I libri migliori e peggiori del 2013

Salve Scribacchini, siamo ormai agli sgoccioli del 2013, è tempo dunque di bilanci, anche in ambito letterario, ecco dunque le mie considerazioni sui libri letti quest'anno.

Il miglior libro:

"Fiorirà l'aspidistra" di George Orwell


Consigliato a tutti coloro che vogliono diventare scrittori, un piccolo capolavoro.




TRAMA: Gordon Comstock, il protagonista, è un ribelle impegnato in un'aspra battaglia contro il mondo comandato dal denaro. Si mantiene lavorando come commesso presso una libreria di Londra, mentre coltiva delle modeste aspirazioni letterarie, frustrate da una serie di insuccessi (gli scritti che spedisce alle case editoriali vengono regolarmente rifiutati) e minate dalla sua stessa insicurezza. Il denaro diventerà per lui un'ossessione e una linea di principio: nel tentativo di respingere quasi asceticamente la schiavitù dei soldi, Gordon arriverà a dover rinunciare ad una semplice cena con la ragazza amata, Rosemary, piuttosto che essere costretto ad avere un "buon posto" di lavoro nel campo della pubblicità, e a sottomettersi così ai codici sociali dell'epoca. In questa sfida, che si preannuncia disperata, la pianta di aspidistra, il fiore nazionale inglese, diventa per il protagonista l'emblema dell'opaca rispettabilità borghese e del conformismo. Anche lui ne possiede una, che maltratta e trascura volontariamente, cercando di farla morire.


Il peggior libro:


"Gli occhi gialli dei coccodrilli" Katherine Pancol


Storia banale e deludente sotto ogni aspetto, la cosa peggiore sono però i personaggi, privi di spessore e patetici.





TRAMA: Tre generazioni di donne: la fredda matriarca, le sue nipoti e in mezzo, allo stesso tempo figlie e madri, Iris e Joséphine, sorelle dal carattere diversissimo. La prima è bella, ricca e vive un matrimonio in apparenza felice; la seconda è stata abbandonata dal marito e deve fare i conti con due figlie da crescere e una serie infinita di difficoltà finanziarie. Anche i loro sogni sono differenti: Iris spera in una brillante carriera da sceneggiatrice, Joséphine vuole affermarsi come studiosa di storia medievale. Ma le loro esistenze subiscono un'imprevista trasformazione. Durante una cena, Iris conosce un editore e gli fa credere, per darsi un tono, di essere alle prese con la stesura di un romanzo, restando però preda della propria bugia. Davanti all'offerta dell'uomo di pubblicarlo, si rivolgerà alla sorella chiedendo la sua complicità per scriverlo: l'una intascherà il successo, l'altra il denaro. In un crescendo di tensioni, il destino riserverà alle protagoniste incredibili sorprese, soprattutto quando il libro diventerà un best-seller. Una girandola di eventi che si susseguono fino all'ultima pagina, esplorando le pieghe più intime della natura umana, in special modo quella femminile. Su tutto, l'orgoglio di non cedere mai né al vittimismo né allo sconforto, nonostante le ferite e i dolori. Perché ognuno ha la sua stella da inseguire, gialla e brillante come gli occhi dei coccodrilli.

Il miglior giallo:

"A ciascuno il suo" Leonardo Sciascia.

Qui baro un po', non l'ho letto quest'anno ma l'ho riletto di recente e ancora una volta mi ha colpita, semplicemente straordinario.



TRAMA: Siamo in un paese dell'entroterra siciliano. Una lettera anonima minaccia di morte il farmacista, uno che « viveva tranquillo, non aveva mai avuto questioni, non faceva politica ». L'uomo pensa ad uno scherzo, ma la minaccia si avvera -puntualmente, al termine di una giornata di caccia, coinvolgendo l'amico dottore che si trova con lui. Un altro delitto che sembra non avere perché, ed offre pochi appigli ad un professore di liceo che, quasi mosso da una astratta passione intellettuale, si ritrova a cercarne il bandolo in una rete di silenzi e di complicità.

