Claudio Foti

Salve Scribacchini, eccoci con una nuova affascinante intervista, abbiamo infatti con noi lo scrittore fantasy Claudio Foti.

Ciao Claudio, vuoi parlarci della tua passione per la scrittura?

Ho fatto l’avvocato, il giornalista e l’addetto stampa. Ricordo che cominciai a scrivere romanzi fantasy agli inizi degli anni novanta perché in quel periodo in Italia ne venivano pubblicati davvero pochi di questo genere e io, avido lettore, non riuscivo mai a saziarmi. Così ne scrissi un paio ,"quasi a mia insaputa”, uno di questi Dobb e gli Adoratori di Fenrir, riuscii persino a pubblicarlo qualche anno dopo. Da quel momento mi sono chiesto: perché non continuare? Ed eccomi qui. Dapprima le mie storie erano puro entertainment, poi però, essendo anche un appassionato di folklore, leggende e misteri, mi è venuto spontaneo delineare storie contenenti almeno uno di questi aspetti. Ho pubblicato alcuni romanzi e ho vinto qualche premio letterario, tra cui l’Ex Premio Tolkien nel 2006 con il romanzo storico-fantastico Ombre su Campo Marzio incentrato sulla giovinezza misterica ed esoterica del papa mago, Silvestro II. La passione per la scrittura mi è derivata da quella per la lettura anche critica: per scrivere ritengo sia necessario leggere molto…. Ho la casa tappezzata da librerie straripanti di volumi, mia moglie, che mi sopporta, ogni tanto però minaccia di cacciarmi di casa per questo!
Windigo
Chichili Agency
1,99 euro



Hai pubblicato con Chichili “Windigo”, ce ne vuoi parlare?

Volentieri. E’ un romanzo breve o racconto lungo, dipende dai punti di vista. E’ difficilmente inquadrabile in un genere letterario, credo si possa definire un thriller/storico/horror/mitologico… con incursioni nel fantastico.
Si tratta di una vicenda ambientata nel buio delle foreste dell’America del Nord, nel profondo delle terre dei nativi ove storie terribili risuonano da secoli tra gli alberi immoti. Storie di esseri inumani, di entità soprannaturali, di mostri selvaggi. Una di queste creature è il Windigo. Pochi conoscono la sua leggenda e quei pochi che pensano di conoscerla, in realtà ne conoscono solo una piccola parte. Il lettore dovrà giocoforza immergersi nella sfera mistica dei nativi americani. In Windigo spero di aver ben mescolato usanze e credenze, mitologie e terrore per condurre chi legge, con il giovane sciamano Marmotta Rossa, protagonista del libro, all’inseguimento di un nemico terribile, mille volte più mortale dell’uomo bianco. Dalle pagine di Windigo emergono, spero in maniera accattivante, gli spiriti delle pianure americane, le note della danza degli spettri, i poteri protettivi dell’acchiappasogni...
Il lettore sarà sfidato dalla vicenda, verrà trasportato e invitato a scoprire la verità anche la più inattesa. Quello che mi chiedo è: sarà in grado di reggere la verità sull'origine della leggenda del Windigo?

Come è nata l'idea per questo libro?

Sono un appassionato di mitologie. Quella dei Nativi Americani è una delle più ricche e complesse ed è ingiustamente trascurata in Italia. Quella degli Algonchini poi ha un che di inquietante. Non potevo farmi sfuggire l’occasione di scriverne. Inoltre, ricercando notizie, ho trovato alcuni collegamenti, direi singolari, con alcuni miti europei. Da lì è scattata la scintilla.

Nelle tue opere hai dato vita a diversi mondi fantastici, è stato difficile?

Sì. No. Insomma… Diciamo che creare un mondo significa soprattutto creare i suoi miti. E realizzare una mitopoiesi credibile non è facile. Ma ci sono grandi maestri a cui ispirarsi come J.R.R. Tolkien e H. P. Lovecraft. L’ambientazione è tutto e nell’ambientazione deve esserci la visionarietà dell’autore e al contempo la sua logica. Sembrano due termini in contrasto, ma ritengo che dalla compenetrazione di queste due antitesi nascano i mondi più affascinanti. È un processo duro, lungo e sì, difficile, ma anche tremendamente stimolante!

Hai addirittura inventato un linguaggio “nanico”...

