Pinocchiate d'autore

Diffondo con gioia il comunicato stampa inviatomi dall' ICWA la prima associazione di scrittori per ragazzi italiana (di cui avevamo parlato qui).



L'ICWA è la prima associazione italiana di scrittori per ragazzi che intende investire energie e risorse per ristabilire alla letteratura giovanile un ruolo internazionale, promuovere la lettura e creare contatti con colleghi e associazioni di tutto il mondo, contro la crisi culturale che sta investendo l'Italia e l'Europa.
Con il lancio dell'ebook "Pinocchiate d'Autore" gli scrittori ICWA offrono ai loro lettori quaranta racconti autobiografici di monellerie memorabili, che rivisitano infanzie lontane e squarci di tipica vita famigliare italiana.
Scaricare l’ebook è facile e costa pochissimo (solo 2.99!!): basta cliccare sul nostro link  e seguire le istruzioni sulla pagina dello Shop.

Sostenere l'Associazione Italiana di Scrittori per Ragazzi è sostenere il patrimonio culturale del nostro Paese.

Giovanni Del Ponte

Salve Scribacchini, è un vero piacere per me presentarvi il nostro ospite speciale, abbiamo infatti l'onore di avere con noi lo scrittore Giovanni Del Ponte, autore della saga Gli Invisibili (De Agostini) che ci parlerà della sua attività di scrittore e darà dei preziosi consigli a noi scrittori esordienti. Noi abbiamo letto e recensito il suo ultimo libro "La ragazza fantasma".


Ciao Giovanni, ti va di presentarti ai lettori di Scribacchini per Passione?

Ciao Valentina. Sono appassionato di fumetti e di cinema fin da piccolissimo, da bambino infatti non volevo andare all'asilo per non perdermi i cartoni animati di Braccio di Ferro in tivù e mi piaceva molto invece stare con la mia tata Giova, che mi raccontava i paurosissimi ed emozionantissimi film dell'orrore che aveva appena visto al cinema. Amavo anche stare a Castelnuovo Belbo, in provincia di Asti, con la mia nonna paterna Pierina; il venerdì mattina mi portava con la corriera al mercato di Nizza Monferrato, dove potevo spulciare fino allo sfinimento nelle bancarelle di fumetti usati!
A scuola non andavo molto bene, perché avevo sempre la testa fra le nuvole, ed ero timidissimo anche con i miei compagni. Dai 14 ai 30 anni mi sono cimentato nella regia cinematografica per il cinema indipendente realizzando vari corto e mediometraggi, tra i quali Futuro Remoto, commedia fantascientifica in omaggio al disney italiano Romano Scarpa e alle sue storie di Topolino. Scrivo soprattutto per suscitare nel lettore le intense emozioni che io stesso ho provato quando ero ragazzo per certi film, fumetti o libri.

Prima ancora che scrittore sei stato regista di corti indipendenti, secondo te come e quanto questo ha influenzato il tuo modo di scrivere?

In effetti molti lettori mi dicono che, leggendo un mio libro, hanno l’impressione di vedere un film. Ancora oggi non mi è del tutto chiaro se per uno scrittore sia un bene o un male… Probabilmente dipende dal fatto che io stesso immagino le scene come se assistessi a un film e cerco di trascriverle il più precisamente possibile, con poche parole e pochissime descrizioni. Ce la metto tutta per fare in modo che in ogni momento il lettore possa visualizzare l’ambientazione e le espressioni dei personaggi, condizioni indispensabili per non “perdersi” e mantenere il coinvolgimento emotivo. Inoltre, soprattutto per i primi libri, costruivo una scaletta dell’intera vicenda (tre o quattro righe per ogni capitolo), proprio come prima di lavorare alla sceneggiatura dei miei corti.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?

Accadde tutto per caso, intorno ai trent’anni. 
Un giorno la mia fidanzata Giovanna e io ereditammo una soffitta da mia nonna e vi andammo ad abitare. Il primo Natale che trascorrevamo insieme desideravo farle un regalo che non avrebbe potuto farle nessun altro… Una cosa fabbricata da me. Però non sapevo costruire o dipingere o suonare o cucinare. Pensai perciò di provare a scriverle un racconto di un folletto proteggicase, che vegliava su una giovane coppia che viveva in una soffitta. La storia le piacque tantissimo e, più che fare un regalo a lei, lo feci a me: avevo scoperto nella scrittura il mezzo espressivo che mi era più congeniale! [per i curiosi: si può leggere una delle storie del folletto nella sezione “Racconti” del mio sito]

Com'è nata la saga degli Invisibili?

Come lettore ho amato molto Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury e It di Stephen King, tutte storie di formazione, cioè di ragazzi che si trovano ad affrontare il passaggio dall’infanzia all’età adulta, uno dei periodi della vita per me più affascinanti. Ero alla disperata ricerca di qualcos’altro che reggesse il confronto e, non trovandolo, decisi di provare a scrivere la storia che avrei voluto leggere. L’ultima spinta me la diedero i fumetti di Sandman di Neil Gaiman, allora ancora inediti in Italia. Gaiman ha una capacità straordinaria nel servirsi del fantastico per affrontare in modo avvincente i Grandi Temi dell’esistenza: era lo sguardo che cercavo per affacciarmi sul mondo degli Invisibili.
Nei tuoi libri affronti anche problematiche sociali (l’interculturalità, la salvaguardia dell’ambiente, i rischi della manipolazione genetica, il bullismo, solo per citarne alcuni) quanto secondo te il lavoro di uno scrittore è collegato con la realtà che lo circonda? 

Credo lo sia sempre. Semplicemente, certe volte non è così evidente perché l’autore ricorre a metafore, come attraverso una storia fantasy. Ho l’impressione che più uno scrittore sia sensibile e attento alla realtà che lo circonda, più le sue storie avranno spessore e i suoi personaggi risulteranno credibili e coinvolgenti. Ritengo che una delle caratteristiche principali di un buon creatore di storie sia la compassione, intesa come la capacità di “partecipare” e condividere le emozioni altrui. Una caratteristica che certo non mancava, per esempio, ai nostri registi, sceneggiatori e interpreti della commedia all’italiana del Dopoguerra, capaci di creare personaggi esilaranti e commoventi al tempo stesso, o in scrittori come Giovanni Guareschi, il papà di Don Camillo. Se ci spostiamo nell’ambito dei fumetti, il primo autore che mi viene in mente è Segar, il creatore di Braccio di ferro… o Alan Moore, sceneggiatore di V for Vendetta e di Watchmen.