Il peggior giallo:

"I delitti di uno scrittore imperfetto"  Birkegaard Mikkel

Un giallo senza colpevole, pasticciato e che non porta a nulla.




TRAMA: In attesa dell'uscita del suo nuovo romanzo, Frank Føns vive rinchiuso in una villa sul mare del Nord. È solo. A tenergli compagnia, l'immancabile bottiglia di whisky e i ricordi. Ricordi dei tempi in cui i suoi thriller non lo avevano ancora reso uno degli autori più famosi in Danimarca, e lui era solo un giovane squattrinato, un marito innamorato e un padre felice. Ora tutto è cambiato. Il successo, si sa, ha un prezzo. Quello che Føns ancora non sa è quanto sia alto. Lo capisce quando la polizia ritrova il cadavere di una ragazza annegata nelle acque del porto di una tranquilla cittadina costiera, morta in circostanze che sembrano copiate minuziosamente dal romanzo che è in procinto di presentare alla fiera del libro di Copenaghen. Ma perché qualcuno dovrebbe ispirarsi a un omicidio del suo libro? E in quanti possono conoscere il contenuto di un'opera ancora inedita? Føns è un uomo difficile, incline a non pochi vizi e capace di attirare su di sé un notevole interesse femminile: la sconcertante analogia fra i due delitti lo sconvolge e lo induce a iniziare un'indagine tutta sua. Quando si trova a Copenaghen per la fiera, vede compiersi un altro omicidio del tutto simile a uno di quelli descritti in un suo romanzo. La stessa efferata violenza, la stessa insopportabile crudeltà. Solo allora la possibile coincidenza assumerà i connotati di una vera e propria persecuzione, di un folle gioco fra lo scrittore e un lettore, a quanto pare, molto attento. E sempre un passo avanti...


Il libro che mi ha piacevolmente sorpresa:



"Le osservazioni" Jane Harris

Quasi cinquecento pagine che si leggono d'un fiato. Un libro pieno di colpi di scena.

Le osservazioni


TRAMA: Bessy Buckley si è svegliata presto stamattina, ha indossato il suo vestito migliore e si è avventurata sulla strada grande per Edimburgo. Attraversare la Terra del Diavolo, il pezzo di Scozia che unisce Glasgow a Edimburgo, non è una cosa semplice per una ragazza che ha quindici anni nel 1863. Ma Bessy è sveglia, così sveglia che deve averla fatta grossa a Glasgow, visto che, non appena ha scorto due poliziotti a cavallo, ha abbandonato la strada grande e si è precipitata nei sentieri di campagna. Davanti a un viottolo, indicato da un'insegna che diceva "Castello di Haivers", Bessy non ha esitato: l'ha imboccato. Dopo tutto, si è avventurata nella Terra del Diavolo per trovare lavoro presso una famiglia importante e magari sposare un giovane nobile...


Di genere totalmente diverso ma che merita di stare in questa classifica è anche

"Battle Royale" Koushun Takami

Duro e crudele, un degno erede di 1984 di Orwell.





TRAMA: Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo...

Il libro che mi ha delusa:

"Cinque quarti d'arancia" Joanne Harris

Amando questa scrittrice avevo grosse aspettative, purtroppo andate deluse.



TRAMA: A volte, se lo decide il destino, il passato e il presente s'intrecciano e riaccendono sentimenti e paure che sembravano cancellati per sempre. Framboise Dartigen aveva solo nove anni quando gli occupanti nazisti arrivarono a Les Laveuses, il paesino sulle rive della Loira dove viveva con la mamma e i fratelli maggiori Cassis e Reinette. In quei giorni sospesi tra la fiaba crudele dell'infanzia e la tragedia della storia accadde qualcosa di terribile. Ora Framboise, che è ormai una donna matura, è tornata a vivere nella vecchia fattoria, ma in incognito. Il segreto di quegli anni lontani non deve assolutamente tornare alla luce.




