I libri migliori e peggiori del 2013

Salve Scribacchini, siamo ormai agli sgoccioli del 2013, è tempo dunque di bilanci, anche in ambito letterario, ecco dunque le mie considerazioni sui libri letti quest'anno.

Il miglior libro:

"Fiorirà l'aspidistra" di George Orwell


Consigliato a tutti coloro che vogliono diventare scrittori, un piccolo capolavoro.




TRAMA: Gordon Comstock, il protagonista, è un ribelle impegnato in un'aspra battaglia contro il mondo comandato dal denaro. Si mantiene lavorando come commesso presso una libreria di Londra, mentre coltiva delle modeste aspirazioni letterarie, frustrate da una serie di insuccessi (gli scritti che spedisce alle case editoriali vengono regolarmente rifiutati) e minate dalla sua stessa insicurezza. Il denaro diventerà per lui un'ossessione e una linea di principio: nel tentativo di respingere quasi asceticamente la schiavitù dei soldi, Gordon arriverà a dover rinunciare ad una semplice cena con la ragazza amata, Rosemary, piuttosto che essere costretto ad avere un "buon posto" di lavoro nel campo della pubblicità, e a sottomettersi così ai codici sociali dell'epoca. In questa sfida, che si preannuncia disperata, la pianta di aspidistra, il fiore nazionale inglese, diventa per il protagonista l'emblema dell'opaca rispettabilità borghese e del conformismo. Anche lui ne possiede una, che maltratta e trascura volontariamente, cercando di farla morire.


Il peggior libro:


"Gli occhi gialli dei coccodrilli" Katherine Pancol


Storia banale e deludente sotto ogni aspetto, la cosa peggiore sono però i personaggi, privi di spessore e patetici.





TRAMA: Tre generazioni di donne: la fredda matriarca, le sue nipoti e in mezzo, allo stesso tempo figlie e madri, Iris e Joséphine, sorelle dal carattere diversissimo. La prima è bella, ricca e vive un matrimonio in apparenza felice; la seconda è stata abbandonata dal marito e deve fare i conti con due figlie da crescere e una serie infinita di difficoltà finanziarie. Anche i loro sogni sono differenti: Iris spera in una brillante carriera da sceneggiatrice, Joséphine vuole affermarsi come studiosa di storia medievale. Ma le loro esistenze subiscono un'imprevista trasformazione. Durante una cena, Iris conosce un editore e gli fa credere, per darsi un tono, di essere alle prese con la stesura di un romanzo, restando però preda della propria bugia. Davanti all'offerta dell'uomo di pubblicarlo, si rivolgerà alla sorella chiedendo la sua complicità per scriverlo: l'una intascherà il successo, l'altra il denaro. In un crescendo di tensioni, il destino riserverà alle protagoniste incredibili sorprese, soprattutto quando il libro diventerà un best-seller. Una girandola di eventi che si susseguono fino all'ultima pagina, esplorando le pieghe più intime della natura umana, in special modo quella femminile. Su tutto, l'orgoglio di non cedere mai né al vittimismo né allo sconforto, nonostante le ferite e i dolori. Perché ognuno ha la sua stella da inseguire, gialla e brillante come gli occhi dei coccodrilli.

Il miglior giallo:

"A ciascuno il suo" Leonardo Sciascia.

Qui baro un po', non l'ho letto quest'anno ma l'ho riletto di recente e ancora una volta mi ha colpita, semplicemente straordinario.



TRAMA: Siamo in un paese dell'entroterra siciliano. Una lettera anonima minaccia di morte il farmacista, uno che « viveva tranquillo, non aveva mai avuto questioni, non faceva politica ». L'uomo pensa ad uno scherzo, ma la minaccia si avvera -puntualmente, al termine di una giornata di caccia, coinvolgendo l'amico dottore che si trova con lui. Un altro delitto che sembra non avere perché, ed offre pochi appigli ad un professore di liceo che, quasi mosso da una astratta passione intellettuale, si ritrova a cercarne il bandolo in una rete di silenzi e di complicità.

Il peggior giallo:

"I delitti di uno scrittore imperfetto"  Birkegaard Mikkel

Un giallo senza colpevole, pasticciato e che non porta a nulla.




TRAMA: In attesa dell'uscita del suo nuovo romanzo, Frank Føns vive rinchiuso in una villa sul mare del Nord. È solo. A tenergli compagnia, l'immancabile bottiglia di whisky e i ricordi. Ricordi dei tempi in cui i suoi thriller non lo avevano ancora reso uno degli autori più famosi in Danimarca, e lui era solo un giovane squattrinato, un marito innamorato e un padre felice. Ora tutto è cambiato. Il successo, si sa, ha un prezzo. Quello che Føns ancora non sa è quanto sia alto. Lo capisce quando la polizia ritrova il cadavere di una ragazza annegata nelle acque del porto di una tranquilla cittadina costiera, morta in circostanze che sembrano copiate minuziosamente dal romanzo che è in procinto di presentare alla fiera del libro di Copenaghen. Ma perché qualcuno dovrebbe ispirarsi a un omicidio del suo libro? E in quanti possono conoscere il contenuto di un'opera ancora inedita? Føns è un uomo difficile, incline a non pochi vizi e capace di attirare su di sé un notevole interesse femminile: la sconcertante analogia fra i due delitti lo sconvolge e lo induce a iniziare un'indagine tutta sua. Quando si trova a Copenaghen per la fiera, vede compiersi un altro omicidio del tutto simile a uno di quelli descritti in un suo romanzo. La stessa efferata violenza, la stessa insopportabile crudeltà. Solo allora la possibile coincidenza assumerà i connotati di una vera e propria persecuzione, di un folle gioco fra lo scrittore e un lettore, a quanto pare, molto attento. E sempre un passo avanti...


Il libro che mi ha piacevolmente sorpresa:



"Le osservazioni" Jane Harris

Quasi cinquecento pagine che si leggono d'un fiato. Un libro pieno di colpi di scena.

Le osservazioni


TRAMA: Bessy Buckley si è svegliata presto stamattina, ha indossato il suo vestito migliore e si è avventurata sulla strada grande per Edimburgo. Attraversare la Terra del Diavolo, il pezzo di Scozia che unisce Glasgow a Edimburgo, non è una cosa semplice per una ragazza che ha quindici anni nel 1863. Ma Bessy è sveglia, così sveglia che deve averla fatta grossa a Glasgow, visto che, non appena ha scorto due poliziotti a cavallo, ha abbandonato la strada grande e si è precipitata nei sentieri di campagna. Davanti a un viottolo, indicato da un'insegna che diceva "Castello di Haivers", Bessy non ha esitato: l'ha imboccato. Dopo tutto, si è avventurata nella Terra del Diavolo per trovare lavoro presso una famiglia importante e magari sposare un giovane nobile...


Di genere totalmente diverso ma che merita di stare in questa classifica è anche

"Battle Royale" Koushun Takami

Duro e crudele, un degno erede di 1984 di Orwell.





TRAMA: Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo...

Il libro che mi ha delusa:

"Cinque quarti d'arancia" Joanne Harris

Amando questa scrittrice avevo grosse aspettative, purtroppo andate deluse.



TRAMA: A volte, se lo decide il destino, il passato e il presente s'intrecciano e riaccendono sentimenti e paure che sembravano cancellati per sempre. Framboise Dartigen aveva solo nove anni quando gli occupanti nazisti arrivarono a Les Laveuses, il paesino sulle rive della Loira dove viveva con la mamma e i fratelli maggiori Cassis e Reinette. In quei giorni sospesi tra la fiaba crudele dell'infanzia e la tragedia della storia accadde qualcosa di terribile. Ora Framboise, che è ormai una donna matura, è tornata a vivere nella vecchia fattoria, ma in incognito. Il segreto di quegli anni lontani non deve assolutamente tornare alla luce.




Qual è invece la vostra classifica?

Vincitori contest di Natale 2013

Salve Scribacchini, ecco i tre vincitori del contest di Natale di Scribacchini per Passione, vi auguro Buon Natale e ovviamente buona lettura!