Gli invisibili oltre che in Italia sono stati pubblicati in Belgio, Cile, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Polonia; e sono in via di pubblicazione in Russia, Ucraina e Ungheria. Secondo te il mercato editoriale estero è molto diverso da quello italiano? 

In questi paesi i primi titoli degli Invisibili sono apparsi da poco, perciò non mi sono ancora fatto un’idea precisa, ma in Francia e in Spagna ho ottenuto recensioni su quotidiani importanti, perciò ho l’impressione che là ci sia maggiore attenzione nei confronti dell’editoria per ragazzi. Sono impaziente di scoprire come i miei libri saranno accolti in Polonia, Russia e Ucraina e Ungheria, mercati editoriali a me sconosciuti!

Tra i molti “cattivi” delle tue storie qual è quello che ti ha affascinato di più?

È difficile rispondere a questa domanda… Per l’autore creare la figura dei “cattivi” può rappresentare un’ulteriore occasione per indagare su se stesso. Devono possedere sempre una componente di fascino ed esercitare su di lui un’attrazione come quando ci sporgiamo su un precipizio solo per sperimentare, al sicuro, l’attrazione dell’abisso. Riflettere aspetti di sé che l’autore cerca di tenere sotto controllo o che si augura non possiederà mai. Solo così potranno essere personaggi credibili ed esercitare a loro volta fascino sui lettori. Per questo motivo ho cercato di costruire sempre figure che mi affascinassero al massimo. Durante la stesura dell’ultimo libro, però, ho riscoperto aspetti del cattivo della prima storia, “Il segreto di Misty Bay”, sui quali mi piacerebbe avere la possibilità di indagare in futuro.

Ti va di parlarci del tuo ultimo libro pubblicato “Gli invisibili. La ragazza fantasma”?

Dopo tredici anni di avventure, sentivo il desiderio di mischiare un po’ le carte, di riportare i personaggi nel luogo della prima avventura in una sorta di ripartenza, augurandomi di trovare nuovi spunti che gettassero le basi di avventure future. In questo senso direi che si sia rivelata la strategia giusta.

Com'è nata l'idea per questa storia?

Cercavo una teoria scientifica (o parascientifica) che potesse permettermi di dare maggiore spessore e profondità al potere di Porta di Douglas, ovvero la sua capacità di aprire brecce interdimensionali. Mi sentivo incuriosito da quei racconti sulle esperienze fuori dal corpo, di premorte e sui sogni lucidi, nel corso delle quali l’anima (o la coscienza, a seconda di come preferiamo definire tale entità) sembra essere in grado di separarsi temporaneamente dal corpo. M’imbattei allora nell’ipotesi di Rupert Sheldrake sulla non località della coscienza, in base alla quale la coscienza non coincide col cervello, ma se ne serve come una sorta di ricetrasmittente per trarre da un campo d’informazione esterno, e comune per tutti gli esseri viventi che appartengono a quella specie, informazioni essenziali per la sopravvivenza della specie. Una sorta di spiegazione biofisica dell’inconscio collettivo di Jung. Ne rimasi affascinato e mi domandai: se è vero che la nostra coscienza abita solo momentaneamente un corpo fisico, nell’attesa di ricongiungersi dopo la morte con il campo d’informazione e proseguire il suo viaggio, questo potrebbe spiegare l’esistenza dei fantasmi: coscienze di persone morte che si smarriscono in questo percorso o semplicemente non vogliono accettare o non sanno di essere morti…


Si tratta di argomenti molto complessi, quanto ti sei documentato e come alterni il lavoro di documentazione a quello di scrittura?

A partire da “L’Enigma di Gaia”, le mie storie sono nate dal desiderio di trovare una metafora avventurosa su argomenti sui quali mi stavo già documentando, perciò non saprei dare un tempo al lavoro di documentazione… Parliamo di ricerche che conduco per anni e che, casualmente, possono convergere in una storia oppure no. Se poi trovo la metafora giusta, colgo l’occasione per approfondire le mie ricerche sugli argomenti che mi sembrano utili alla storia e mi piace molto cercare di farne una sintesi coerente da fare pronunciare a qualche studioso, come Luca Luce in “Acqua tagliente” e Frank Claremont in “La ragazza fantasma”.

Nel libro affronti dei temi delicati, come sei riuscito a raggiungere il giusto equilibrio pur mantenendo uno stile adatto anche a dei ragazzi?

Ti ringrazio per il complimento implicito… Mah, a scuola generalmente non prendevo voti alti e mi rendevo conto che molti miei compagni avevano più facilità di me nello studio. Forse dipendeva anche dal fatto che non riuscivo a provare interesse per le materie o a individuare qualcosa che le ricollegasse alla mia vita quotidiana, a una visione dell’esistenza più legata al mistero, o a ciò su cui mi piaceva fantasticare. Quando da adulto ho iniziato a tenere corsi d’informatica, i ricordi sulle mie difficoltà nell’apprendimento mi sono tornate utili. Mi piace ironizzare un po’ su di me, perciò mi sono abituato a pensare: “Se qualcosa la capisco io, allora posso farla capire a tutti!” Scoprii che preparare le lezioni mi appassionava perché trovavo esaltante consultare più manuali possibile sui software, alla ricerca dei modi più semplici per esprimere i concetti, e poi realizzavo delle dispense. Quando in classe mi sembrava di riconoscere in qualche studente il lampo della comprensione, per me erano momenti esaltanti, che mi compensavano di qualunque sforzo.
Evidentemente qualcosa di quel metodo è rimasto e mi accompagna oggi, quando scrivo le mie storie.
Le prime stesure di questi capitoli più “didascalici” contano sempre molte più pagine di quelle che verranno pubblicate. In questo senso il sito Internet mi è di grande utilità, perché riesco a sublimare le mie pulsioni da prof mancato nelle sezioni di approfondimento sugli argomenti affrontati nei romanzi.
Inoltre cerco di tenere sempre presente un principio che mi sono imposto: per quanti concetti profondi e appassionanti potresti esprimere nei tuoi libri, quello che alla fine interesserà davvero ai giovani lettori sarà “Ma quei due personaggi faranno la pace oppure no?”
Qual è la giornata tipo di uno scrittore?

