Sara Monetta


Salve Scribacchini, le feste sono quasi finite e noi, dopo incredibili abbuffate e tanti bei libri letti, torniamo con le nostre interviste, abbiamo infatti con noi Sara Monetta (già conosciuta come giornalista radiofonica del bel programma Licenza di leggere qui) che ci presenta i suoi libri.
Il ragazzo che corre
Badiglioni editore
9,50 euro 56 pagine


TRAMA
Ismail è un giovanissimo pastore sudanese che trascorre un’esistenza serena nel suo villaggio nel cuore dell’Africa. Lo scoppio della guerra e la devastazione del suo paese, alla quale lui riesce fortunatamente a sfuggire, getteranno nel caos il suo mondo. Ismail dovrà attraversare gli orrori della guerra ma riuscirà a fuggire in America grazie all’aiuto dell’amico Mohamed. Negli Stati Uniti il ragazzo crescerà e comincerà ad allenarsi nella corsa ma non riuscirà mai a dimenticare le proprie radici, come accade nella maggior parte dei casi agli immigrati di prima generazione.
Ismail potrà superare la forte nostalgia del suo paese e di tutte le persone che amava e che ha perso solo nel momento in cui, gareggiando, riuscirà a ritrovare se stesso e a capire che in realtà il Sudan e i suoi amici non lo avevano mai abbandonato perché lui ne aveva conservato sempre vivido il caro ricordo nel cuore.


Gabbiani
Liant
1,90 euro

TRAMA

Gabbiani è una storia che parla della voglia di riscatto, del desiderio di riscrivere un destino già scritto. Racconta la vita di Milo, bambino di strada, che non vuole essere fagocitato in un'esistenza ingiusta, vissuta in una città pervasa da delinquenza e mafia. Pur essendo frutto di fantasia, la realtà descritta è tristemente esistente, ma non è data per scontata. Al contrario, obiettivo del racconto è mettere in luce la voglia di cambiare, di reagire della popolazione attraverso anche cooperative sociali e la chiesa.... reagire perché .. “Siamo tutti un po’ gabbiani, abbiamo grandi ali per volare lontano ma restiamo poi fermi a terra non appena si alza il vento”


Ciao Sara, vuoi parlarci di come hai iniziato a scrivere?

Ciao Valentina, la mia passione per la scrittura viene un po’ da lontano: mi è stata inculcata da mia madre da piccolissima. Sono sempre stata una divoratrice di libri, ma soprattutto avevo una fervida fantasia che mi ha aiutata da bambina a vincere una certa solitudine. Ho cominciato a scrivere per mettere sulla carta il mio mondo. In un secondo momento, poi, tutto ha acquisito un valore diverso: oggi scrivo per raccontare ciò che c’è di storto e di negletto nella società.

Hai esordito con “Il ragazzo che corre” ce ne vuoi parlare?
Il ragazzo che corre nasce come una domanda: da sorella maggiore che cosa vorrei raccontare ai bambini? Il libro dunque è indirizzato soprattutto a una fascia d’età tra gli otto e i dodici anni e vuole introdurre una realtà molto lontana da quella della nostra vita quotidiana: l’Africa e la guerra. In particolare il mio libro parla di un bambino sudanese, Ismail, che diventerà prima profugo e poi rifugiato a causa della guerra che in questi anni ha devastato il paese. Riuscirà a fuggire negli Stati Uniti dove diventerà grande e per superare il suo trauma intraprenderà la via dello sport. 

Come è nata questa storia?
Ho sempre avuto un amore particolare per l’Africa. In particolare mi è sempre parso assurdo che un bambino africano dovesse avere una vita così diversa da quella dei ragazzi occidentali. Ho quindi voluto dire ai bambini: sappiate che esiste un mondo differente da quello che conoscete,esistono cose brutte come la guerra e la paura, ma, nonostante tutto, si possono e si devono superare.

Hai avuto difficoltà a calarti nei panni di Ismail e nel narrare la sua storia?

L’unica difficoltà che ho trovato è stata nel linguaggio da usare. Mi sono imposta di utilizzare periodi semplici, brevi ma incisivi. Ho cercato quanto più possibile di rendere tutte le sensazioni di Ismail evocando non solo il senso della vista e dell’udito, ma anche l’olfatto, il tatto e il gusto. Per il resto, ho adorato vivere la sua vita!

Nel romanzo parli dell'amicizia interrazziale tra Ismail, sudanese e Mohamed, arabo...