Qual è invece la vostra classifica?

Vincitori contest di Natale 2013

Salve Scribacchini, ecco i tre vincitori del contest di Natale di Scribacchini per Passione, vi auguro Buon Natale e ovviamente buona lettura!

Al primo posto Francesca Carrer con "Babbo Natale il Santo"

C'era una volta nell'antica Turchia un bello e saggio ragazzo di nome Nicola, trascorreva le sue giornate nel palazzo di famiglia circondato da libri sacri cristiani e ricchezze di famiglia.
Il padre era molto fiero di lui e si immaginava il futuro del figlio pieno di gloria e santità:“Un giorno diventerai vescovo, potrai comandare la chiesa e tutti ti ameranno” gli ripeteva in continuazione.
Nicola amava molto il padre, lo rispettava e faceva di tutto per seguire i suoi consigli e la strada da lui indicata: crebbe così forte, amato dagli altri e colto.
A soli sedici anni il giovane Nicola però si trovò ad affrontare una terribile punizione del destino, nella sua città si diffuse la peste che in breve tempo divorò tutto; divorò famiglie, divorò speranze e divorò anche la vita dei suoi genitori.
Unico figlio si ritrovò con tante cose materiali, soldi e oro, ma tanto vuoto dentro da colmare.
Decise di trasferirsi a Myra per allontanarsi da quella città che tanto gli ricordava la sua famiglia e la sua infanzia, decise che sarebbe diventato Vescovo e avrebbe realizzato il sogno di suo padre.
In breve tempo diventò sarcedote e il popolo intero imparò ad amare la sua grazia, la sua intelligenza e la sua carità; fu infatti il popolo stesso che poco dopo lo acclamò a gran voce per farlo diventare il nuovo Vescovo di Myra.
Realizzato il sogno di suo padre si sentì finalmente libero di dedicarsi completamente agli altri, parlando con la gente comune venne a conoscenza di una triste storia di un nobile decaduto.
Questo non avendo più soldi da dare in dote alle figlie, e quindi non potendole far sposare, decise di avviarle al mondo della prostituzione.
Nicola decise così di regalare in gran segreto al povero nobile i denari necessari per far sposare le fanciulle, cambiando così il destino delle tre povere ragazze.
Scoperto chi fosse il misterioso donatore di denari, la sua fama crebbe a dismisura e fu subito soprannominato protettore dei bambini.
Dopo questa vicenda, il buon Nicola fece molte altre gesta di carità, e restò a capo della chiesa di Myra per il resto dei suoi giorni tra l'amore della sua gente e dedicandosi agli altri.
Dopo la sua morte venne quasi subito proclamato Santo; oggi Sanctus Nicolaus o abbreviato come Santa Claus lo si festeggia il 6 dicembre ed è uno dei santi più amati dalla chiesa e dal popolo.
Dopo la sua beatificazione qualcuno ha giurato di vederlo con il suo abito rosso da Vescovo aggirarsi tra le case delle famiglie con bambini e qualcuno addirttura dice che egli passi a cavallo di animali volanti a regalare doni ai bambini il 25 dicembre per rendere il loro futuro più gioioso...
Ma questa parte della storia è solo leggenda... O forse no!!!

Al secondo posto Silvia Devitofrancesco con "Per un sorriso in più"

Anche questo anno è arrivata la festa magica, la festa che tutti aspettano e che simboleggia la nascita, l’amore della famiglia, il calore del focolare domestico, avete capito di cosa parlo? Bravissimi! Il Natale. Io sono Babbo Natale. Sì, ma quello vero, mica i miei “fake”, per dirla con i termini moderni, che affollano le strade delle vostre città. In questo momento sto osservando come procede il lavoro dei miei elfi, creature impegnatissime e con tanta voglia di sentirsi utili per donare un sorriso.
Oggi è una giornata particolarmente fredda. Qui da me la neve è talmente tanta che ha ricoperto ogni cosa. Fa freddo, ma il calore del fuoco proveniente dal mio camino mi tiene al caldo. In questo momento sto leggendo le vostre mail con le vostre richieste, poiché anche Babbo Natale ha la propria casella di posta e un profilo sui social network. Vorrei accontentarvi tutti, cari bambini, ma è una missione davvero difficile. Scrollo tutte le vostre mails e clicco due volte col mouse su una di queste. Non so spiegarvi cosa mi attiri in essa, ma decido di leggerla attentamente, parola per parola, virgola per virgola.

