Marco Bertoli "La signora che vedeva i morti"

Salve Scribacchini, intervistiamo oggi Marco Bertoli, di cui abbiamo già parlato a proposito della sua prima opera "La signora che vedeva i morti"...



La signora che vedeva i morti
Felici editore
360 pag. 13 euro



Ciao Marco, vuoi raccontarci come è nata la tua passione per la scrittura? 

Posso dire che è nata con me, impressa nel mio DNA. Da che ho ricordi coerenti, mi ha sempre attirato il “giocare” con l’immaginazione, inventando storie fantastiche che mi vedevano protagonista. Crescendo e interagendo con gli altri bambini mi è venuto spontaneo ampliare il mio pubblico: alle scuole elementari ideavo storie avventurose da narrare a voce agli amici e compagni per farli divertire o spaventare.
Alle scuole medie e alle superiori ho iniziato a metterle nero su bianco, ma senza comunque pensare mai di pubblicarle. Gli anni dell’Università e quelli seguenti mi hanno visto impegnato su altri fronti e ho quindi smesso di scrivere, ma non di fantasticare!, sinché una mattina, mentre attendevo l’autobus per recarmi al lavoro, ho sentito una vocina che mi sussurrava: “Che ne diresti di scrivere un romanzo?”. 

Il tuo primo libro è “La signora che vedeva i morti” ce ne vuoi parlare?

Il romanzo è essenzialmente un giallo storico con pennellate fantasy ambientato tra Pisa e la Lunigiana in un XVII secolo ucronico, cioè alternativo a quello reale, dove Pisa non è stata sconfitta alla battaglia della Meloria e il Conte Ugolino della Gherardesca, artefice della vittoria, ha rovesciato le istituzioni repubblicane e fondato il Regno Pisano, i cui confini corrispondono più o meno a quelli del Granducato dei Medici. La protagonista, Debrena, è una tredicenne ragazza contadina, cieca perché colpita da un fulmine all’età di otto anni, che scopre di avere la capacità di vedere le anime dei morti assassinati. Questo suo potere consentirà agli investigatori “ufficiali”, un colonnello dei moschettieri e un mago giudiziario, di venire a capo di una serie di suicidi misteriosi accaduti in diverse parti del reame e di un delitto perpetrato a Villafranca, paese in cui si svolge buona parte della vicenda.

Com'è nato il personaggio della protagonista, Debrena?

Parto dal nome che nasce dalla fusione, com’è spiegato nel romanzo, di Debora e Serena, i nomi delle mie figlie. L’alternativa, Serora, non suonava per niente musicale!
Debrena è una ragazza tredicenne, discendente da una famiglia di contadini da generazioni, divenuta cieca perché colpita da un fulmine cinque anni prima dello svolgersi della storia. Rassegnata a una vita dipendente dalla carità altrui, scopre per caso di possedere la capacità di “vedere” le anime delle vittime d’omicidio. Forse un potere prodotto dalla pubertà o dalle incessanti preghiere della nonna, comunque sia questa sua dote le stravolgerà totalmente la vita. 
Quanto al sesso della protagonista, l’universo femminile esercita un’irresistibile attrazione nei miei confronti, e le donne di casa lo possono confermare, perciò è stato spontaneo scegliere una giovane come eroina della vicenda. 

Perché hai deciso di mescolare elementi storici con elementi fantasy?

Sono un lettore affamato di gialli storici, quindi il genere base del mio romanzo era già stabilito a priori. L’aggiunta del fantasy mi ha permesso di utilizzare gli incantesimi al posto degli strumenti impiegati dalla polizia scientifica.
In realtà, mi attirava tantissimo il poter legare insieme generi della letteratura e della cinematografia che mi hanno visto crescere, appassionandomi e offrendomi spunti di meditazione sulla vita: i saggi di storia, i romanzi di avventura, le vicende di fantasmi, i gialli e le grandi saghe fantasy. Come in una reazione chimica (non scordate il lavoro che faccio!) si uniscono molti reagenti per ottenere un unico prodotto così ho mescolato “I tre moschettieri”, Padre Cadfael di Ellis Peters, Leroy Jethro Gibbs di “NCIS”, Melinda Gordon di “Ghost whisperer” curioso di scoprire che cosa ne sarebbe saltato fuori. 
Sullo sfondo rimangono l’amore per la Lunigiana, la valle dei miei avi, in cui affondo le radici e sgorga la mia indole (un incrocio perverso tra orso, gatto e lupo solitario), e il rendere omaggio alla città in cui vivo, donandole una storia diversa. 

Quanto è difficile scrivere un giallo “credibile” che fornisca al lettore i giusti indizi senza far scoprire l'assassino dopo poche pagine?

Questo è il nocciolo di ogni giallo che si rispetti come già definiva un maestro quale S. S. Van Dine: «Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura. Per scrivere romanzi del genere ci sono leggi molto precise: non scritte, forse, ma non per questo meno rigorose, e ogni scrittore poliziesco, rispettabile e che si rispetti, le deve seguire». La prima di queste regole consiste nel fornire al lettore gli stessi indizi che trova chi indaga e al contempo, però, mascherarli così da renderli a prima vista fatti, discorsi o descrizioni inutili, scritti tanto per “far volume”.
Personalmente, ho seguito un percorso a ritroso. Definito il colpevole, mi sono chiesto: come faccio a scoprirlo? Grazie a questo fatto e a quest’altra affermazione, mi sono risposto. A quel punto è stato relativamente facile sviluppare la vicenda, disseminando gli indizi senza renderli evidenti. 

Hai dei riti particolari quando scrivi?

No. Quando sono ispirato, mi obbligo a sedere al computer e a scrivere perché se è vero che l’ispirazione soffia quando vuole, tuttavia è altrettanto vero che deve essere tenuta alle briglie e costretta a lavorare: scrivere, per quanto possa suonare un’offesa verso altri mestieri, richiede impegno e fatica. Descrivere certe storie ti risucchia energie ed emozioni proprio come se tu le avessi vissute in prima persona. Fantasia e costanza, sono, secondo me, essenziali per uno scrittore, anche a tempo parziale quale il sottoscritto.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri? 

Ho pronto un altro giallo storico, sempre con sfumature fantasy, questa volta ambientato a Ur, in Sumeria, nel 3000 a. C. e sono alla ricerca di un editore disposto a pubblicare un libro lungo il doppio della “Signora”.
In questo periodo mi alterno tra il comporre un altro romanzo con Debrena e soci come personaggi e lo scrivere racconti di vario tema per alcuni concorsi nazionali. 

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