La mia giornata si organizza in base alle passeggiate della nostra cagnona Shy. La portiamo fuori cinque volte al giorno, prevalentemente io perché trascorro più tempo in casa. Perciò alterno passeggiate, scrittura, un’ora per la lettura, un’ora tra risposte alle e-mail e Facebook. Poiché sono dispersivo, mi sono comprato una sveglia che tengo nello studio per scandire gli impegni e cerco il più possibile di rispettare la tabella di marcia.
Quando posso, mi allontano da Torino per rifugiarmi in montagna in una borgata semiabbandonata con Shy, dove non ho il televisore, Internet, telefono fisso e riesco a ritrovare silenzio e concentrazione. Là cerco di alternare scrittura ed escursioni.


Cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?

Se devo essere sincero, nella mia breve esperienza con altri scrittori ed editor mi è sempre stato consigliato di non accettare proposte da case editrici che chiedono soldi. A ben pensarci è assurdo: il nostro è pur sempre un lavoro e sarebbe come chiedere soldi all'idraulico perché gli permettiamo di ripararci il rubinetto!
Semplificando, il punto è: più un editore ci paga, più investirà nel distribuire il nostro libro, in promozione ecc. ecc. per rientrare dei soldi spesi. Se siamo noi a pagare l’editore, perché dovrebbe spendere per cercare di vendere il libro? A quel punto lui ci ha già guadagnato!
Comunque, valuterei con attenzione il contratto: se i diritti restano a noi (e possiamo in qualsiasi momento ripubblicare il manoscritto con altri editori), ci viene garantito un buon editing e una distribuzione, allora si può considerare se ingoiare il rospo e rivolgersi altrove per il libro successivo.

Quali consigli daresti a uno scrittore esordiente?

Ho cercato di riportare le cose che mi pare di aver capito nella pagina del mio sito
In sintesi, per chi stia muovendo i primi passi nella scrittura, i consigli che mi sembrano più importanti sono di vivere, agire in prima persona per le cose in cui crediamo, conoscere più persone possibile, meglio se di cultura e provenienza diverse, viaggiare, imparare le lingue (l’inglese almeno), leggere, scrivere con il cuore e revisionare con il manuale di grammatica e il dizionario dei sinonimi e dei contrari sempre sulla scrivania. Consiglierei anche di dare un’occhiata a questo brano del film “Scoprendo Forrester” di di Gus Van Sant:  Il film non è certo un capolavoro, ma quella scena la racconto spesso nei miei incontri con le scuole. 
Per chi invece abbia appena pubblicato, attenzione a non incorrere in un equivoco comune, nel quale io stesso mi sono crogiolato a lungo. 
Ecco l’equivoco: l’editore farà del suo meglio per vendere il nostro libro.

NON È COSI’!

D’accordo, lo so a cosa state pensando: l’editore ha speso un mucchio di soldi nella revisione, nella grafica, nella stampa e ora non investe in un buon ufficio stampa e di marketing per vendere il libro? Sarebbe assurdo! 
E invece è proprio così. Io stesso non ho molto chiaro il perché, ma conosco ormai la maggior parte degli scrittori per ragazzi italiani, e molti scrittori per adulti. Il lamento è pressoché unanime: “Non hanno fatto niente per promuovere il mio libro!”La mia impressione è che l’editore consideri più vantaggioso investire nell’uscita di tanti titoli, piuttosto che nella promozione di uno solo. È chiaro che così facendo molti libri non venderanno, ma all’editore non importa, perché conta di guadagnare sulla quantità. Potrei sbagliarmi, ma, escludendo l’incompetenza o che il nostro editore faccia parte di un complotto volto a cancellarci dalla faccia della Terra, mi sembra l’unica spiegazione ragionevole.
Ovviamente, l’eccezione è sempre possibile: un editore medio/piccolo, non potendosi permettere di pubblicare troppi titoli, potrebbe investire di più sulla promozione di pochi titoli alla volta… 
La mia esperienza diretta è però legata a case editrici grandi.
Consideriamo perciò il nostro editore come poco più di una copisteria, utile per stampare il libro e distribuirlo in tutta Italia, e impratichiamoci il più possibile nell’autopromozione attraverso i social network e Internet in generale, con un’attenzione particolare ai SEO, misterioso acronimo, la cui comprensione è fondamentale per avere buona visibilità nel WEB.
Ricapitolando, per il nostro futuro di scrittori, pubblicare vuol dire poco. Molto più importante è che la gente sappia che i nostri libri esistono e come acquistarli!
Infine vedo con favore la diffusione degli e-book, che permettono a un autore esordiente di vendere direttamente i propri lavori senza il tramite di un editore, anche se consiglierei vivamente di affidarsi a qualche buon editor per revisionare il nostro testo. Sono convinto che l’editing sia indispensabile per un testo che aspiri a sembrare professionale.
Ora gli e-book sono ancora poco diffusi, ma se in futuro lo saranno di più, anche per gli editori diverrà evidente che perché un autore decida di affidarsi a loro, dovranno offrirgli davvero un ottimo ufficio stampa, di marketing, una buona distribuzione, maggiore attenzione e considerazione… Di conseguenza, come in tutti i rapporti a due, un maggiore equilibrio del potere non potrà che giovare a entrambi!

"La ragazza fantasma" Giovanni Del Ponte

Sono passati dieci anni da quando il primo volume della saga degli Invisibili, “Il segreto di Misty Bay”, è stato pubblicato ma, come per magia, il tempo non sembra essere mai passato. Il problema delle saghe è che a lungo andare le trame diventano ripetitive, banali, i personaggi scontati, non è così però con “La ragazza fantasma” dopo sei capitoli (e uno spin off “Acqua Tagliente”) l’autore riesce ancora a mantenere uno stile fresco e brillante, la trama è affascinante e originale.