Al primo posto Francesca Carrer con "Babbo Natale il Santo"

C'era una volta nell'antica Turchia un bello e saggio ragazzo di nome Nicola, trascorreva le sue giornate nel palazzo di famiglia circondato da libri sacri cristiani e ricchezze di famiglia.
Il padre era molto fiero di lui e si immaginava il futuro del figlio pieno di gloria e santità:“Un giorno diventerai vescovo, potrai comandare la chiesa e tutti ti ameranno” gli ripeteva in continuazione.
Nicola amava molto il padre, lo rispettava e faceva di tutto per seguire i suoi consigli e la strada da lui indicata: crebbe così forte, amato dagli altri e colto.
A soli sedici anni il giovane Nicola però si trovò ad affrontare una terribile punizione del destino, nella sua città si diffuse la peste che in breve tempo divorò tutto; divorò famiglie, divorò speranze e divorò anche la vita dei suoi genitori.
Unico figlio si ritrovò con tante cose materiali, soldi e oro, ma tanto vuoto dentro da colmare.
Decise di trasferirsi a Myra per allontanarsi da quella città che tanto gli ricordava la sua famiglia e la sua infanzia, decise che sarebbe diventato Vescovo e avrebbe realizzato il sogno di suo padre.
In breve tempo diventò sarcedote e il popolo intero imparò ad amare la sua grazia, la sua intelligenza e la sua carità; fu infatti il popolo stesso che poco dopo lo acclamò a gran voce per farlo diventare il nuovo Vescovo di Myra.
Realizzato il sogno di suo padre si sentì finalmente libero di dedicarsi completamente agli altri, parlando con la gente comune venne a conoscenza di una triste storia di un nobile decaduto.
Questo non avendo più soldi da dare in dote alle figlie, e quindi non potendole far sposare, decise di avviarle al mondo della prostituzione.
Nicola decise così di regalare in gran segreto al povero nobile i denari necessari per far sposare le fanciulle, cambiando così il destino delle tre povere ragazze.
Scoperto chi fosse il misterioso donatore di denari, la sua fama crebbe a dismisura e fu subito soprannominato protettore dei bambini.
Dopo questa vicenda, il buon Nicola fece molte altre gesta di carità, e restò a capo della chiesa di Myra per il resto dei suoi giorni tra l'amore della sua gente e dedicandosi agli altri.
Dopo la sua morte venne quasi subito proclamato Santo; oggi Sanctus Nicolaus o abbreviato come Santa Claus lo si festeggia il 6 dicembre ed è uno dei santi più amati dalla chiesa e dal popolo.
Dopo la sua beatificazione qualcuno ha giurato di vederlo con il suo abito rosso da Vescovo aggirarsi tra le case delle famiglie con bambini e qualcuno addirttura dice che egli passi a cavallo di animali volanti a regalare doni ai bambini il 25 dicembre per rendere il loro futuro più gioioso...
Ma questa parte della storia è solo leggenda... O forse no!!!

Al secondo posto Silvia Devitofrancesco con "Per un sorriso in più"

Anche questo anno è arrivata la festa magica, la festa che tutti aspettano e che simboleggia la nascita, l’amore della famiglia, il calore del focolare domestico, avete capito di cosa parlo? Bravissimi! Il Natale. Io sono Babbo Natale. Sì, ma quello vero, mica i miei “fake”, per dirla con i termini moderni, che affollano le strade delle vostre città. In questo momento sto osservando come procede il lavoro dei miei elfi, creature impegnatissime e con tanta voglia di sentirsi utili per donare un sorriso.
Oggi è una giornata particolarmente fredda. Qui da me la neve è talmente tanta che ha ricoperto ogni cosa. Fa freddo, ma il calore del fuoco proveniente dal mio camino mi tiene al caldo. In questo momento sto leggendo le vostre mail con le vostre richieste, poiché anche Babbo Natale ha la propria casella di posta e un profilo sui social network. Vorrei accontentarvi tutti, cari bambini, ma è una missione davvero difficile. Scrollo tutte le vostre mails e clicco due volte col mouse su una di queste. Non so spiegarvi cosa mi attiri in essa, ma decido di leggerla attentamente, parola per parola, virgola per virgola.

“Caro Babbo Natale,
forse ho sbagliato a scriverti, ma ho sentito dentro me che fosse la cosa più giusta da fare. Mi chiamo Valeria e sono una commessa di un grande negozio di giocattoli, uno di quei classici negozi che durante il periodo natalizio, colorati di rosso, argento e oro, sono pronti ad accogliere tanti bambini festanti.
Ecco, anche questo anno è andata così… oggi ho assistito a una scena che mi ha dato l’imput per scriverti questa lettera. Una bambina bellissima è entrata in negozio con i suoi genitori. Ha vagabondato per ore tra gli scaffali, persa tra le miriadi di bambole e giochi da tavola, sino a quando la mamma l’ha svegliata da questo sogno: “Un giorno li avrai. Per questo anno non sarà possibile. La crisi ha tolto il lavoro a tuo padre.”
Ho letto, negli occhi di quella bambina, il dolore, ma non perché non avrà quel giocattolo, ma per questa maledetta crisi. Ha afferrato la mano della mamma ed è uscita dal negozio senza voltarsi. Tra le lacrime di dolore ti ho scritto questa lettera, anche se so bene quanto questo mio gesto sia un’assurdità, Babbo Natale non esiste, ma è frutto di chi, quando eravamo bambini, voleva donarci la poesia della festa. Io ci ho provato!”

La devo aiutare esclamo e, così, novità assoluta per me, decido di rispondere alla sua mail.

“Cara Valeria,
sicuramente ti stupirai di questa mia risposta, ma la tua storia mi ha colpito. Non è giusto che i bambini paghino per errori commessi dai cosiddetti “grandi”. Ho deciso di aiutare te e soprattutto questa bambina protagonista della tua triste avventura. Desidero che sul suo viso compaia un sorriso, uno di quei sorrisi che scaldano il cuore e che fanno sciogliere la neve Le donerò una di quelle bambole che guardava nel tuo negozio.
Riguardo te, invece, ti dico solo questo: “Babbo Natale esiste per chi sa cercarlo. Per chi, nonostante tutto, non ha perso la poesia. Per chi crede ancora nella magia e per chi ha il cuore colmo d’amore pronto per donarlo agli altri.”


Messaggio inviato. Sorrido soddisfatto, mi alzo dalla scrivania e contemplo il paesaggio innevato della Lapponia. 
Dove è finita la speranza in un mondo migliore? Mi chiedo con malinconia.
Qualche anno fa, almeno, la leggevo nelle lettere dei bambini, ma alla soglia del 2014, questa speranza è svanita. Leggo principalmente queste frasi: “Ti chiedo solo una cosa per Natale: fai scomparire la parola crisi che mi fa tanta paura.” Questo è il mondo nel quale viviamo, questa è la storia che stiamo scrivendo e che lasceremo in eredità a quanti verranno dopo di noi.
Ho preso una decisione folle, ma necessaria. Questo anno il 24 dicembre, mi toccherà fare una bella passeggiata in giro per il mondo. Non si può mai stare tranquilli!


Al terzo posto Marco Bertoli con "MABN – Missile Anti Babbo Natale"

