un po’ poeti, soprattutto quando si innamorano e, se non lo diventano nemmeno in quell'occasione, o hanno paura dell’amore o ancora non l’hanno davvero mai provato.
Il mio sogno è vedere un mondo senza droga e senza fiumi di alcool, un mondo in cui anziché soffocare, gli uomini prendano il coraggio di scrivere sui muri delle città per comunicare la loro rabbia, il loro dissenso, il loro amore.
 vero a volte questo non basta, scrivere intendo; a volte tristemente leggiamo nei libri di scuola che alcuni poeti si sono tolti la vita, anche alcuni scrittori, e che altri ancora per trovare l’ispirazione si drogano… non è così, intendo dire, non è così che si fa credete… probabilmente per quanto dotati fossero questi Nomi della poesia e della prosa, non avevano davvero trovato il loro sogno. Se un sogno non ti fa vivere è perché non è quello giusto, così come se in coppia soffri quella non è la tua metà e nemmeno il tuo coperchio.
A Rocca Imperiale, piccola cittadina della Calabria che confina con la Basilicata, come diceva un giornalista del TgR Calabria “Rocca dove la Calabria finisce o forse inizia”, il sogno della poesia ha avuto inizio 800 anni fa…


Vista sul mare di Rocca Imperiale



Federico II Svevia aveva fondato nella sua corte la “Scuola siciliana”, la culla della poesia italiana; a Rocca Federico ci andava, aveva un forte e una residenza, e i suoi versi servivano anche per riempire i vuoti dei trattati politici onde evitare che qualcuno potesse manipolarle nel viaggio.
La poesia è tornata 5 anni fa a Rocca con un rocchese che ha aperto una casa editrice a Roma, l’Aletti editore. Giuseppe Aletti non ha dimenticato Federico II, anche se in realtà non l’ha potuto conoscere essendo vissuto 800 anni prima, ma ha voluto assolutamente riportare la poesia a casa sua, ha voluto tornare lui stesso alle sue origini.

Una delle stele poetiche affisse nel borgo storico 


Il concorso indetto da Giuseppe è “Il Federiciano”, sì in ricordo di Federico.
Sono 9000 gli autori che in 5 anni hanno partecipato al concorso gratuito di poesia inedita. 9000 autori che… da ogni parte del mondo hanno voluto condividere un pensiero, un verso, l’anima con altre persone, poeti forse…
In cinque anni, Rocca, è divenuto il PAESE DELLA POESIA, non ospita solo autori in carne ed ossa, ma stele in ceramica maiolicata che mostra al mondo, ai visitatori e ai rocchesi, la grandezza dell’animo umano. Tra i poeti molti nomi noti: Leopardi, Merini, Maraini, e chi più ne ha più ne metta, poi cantautori, come Bennato, Pedrini… e ancora poeti viventi anche internazionali come Jodorowsky, e infine i POETI CONTEMPORANEI, anime che aleggiano nei versi di Rocca, sulle steli, che non sanno più di silenzio, ma di infinito.
Rocca Imperiale può essere, è e deve rimanere il paradiso dei poeti, di quelle anime che hanno bisogno di incontrarsi, non importa se per una volta o per l’eternità, ma hanno bisogno di vedersi dentro, l’un l’altra.
L’ultima edizione si è tenuta il 7 e l’8 dicembre 2013, con un tepore intorno ai 17°, il cielo rocchese ha smesso di piangere all’arrivo dei poeti, e si è commosso nuovamente al termine delle due giornate.
Certo un pezzo del mio cuore è a Rocca, in quel centro storico, con lo sguardo rivolto al mare; in quel museo delle cere, dove i volti non sono morti, e non ritraggono nemmeno morti, sono i vivi che sono stati congelati dal tempo, perché gli studenti e i visitatori possano davvero ritrovare il buon Leopardi, il meticoloso Mosè e l’ultima cena a ricordarci che, anche i momenti più belli e la compagni più intensa dovrà giungere alla fine.

Giacomo Leopardi e... Luigi Zagone



Non si può dimenticare il monoculo, il gigante di 8 metri che, ormai inerme, si fa trovare sdraiato e immobile per i visitatori.
Rocca in notturna è un presepe a cielo aperto, la gente emana calore, con un velo di timidezza negli occhi. Il sindaco con entusiasmo festeggia il suo ultimo anno di mandato con la soddisfazione di potersi annoverare come primo fautore, grazie anche al genio dell’Aletti editore, di un paese ritrovato della poesia in Italia.
A Rocca Marina giace una chiesa che ricorda una nave… la poppa… la prua e la vela. Una nave che guarda verso il mare, che poggia su un lago che si trova a soli 6 metri al di sotto del suolo, misteri che si concatenano, croci che iniziano a sanguinare, croci che compaiono e scompaiono… segni di un mistero che protegge Rocca e i rocchesi dall’invecchiamento del tempo.
Non si può esaurire così un pensiero o come direbbe Alett
i “la scritta parola”, non si può sgranare il cuore per poi dover cancellare l’ultimo sguardo del tempo, non si deve cancellare il ricordo, ma quando ne vale la pena va trasmesso. 
Quanti di voi conoscono Rocca Imperiale? Quanti di voi ci sono mai stati?
Non lo so… troppo pochi… troppo poco tempo per conoscere la nostra bella Italia e il nostro ricco mondo.
La mia storia si conclude qui, o forse sta per iniziare… con un sogno.

Maria Teresa Vivino







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