Gli Invisibili
De Agostini
280 pag. 13,90 euro


È una gioia ritrovare Douglas, Crystal, un insolito Peter e ovviamente l’italiana Magica Però, i personaggi sono maturati, stanno crescendo e si portano dietro le loro ansie e paure. 
Abbiamo un ritorno alle origini, l’azione si svolge nuovamente a Misty Bay ma non si tratta di un  déjà vu,  il cattivo da affrontare questa volta sarà diverso.
Giovanni Del Ponte in ogni sua storia affronta delle tematiche importanti che, con grande maestria, riesce a rendere comprensibili anche a un pubblico di giovanissimi.
Il tema questa volta è la non località della coscienza: la mente e la coscienza coincidono con il cervello o risiedono al di fuori di esso? Vi consiglio di visitare la sezione apposita sul sito dell’autore, troverete un sacco di informazioni interessanti.
La storia prende l’avvio quando Douglas, dopo una discussione con l’amico psicologo Frank Claremont, decide di sperimentare un nuovo modo per usare il suo potere di porta… come al solito finirà nei pasticci e si imbatterà in Nancy, una ragazza che non ricorda più nulla dopo un tragico incidente, tutto attorno a lei sembra essere cambiato, sua madre è invecchiata, suo fratello è cresciuto ma soprattutto nessuno sembra essere in grado di vederla, toccherà agli Invisibile capire che cosa le sia successo e affrontare il temibile Testa di Morto, raffigurato in copertina in maniera molto suggestiva dal disegnatore Paolo Barbieri.
Un’avventura dalla quale difficilmente riuscirete a distaccarvi, che alterna sapientemente scene comiche a momenti di riflessione, un libro adatto ad ogni età.





Ilaria Militello "Love Vampire" e "Pensieri"

Salve Scribacchini, oggi si parla di vampiri con la nostra ospite Ilaria Militello, conosciamola insieme...

Love Vampire
Ilaria Militello
274 pag. 15,60


Ciao Ilaria, parlaci un po' di te...

Ciao Valentina, grazie di cuore per questa possibilità di farmi conoscere su Scribacchini per Passione. Ilaria è mamma di una splendida bimba è una moglie, con un grande sogno, diventare una bravissima scrittrice. Fin da quando ero piccola il mio sogno è sempre stato questo. Crescendo però non ho mai intrapreso questa strada per paura di venire giudicata male. Sono una sognatrice, ma c’era chi mi ripeteva che con i sogni non si campa. Non i miei genitori, loro hanno sempre incoraggiato me e i miei fratelli a inseguire i sogni, cosa che io non ho fatto. Quel sogno però è sempre rimasto nel fondo del mio cuore e cercava in ogni modo di venir fuori. Quando finalmente arriva l’ispirazione per Love Vampire inizio a scrivere, senza sosta. Qualcosa in me si sblocca e la paura mi abbandona, così decido di seguire la mia vocazione, senza badare a cosa possano pensare le persone, perché è questo che sono, una sognatrice che vuole far sognare.


Hai esordito con “Love vampire” ti va di parlarcene?

Love Vampire, che all’inizio volevo intitolare “My love”, parla di vampiri, ma non è la solita storia del bel vampiro e la ragazza. No, lei non è una ragazza normale e l’amore che nascerà fra i due protagonisti, non è un amore come tanti.
La storia inizia con il trasferimento di Lùlea in Irlanda, dai nonni materni, dopo che sua madre muore in un incidente. L’atmosfera che lei respira non è più la solita. E’ inspiegabilmente attratta dalla nuova famiglia che è residente nella vecchia villa dei Galè. La villa è situata nel bosco alla periferia di Wilsey (nome inventato). Presto conoscerà uno dei ragazzi al quale lei si legherà subito e con il quale nascerà una stupenda storia d’amore, una storia che per loro sa di dejià-vù perché è come se loro due si sono già amati in un passato. Lùlea capirà anche che Alex le sta nascondendo un segreto, qualcosa di serio che farà di tutto per scoprire. Alex invece cercherà di non farle scoprire la sua vera natura e il suo mondo per paura di un suo rifiuto. Presto Alex però si troverà a scegliere se perdere l’amore di Lùlea oppure confessarle la verità, sarà a quel punto che lui scoprirà il passato di Lùlea, un passato che nemmeno lei conosce.


Descrivici Lùlea, la protagonista

Lùlea è una ragazza semplice. E’ forte, determinata e combattiva, ma anche molto dolce. Nel secondo libro affronterà verità che sconvolgeranno completamente la sua vita, ma lei non si lascerà abbattere e affronterà ogni cosa con forza.


Cosa ci puoi dire invece di Alexandre Turner senza svelare troppo ai nostri lettori?

Alex è un tipo riservato e timido. Nei confronti di Lùlea è premuroso e molto geloso. E’ un tipo in gamba e generoso, ma solo con chi vuole lui, perché se non gli piace chi ha di fronte è veramente spietato.


Come mai hai deciso di ambientarlo in Irlanda?

Amo l’Irlanda. E’ una terra favolosa, non solo per i suoi paesaggi, ma anche perché ha qualcosa di magico e misterioso, ideale per scrivere un fantasy.


Sono numerosi i libri che trattano di vampiri, qual è il tuo preferito? E quello invece che non sopporti?

Il mio preferito è la saga di Evernight di Claudia Gray. Non ci sono libri che non sopporto, posso dirti quello che non mi è piaciuto tanto, Il diario del Vampiro.


Ti sei cimentata anche con la poesia con “Pensieri” qual è il filo conduttore di questa raccolta?


Pensieri
Gruppo editoriale D and M
64 pag. 11,90 euro


Pensieri non è una vera e propria raccolta di poesie, perché non leggerete versetti in rima o in prosa, ma sono in effetti pensieri. Sono ispirati a momenti della vita che ho affrontato o hanno affrontato le persone a me care. Sono parole che ho scritto perché volevo sfogare l’emozione che avevo dentro, parole dedicate anche a ciò che amo e alla musica.


La musica ti ha accompagnata durante la stesura…


Sì, amo molto scrivere mentre ascolto la musica o i suoni delle natura. Abito in campagna e quindi quando in casa c’è silenzio scrivo con in sottofondo la natura.