La sirena d’allarme risuonò nell’attimo in cui le lancette dell’orologio appeso alla parete del bunker indicarono la mezzanotte.
Una voce antica e stridula si sovrappose all’ululato sbraitando: «Ai posti di combattimento! Tra poco comincia il ballo!».
Babbo Natale controllò il display del “segnalatore di posizione” sul cruscotto della slitta. Una ruga di profonda preoccupazione incise la fronte di un volto altrimenti rubizzo e pacioso. Scosse la testa ed esclamò: «Ci siamo, ragazze mie. Siamo prossimi al confine!».
Un coro di bramiti ansiosi rispose all’avviso.
«Non piace neanche a me questo sporco lavoro, ma qualcuno deve comunque farlo» commentò il sanguigno postiglione dello strano velivolo, spronando le nove renne. «Lampo e Saetta accelerate l’andatura!» ordinò secco. «E tu, Rudolph, spegni quel benedetto naso: adesso non occorre illuminare la notte con un faro. Da questo momento, navigazione silenziosa!» concluse, tirando la leva che bloccava lo scampanellio dei sonagli legati al collo delle bestie.
«Abbiamo un contatto sul radar …» sibilò una voce, tesa.
«Altezza e velocità corrispondono al bersaglio…» proseguì una seconda, riflessiva.
«Soluzione di tiro elaborata» sancì una terza, decisa.
«FUOCO!».
Gli occhi stretti a fessura di Babbo Natale scrutavano attenti lo schermo circolare che irradiava una tenue luminosità verdastra.
Sussultò nello scorgere quattro puntini apparire in basso a destra. Rompendo la consegna da lui stesso impartita, gridò: «Missili in avvicinamento! Guizzo e Ballerino: iniziare le manovre evasive!».
La coppia di renne obbedì all’istante. Traino e slitta presero a ondeggiare e serpeggiare nell’etere gelido, simili a un serpente ubriaco.
Pur in preda a violenti conati di vomito, il bianco-scarlatto postiglione non smise di osservare la traiettoria dei minacciosi puntolini.
Uno si fermò in volo, confuso dai movimenti forsennati dell’obiettivo, quindi si lanciò in una direzione completamente sbagliata. Gli altri, invece, proseguirono imperterriti. Segugi cocciuti sulle tracce della preda.
Babbo Natale sospirò. Aprì un sacchetto che portava alla cintura e ne estrasse una manciata di strisce di carta oleata ricoperta da entrambi i lati con un sottile strato di alluminio, a sua volta trattato con vernice riflettente. Al culmine di un giro della morte che gli proiettò lo stomaco tra le labbra, sparse in aria i ritagli e continuò sinché il contenitore fu vuoto. “Ora vedremo se la nuova trovata degli elfi funziona” rimuginò.
La nuvola argentata si distese come una scia di lucciole sbarazzine dietro la slitta. Quando il terzetto d’inseguitori piombò in mezzo al ribollire di scintille, l’energia arcana che li animava andò in sovraccarico. Scattarono protezioni di sicurezza, ma per due di loro era troppo tardi. Accecati, persero di colpo l’orientamento finendo per urtarsi l’uno con l’altro. La deflagrazione coincise con il loro sparire dallo schermo radar.
Ostinato, il superstite continuò la caccia.
«Poteva andare peggio» fu la pragmatica chiosa di Babbo Natale. Quindi, rivolto alle renne parlò con dolcezza: «Con l’ultima me la vedo io. Voi belle, restate tranquille e procedete diritto. Senza scossoni, mi raccomando».
Si alzò, reggendo tra le mani il pesante sacco dei regali. Accompagnò con lo sguardo l’approssimarsi rapido della scopa con la gialla carica esplosiva fissata alla sommità del manico.
Attese immobile, poi colpì la ramazza una frazione di secondo prima dell’impatto, scaraventandola lontano, un rottame inutile.
Uno sbuffo di sollievo e si risedette brontolando: «Tutti gli anni la solita storia quando si sorvola Befania!».

"Rocca Imperiale il paese della poesia e dei sogni" Maria Teresa Vivino

Salve Scribacchini, ringrazio la nostra Maria Teresa Vivino per questo splendido articolo dedicato ad un'altrettanto splendida città: Rocca Imperiale.

Presepe di Rocca Imperiale



Mi domando spesso se possa esistere una soluzione ai problemi dell’umanità. Certo una domanda sciocca e forse anche con una punta di presunzione.
I migliori uomini della terra, tra cui il recente scomparso Nelson Mandela, non hanno trovato una vera e propria risposta, se non ci sono riusciti loro, certo, non posso farlo io; quello che però hanno dimostrato uomini come Steve Jobs, ad esempio, è che il raggiungimento di un sogno può partire solo dall'avere un sogno. Banale certo, ma in un pianeta dalle risorse limitate, in cui qualcuno ha lo stomaco vuoto e qualcun altro di vuoto ha il cervello o il cuore, è davvero difficile poter credere in un SOGNO. Eppure, credetemi, se mi togliessero i sogni e con essi le speranze, morirei ancor prima di sentir cessare il battito del mio cuore.
Il mio sogno è quello di non vedere più persone che muoiano ingiustamente, ma non per mano altrui, in primis per mano propria. Se qualcuno ci riempie di soprusi eppure continuiamo a vivere è perché abbiamo qualcosa dentro che è più forte anche della violenza: la fede; non parlo di una fede religiosa, ma una fede nella vita, che questa vita, fino all'ultimo possa darci qualcosa per cui valga la pena posticipare il giorno della fine.
Sono dell’idea che qualcuno potrà anche toglierci la vita, ma nessuno dovrà mai toglierci la voglia di vivere.
Il mio sogno si chiama POESIA, questa è una storia d’amore che nasce 8 anni fa. Se avete voglia di ascoltare le parole del mio cuore, sedetevi e concedetevi attimi di pace e serenità.
Ho iniziato a scrivere perché la vita mi prendeva a schiaffi, le persone dovevano continuare la loro vita e io non potevo immobilizzare la mia; ho iniziato a scrivere perché comunicare con l’altro era l’unico modo per riparlare con me stessa… ho iniziato a scrivere perché “mi veniva”, come avevo lo stimolo di mangiare e la voglia di dormire… ho iniziato a scrivere perché tramite le mie parole potevo finalmente costruire mondi nuovi o trovare mondi del quotidiano che non avevo ancora compreso… ho iniziato a scrivere, ma solo continuando a farlo ho capito che non riuscivo a sentirmi sazia, come un’ingorda voglio leggere e scrivere per non morire.
I poeti sono tristi… no i poeti scavano nell'animo umano e l’animo umano è colmo di passioni, le passioni sono universali e sono trasversali, anche un rapporto fisico culmina e termina con il massimo dolore e il raggiungimento del massimo piacere, questo vuol dire provare fino in fondo il piacere, “l’unione vera con l’altro”… allo stesso modo il poeta scavando nella profondità dell’animo, prova piacere quando più fitto si fa il dolore, perché in fondo il dolore, l’emozione più umile degli esseri umani ci rende tutti simili e tutti dissimili.
I poeti sono tanti, tutti sono un po’ poeti, soprattutto quando si innamorano e, se non lo diventano nemmeno in quell'occasione, o hanno paura dell’amore o ancora non l’hanno davvero mai provato.
Il mio sogno è vedere un mondo senza droga e senza fiumi di alcool, un mondo in cui anziché soffocare, gli uomini prendano il coraggio di scrivere sui muri delle città per comunicare la loro rabbia, il loro dissenso, il loro amore.
 vero a volte questo non basta, scrivere intendo; a volte tristemente leggiamo nei libri di scuola che alcuni poeti si sono tolti la vita, anche alcuni scrittori, e che altri ancora per trovare l’ispirazione si drogano… non è così, intendo dire, non è così che si fa credete… probabilmente per quanto dotati fossero questi Nomi della poesia e della prosa, non avevano davvero trovato il loro sogno. Se un sogno non ti fa vivere è perché non è quello giusto, così come se in coppia soffri quella non è la tua metà e nemmeno il tuo coperchio.
A Rocca Imperiale, piccola cittadina della Calabria che confina con la Basilicata, come diceva un giornalista del TgR Calabria “Rocca dove la Calabria finisce o forse inizia”, il sogno della poesia ha avuto inizio 800 anni fa…


Vista sul mare di Rocca Imperiale



Federico II Svevia aveva fondato nella sua corte la “Scuola siciliana”, la culla della poesia italiana; a Rocca Federico ci andava, aveva un forte e una residenza, e i suoi versi servivano anche per riempire i vuoti dei trattati politici onde evitare che qualcuno potesse manipolarle nel viaggio.
La poesia è tornata 5 anni fa a Rocca con un rocchese che ha aperto una casa editrice a Roma, l’Aletti editore. Giuseppe Aletti non ha dimenticato Federico II, anche se in realtà non l’ha potuto conoscere essendo vissuto 800 anni prima, ma ha voluto assolutamente riportare la poesia a casa sua, ha voluto tornare lui stesso alle sue origini.