“Caro Babbo Natale,
forse ho sbagliato a scriverti, ma ho sentito dentro me che fosse la cosa più giusta da fare. Mi chiamo Valeria e sono una commessa di un grande negozio di giocattoli, uno di quei classici negozi che durante il periodo natalizio, colorati di rosso, argento e oro, sono pronti ad accogliere tanti bambini festanti.
Ecco, anche questo anno è andata così… oggi ho assistito a una scena che mi ha dato l’imput per scriverti questa lettera. Una bambina bellissima è entrata in negozio con i suoi genitori. Ha vagabondato per ore tra gli scaffali, persa tra le miriadi di bambole e giochi da tavola, sino a quando la mamma l’ha svegliata da questo sogno: “Un giorno li avrai. Per questo anno non sarà possibile. La crisi ha tolto il lavoro a tuo padre.”
Ho letto, negli occhi di quella bambina, il dolore, ma non perché non avrà quel giocattolo, ma per questa maledetta crisi. Ha afferrato la mano della mamma ed è uscita dal negozio senza voltarsi. Tra le lacrime di dolore ti ho scritto questa lettera, anche se so bene quanto questo mio gesto sia un’assurdità, Babbo Natale non esiste, ma è frutto di chi, quando eravamo bambini, voleva donarci la poesia della festa. Io ci ho provato!”

La devo aiutare esclamo e, così, novità assoluta per me, decido di rispondere alla sua mail.

“Cara Valeria,
sicuramente ti stupirai di questa mia risposta, ma la tua storia mi ha colpito. Non è giusto che i bambini paghino per errori commessi dai cosiddetti “grandi”. Ho deciso di aiutare te e soprattutto questa bambina protagonista della tua triste avventura. Desidero che sul suo viso compaia un sorriso, uno di quei sorrisi che scaldano il cuore e che fanno sciogliere la neve Le donerò una di quelle bambole che guardava nel tuo negozio.
Riguardo te, invece, ti dico solo questo: “Babbo Natale esiste per chi sa cercarlo. Per chi, nonostante tutto, non ha perso la poesia. Per chi crede ancora nella magia e per chi ha il cuore colmo d’amore pronto per donarlo agli altri.”


Messaggio inviato. Sorrido soddisfatto, mi alzo dalla scrivania e contemplo il paesaggio innevato della Lapponia. 
Dove è finita la speranza in un mondo migliore? Mi chiedo con malinconia.
Qualche anno fa, almeno, la leggevo nelle lettere dei bambini, ma alla soglia del 2014, questa speranza è svanita. Leggo principalmente queste frasi: “Ti chiedo solo una cosa per Natale: fai scomparire la parola crisi che mi fa tanta paura.” Questo è il mondo nel quale viviamo, questa è la storia che stiamo scrivendo e che lasceremo in eredità a quanti verranno dopo di noi.
Ho preso una decisione folle, ma necessaria. Questo anno il 24 dicembre, mi toccherà fare una bella passeggiata in giro per il mondo. Non si può mai stare tranquilli!