Come sono nate queste poesie?

Tante mi sono venute mentre ascoltavo la musica. Capitava magari che facendo qualche lavoro in casa ascoltavo una canzone che mi faceva ripensare al determinato momento che avevo vissuto e le parole venivano da se. Molte le ho anche scritte alcuni anni fa. Le ho sempre tenute lì nel pc, senza mai pensare che potessero avere successo in quanto non sono delle vere e proprie poesie. E’ stata una gioia quando Giovanni Fabiano mi ha detto che meritavano di essere pubblicate.
Tra narrativa e poesia qual è per te la forma più complessa?


La narrativa richiede sicuramente più impegno, devi studiare la storia, i personaggi, i luoghi e creare un racconto che possa appassionare. Questo è come la penso io ovviamente. 

E quella a cui ti senti più vicina?

Sicuramente la narrativa. Adoro creare mondi in cui poter sognare e far sognare chi mi legge. Le poesie sono più come uno sfogo di cinque minuti, sento che non riesco più a tenermi dentro ciò che provo e anziché urlare per scaricarmi scrivo quello che sento.

Nella metodologia quali sono le differenze tra quando scrivi una poesia e quando invece scrivi in prosa?

La poesia è in rima ed è più semplice da comporre, mentre la prosa è una forma un po' più complicata, ma di grande effetto


Quali sono i tuoi progetti futuri?

Tanti. In questi giorni sto rivedendo il secondo libro di Love Vampire, poi ho intenzione di scrivere una favola per bambini e molte altre storie da scrivere. Il mio cervello non mi dà tregua, inventa sempre storie di nuove, di continuo.

Marco Sambruna "Quando ero come voi"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo con noi Marco Sambruna per parlarci del suo romanzo "Quando ero come voi" pubblicato con la casa editrice free "Officine editoriali" (potete leggere l'intervista qui).


Quando ero come voi
Officine editoriali
4,90 euro

Ciao Marco, parlaci un po' di te...

Ecco una di quelle domande che mi imbarazzano: parlare di me suppongo significhi dire chi sono. Di solito a queste domande si risponde sempre tracciando un profilo professionale stabilendo una identificazione fra l’uomo e la sua professione. Ma io non sono il mio lavoro per cui mi limiterò a rispondere che dal punto di vista della collocazione socio-economica sono un ex imprenditore e che attualmente sono un uomo molto più libero di quanto potevo esserlo dieci anni fa.

Il tuo primo romanzo è “Quando ero come voi” ti va di parlarcene?

L’idea di “Quando ero come voi” mi è nata in seguito alla lettura di alcune opere di Pier Paolo Pasolini, in particolare “Lettere luterane” e “Scritti corsari”: egli prefigurava in quei saggi l’avvento di qualcosa di totalmente nuovo e sconosciuto  che definiva come Nuova Preistoria o Nuova Religione. Quest’ultima secondo Pasolini avrebbe avuto il carattere del cinismo e della spietatezza, ma soprattutto avrebbe forgiato una sorta di uomo nuovo, secondo le sue parole “così brutto e antipatico che non sarebbe più valsa la pena vivere”.
A distanza di quarant’anni mi sono quindi chiesto quanto si era avverato di quella oscura profezia e sono giunto alla conclusione che tutto ciò che Pasolini aveva preconizzato si è realizzato.
“Quando ero come voi” è quindi un romanzo che vuole rappresentare il compimento di una profezia: le religioni tradizionali, in particolare il cristianesimo, che hanno forgiato un certo tipo d’uomo sono in netto declino e al loro posto è nata questa Nuova Religione che ha scimmiottato dalle antiche dogmi, liturgie e gerarchie.
Le chiese sono state sostituite dai centri commerciali, la sacra liturgia da riti collettivi come gli happy hour, la gerarchia religiosa dai guru dell’informatica, la massa dei fedeli da quella dei  consumatori, il magistero della chiesa da quello della televisione, i sacerdoti dagli opinionisti televisivi e così via. Il frutto di questa progressiva sostituzione, di cui in fondo non ci siamo quasi accorti, è appunto quello che ho tentato di descrivere in “Quando ero come voi”: una colossale buffonata i cui attori principali sono coloro che, abbagliati dai mass media e ultimamente da internet,  tentano affannosamente di strappare gli ultimi brandelli di benessere  prima della sempre più probabile catastrofe. 

Chi è Marco Guidi, protagonista di questa storia?

Marco Guidi è per il lettore ciò che Virgilio è stato per Dante: una guida che prende per mano il lettore e lo conduce all’esplorazione della Nuova Religione. A differenza di Virgilio però Marco Guidi è un esploratore inesperto non ancora munito della bussola e delle mappe necessarie per avventurarsi alla scoperta di un territorio sconosciuto dove è facile perdersi o vagare  a vuoto.
Allo stesso tempo è un personaggio per così dire in over time o fuori tempo massimo ossia è un personaggio che vive nel passato secondo delle regole che non sono più in vigore: il mondo è cambiato, ma lui non ne è immediatamente consapevole. Solo progressivamente, conoscendo sempre meglio la Nuova Religione, capirà di essere un eretico cioè uno che non ha accettato le regole del gioco e che proprio da questa mancata accettazione nascono tutti i suoi problemi.

Nell'opera parli di un tema delicato, quello del mondo del precariato, è stato il punto di partenza della tua storia?

In verità nel romanzo e nonostante il sottotitolo non parlo affatto del precariato se non apparentemente, ma della Nuova Religione. Il precariato non è il problema, ma una conseguenza del problema stesso, forse una delle sue conseguenze più appariscenti, ma certo non l’unica e secondo me non delle più gravi. Ciò che ho tentato di rappresentare nel romanzo non è la descrizione di un fenomeno al fine di informare il lettore su un argomento, quello del precariato appunto, che probabilmente conosce già benissimo. Ciò che ho tentato di fare è invece  rappresentare il mutamento di mentalità  che la Nuova Religione ha indotto nella gran massa dei suoi fedeli, ossia quasi tutti gli uomini.  Marco Guidi durante il suo peregrinare dantesco incontrerà molti di questi uomini con i loro gesti e le loro posture ridicole, i loro desideri meschini, le loro idee di corto respiro.
Osservando queste persone forse Marco Guidi si rende conto che in definitiva abbiamo esattamente quello che ci meritiamo perché la realtà attorno a noi non è altro che la proiezione di ciò che giace dentro di noi. O se preferisci da un suolo arido non possono che nascere pochi arbusti rinsecchiti.