Una delle stele poetiche affisse nel borgo storico 


Il concorso indetto da Giuseppe è “Il Federiciano”, sì in ricordo di Federico.
Sono 9000 gli autori che in 5 anni hanno partecipato al concorso gratuito di poesia inedita. 9000 autori che… da ogni parte del mondo hanno voluto condividere un pensiero, un verso, l’anima con altre persone, poeti forse…
In cinque anni, Rocca, è divenuto il PAESE DELLA POESIA, non ospita solo autori in carne ed ossa, ma stele in ceramica maiolicata che mostra al mondo, ai visitatori e ai rocchesi, la grandezza dell’animo umano. Tra i poeti molti nomi noti: Leopardi, Merini, Maraini, e chi più ne ha più ne metta, poi cantautori, come Bennato, Pedrini… e ancora poeti viventi anche internazionali come Jodorowsky, e infine i POETI CONTEMPORANEI, anime che aleggiano nei versi di Rocca, sulle steli, che non sanno più di silenzio, ma di infinito.
Rocca Imperiale può essere, è e deve rimanere il paradiso dei poeti, di quelle anime che hanno bisogno di incontrarsi, non importa se per una volta o per l’eternità, ma hanno bisogno di vedersi dentro, l’un l’altra.
L’ultima edizione si è tenuta il 7 e l’8 dicembre 2013, con un tepore intorno ai 17°, il cielo rocchese ha smesso di piangere all’arrivo dei poeti, e si è commosso nuovamente al termine delle due giornate.
Certo un pezzo del mio cuore è a Rocca, in quel centro storico, con lo sguardo rivolto al mare; in quel museo delle cere, dove i volti non sono morti, e non ritraggono nemmeno morti, sono i vivi che sono stati congelati dal tempo, perché gli studenti e i visitatori possano davvero ritrovare il buon Leopardi, il meticoloso Mosè e l’ultima cena a ricordarci che, anche i momenti più belli e la compagni più intensa dovrà giungere alla fine.

Giacomo Leopardi e... Luigi Zagone



Non si può dimenticare il monoculo, il gigante di 8 metri che, ormai inerme, si fa trovare sdraiato e immobile per i visitatori.
Rocca in notturna è un presepe a cielo aperto, la gente emana calore, con un velo di timidezza negli occhi. Il sindaco con entusiasmo festeggia il suo ultimo anno di mandato con la soddisfazione di potersi annoverare come primo fautore, grazie anche al genio dell’Aletti editore, di un paese ritrovato della poesia in Italia.
A Rocca Marina giace una chiesa che ricorda una nave… la poppa… la prua e la vela. Una nave che guarda verso il mare, che poggia su un lago che si trova a soli 6 metri al di sotto del suolo, misteri che si concatenano, croci che iniziano a sanguinare, croci che compaiono e scompaiono… segni di un mistero che protegge Rocca e i rocchesi dall’invecchiamento del tempo.
Non si può esaurire così un pensiero o come direbbe Alett
i “la scritta parola”, non si può sgranare il cuore per poi dover cancellare l’ultimo sguardo del tempo, non si deve cancellare il ricordo, ma quando ne vale la pena va trasmesso. 
Quanti di voi conoscono Rocca Imperiale? Quanti di voi ci sono mai stati?
Non lo so… troppo pochi… troppo poco tempo per conoscere la nostra bella Italia e il nostro ricco mondo.
La mia storia si conclude qui, o forse sta per iniziare… con un sogno.

Maria Teresa Vivino







Corazzata spaziale Mussolini Davide Tarò

Salve Scribacchini, diffondo con piacere qualche anticipazione sul romanzo "Corazzata spaziale Mussolini" di Davide Tarò, autore che avevamo già conosciuto attraverso il suo primo romanzo "Emina. OrfaniRobot"





CORAZZATA SPAZIALE MUSSOLINI di Davide Tarò 


Sopra i cieli dell’Italia della Seconda Guerra mondiale, una corazzata vola libera e ribelle.
XXI anno dell’era fascista. Un ragazzo delle campagne italiane, Attalo Agricanto, di anni dieci, viene salvato dalla Corazzata Spaziale Mussolini.

«Io, Furio Matteotti, comandante della Corazzata Misterioso Futuro ti invito a entrare. Il mio vessillo è libertà. Tutto ciò che rifugge il Fascismo, io e il mio equipaggio dentro la corazzata, la nostra nuova casa e patria, lo perseguiamo con una forza centuplicata. Con il sudore e il sangue delle nostre anime libere».

«Ormai in volo nello spazio, decisi che la Corazzata Spaziale Mussolini sarebbe diventata la Corazzata Misterioso Futuro». Queste le ultime parole del capitano Matteotti prima che la Corazzata prendesse il volo, non autorizzata, e si eclissasse nei cieli per sempre. Fino ad ora.


Anno: luglio 1945

Luogo: Pianeta Terra

Un nuovo esperimento di animeucronia. I personaggi, le astronavi e la tecnologia di questo racconto (come già quelli del primo romanzo di Tarò, EMINA OrfaniRoboT) si muovono e funzionano con un preciso scopo, sono figli di una storia risorgimentale “realmente” accaduta e quasi identica alla nostra, di una storia degli anni Venti del secolo XX che arriva spietata (e segreta) fino all’esplosione delle bombe atomiche sul Giappone nel 1945.


Animeucronia è un termine coniato dallo stesso Tarò per definire un genere letterario che deriva dalla infausta ed empia fusione degli anime (i cartoni animati giapponesi) con la fantascienza ucronica per dare vita a storie che si svolgono in una realtà assai simile alla nostra, ma che per qualche strano evento si sono evolute in maniera differente e hanno dato origine a una realtà alternativa in cui, ad esempio, una nota industria meccanica torinese produce robot giganti assai simili a quelli che si vedevano nei cartoni animati giapponesi degli anni Settanta o in cui si assiste alla costruzione di una corazzata spaziale poco prima della Seconda Guerra Mondiale in tutto simile a quella che si vedrà una trentina di anni più tardi solcare le TV italiane sotto il vessillo di pirati spaziali. E si scoprirà che questi occulti legami sono solo all’apparenza pretestuosi. Una realtà animeucronica assai più vasta ed espandibile e che si sta espandendo attraverso le opere dello scrittore Davide Tarò. 



Davide Tarò è autore del romanzo EMINA OrfaniRoboT, edito da 001 Edizioni (www.001edizioni.com) e già segnalato al prestigioso Premio Italia, il premio italiano per le opere e le attività nel campo della fantascienza, del fantasy e dell’horror a cura del World SF Italia, nel 2013.

Imminente nei nostri cieli Corazzata Spaziale Mussolini. Scrutate le stelle e seguite gli aggiornamenti sul sito www.editricelatorre.it. A gennaio la corazzata salperà per lo spazio. E voi cosa farete sotto questi cieli?


Illustrazione di copertina di Andrea Gatti: http://www.agatti.com/

Contest racconti di Natale Scribacchini Per Passione 2013

Salve Scribacchini, per il secondo anno consecutivo il blog Scribacchini Per Passione, indice un contest dedicato ai racconti natalizi.


Le regole sono semplici:


  • Possono partecipare tutti gli scrittori con un solo racconto di 3600 caratteri spazi inclusi  (siccome siamo sotto Natale siamo tolleranti e accettiamo racconti sino ad un massimo di 4000 battute. Per conteggiare i caratteri basta andare su revisione ---> conteggio parole ---> caratteri spazi inclusi, se avete word, se invece usate open office andate su strumenti ---> conteggio parole )
  • Il genere è libero.
  • Nella storia deve essere presente Babbo Natale (che sia il vero Babbo Natale, un impostore, un alieno, un gatto... sta a voi deciderlo).
  • I racconti rimarranno di proprietà dei singoli autori.
  • I primi tre racconti vincitori verranno pubblicati su questo blog.
  • Ovviamente non c'è nessuna quota di partecipazione.
  • Dovete spedire il racconto entro il 20 dicembre a scribacchiniperpassione@gmail.com
Buona scrittura!

EDIT: il contest è stato prorogato, la data di scadenza è il 23 Dicembre 

Scribacchiniperpassione cambia indirizzo

Salve Scribacchini, breve comunicazione di servizio: a seguito di alcuni problemi informatici Scribacchini Per Passione cambia indirizzo e-mail, il precedente sarà disattivato, se avete mandato una mail ma non avete ricevuto risposta, inoltratela al nuovo indirizzo.
Questo è il nuovo indirizzo e-mail per restare sempre in contatto con noi:


scribacchiniperpassione@gmail.com



"Riscrivi il finale di Romeo e Giulietta"

Cari Scribacchini, siete appassionati di Shakespeare? Avete sempre odiato il finale di "Romeo e Giulietta"? Allora questa è la vostra occasione: prendete la penna, rileggetevi "Romeo e Giulietta" e... riscrivetene il finale, avete tempo fino al 31 dicembre!