Al terzo posto Marco Bertoli con "MABN – Missile Anti Babbo Natale"

La sirena d’allarme risuonò nell’attimo in cui le lancette dell’orologio appeso alla parete del bunker indicarono la mezzanotte.
Una voce antica e stridula si sovrappose all’ululato sbraitando: «Ai posti di combattimento! Tra poco comincia il ballo!».
Babbo Natale controllò il display del “segnalatore di posizione” sul cruscotto della slitta. Una ruga di profonda preoccupazione incise la fronte di un volto altrimenti rubizzo e pacioso. Scosse la testa ed esclamò: «Ci siamo, ragazze mie. Siamo prossimi al confine!».
Un coro di bramiti ansiosi rispose all’avviso.
«Non piace neanche a me questo sporco lavoro, ma qualcuno deve comunque farlo» commentò il sanguigno postiglione dello strano velivolo, spronando le nove renne. «Lampo e Saetta accelerate l’andatura!» ordinò secco. «E tu, Rudolph, spegni quel benedetto naso: adesso non occorre illuminare la notte con un faro. Da questo momento, navigazione silenziosa!» concluse, tirando la leva che bloccava lo scampanellio dei sonagli legati al collo delle bestie.
«Abbiamo un contatto sul radar …» sibilò una voce, tesa.
«Altezza e velocità corrispondono al bersaglio…» proseguì una seconda, riflessiva.
«Soluzione di tiro elaborata» sancì una terza, decisa.
«FUOCO!».
Gli occhi stretti a fessura di Babbo Natale scrutavano attenti lo schermo circolare che irradiava una tenue luminosità verdastra.
Sussultò nello scorgere quattro puntini apparire in basso a destra. Rompendo la consegna da lui stesso impartita, gridò: «Missili in avvicinamento! Guizzo e Ballerino: iniziare le manovre evasive!».
La coppia di renne obbedì all’istante. Traino e slitta presero a ondeggiare e serpeggiare nell’etere gelido, simili a un serpente ubriaco.
Pur in preda a violenti conati di vomito, il bianco-scarlatto postiglione non smise di osservare la traiettoria dei minacciosi puntolini.
Uno si fermò in volo, confuso dai movimenti forsennati dell’obiettivo, quindi si lanciò in una direzione completamente sbagliata. Gli altri, invece, proseguirono imperterriti. Segugi cocciuti sulle tracce della preda.
Babbo Natale sospirò. Aprì un sacchetto che portava alla cintura e ne estrasse una manciata di strisce di carta oleata ricoperta da entrambi i lati con un sottile strato di alluminio, a sua volta trattato con vernice riflettente. Al culmine di un giro della morte che gli proiettò lo stomaco tra le labbra, sparse in aria i ritagli e continuò sinché il contenitore fu vuoto. “Ora vedremo se la nuova trovata degli elfi funziona” rimuginò.
La nuvola argentata si distese come una scia di lucciole sbarazzine dietro la slitta. Quando il terzetto d’inseguitori piombò in mezzo al ribollire di scintille, l’energia arcana che li animava andò in sovraccarico. Scattarono protezioni di sicurezza, ma per due di loro era troppo tardi. Accecati, persero di colpo l’orientamento finendo per urtarsi l’uno con l’altro. La deflagrazione coincise con il loro sparire dallo schermo radar.
Ostinato, il superstite continuò la caccia.
«Poteva andare peggio» fu la pragmatica chiosa di Babbo Natale. Quindi, rivolto alle renne parlò con dolcezza: «Con l’ultima me la vedo io. Voi belle, restate tranquille e procedete diritto. Senza scossoni, mi raccomando».
Si alzò, reggendo tra le mani il pesante sacco dei regali. Accompagnò con lo sguardo l’approssimarsi rapido della scopa con la gialla carica esplosiva fissata alla sommità del manico.
Attese immobile, poi colpì la ramazza una frazione di secondo prima dell’impatto, scaraventandola lontano, un rottame inutile.
Uno sbuffo di sollievo e si risedette brontolando: «Tutti gli anni la solita storia quando si sorvola Befania!».

"Rocca Imperiale il paese della poesia e dei sogni" Maria Teresa Vivino

Salve Scribacchini, ringrazio la nostra Maria Teresa Vivino per questo splendido articolo dedicato ad un'altrettanto splendida città: Rocca Imperiale.