 Spiega ai lettori perché dovrebbero leggere il tuo libro...

Ancora una volta sono in imbarazzo perché io non voglio convincere nessuno a fare qualsiasi cosa,  tantomeno  a leggere “Quando ero come voi”.  Siamo bombardati da prodotti editoriali di tutti i tipi per cui mi sentirei ridicolo se raccomandassi a qualcuno di leggere qualcosa che ho scritto; mi sembrerebbe di partecipare a uno di quei riti collettivi un po’ volgari dove ciascuno sgomita per cercare di apparire. Lascio quindi all’intuito di ciascun lettore decidere se la lettura del mio romanzo possa essergli utile o meno.

Hai dei riti particolari quando scrivi?

No, posso solo dire che per me la scrittura è una forma di auto terapia o meglio di auto conoscenza.
Mi aiuta a essere più trasparente a me stesso. Forse anche per questo nel mio romanzo ci sono molti episodi in cui sono stato realmente coinvolto e molti personaggi che ho realmente conosciuto.

Che libro c'è sul tuo comodino?

Sul mio comodino in questo periodo non c’è alcun libro, ma solo il mio netbook:  sono in una fase in cui preferisco scrivere che leggere.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Voglio approfondire il tema che ho affrontato in “Quando ero come voi” esaminandolo da altri punti di vista. Ad esempio trovo ci sia qualcosa di affascinante nel modo in cui nel linguaggio corrente, ossia nel linguaggio della Nuova Religione, si sono affermati alcuni slogan collettivi o parole d’ordine  che, inculcati dai mass media, sembrano avere un effetto ipnotico. Alcuni giorni fa ho sentito un docente di informatica invitare i suoi studenti a risolvere collettivamente un esercizio con le parole “interfacciatevi fra di voi”. Ecco, trovo che l’uso del termine “interfacciatevi” anziché, ad esempio, “dialogate” o “collaborate” abbia qualcosa di minaccioso.

Trovo anche che i continui inviti ad utilizzare un linguaggio “politicamente corretto” abbia come fine soprattutto quello di impedire a ciascuno di esprimersi liberamente: così ad esempio se dico che secondo me la discriminazione dei gay come fenomeno di massa in occidente non esiste, subito sono tacciato di omofobia, mentre se mi dichiaro contro la globalizzazione subito è pronta l’accusa di razzismo. Riguardo questi aspetti finalizzati al condizionamento del pensiero scriverò un secondo romanzo , una raccolta di racconti o un saggio.

Antonella Sgueglia

Salve Scribacchini, eccoci con la nostra ospite, Antonella Sgueglia, di lei avevamo già parlato a proposito del suo primo romanzo "A scuola con portamento" oggi la intervistiamo.



Dove osano le farfalle
Emv edizioni
12 euro


Ciao Antonella, parlaci un po' di te...

Ciao Valentina, grazie per questa intervista. Ho 28 anni, lavoro come traduttrice per un ente di certificazione estero e da un anno mi dedico realmente alla mia passione per la scrittura. Sono sposata, vivo a Lago Patria, in provincia di Napoli, tra lago, mare e praterie.

Hai esordito con “A scuola con portamento” un romanzo rivolto a tutte le ragazze che parla di moda in maniera intelligente...
Sì, A scuola con portamento è un romanzo breve per le ragazze più giovani che si ritrovano ad affrontare il cambiamento che implica la crescita. Molte ragazze lo vivono con disagio e si nascondono dietro una falsa sicurezza, alcune diventano prepotenti nei confronti delle coetanee, altre ancora, quelle più deboli, si chiudono in se stesse e non sanno come reagire. Qui entra in gioco questa lettura, per spronare tutte le ragazze, sia le più insicure che quelle insicure, verso i veri valori ossia l'amicizia, la lealtà e la famiglia. Amare prima di tutto perché ci soddisfa più di un abito firmato o un successo poco desiderato e soprattutto solitario.

Sta per uscire il tuo secondo romanzo “Dove osano le farfalle” come è nata l'idea per questo libro?
Dove osano le farfalle è il primo romanzo che ho scritto. È nato in estate, in seguito a tante letture che mi soddisfacevano in parte. Ho pensato di scrivere la storia che avrei voluto trovare nelle pagine dei libri acquistati ed è stata la prima volta che mi sono impegnata fino in fondo. Ho scoperto una passione che avevo abbandonato alle medie perché non credevo alle parole della mia insegnante di lettere. Ora lo so, i sogni sono raggiungibili solo se ci si impegna davvero. Io l'ho fatto.

Perché hai scelto questo titolo?
Il titolo è tratto dal quarto capitolo. Ogni capitolo del libro racchiude in sé una morale nel suo titolo. Lì Greta, la protagonista, scorge una farfalla priva di vita e lo avverte come un cattivo presagio. Ha da poco conosciuto un ragazzo ed è convinta che sia il suo grande amore ma la vista dell'insetto immobile la spaventa e le fa dubitare della certezza dei suoi sentimenti e su quanto siamo piccoli e indifesi di fronte alla grande magia della vita.

Ti riconosci in Greta, la protagonista?
Tantissimo, è la mia fotocopia ma non l'ho fatto di proposito. Di vero c'è che alcuni miei lati sono talmente buffi e, volendo realizzare una commedia, sapevo che avrebbero colpito i lettori. Di Greta oltre l'imbranataggine, mi accomuna la paura dell'inadeguatezza, del domani, di quando non ci saranno più i tuoi genitori, e il terrore ma anche la curiosità di quanto accadrà in futuro.