Ecco il bando:

Osservando i castelli di Giulietta e Romeo sull'alto del colle di Montecchio Maggiore e meditando sulla triste storia dei due amanti, su quante lacrime da secoli il racconto della loro sorte abbia fatto scorrere e di quanto dolore esso abbia arrecato ai cuori più gentili e sensibili, talora si fa strada nel nostro animo un moto di ribellione verso questo destino crudele e apparentemente ineluttabile. E ci si chiede: "ma proprio così doveva finire?" Una storia scritta dall'uomo non è come la parola divina, rivelata una volta per tutte e immodificabile. Una storia è solo una storia: se un uomo una volta l'ha immaginata e scritta, un altro uomo oggi può cambiarla!

Nell'intento di dare voce al grido di dolore di milioni di lettori che da secoli soffrono e piangono per quell'amore perfetto ma avversato dalla società, e dare finalmente sollievo e soddisfazione ai tanti che vogliono vedere i due amanti finalmente felici, è bandito un concorso dal titolo:


"Riscrivi il finale di Romeo e Giulietta"

REGOLAMENTO

E' bandito il concorso "Riscrivi il finale di Romeo e Giulietta". I concorrenti dovranno proporre per mezzo di un elaborato scritto un nuovo finale per la storia di Romeo e Giulietta in maniera totalmente libera secondo la propria sensibilità e fantasia.
E' possibile rifarsi ad una qualsiasi versione o adattamento della storia (quindi non solo Shakespeare, ma anche Da Porto e le diverse successive versioni, comprese quelle a fumetti). La forma da utilizzare sarà quella dell'opera originale a cui ci si è ispirati per l'elaborato (sceneggiatura teatrale, racconto, fumetto). La riscrittura dovrà riguardare la parte della storia corrispondente all'ultimo atto dell'opera shakespeariana.
La partecipazione al concorso è libera e gratuita.
Ogni partecipante potrà concorrere con un solo elaborato che dovrà essere completamente originale e non citare in nessuna sua parte opere già esistenti, pena l'esclusione dal concorso.
Lo scritto dovrà essere consegnato in versione cartacea su fogli bianchi, in carattere Times New Roman, colore nero, dimensione 12, interlinea 1,5. Non sono ammesse altre formattazioni, in quanto possono rendere riconoscibile l'autore dell'elaborato.
Il testo scritto non dovrà superare i 12.000 caratteri (spazi esclusi).I lavori verranno valutati in forma anonima e a giudizio insindacabile da una Giuria che si costituirà presso la Biblioteca Civica di Montecchio Maggiore.
L'Amministrazione Comunale si riserva il diritto di riprodurre, fotografare, pubblicare o far pubblicare gli elaborati pervenuti su qualsiasi supporto mediatico o sito internet. Gli autori si impegnano al momento dell'iscrizione a fornire se richiesti la versione digitale del testo (formato .doc oppure .odt).Tutti gli esemplari cartacei pervenuti resteranno di proprietà della Biblioteca e non saranno restituiti.
L'opera vincitrice del concorso verrà pubblicamente rappresentata nella suggestiva cornice dei castelli di Montecchio Maggiore nella primavera del 2014, se redatta in forma di sceneggiatura, o pubblicata se redatta in prosa o a fumetti. Inoltre all'autore verrà riconosciuto un premio in denaro di € 1000,00.
L'Amministrazione Comunale si riserva di pubblicare, se lo riterrà opportuno, anche le più meritevoli opere non vincitrici senza che nulla sia dovuto agli autori. Gli autori rimangono comunque titolari del diritto d'autore per qualsiasi altro utilizzo del materiale prodotto.
Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 31 dicembre 2013 (farà fede il timbro postale) al Comune di Montecchio Maggiore – uff. protocollo, Via Roma 5, 36075 Montecchio Maggiore (VI). Sulla busta dovrà essere visibile la dicitura "Concorso Biblioteca - finale Giulietta e Romeo" Insieme all'elaborato dovrà essere consegnata anche la scheda di iscrizione allegata al presente bando, compilata in ogni sua parte e sigillata in busta chiusa.
La proclamazione del vincitore avverrà in data da stabilirsi.
Il Presidente della giuria ha il diritto di derimere tutti i casi non previsti dal presente bando.


 Per maggiori informazioni questo è il sito.

Cristina Cumbo "I Quattro Principi di Sàkomar”

Salve Scribacchini, oggi abbiano con noi la scrittrice Cristina Cumbo, che ci porterà nella terra di Sàkomar con il suo libro “I Quattro Principi di Sàkomar”.

I Quattro Principi di Sàkomar
ilmiolibro.it
272 pag. 20,50 euro


TRAMA:
Christine, Fabio, Roby e Valenthine sono quattro fratelli molto legati fra loro. Durante l'estate, sono vittime di strani fenomeni paranormali che riguardano gli elementi. Una sera il tempo si ferma e un Elfo e una Fata li conducono in una dimensione parallela in cui i quattro sono addirittura Principi. Le sorprese non sono finite. Il quinto Principe, Alessandro, prigioniero del nemico, nasconde un segreto, così come Stephenyl, Elfo Portavoce del Regno dell'Acqua dove verrà inviata Christine. Sàkomar non è però solo una dimensione fantastica, ma è anche una terra piena di pericoli. I personaggi mitologici sono reali, la vita ha avuto una diversa evoluzione e la magia regna sovrana. Infine una guerra, nata da un amore proibito, percuote le viscere della terra senza alcuna pietà e il Cavaliere dal Cuore Nero è deciso a far soffrire ogni abitante con qualsiasi mezzo possibile. Il primo volume è scritto in prima persona da Christine che dovrà affrontare una situazione complessa all'interno del suo Regno dove convivono Ninfe dell'Acqua e dei Fiori, Elfi, Sirene e Tritoni, senza dimenticare Nessie. Eh sì, perchè il Lago di Lochness non è un semplice specchio d'acqua, ma un portale dimensionale. Una storia travolgente che conduce il lettore in luoghi lontani, in cui la magia è all'ordine del giorno, le melodie celtiche attraversano spazio e tempo e in cui anche una ragazza, timida e pasticciona, può ritrovarsi a combattere a ritmo di spade e a governare un Regno con coraggio e saggezza. E' un libro adatto a chi si sente ragazzo nel proprio cuore.

Ciao Cristina, ti va di parlarci di come è nata la tua passione per la scrittura?
Ciao Valentina! Prima di tutto ti ringrazio per l'intervista e inizierò rispondendo a questa bella domanda. La passione per la scrittura l'ho sempre avuta, sin da quando alle elementari la maestra assegnava i titoli dei temi. Prendevo la penna e scrivevo di getto, prima testi ovviamente semplici, poi crescendo in età è cresciuta anche la qualità degli elaborati. Non ho mai fatto fatica ad esprimermi attraverso la scrittura, anzi, forse era un mezzo che mi aiutava parecchio essendo moto timida e riservata. Al liceo arrivò poi la possibilità di partecipare a un concorso letterario. Non ne ricordo nemmeno il nome, ma consisteva nel dover elaborare un racconto, di genere qualsiasi, della lunghezza di 15 pagine Word. Mi impegnai tantissimo e la professoressa ne rimase veramente soddisfatta. Da quel racconto è nato il mio primo paranormal romance, antecedente a Sàkomar e attualmente inviato a due grandi case editrici che spero lo accoglieranno favorevolmente. Per concludere il quadro su questa mia passione, mi sono sempre esercitata tenendo un diario, che è ovviamente super segreto, e leggendo tanto, a volte anche più libri di ogni genere in contemporanea.

Hai pubblicato “I Quattro Principi di Sàkomar” ce ne vuoi parlare?

I Quattro Principi di Sàkomar – Il Regno dell'Acqua è il primo volume di un trilogia che sto completando. Iniziai a scriverlo nel 2007 e impiegai qualche mese per terminarlo. Lo inviai a varie case editrici ma tutti conosciamo il difficile mondo dell'editoria Italiana. Solo pochi hanno la fortuna di essere veramente visionati e letti con attenzione. Il genere che tratto è il fantasy classico che tende verso il fiabesco. Alcune persone, leggendo l'anteprima di 42 pagine sul sito ilmiolibro.kataweb.it con cui ho auto pubblicato, lo hanno paragonato a Narnia. E forse è quella la prima impressione che si ha perché ci sono quattro fratelli come protagonisti che si trovano catapultati in un mondo fantastico, ma andando avanti con il romanzo si capisce la totale differenza dalla magistrale opera di Lewis. Ho intrapreso la via dell'auto pubblicazione come strada temporanea. Continuo e continuerò a provare a inviare il manoscritto alle case editrici (ovviamente non quelle a pagamento) perché credo fermamente nel mio sogno. In Sàkomar vengono trattati vari argomenti, dalla vera amicizia, all'amore puro e incondizionato, al dolore, al rispetto per la diversità, fino a toccare i complessi temi della relatività e delle dimensioni parallele. Diciamo che per certi versi è un fantasy "fantascientifico". È ambientato in parte in Scozia, in parte in Italia e ovviamente in questa grande isola che è Sàkomar, piccola parte di un mondo più ampio, dominata dalla magia e da personaggi che noi Umani abbiamo sempre ritenuto essere fantasticherie dei nostri avi e che invece qui sono semplicemente creature con doti un tantino particolari. Posso affermare che gli studi archeologici mi hanno dato una mano con la mitologia.