Be’ ci ho provato. È un po’ il discorso di prima. Creare un mondo va fatto nella sua interezza. Quindi se si tratta di un mondo incentrato sui nani, è necessario che trasudi usi, costumi, e cultura nanica, per essere credibile e coinvolgente, cioè per far sì che il lettore si immerga nella storia e sospenda la sua incredulità. Per questo, nonostante non sia sorretto da basi filologiche solide come quelle Tolkeniane, ho cercato di dare il meglio, creando un idioma oscuro e dalla pronuncia dura e cupa.

Una delle tue passioni è la Roma dell'anno 1000 a cui hai dedicato un romanzo...

Ombre su Campo Marzio
Tabula fati
144 pag. 12 euro
Sì. Mi hanno sempre affascinato due cose di quel periodo: la paura della fine del mondo, un sentimento molto simile a quello che abbiamo provato in questi anni, e la figura del Papa Mago. Silvestro II, al secolo Gerbert d’Aurillac. E nel mio romanzo Ombre su Campo Marzio, ho trattato la giovinezza misterica ed esoterica del Papa Mago, prendendo spunto dal suo viaggio, realmente avvenuto a Roma, prima ancora di essere eletto pontefice. La storia di questo papa è intrisa di leggende in odor di zolfo, quale migliore occasione per ampliarle, giocarci un po’ e cercare di tracciare un ritratto affascinante di quest’uomo che tanto ha dato al mondo moderno? Sullo sfondo campeggiano usi e costumi di quella Roma ormai decaduta e preda delle lotte intestine di famiglie nobili per ottenere il potere. Una Roma in cui proliferavano, insieme con la paura ricorrente della fine del mondo, le sette e i culti segreti alle spalle dei cittadini più insospettabili. Con Ombre su Campo Marzio ho vinto l’ex premio J.R.R. Tolkien, e non è detto che non ci sia un seguito…

Oltre che narratore sei anche saggista, hai pubblicato infatti Il Codice Voynich, ce ne vuoi parlare?

Mi occupo da sempre di misteri ed esoterismo, ho letto molto e continuo a farlo spinto dalla sete di sapere. Il mio scopo è quello di gettare una luce, il più possibile obiettiva, sui misteri del nostro pianeta.
Il codice Voynich
Eremon Edizioni
107 pag. 13 euro

Il saggio traccia la storia del manoscritto Voynich che da oltre cinque secoli cela all’interno delle sue pagine un segreto che nessuno, finora, è riuscito a svelare. Fu acquistato vicino Roma 101 anni orsono da W. Voynich, un antiquario americano di origini polacche dai gesuiti di Villa Mondragone. Per questo oggi il libro è conosciuto come il Voynich. E nessuno, ripeto nessuno, ha saputo decifrarne il testo né comprenderne i disegni insoliti. E per questo è stato definito il manoscritto più misterioso e inquietante del mondo. Per scrivere il mio saggio ho consultato centinaia di testi in varie lingue e ho intervistato i più grandi crittografi impiegando anni di lavoro. Nel libro ho esposto tutte le tesi avanzate per la sua soluzione, e anche la mia. In seguito alla mia pubblicazione sono stato contattato da strani personaggi, alcuni importanti, altri completamente folli, che hanno cercato in vari modi di farmi prendere in esame le loro idee e hanno, come dire, tentato di “indirizzare” i miei studi. Eppure prima che pubblicassi il mio saggio di codicologia medievale quasi nessuno in Italia conosceva il manoscritto Voynich…

Non ti si può definire scrittore esordiente, hai all'attivo numerose opere, a quale sei più legato e perché?

Forse proprio Ombre su Campo Marzio, non solo perché ha vinto l’ex premio Tolkien, ma perché è stata una vera impresa stimolante scrivere un romanzo storico fantastico su un pontefice sapiente e cabalista come Silvestro II. Posso dire di aver appreso tanto da lui, sia studiando la sua storia e la sua vita che ricreandone una parte. Ma sono affezionato un po’ a tutte le mie opere, ognuna di loro ha significato qualcosa per me...

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono molteplici e caotici. Sono sempre nel mezzo di una storia e cerco di scrivere in modo tale che il lettore veda quello che racconto Attualmente sto scrivendo un romanzo sulla terra cava e ne sto ultimando un altro sul Necronomicon. Stanno per uscire due miei libri: una biografia storica-fantastica su Rasputin e un saggio sul misterioso Dio Anfibio.

Se volete conoscere altre sue opere questo è il suo sito

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Bell'intervista, sono rimasta molto colpita dalla storia del Codice Voynich. Come mai non se ne sa niente?

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