Oltre che scrittrice sei anche un' editor, questo ha influenzato il tuo modo di scrivere?
Assolutamente no. Io scrivo sempre di getto, anche orrori. Penso prima alla storia in generale, a cosa accadrà, mi immedesimo nei personaggi e, a storia conclusa, aspetto parecchio prima di rileggere, altrimenti non ne vedrei gli errori, neppure i più palesi. Spesso è successo che ho totalmente cambiato i dialoghi, per rendere la narrazione più fluida, oppure ho omesso delle parti irrilevanti. Da Editor preferisco la brevità alla lunghezza del testo perché non sempre un libro di molte pagine rende soddisfatti, spesso lo si arricchisce di particolari non necessari, annoiando il lettore. Tuttavia, credo di essere una dei pochi Editor che non affida a nessuno la propria creatura. Un bravo scrittore dovrebbe fare così, è come un parrucchiere, non può tagliarsi i capelli da solo, ma fino ad ora i miei scritti sono piaciuti così com'erano e per un'insicura come me, sono belle soddisfazioni.

Hai dei riti particolari quando scrivi?
No però ho bisogno di silenzio. Non riesco a scrivere con la musica o la tv accesa. Mi impedisce di pensare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo la sceneggiatura di Dove osano le farfalle ed è quasi terminata. È per me la prima volta e mi tremano le mani. Prima stavo scrivendo un altro romanzo ma l'ho messo da parte perché sono impegnatissima in questo periodo. Ho anche un altro lavoro terminato che aspetta la sua valutazione, di cui, magari, parleremo a fine anno

Giunti shift

Avete tra i 16 e i 25 anni e un manoscritto nel cassetto? La Giunti ha il concorso che fa per voi! Tiratelo fuori dal cassetto e affrettatevi a partecipare... in palio c'è la pubblicazione!




Ecco il regolamento:

I partecipanti potranno scegliere tra due categorie di storie:

FICTION:
si intende la narrazione di eventi immaginari, romanzati e puramente inventati.

Tema: una storia d'amore con protagonisti di età compresa tra i 16 e i 25 anni.
Genere: romantico
Sottogenere: qualsiasi (urban, fantasy, realistico, storico, fantascienza, commedia, ecc, ecc)
Caratteristiche: minimo 300.000 battute (spazi inclusi) - massimo 700.000 battute (spazi inclusi), scritte in Times New Roman, corpo 14, interlinea 1,5.


Regole da seguire:
Il testo deve essere redatto in lingua italiana.
Deve essere originale, non violando in alcun modo diritti di autore o altri diritti di proprietà intellettuale di titolarità di terzi.
Non deve contenere contenuti illegali, osceni, volgari, diffamatori, pedopornografici, razzisti o discriminatori.
L'autore/autrice deve essere esclusivo e legittimo titolare di tutti i diritti dell'opera.
L'opera deve essere inedita, ovvero non deve mai essere stata pubblicata o auto pubblicata in forma cartacea e/o e-book.
Potranno partecipare quelle storie che sono state pubblicate solo online nel web gratuitamente, ma al momento dell'iscrizione tutti i diritti verranno ceduti alla Giunti Editore fino alla fine del concorso, con l'obbligo di cancellazione di tale scritto da ogni sito web, forum, blog ecc, ecc.
La storia non può partecipare a nessun altro concorso letterario durante lo svolgimento del concorso Giunti Shift.
L'autore/autrice deve partecipare utilizzando il proprio nickname o pseudonimo. Solo gli organizzatori saranno a conoscenza dei veri dati anagrafici dell'autore/autrice.

NON FICTION:
si intende la narrazione di fatti realmente accaduti, legati alla vita vissuta e scritti in forma di testimonianza, diario, resoconto in prima persona.

Tema: problematiche giovanili, conflitti generazionali, disagi di varia natura.
Il testo deve essere ambientato nell'Italia contemporanea e deve avere protagonisti di età compresa tra i 16 e i 25 anni.
Caratteristiche: minimo 300.000 battute (spazi inclusi) - massimo 700.000 battute (spazi inclusi), scritte in Times New Roman, corpo 14, interlinea 1,5.

Regole da seguire:
Deve essere redatto in lingua italiana.
Deve essere originale, non violando in alcun modo diritti di autore o altri diritti di proprietà intellettuale di titolarità di terzi.
Non deve contenere nomi reali di terze persone coinvolte nella narrazione.
È quindi obbligatorio, per tutelarne la privacy, utilizzare nomi fittizi all'interno del racconto.
Non deve contenere contenuti illegali, osceni, volgari, diffamatori, pedopornografici, razzisti o discriminatori.
L'autore/autrice deve essere esclusivo e legittimo titolare di tutti i diritti dell'opera.
L'opera deve essere inedita, ovvero non deve mai essere stata pubblicata o auto pubblicata in forma cartaceae/o e-book.
Potranno invece partecipare quelle storie che sono state pubblicate solo online nel web gratuitamente, ma al momento dell'iscrizione tutti i diritti verranno ceduti alla Giunti Editore fino alla fine del concorso, con l'obbligo di cancellazione di tale scritto da ogni sito web, forum, blog ecc, ecc.
La storia non può partecipare a nessun altro concorso letterario durante lo svolgimento del concorso Giunti Shift.
L'autore/autrice deve partecipare utilizzando il proprio nickname o pseudonimo. Solo gli organizzatori saranno a conoscenza dei veri dati anagrafici dell'autore/autrice.

Non verranno accettate tutte quelle storie che non rispetteranno il regolamento.

Svolgimento del concorso:
Iscrizione:
Per poter partecipare al nostro sito è necessario registrarsi.

Potrai farlo se:
(i) hai la cittadinanza italiana.
(ii) hai un'età compresa tra i 16 e i 25 anni.
(iii) ti registri con un nickname o pseudonimo.
(iv) indichi un indirizzo e-mail valido.
(v) scegli una password per accedere.

L'iscrizione e la partecipazione al concorso sono interamente gratuiti.

Registrandoti al sito potrai:
- partecipare al concorso con la tua storia.
- commentare le storie altrui attraverso pareri costruttivi che potranno aiutare la giuria a scegliere tra le opere in concorso (tali commenti non saranno visibili al pubblico, ma solo agli organizzatori).
- votare le storie in concorso nella seconda fase del contest.
- postare contenuti nella sezione racconti in cento parole, in cui tutti gli utenti del sito, anche non iscritti al contest, potranno cimentarsi in racconti brevi fuori concorso con temi a esso affini.