Qual è il personaggio a cui ti sei affezionata di più scrivendo?

Questa domanda è difficile. Un autore credo sia affezionato a tutti i suoi personaggi. In questo romanzo ce ne sono quattro che portano il nome mio, delle mie sorelle e di mio fratello, quindi a loro sono ovviamente legata. Forse però è Stephenyl il mio preferito. Lui è un po' la chiave di volta di parecchie vicende e misteri che interessano questa particolare dimensione parallela a quella Umana. Stephenyl Karyl Akyonol è un Mezzelfo, metà Umano e metà Elfo/Ninfa acquatica. La sua non è una discendenza semplice da comprendere. È molto bello. Ha gli occhi azzurri come il mare e i capelli dorati con qualche riflesso ramato, è alto e muscoloso, perfetto spadaccino e arciere, un tipo di cui innamorarsi a prima vista. Per idearlo ho pensato a questo: "Quale attore potrebbe interpretare il suo personaggio se si trattasse di un film?" e la mia risposta è stata "Chris Evans è perfetto!". Per chi non lo conoscesse si tratta dell'attore che ha interpretato vari ruoli come super eroe, Capitan America o la Torcia Umana ad esempio.
Il suo carattere è particolare. In lui sono riflesse idee e atteggiamenti di persone alle quali ho voluto molto bene e che unite hanno dato vita a Stephenyl, il tipo un po' lunatico, dolcissimo, con molto coraggio, astuto, intelligente e con un passato oscuro.

E quello in cui ti identifichi di più?

Vorrei rispondere che il personaggio in cui mi identifico maggiormente sia Christine, la Principessa del Regno dell'Acqua che porta il mio nome in inglese e che fisicamente un po' mi somiglia, ma non è completamente così. Mi identifico in lei quando trova il suo spirito combattivo in mezzo alle mille difficoltà che vengono a farle visita, quando impugna le sue scimitarre ed essendo ambidestra (come lo sono io) inizia a mirare colpi ben precisi per migliorarsi, per essere impeccabile, per essere una principessa guerriera. Per il resto, diciamo che Christine è troppo romantica. Non che io non lo sia, anzi, ma il mondo d'oggi non è certo quello di una fiaba e certi sentimentalismi è meglio lasciarli da parte. Mi identifico maggiormente con la protagonista del mio primissimo romanzo paranormal di cui parlavo prima. Luna è il suo nome ed è quasi uguale a me.

Ci sarà un seguito?
Ovviamente sì. Il secondo romanzo è già terminato da qualche mese ed è stato letto solo da mia sorella minore che lo ha approvato a pieni voti. Attendo ad auto pubblicarlo per il motivo che ho spiegato prima: il self publishing per me è solo una via temporanea. Il mio sogno è un altro e lotterò per realizzarlo. Il terzo libro lo sto scrivendo ed è quello conclusivo. Certo, non ho molto tempo perché gli studi impegnativi che porto avanti con costanza ed impegno richiedono anima e corpo, ma solitamente qualche pagina riesco a scriverla la sera. E con il terzo libro ce ne saranno di sorprese.

Come è nata Sàkomar, è stato difficile dar vita questa dimensione fantastica?
Il mondo di Sàkomar è nato da qualche disegno. Lo so che può sembrare la storia di Walt Disney, ma è la verità. Era l'estate del 2007 e io e le mie due sorelle stavamo facendo un gioco in cui si dovevano disegnare dei personaggi fantastici. A me venne l'idea di trasporre noi tre e nostro fratello in un mondo fantasy. E da lì nacque tutto. Decisi di scriverci un romanzo, di disegnarne la mappa, la copertina, i personaggi, di assegnare ad ognuno un potere in base alla preferenza dei colori e alla corrispondenza del carattere. Cominciai a scrivere con carta e penna e il primo nucleo di "Il Regno dell'Acqua" fu proprio quello, trasferito al pc, per poi essere migliorato, allungato, corretto. E tutto ciò riuscivo a farlo in notturna. All'epoca giocavo a pallavolo, quindi avevo gli allenamenti, e anche le lezioni universitarie e gli esami. Eppure con il buio e il silenzio intorno a me l'ispirazione arrivava prima, forse aiutata anche dal sonno e dai sogni ad occhi aperti. Non è stato particolarmente difficile ideare il mondo di Sàkomar. Credo che la realtà sia la fonte di fantasia più grande che ci possa essere ed è proprio da lì che ho attinto parecchi elementi; inoltre hanno giovato sicuramente i miei studi archeologici (in particolare quelli iconografici in cui sono specializzata), i videogiochi, i fumetti, i cartoni e altre letture.

Hai dei riti particolari quando scrivi?

Riti particolari non ne ho. Come ho detto prima, mi viene più facile scrivere verso la tarda serata. Non lo so perché. Anche con il disegno mi capita così. Più è tardi e più vengono fuori idee e creazioni migliori. So però di non essere l'unica e questo mi consola perché nella mia "sana" follia non sono sola.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Di progetti ne ho essenzialmente due strettamente legati alla scrittura: terminare la trilogia di Sàkomar e vederla pubblicata con una casa editrice che sappia darle il giusto valore e risalto; proseguire il mio paranormal romance con un secondo libro perché a Luna e agli personaggi sono particolarmente legata. Per il resto, i miei progetti sono connessi con l'ambito lavorativo e tutti iniziano con il primo passo, ovvero… trovare un lavoro attinente ai miei studi, impresa purtroppo ardua e praticamente impossibile in un paese in cui l'arte abbonda. Ma ce la farò. Non mi arrendo tanto facilmente.

Concorso letterario #SEMantica 22

Salve Scribacchini, ricevo e diffondo il bando di questo concorso letterario, è gratuito e in palio c'è la pubblicazione, avete tempo fino al 31 gennaio, in bocca al lupo!


                                            



SEM Edizioni ha indetto la prima edizione del concorso #SEMantica 22, aperto a tutti coloro che amano scrivere e sognano di vedere pubblicate le proprie opere.
Il concorso ha un’unica regola aurea, quella della fantasia. Il tema, infatti, è libero.
Per partecipare è sufficiente seguire poche indicazioni. Eccole:
i racconti dovranno essere di almeno 40.000 battute e non superare le 50.000;
i testi dovranno contenere tassativamente due frasi, entrambe coerenti con il resto del racconto, che sono:

1. «Ha scritto Esiodo: “L'uomo migliore è colui che tutto capisce da sé, sapendo ciò che in séguito meglio sarà. Ma chi non sa capire da sé né ciò che sente da altri, quello è un uomo da poco» (da Opere e giorni)

2. «Hesse diceva: “Ho costruito un castello su un'estrema e silenziosa altura; la mia nostalgia sta là e guarda fin alla noia, ed il giorno si fa grigio, principessa, dove sei rimasta?» (da Il principe);
i lavori, in file word, dovranno essere inviati all’indirizzo info@semedizioni.com entro il 31 gennaio 2014. In un file a parte dovranno essere indicati nome, cognome, telefono, indirizzo postale e mail dell’autore.

La pubblicazione dei nomi dei finalisti, scelti a insindacabile giudizio della giuria,
avverrà entro il 28 febbraio 2014.
A partire da quella data, estratti delle opere finaliste saranno pubblicati sul sito e
sulla pagina Facebook di SEM Edizioni e potranno essere votati dai lettori della
rete. La classifica finale sarà stilata in base ai “Mi piace” che ogni estratto otterrà
sui social, sommati ai voti della giuria con un rapporto di 100 a 1.
La giuria sarà composta da:

- Michela Afeltra - Responsabile librerie Giunti Al Punto
- Arianna Curci - Lettrice ilmiolibro.it
- Cosimo De Leo - Giornalista e scrittore
- Titi Livio Ricci - Giornalista

La premiazione dei vincitori del concorso avverrà Sabato 29 marzo 2014 nella
libreria Giunti Al Punto di via Curiel 25 a Rozzano (MI).