Presepe di Rocca Imperiale



Mi domando spesso se possa esistere una soluzione ai problemi dell’umanità. Certo una domanda sciocca e forse anche con una punta di presunzione.
I migliori uomini della terra, tra cui il recente scomparso Nelson Mandela, non hanno trovato una vera e propria risposta, se non ci sono riusciti loro, certo, non posso farlo io; quello che però hanno dimostrato uomini come Steve Jobs, ad esempio, è che il raggiungimento di un sogno può partire solo dall'avere un sogno. Banale certo, ma in un pianeta dalle risorse limitate, in cui qualcuno ha lo stomaco vuoto e qualcun altro di vuoto ha il cervello o il cuore, è davvero difficile poter credere in un SOGNO. Eppure, credetemi, se mi togliessero i sogni e con essi le speranze, morirei ancor prima di sentir cessare il battito del mio cuore.
Il mio sogno è quello di non vedere più persone che muoiano ingiustamente, ma non per mano altrui, in primis per mano propria. Se qualcuno ci riempie di soprusi eppure continuiamo a vivere è perché abbiamo qualcosa dentro che è più forte anche della violenza: la fede; non parlo di una fede religiosa, ma una fede nella vita, che questa vita, fino all'ultimo possa darci qualcosa per cui valga la pena posticipare il giorno della fine.
Sono dell’idea che qualcuno potrà anche toglierci la vita, ma nessuno dovrà mai toglierci la voglia di vivere.
Il mio sogno si chiama POESIA, questa è una storia d’amore che nasce 8 anni fa. Se avete voglia di ascoltare le parole del mio cuore, sedetevi e concedetevi attimi di pace e serenità.
Ho iniziato a scrivere perché la vita mi prendeva a schiaffi, le persone dovevano continuare la loro vita e io non potevo immobilizzare la mia; ho iniziato a scrivere perché comunicare con l’altro era l’unico modo per riparlare con me stessa… ho iniziato a scrivere perché “mi veniva”, come avevo lo stimolo di mangiare e la voglia di dormire… ho iniziato a scrivere perché tramite le mie parole potevo finalmente costruire mondi nuovi o trovare mondi del quotidiano che non avevo ancora compreso… ho iniziato a scrivere, ma solo continuando a farlo ho capito che non riuscivo a sentirmi sazia, come un’ingorda voglio leggere e scrivere per non morire.
I poeti sono tristi… no i poeti scavano nell'animo umano e l’animo umano è colmo di passioni, le passioni sono universali e sono trasversali, anche un rapporto fisico culmina e termina con il massimo dolore e il raggiungimento del massimo piacere, questo vuol dire provare fino in fondo il piacere, “l’unione vera con l’altro”… allo stesso modo il poeta scavando nella profondità dell’animo, prova piacere quando più fitto si fa il dolore, perché in fondo il dolore, l’emozione più umile degli esseri umani ci rende tutti simili e tutti dissimili.
I poeti sono tanti, tutti sono un po’ poeti, soprattutto quando si innamorano e, se non lo diventano nemmeno in quell'occasione, o hanno paura dell’amore o ancora non l’hanno davvero mai provato.
Il mio sogno è vedere un mondo senza droga e senza fiumi di alcool, un mondo in cui anziché soffocare, gli uomini prendano il coraggio di scrivere sui muri delle città per comunicare la loro rabbia, il loro dissenso, il loro amore.
 vero a volte questo non basta, scrivere intendo; a volte tristemente leggiamo nei libri di scuola che alcuni poeti si sono tolti la vita, anche alcuni scrittori, e che altri ancora per trovare l’ispirazione si drogano… non è così, intendo dire, non è così che si fa credete… probabilmente per quanto dotati fossero questi Nomi della poesia e della prosa, non avevano davvero trovato il loro sogno. Se un sogno non ti fa vivere è perché non è quello giusto, così come se in coppia soffri quella non è la tua metà e nemmeno il tuo coperchio.
A Rocca Imperiale, piccola cittadina della Calabria che confina con la Basilicata, come diceva un giornalista del TgR Calabria “Rocca dove la Calabria finisce o forse inizia”, il sogno della poesia ha avuto inizio 800 anni fa…