Dopo esserti iscritto/a dovrai:
- scegliere se partecipare per la categoria Fiction o per quella Non-fiction (la scelta è esclusiva).
- accettare il regolamento e la liberatoria.
- inserire nel sito lo scritto partecipante entro e non oltre l' 1/07/2013.
- caricare nel tuo profilo utente:
(i) il titolo della storia e un breve riassunto della trama di massimo 300 parole.
(ii) l’anteprima del testo (prime 50 pagine in doc o pdf) che verrà pubblicata direttamente nel sito per poter essere letta e votata.
(iii) il testo completo (in doc o pdf) che non verrà pubblicato nel sito, ma verrà consultato solo dalla Giuria se passerà il turno.

Le iscrizioni sono a numero chiuso: massimo 200 iscritti per la categoria Fiction e 100 per la categoria Non-fiction. Raggiunto tale numero non sarà più possibile partecipare al concorso, ma ci si potrà registrare al sito per prendere parte alle attività di votazione e commento.
Votazione:
Di ogni storia, verranno pubblicate sul sito Giunti Shift le prime 50 pagine, il titolo e il riassunto della trama per un massimo di 300 parole.
Chiunque, previa iscrizione al sito, potrà votare.
Il voto rimarrà segreto.
Le votazioni resteranno aperte fino al 02/09/2013.
Dopo questa data verrà pubblicata nel sito la classifica dei primi 10 racconti Fiction e dei primi 10 Non-fiction, più votati. I 20 testi che arriveranno in finale, verranno valutati dalla casa editrice.


Vincitori e premiazioni:
Entro l' 01/11/2013 verranno resi noti i nomi dei vincitori delle due categorie che saranno premiati con la pubblicazione cartacea e/o e-book della loro opera presso le edizioni Giunti.
Questo il sito

Gianluca Gemelli

Salve Scribacchini, ritorna il nostro consueto appuntamento con le interviste, oggi abbiamo come ospite Gianluca Gemelli, conosciamolo meglio...

Erba alta
Photocity Edizioni
151 pag. 8 euro
TRAMA:
Perché in un campo desolato dall'erba fitta e alta compaiono dal nulla strani oggetti? Qual è il segreto del vecchio palazzo che ospita la "Comunità Il Sorriso"? E chi si nasconde nel cimitero abbandonato? Ci sono abbastanza misteri quest'estate a Basigliano per movimentare le pigre vacanze di Giampa e dei suoi amici, trasformandole in una vera avventura. Ma servirà loro un bel po' di coraggio e di fortuna per districarsi tra zombi, fantasmi e criminali. 



Ciao Gianluca, sei un professore di matematica che scrive...

Ciao! Che bello essere intervistato: mi sento importante! Sì: sono un prof di matematica e scrivo romanzi e racconti. In passato nel tempo libero formulavo bellissimi teoremi, ma ovviamente ben pochi potevano apprezzarli. Spesso poi mi accorgevo che c'era qualcosa che non tornava: tanta fatica per nulla! Con la narrativa invece posso tartassare senza pietà mia moglie e mio figlio, e pochi alti "fortunati". Temo che gli insegnanti siano tra le persone più insoddisfatte: molti partecipano a quiz televisivi, altri scrivono libri...


Hai esordito con “Ricky down” nel quale tratti con leggerezza un tema delicato, il rapporto tra disabilità e sesso, ce ne vuoi parlare?

Ricky Down
Edizioni il Molo
282 pag. 15 euro

I disabili psichici amano, come tutti, ma non mi risulta che molti scrittori "seri" abbiano osato trattare quest'argomento. Penso che rompere il ghiaccio, anche usando aspetti grotteschi, abbia un qualche merito. Pulcinella ridendo e scherzando diceva la verità. Tuttavia, per me, Ricky Down, più che il diario delle avventure erotico-comiche-poliziesche di un disabile particolarmente dotato, è soprattutto un romanzo sugli anni 70 e su come è cambiato il nostro paese da allora. Quel che mi piace ancora del mio primo romanzo, poi, è il linguaggio informale e il ruolo creativo e imperfetto del narratore... Cose di cui nessun lettore sembra mai accorgersi.

Hai pubblicato “Erba alta” un giallo, come è nata l'idea?

Qualcuno che aveva particolarmente apprezzato le scene di Ricky Down che vedevano come protagonisti dei ragazzini mi suggerì di scrivere un romanzo con quello stesso taglio. Indipendentemente, la lettura di un orribile thriller americano dal titolo "Nel Bosco", che non lasciò in me altra traccia, mi fece però venire in mente un titolo suggestivo: "Erba Alta". Strada facendo il romanzo finì con l'imparentarsi alla lontana con i vecchi gialli dei ragazzi Mondadori.

Qual è il tuo giallista preferito e quello che invece non sopporti?

R: Sono un fan di Ellery Queen. La sua produzione si spande su diversi decenni, e quel che mi piace è che lo stile, i personaggi e le situazioni si evolvono col passar del tempo. Mi piace molto anche Conan Doyle. Ho invece un rapporto di amore-odio con Agatha Christie. Non sopporto Gaston Leroux e il suo odioso investigatore Rouletabille... In confronto a lui Poirot è una sagoma.

Hai dei riti particolare quando scrivi?

Sì: immergo i piedi in un secchio di acqua gelata che tengo sotto il tavolo, reggo un teschio di cristallo nella mano sinistra e intono un inno in sanscrito, quindi cado in trance e inizio a scrivere come un forsennato... No, no. In realtà scrivo quando posso e dove posso, e non ho riti particolari. Spesso scrivo di notte.

Il libro che c'è in questo momento sul tuo comodino?
Sul comodino in questo momento nessuno, ma in bagno ho Stephen King, in macchina l'ennesima biografia di Einstein e in cartella un'antologia di Niccolò Tartaglia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho un colpo già in canna: quindici racconti che si intersecano e si completano a vicenda, formando un romanzo corale. Protagonista: la periferia di Roma. Poi ho un romanzo ancora da completare, altri racconti e altri progetti... Ma i miei tempi sono luuuunghi.


Questo è il blog dell'autore.