Era un elemento che andava messo per due ragioni: innanzitutto per esigenze di realismo, in Africa le nazionalità sono estremamente eterogenee e, per certi versi, gli africani sono molto più assuefatti di noi “all’altro”. In fondo, gli odi razziali e la balcanizzazione emergono solo quando ci sono interessi politici ed economici. Il secondo motivo è di tipo paideutico: i bambini non sono abituati a vedere le barriere a meno che qualcuno non gliele mostri ed è bene che ciò non avvenga. Sudanese ed arabo: che differenza fa?

Proprio per i suoi contenuti e per il modo in cui hai saputo trattarli è vero che è stato adottato come libro da diverse scuole elementari e medie?

Sì, e questa è una grande soddisfazione per me. Già l’anno scorso fu adottato da una scuola media di Cava de’Tirreni, mentre quest’anno il libro è stato portato in alcune classi elementari e medie di Cava de’Tirreni, Pagani e Scafati. Presto dovrebbe essere proposto anche agli istituti di Nola.

Il tuo ultimo libro è l'e-book “Gabbiani”...
Esatto, è un ebook che è stato pubblicato da Liant editore insieme ad un altro mio racconto, Il segreto del lillà.

Come mai questo titolo?

Ho scelto il titolo Gabbiani per due motivi: in primo luogo, sono innamorata del mare e mi sento io stessa un po’ gabbiano a mezz’aria tra la terra e il mare; in secondo luogo ho voluto dare l’immagine di questi ragazzi di strada che vivono un po’ tra due mondi, fanno parte della città ma restano ignorati il più delle volte. 

Anche Milo è un bambino che come Ismail deve crescere in fretta, ci sono deio punti di contatto tra questi due personaggi?

Il punto di contatto c’è sicuramente: entrambi vivono una vita quasi borderline e rientrano in quelle categorie che io definisco “invisibili”. Tuttavia Milo è l’Ismail della mia maturità: il racconto non è più scritto per bambini ma per adolescenti e dunque è più crudo e intenso. Le scelte di Milo sono molto più sofferte e profonde, la sua vita è più amara, la sua redenzione tardiva e traumatica. Ismail suscita tenerezza, Milo ti stringe il cuore perché è un combattente e inevitabilmente sei portato a temere per lui.

In questo libro hai deciso di affrontare il delicato tema della mafia
È un tema che, da giornalista, sento molto sulla mia pelle. C’è una parte del racconto in cui, attraverso gli occhi di Milo, mostro come la mafia sia una realtà che permea tutti gli aspetti della società, anche quelli che sembrano più distanti dall’illegalità: non è un semplice fenomeno, ma una cultura. Ciò che mi ha colpito di più è il meccanismo perverso di tutte le ingiustizie, che durano perché sembra che non ci sia alternativa. Non è così: le cooperative sociali come gli Iron Angels o La Paranza lo dimostrano, la presenza di preti attivamente impegnati e sotto scorta lo dimostra, esempi luminosi di politica come il sindaco Angelo Vassallo ne sono una prova tangibile. 

Qual è l'obiettivo di questa storia?

Quando ho scritto Gabbiani ero (e sono ancora) stanca dell’ipocrisia e dell’omertà che gravita sulla faccenda. Viviamo come se non vedessimo, ma bisogna aprire gli occhi. Non sono di certo né la prima né l’unica che lo dice, e ovviamente ci sono autori che sanno trasmettere il mio messaggio in modo molto più efficace, ma fondamentalmente bisognerebbe prendersi la responsabilità di smettere di piangere in silenzio i morti e darsi da fare per cambiare le cose partendo proprio dai bambini e dalla cultura.

Cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Penso che se credi di essere un buon autore e vuoi avere la soddisfazione di dire ai tuoi amici “Guarda che cosa ho fatto”, allora le case editrici a pagamento sono un’ottima scelta. Ma fondamentalmente ritengo che se il tuo obiettivo è fare lo scrittore di mestiere, allora il riconoscimento di una certa bravura dovrebbe venire dall’esterno. So che molti troveranno da ridire su questa risposta, ma è semplicemente la mia opinione e anzi credo che oggi, se la qualità di ciò che intasa il mercato è scesa a livelli imbarazzanti, è anche perché è diventato estremamente facile pubblicare: basta pagare. È vero che alcuni grandi come Pasolini sono nati con l’auto pubblicazione, ma credo che si stia degenerando sensibilmente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho tanti progetti in mente: il primo è senza dubbio quello di terminare la seconda stesura del mio romanzo, L’Equilibrista. Per il resto, presto mi trasferirò a Londra per studiare giornalismo internazionale. Il mio sogno è diventare un’inviata in Africa e Medio Oriente.

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