Cosa si vince? I migliori dieci racconti votati dalla giuria saranno pubblicati nella collana e-book “Short list” e messi in vendita su tutte le principali piattaforme online d’Italia. Agli autori sarà garantita una quota del 50% delle vendite detratti i costi di distribuzione. Il prezzo di ogni e-book è prefissato a € 0,99.
www.semedizioni.com

info@semedizioni.com
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Halloween on read. Trick or sale?

Salve Scribacchini, ricevo e diffondo volentieri questa bella iniziativa "Halloween on read. Trick or sale?".
Un gruppo di autori esordienti ha deciso di mettere in vendita il proprio libro, tra il 29 e il 31 ottobre, al prezzo di 0,99 euro! 



Qui potete trovare tutte le informazioni...

Non mi resta che augurarvi Buon Halloween e... Buona lettura!





Libri "frivoli" e allora?

Cari Scribacchini voglio parlare oggi con voi dei cosiddetti libri "frivoli" di quei libri leggeri, che non hanno necessariamente un messaggio di fondo ma che ci consentono di passare qualche ora di relax perdendoci nelle loro pagine.
Premessa: Amo leggere i libri di Sophie Kinsella e non me ne vergogno.
Andiamo però con ordine, vi racconto un episodio che mi è successo un po' di anni fa per inquadrare la situazione.
La mia migliore amica non ama leggere, un giorno, parlando del più e del meno, mi dice che ha letto un libro bellissimo, "Tre metri sopra al cielo" e che lo devo leggere a tutti i costi. Oddio Moccia no, tutto ma non Moccia, ho pensato ma lei ha insistito e alla fine siamo arrivate a un compromesso: io avrei letto Moccia se lei avesse letto un libro da me consigliato.

Il problema però era: cosa consigliare a una persona che non ama leggere? 
Avevo appena scoperto la saga "I love shopping" della Kinsella, mi sembrava leggera, scorrevole e lei era pure appassionata di shopping, era perfetta.
Lei lo legge, forse nemmeno tutto, e mi dice che è stupido, la protagonista è superficiale e pensa solo a fare shopping, logico mi viene da pensare s'intitola I love shopping di che cosa vuoi che parli? Ma nulla, non riesco a convincerla che la protagonista è meno deficiente di quella di "Tre metri sopra al cielo" (che non mi è piaciuto per nulla, ma non avendo la forza di sparare sulla croce rossa non vi farò una recensione/stroncatura, accontentatevi di quella di "Cinquanta sfumature di grigio").





Estendendo il discorso non solo ai libri della Kinsella, ma sempre di questo genere, le critiche sono sempre le medesime: 
  • È prevedibile, si sa già dove andrà a finire: non siamo in un giallo, è ovvio che i protagonisti si metteranno insieme,per altro cosa prevedibile anche in un harmony ma chissà perché in questo caso non viene criticato.
  • La protagonista è superficiale: ovvio che il carattere del protagonista debba essere consono al contesto, se la protagonista fosse seria, sfornasse citazioni colte mi chiederei cosa ci faccia in un libro del genere 
  • Le situazioni sono paradossali e la protagonista si salva sempre, non è credibile: inutile dire che l'invenzione del deus ex machina risale al teatro greco, nulla di nuovo dunque.

La cosa che più mi stupisce è che anche chi ammette che gli è piaciuto lo fa quasi vergognandosene.

Ho letto spesso "sì, carino, divertente, piacevole però è un libro frivolo, insomma non è un libro profondo" la mia risposta è "allora?" si capisce fin dalla trama se un libro è impegnato o meno, dire che è piaciuto non significa sminuire un libro impegnato.
Faccio un esempio per vedere se riesco a spiegarmi: io sono appassionata di gialli, sono il mio genere preferito.
A nessuno verrebbe in mente (penso) di dire che un giallo è una lettura poco profonda (mi riferisco ad un giallo alla Christie, poi ovviamente ci sono esempi di gialli impegnati, uno su tutti "A ciascuno il suo" di Sciascia) però non si può certo dire che "Dieci piccoli indiani" o "Il mastino dei Baskerville" siano romanzi profondi.
Nessuno direbbe che nella realtà la polizia non permetterebbe alla Signora In Giallo di indagare liberamente, perché in questo caso, come è ovvio, vige la sospensione dell'incredulità.
Dove voglio arrivare? 
Non riesco a capire perché questi libri siano così bistrattati, possono piacere o meno, de gustibus non disputandum est, ma non capisco perché queste critiche.
Non si può ogni tanto leggere un libro frivolo ed essere semplicemente felici di passare qualche ora piacevolmente?

Voi che ne pensate?

Prendi e vai. Una band, un amore, un sogno... Concesion Gioviale

Salve Scribacchini, oggi abbiamo con noi Concesion Gioviale che ci parlerà del suo libro "Prendi e vai. Una band, un amore, un sogno...."


Prendi e vai. Una band, un amore, un sogno...
Sovera Edizioni
176 pag. 15 euro.





TRAMA: La Musica. Quella droga di cui non puoi far a meno, ma che non ti fa morire. Ti fa vivere, anche quando immagini che sia tutto perso. Una ragazza, Sara, ritrova la voglia di vivere, di credere negli altri, di innamorarsi ancora una volta e soprattutto riscopre un sogno, sepolto nel cassetto da tempo, grazie all'aiuto di un amico. Una band, i BiancOstile, cinque personalità diverse, cinque vite diverse ma un unico grande obiettivo. Un intreccio di sentimenti ed episodi divertenti dove la Musica fa da colonna sonora.

Ciao Concesion, ti va di parlarci un po’ di te e di come hai cominciato a scrivere?

Ciao, sono una ragazza un po' cresciuta, di trentadue anni che sin da bambina ama scrivere ed ama la musica , elementi che, nella mia vita , mi hanno sempre dato un rifugio e un riparo dai problemi quotidiani e che, in alcuni casi, mi hanno aiutata a superare certe situazioni.
Scrivo da quando ho circa otto anni ed il primo racconto breve è stato " La principessa di Okuto" ispirato liberamente al noto anime Giapponese.
Ho tenuto sempre per me i miei scritti fin quando alle superiori , la mia professoressa di Italiano, Daniela Zanarini, non mi ha spronata a partecipare ad un concorso indetto dalla biblioteca Federico Borromeo e dal quale ne ho ricevuto premiazione da Stefano Masciarelli, essendo rientrata tra i primi dieci !
Poi, a causa di problemi personali e di famiglia, mi sono fermata. Ho continuato a scrivere fino a quattro anni fa ma, tenendo tutto per me, in seguito, a causa di una storia sentimentale finita male, ho avuto un blocco e sono stata senza la scrittura per due lunghissimi anni ... L'errore più grande della mia vita... Poi sono arrivati cinque magici ragazzi che, attraverso il loro sogno , hanno riacceso il mio ì.
Il mio rapporto con la scrittura è fondamentale , qualunque cosa io faccia o ovunque io sia, carta, penna, pc e IPhone sono sempre con me, prendo appunti , annotazioni ispirandomi ad episodi che vedo ogni giorno , ovviamente non mancano mai un paio di cuffie e la mia amata musica .
Ce l'ho nelle vene, sia la scrittura che la musica fanno parte di me, come se fossero due organi in più e vitali all'interno del mio corpo.7


Hai esordito con il romanzo “Prendi e vai una band, un amore, un sogno” ce ne vuoi parlare?

Al momento e poco dopo la pubblicazione avevo delle perplessità , scritto troppo velocemente, pubblicato troppo velocemente, doveva essere perfetto e dovevo riflettere di più... Erano tanti i dubbi, ma ...
Sono contenta di aver esordito con Prendi e vai perché parla delle mie due passioni, la musica e la scrittura...
È stata una magia, a distanza di nove mesi dall'uscita stanno arrivando tante soddisfazioni.
Persone che mi chiedono a che punto sono con il sequel, clienti a lavoro che mi chiedono se sono io la scrittrice , persone che mi chiedono se voglio fare delle interviste , editori interessati a me... Altri sogni a cui nemmeno pensavo...
E poi le PERSONE, parte fondamentale di questo mio viaggio. Questo libro non mi ha regalato semplicemente il sogno di averlo tra gli scaffali di una libreria, che per me è già molto, mi ha regalato molto di più ed io non me lo sognavo nemmeno quel "più ".

