Marco Sambruna "Quando ero come voi"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo con noi Marco Sambruna per parlarci del suo romanzo "Quando ero come voi" pubblicato con la casa editrice free "Officine editoriali" (potete leggere l'intervista qui).


Quando ero come voi
Officine editoriali
4,90 euro

Ciao Marco, parlaci un po' di te...

Ecco una di quelle domande che mi imbarazzano: parlare di me suppongo significhi dire chi sono. Di solito a queste domande si risponde sempre tracciando un profilo professionale stabilendo una identificazione fra l’uomo e la sua professione. Ma io non sono il mio lavoro per cui mi limiterò a rispondere che dal punto di vista della collocazione socio-economica sono un ex imprenditore e che attualmente sono un uomo molto più libero di quanto potevo esserlo dieci anni fa.

Il tuo primo romanzo è “Quando ero come voi” ti va di parlarcene?

L’idea di “Quando ero come voi” mi è nata in seguito alla lettura di alcune opere di Pier Paolo Pasolini, in particolare “Lettere luterane” e “Scritti corsari”: egli prefigurava in quei saggi l’avvento di qualcosa di totalmente nuovo e sconosciuto  che definiva come Nuova Preistoria o Nuova Religione. Quest’ultima secondo Pasolini avrebbe avuto il carattere del cinismo e della spietatezza, ma soprattutto avrebbe forgiato una sorta di uomo nuovo, secondo le sue parole “così brutto e antipatico che non sarebbe più valsa la pena vivere”.
A distanza di quarant’anni mi sono quindi chiesto quanto si era avverato di quella oscura profezia e sono giunto alla conclusione che tutto ciò che Pasolini aveva preconizzato si è realizzato.
“Quando ero come voi” è quindi un romanzo che vuole rappresentare il compimento di una profezia: le religioni tradizionali, in particolare il cristianesimo, che hanno forgiato un certo tipo d’uomo sono in netto declino e al loro posto è nata questa Nuova Religione che ha scimmiottato dalle antiche dogmi, liturgie e gerarchie.
Le chiese sono state sostituite dai centri commerciali, la sacra liturgia da riti collettivi come gli happy hour, la gerarchia religiosa dai guru dell’informatica, la massa dei fedeli da quella dei  consumatori, il magistero della chiesa da quello della televisione, i sacerdoti dagli opinionisti televisivi e così via. Il frutto di questa progressiva sostituzione, di cui in fondo non ci siamo quasi accorti, è appunto quello che ho tentato di descrivere in “Quando ero come voi”: una colossale buffonata i cui attori principali sono coloro che, abbagliati dai mass media e ultimamente da internet,  tentano affannosamente di strappare gli ultimi brandelli di benessere  prima della sempre più probabile catastrofe. 

Chi è Marco Guidi, protagonista di questa storia?

Marco Guidi è per il lettore ciò che Virgilio è stato per Dante: una guida che prende per mano il lettore e lo conduce all’esplorazione della Nuova Religione. A differenza di Virgilio però Marco Guidi è un esploratore inesperto non ancora munito della bussola e delle mappe necessarie per avventurarsi alla scoperta di un territorio sconosciuto dove è facile perdersi o vagare  a vuoto.
Allo stesso tempo è un personaggio per così dire in over time o fuori tempo massimo ossia è un personaggio che vive nel passato secondo delle regole che non sono più in vigore: il mondo è cambiato, ma lui non ne è immediatamente consapevole. Solo progressivamente, conoscendo sempre meglio la Nuova Religione, capirà di essere un eretico cioè uno che non ha accettato le regole del gioco e che proprio da questa mancata accettazione nascono tutti i suoi problemi.

Nell'opera parli di un tema delicato, quello del mondo del precariato, è stato il punto di partenza della tua storia?

In verità nel romanzo e nonostante il sottotitolo non parlo affatto del precariato se non apparentemente, ma della Nuova Religione. Il precariato non è il problema, ma una conseguenza del problema stesso, forse una delle sue conseguenze più appariscenti, ma certo non l’unica e secondo me non delle più gravi. Ciò che ho tentato di rappresentare nel romanzo non è la descrizione di un fenomeno al fine di informare il lettore su un argomento, quello del precariato appunto, che probabilmente conosce già benissimo. Ciò che ho tentato di fare è invece  rappresentare il mutamento di mentalità  che la Nuova Religione ha indotto nella gran massa dei suoi fedeli, ossia quasi tutti gli uomini.  Marco Guidi durante il suo peregrinare dantesco incontrerà molti di questi uomini con i loro gesti e le loro posture ridicole, i loro desideri meschini, le loro idee di corto respiro.
Osservando queste persone forse Marco Guidi si rende conto che in definitiva abbiamo esattamente quello che ci meritiamo perché la realtà attorno a noi non è altro che la proiezione di ciò che giace dentro di noi. O se preferisci da un suolo arido non possono che nascere pochi arbusti rinsecchiti.

 Spiega ai lettori perché dovrebbero leggere il tuo libro...

Ancora una volta sono in imbarazzo perché io non voglio convincere nessuno a fare qualsiasi cosa,  tantomeno  a leggere “Quando ero come voi”.  Siamo bombardati da prodotti editoriali di tutti i tipi per cui mi sentirei ridicolo se raccomandassi a qualcuno di leggere qualcosa che ho scritto; mi sembrerebbe di partecipare a uno di quei riti collettivi un po’ volgari dove ciascuno sgomita per cercare di apparire. Lascio quindi all’intuito di ciascun lettore decidere se la lettura del mio romanzo possa essergli utile o meno.

Hai dei riti particolari quando scrivi?

No, posso solo dire che per me la scrittura è una forma di auto terapia o meglio di auto conoscenza.
Mi aiuta a essere più trasparente a me stesso. Forse anche per questo nel mio romanzo ci sono molti episodi in cui sono stato realmente coinvolto e molti personaggi che ho realmente conosciuto.

Che libro c'è sul tuo comodino?

Sul mio comodino in questo periodo non c’è alcun libro, ma solo il mio netbook:  sono in una fase in cui preferisco scrivere che leggere.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Voglio approfondire il tema che ho affrontato in “Quando ero come voi” esaminandolo da altri punti di vista. Ad esempio trovo ci sia qualcosa di affascinante nel modo in cui nel linguaggio corrente, ossia nel linguaggio della Nuova Religione, si sono affermati alcuni slogan collettivi o parole d’ordine  che, inculcati dai mass media, sembrano avere un effetto ipnotico. Alcuni giorni fa ho sentito un docente di informatica invitare i suoi studenti a risolvere collettivamente un esercizio con le parole “interfacciatevi fra di voi”. Ecco, trovo che l’uso del termine “interfacciatevi” anziché, ad esempio, “dialogate” o “collaborate” abbia qualcosa di minaccioso.

Trovo anche che i continui inviti ad utilizzare un linguaggio “politicamente corretto” abbia come fine soprattutto quello di impedire a ciascuno di esprimersi liberamente: così ad esempio se dico che secondo me la discriminazione dei gay come fenomeno di massa in occidente non esiste, subito sono tacciato di omofobia, mentre se mi dichiaro contro la globalizzazione subito è pronta l’accusa di razzismo. Riguardo questi aspetti finalizzati al condizionamento del pensiero scriverò un secondo romanzo , una raccolta di racconti o un saggio.

0 commenti:

Posta un commento

Verranno pubblicati solo i commenti firmati. I commenti anonimi verranno cestinati. Grazie per la collaborazione.