Vista sul mare di Rocca Imperiale



Federico II Svevia aveva fondato nella sua corte la “Scuola siciliana”, la culla della poesia italiana; a Rocca Federico ci andava, aveva un forte e una residenza, e i suoi versi servivano anche per riempire i vuoti dei trattati politici onde evitare che qualcuno potesse manipolarle nel viaggio.
La poesia è tornata 5 anni fa a Rocca con un rocchese che ha aperto una casa editrice a Roma, l’Aletti editore. Giuseppe Aletti non ha dimenticato Federico II, anche se in realtà non l’ha potuto conoscere essendo vissuto 800 anni prima, ma ha voluto assolutamente riportare la poesia a casa sua, ha voluto tornare lui stesso alle sue origini.

Una delle stele poetiche affisse nel borgo storico 


Il concorso indetto da Giuseppe è “Il Federiciano”, sì in ricordo di Federico.
Sono 9000 gli autori che in 5 anni hanno partecipato al concorso gratuito di poesia inedita. 9000 autori che… da ogni parte del mondo hanno voluto condividere un pensiero, un verso, l’anima con altre persone, poeti forse…
In cinque anni, Rocca, è divenuto il PAESE DELLA POESIA, non ospita solo autori in carne ed ossa, ma stele in ceramica maiolicata che mostra al mondo, ai visitatori e ai rocchesi, la grandezza dell’animo umano. Tra i poeti molti nomi noti: Leopardi, Merini, Maraini, e chi più ne ha più ne metta, poi cantautori, come Bennato, Pedrini… e ancora poeti viventi anche internazionali come Jodorowsky, e infine i POETI CONTEMPORANEI, anime che aleggiano nei versi di Rocca, sulle steli, che non sanno più di silenzio, ma di infinito.
Rocca Imperiale può essere, è e deve rimanere il paradiso dei poeti, di quelle anime che hanno bisogno di incontrarsi, non importa se per una volta o per l’eternità, ma hanno bisogno di vedersi dentro, l’un l’altra.
L’ultima edizione si è tenuta il 7 e l’8 dicembre 2013, con un tepore intorno ai 17°, il cielo rocchese ha smesso di piangere all’arrivo dei poeti, e si è commosso nuovamente al termine delle due giornate.
Certo un pezzo del mio cuore è a Rocca, in quel centro storico, con lo sguardo rivolto al mare; in quel museo delle cere, dove i volti non sono morti, e non ritraggono nemmeno morti, sono i vivi che sono stati congelati dal tempo, perché gli studenti e i visitatori possano davvero ritrovare il buon Leopardi, il meticoloso Mosè e l’ultima cena a ricordarci che, anche i momenti più belli e la compagni più intensa dovrà giungere alla fine.

Giacomo Leopardi e... Luigi Zagone



Non si può dimenticare il monoculo, il gigante di 8 metri che, ormai inerme, si fa trovare sdraiato e immobile per i visitatori.
Rocca in notturna è un presepe a cielo aperto, la gente emana calore, con un velo di timidezza negli occhi. Il sindaco con entusiasmo festeggia il suo ultimo anno di mandato con la soddisfazione di potersi annoverare come primo fautore, grazie anche al genio dell’Aletti editore, di un paese ritrovato della poesia in Italia.
A Rocca Marina giace una chiesa che ricorda una nave… la poppa… la prua e la vela. Una nave che guarda verso il mare, che poggia su un lago che si trova a soli 6 metri al di sotto del suolo, misteri che si concatenano, croci che iniziano a sanguinare, croci che compaiono e scompaiono… segni di un mistero che protegge Rocca e i rocchesi dall’invecchiamento del tempo.
Non si può esaurire così un pensiero o come direbbe Alett
i “la scritta parola”, non si può sgranare il cuore per poi dover cancellare l’ultimo sguardo del tempo, non si deve cancellare il ricordo, ma quando ne vale la pena va trasmesso. 
Quanti di voi conoscono Rocca Imperiale? Quanti di voi ci sono mai stati?
Non lo so… troppo pochi… troppo poco tempo per conoscere la nostra bella Italia e il nostro ricco mondo.
La mia storia si conclude qui, o forse sta per iniziare… con un sogno.