Come è nata l’idea per questo romanzo?
Sai non avevo idea nemmeno che ne nascesse un libro. È nato da uno scherzo su Facebook.
Valentino, un mio vecchio amico delle scuole medie, mi ha invitata al suo concerto, lì ho toccato con mano il suo sogno, ne ho fatto parte e ne ho preso esempio e per gioco e per ringraziare Vincenzo Giannone, il cantante della band , ho pubblicato un mini capitolo, lui era entusiasta e i miei, allora pochi, lettori, mi invitavano a scriverne altri , così ne è nata una storia, la mia con loro, un po' romanzata che la Sovera ha deciso di pubblicare.

Ci sarà un sequel?

Sì ci sará un sequel, la storia d'amore nel primo capitolo rimane un po' aperta, come lo é la vita di Sara, la protagonista. Sarà molto diverso dal primo , incentrato sempre sul valore dell'amicizia e sulla crescita personale.


Ti riconosci in Sara, la protagonista ?

Sì e no. Sara, almeno nel primo capitolo , somiglia alla mia vecchia me, quella timida, quella che è pronta a rinunciare a tutto per gli altri, quella un po' debole che ha bisogno sempre di appoggiarsi a qualcuno per andare avanti. I nostri caratteri sono molto simili , ma io sono più solare e forte di lei, nel sequel, infatti, Sara subirà dei cambiamenti a riguardo .

La band di cui parli nel libro, i BiancOstile esiste davvero…

Sì ed è partito tutto da loro, forse lo avrei pubblicato lo stesso un libro, ma non così presto.
Il bello di questi ragazzi è che hanno cinque caratteri diversi, cinque vite diverse, ognuno di loro ha la propria vita e i propri problemi , ma quando si tratta di musica diventano un tutt'uno e trasmettono un'energia positiva che ti contagia , come una malattia virale, che ti rimane addosso e di cui non puoi più liberarti, ma ti fa stare bene, in ogni occasione, anche quella più dura.
La loro musica è forte, innovativa, non è uguale ai brani commerciali che sono sempre tutti simili tra loro , la loro è originale.
Da una della loro canzoni è tratto il titolo del romanzo : Prendi e Vai .
Quello è il loro cavallo di battaglia e per me è stato l'inizio di un viaggio che ancora deve finire.
Vincenzo è un bravissimo paroliere, nonché un artista a 360 gradi, dipinge, suona, scrive e decora elementi allo stato grezzo che diventano opere d'arte di alto livello. Ha un curriculum vitae che non ha niente da invidiare a nessun artista.
Valentino suona sin da piccolo e, a mio avviso, di tutte le band che ho ascoltato in tutti questi anni, lui ne è il batterista migliore! Ha delle braccia forti e un senso de ritmo incredibile e poi il suo volto cambia quando suona, trasmette passione allo stato puro.
Alessandro è il pagliaccio del gruppo, riesce sempre a far sorridere tutti anche nei momenti di maggior difficoltà ed è anche il fulcro della loro musica, spesso il bassista viene sottovalutato, ma è lui che fa quasi tutti gli arrangiamenti della band e direi che fino ad ora sono ben riusciti.
I miei preferiti sono Simone e Mirko però.
Mi riconosco molto in Simone, non ama molto parlare di se, è attento ai dettagli , è un calcolatore, ma nel senso buono , gli piace studiare le cose con ordine e precisione ma, pur essendo ordinato , è una persona alla quale piace divertirsi , è un signore ed ha un'educazione di altri tempi . Poi la sua chitarra parla, è il mio chitarrista preferito più di Santana o di Alex Britti, non ha niente da invidiare a loro.
Mirko, Mirko è divenuto uno dei miei più cari amici , forse, senza togliere niente a nessuno, il migliore in assolto, è buono, premuroso, attento, è il mio me al maschile e lo posso considerare come un fratello , tra me e lui c'è reciproca stima ma anche tanta fiducia.
È un bravissimo pianista e compositore , tutti hanno visto Mirko nei Biancostile, ma io ho avuto modo di ascoltare delle sue composizioni e posso affermare che l'Italia presto avrà un altro pianista di cui parlare molto bene.

Hai qualche rito particolare quando scrivi?

In realtà no. Scrivo ovunque , ad esempio ora sono in treno e scrivo, mi piace tenere con me sempre quaderno e penna, in modo tale che se ho qualche idea me l'appunto. Ma non ho riti particolari.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In gennaio se tutto va bene uscirà Stazione d'arrivo , sequel del mio romanzo d'esordio.
Sto terminando "Ali ai piedi " un romanzo che tocca il tema dell'invalidità , una ballerina perde un piede e dovrà ricominciare da capo e adattarsi alla sua nuova condizione.
Sto curando la rassegna stampa di "Nuovi autori nel cuore di Roma" un ciclo di presentazioni letterarie , in cui ci sarà anche la mia l'11 ottobre .
Inizierò una collaborazione con la rivista "Sulpalco" e farò delle recensioni per artisti emergenti .
E inizierò una collaborazione con una radio Romana per reclutare artisti emergenti e mandarli in trasmissione.

Che dire, un futuro pieno che nemmeno in sogno potevo immaginare ....

Cara cognata ti odio - Corinne Savarese

Salve Scribacchini, oggi vi parlerò di un divertentissimo libro: "Cara cognata ti odio" di Corinne Savarese.


Cara cognata ti odio
Corinne Savarese
e-book 2,68 euro


Questa è la trama:

Può una cognata creare così scompiglio da rendere impossibile una relazione? O essere così invadente, invidiosa, gelosa e cattiva da far di tutto pur di continuare ad essere l'unica donna per il proprio fratello? Può passare ogni limite consentito pur di raggiungere il proprio obiettivo? O arrivare a tentare di distruggerti la carriera, la dignità, la vita e il fidanzamento? 
A quanto pare sì.
Lo fa Annabella, sorella di Andrea. Dopo averlo cresciuto come una madre, ora pretende di dettare le regole della sua vita, imponendosi su Daphne. Quella che inizialmente sembra una bella amicizia tra le due, si trasforma in un incubo nel momento in cui il suo trono di primadonna inizia a vacillare. Annabella arriverà a compiere gli atti più assurdi, pericolosi, meschini e illegali pur di far fuori la nuova fidanzata di suo fratello.
"Cara cognata, ti odio!" è il primo libro della serie "Cara, ti odio!"
La serie "Cara, ti odio!" vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di sé stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione.
Per prima cosa voglio fare i miei complimenti all'autrice per la cura dedicata al romanzo, si tratta infatti di un'opera autoprodotta ma non ho trovato un solo refuso, cosa invece che non si può dire di tanti libri pubblicati anche con grossi editori.
"Cara cognata ti odio" è un libro che si legge d'un fiato grazie allo stile dell'autrice, fresco e divertente, si fa fatica infatti a staccarsi dalle vicende di Daphne, Andrea e... Annabella;
forse è proprio Annabella la protagonista indiscussa di questo libro. 
Inizialmente non si può che provare pena per lei, appartiene a una famiglia ricca, il fratello è uno stilista eppure viene descritta come bruttina "Andrea è un Adone, Annabella...il solo nome è un eufemismo. Come ha potuto madre natura spartire i suoi doni così male?"
Daphne decide di prenderla sotto la sua ala protettiva, aiutarla, darle consigli di bellezza, diventano amiche, sembra tutto perfetto ma... ovviamente c'è un ma; quando Annabella capisce l'interesse del fratello per quella che è diventata la sua migliore amica tutto sembra crollare, non può certo permettere che il fratello l'abbandoni e allora? L'unica soluzione è mettere i bastoni tra le ruote ad Annabella, in modi molto, molto originali.
Il finale è assolutamente fantastico, non vi anticipo nulla però posso solo dirvi che non è banale e scontato.
Unico appunto, se così si può chiamare, mi sarebbe piaciuto un maggior approfondimento su Carlo, il fratello di Daphne, che fa un lavoro davvero particolare...
Insomma cari Scribacchini non posso che consigliarvi questo libro, sarà sicuramente una piacevole lettura.
Complimenti a Corinne per questa sua ottima prima prova, che dire se non che aspettiamo con ansia il successivo?