Maria Teresa Vivino







Corazzata spaziale Mussolini Davide Tarò

Salve Scribacchini, diffondo con piacere qualche anticipazione sul romanzo "Corazzata spaziale Mussolini" di Davide Tarò, autore che avevamo già conosciuto attraverso il suo primo romanzo "Emina. OrfaniRobot"





CORAZZATA SPAZIALE MUSSOLINI di Davide Tarò 


Sopra i cieli dell’Italia della Seconda Guerra mondiale, una corazzata vola libera e ribelle.
XXI anno dell’era fascista. Un ragazzo delle campagne italiane, Attalo Agricanto, di anni dieci, viene salvato dalla Corazzata Spaziale Mussolini.

«Io, Furio Matteotti, comandante della Corazzata Misterioso Futuro ti invito a entrare. Il mio vessillo è libertà. Tutto ciò che rifugge il Fascismo, io e il mio equipaggio dentro la corazzata, la nostra nuova casa e patria, lo perseguiamo con una forza centuplicata. Con il sudore e il sangue delle nostre anime libere».

«Ormai in volo nello spazio, decisi che la Corazzata Spaziale Mussolini sarebbe diventata la Corazzata Misterioso Futuro». Queste le ultime parole del capitano Matteotti prima che la Corazzata prendesse il volo, non autorizzata, e si eclissasse nei cieli per sempre. Fino ad ora.


Anno: luglio 1945

Luogo: Pianeta Terra

Un nuovo esperimento di animeucronia. I personaggi, le astronavi e la tecnologia di questo racconto (come già quelli del primo romanzo di Tarò, EMINA OrfaniRoboT) si muovono e funzionano con un preciso scopo, sono figli di una storia risorgimentale “realmente” accaduta e quasi identica alla nostra, di una storia degli anni Venti del secolo XX che arriva spietata (e segreta) fino all’esplosione delle bombe atomiche sul Giappone nel 1945.


Animeucronia è un termine coniato dallo stesso Tarò per definire un genere letterario che deriva dalla infausta ed empia fusione degli anime (i cartoni animati giapponesi) con la fantascienza ucronica per dare vita a storie che si svolgono in una realtà assai simile alla nostra, ma che per qualche strano evento si sono evolute in maniera differente e hanno dato origine a una realtà alternativa in cui, ad esempio, una nota industria meccanica torinese produce robot giganti assai simili a quelli che si vedevano nei cartoni animati giapponesi degli anni Settanta o in cui si assiste alla costruzione di una corazzata spaziale poco prima della Seconda Guerra Mondiale in tutto simile a quella che si vedrà una trentina di anni più tardi solcare le TV italiane sotto il vessillo di pirati spaziali. E si scoprirà che questi occulti legami sono solo all’apparenza pretestuosi. Una realtà animeucronica assai più vasta ed espandibile e che si sta espandendo attraverso le opere dello scrittore Davide Tarò. 



Davide Tarò è autore del romanzo EMINA OrfaniRoboT, edito da 001 Edizioni (www.001edizioni.com) e già segnalato al prestigioso Premio Italia, il premio italiano per le opere e le attività nel campo della fantascienza, del fantasy e dell’horror a cura del World SF Italia, nel 2013.

Imminente nei nostri cieli Corazzata Spaziale Mussolini. Scrutate le stelle e seguite gli aggiornamenti sul sito www.editricelatorre.it. A gennaio la corazzata salperà per lo spazio. E voi cosa farete sotto questi cieli?


Illustrazione di copertina di Andrea Gatti: http://www.agatti.com/