Scribacchini per passione versione natalizia... i vincitori

Salve Scribacchini,
Natale è alle porte e siamo tutti più buoni, noi di Scribacchini per Passione abbiamo quindi scelto non uno ma 3 vincitori per il nostro contest "Scribacchini per Passione... versione natalizia"
Sono arrivati un sacco di testi, tutti bellissimi e tutti diversi, abbiamo quindi scelto 3 racconti di diverso genere.

Buona lettura e Buon Natale!


Al 1° Posto: ANGELICA BELLI con "REGALO DI NATALE"

Un racconto molto particolare, in cui il rosso non simboleggia l'allegria natalizia...



                                                     




La domanda è semplice: quanto possiamo sopportare? Quanto una cassiera senza contratto in un supermercato dove la più gentile delle clienti fa fatica a salutare, con due bambini e una casa da gestire, può sopportare?
Me lo chiedo così spesso che ho perso il conto. E poi mi faccio un mucchio di altre domande. Tipo: perché quando, alitandomi sul collo un misto di alcool e sigarette mi ha chiesto di sposarlo, ho risposto di sì? Quanto ha pesato il fatto che la cosa che più desideravo fosse andarmene di casa e non vedere più mio padre ciondolante? 
Innamorata? Ma non scherziamo! Se l’amore è quella cosa zuccherosa con il sottofondo di violini e la spiaggia, tra me e Rocco quella roba lì non c’è stata mai. Al massimo del buon sesso… Ma vorrei anche vedere, a vent’anni. E poi è buon sesso farsi rovesciare in fretta sul divano perché poi torna a casa sua mamma? 
Il fatto è che a vent’anni sei talmente imbottita di ormoni che anche la sveltina più squallida ti sembra la scena madre di Beautiful, quando Ridge mette l’anello in fondo al bicchiere di champagne (e Brooke rischia di restarci secca…). 
E adesso sono qui, a contare i soldi per vedere se basteranno per comprare uno straccio di panettone, un vinello fatto con le polverine e qualcosa da mettere sotto l’albero. E per fortuna Aurora e Michael sono troppo piccoli per farsi domande. Lei fa il secondo anno di asilo e lui nemmeno parla (anche se a 18 mesi dovrebbe dire almeno mamma… papà non lo pretendo, considerato quanto lo vede). 
Non so a che ora tornerà a casa, il maritino, ma il copione sarà uno di questi: 
Sarà ubriaco e incazzato, perché è senza lavoro da mesi, mi strattonerà, chiederà cosa c’è per cena, trangugerà davanti al televisore senza sentire il sapore e poi crollerà addormentato (lo voglia il cielo). 
Sarà ubriaco e incazzato, mi strattonerà, mi spingerà in camera e vorrà fare sesso (e vi giuro che quella roba lì da nessuna parte la si guardi la si potrà mai chiamare del buon sesso). 
Non voglio più! Mi ci manca solo questo per concludere la giornata. Mi fa male tutto, lì sotto, e se rimango incinta un’altra volta mi ammazzo. Ho cominciato a prendere la pillola, ma se lui lo scopre mi disfa di botte come quella volta che mi ero iscritta a yoga e lui sosteneva che cercavo solo una scusa per “scopare in giro”. 
Raccolgo l’ennesimo foglio buttato per terra e vedo che è un cartoncino della parrocchia in cui si invitano le famiglie a recuperare vecchi giocattoli, incartarli e portarli in oratorio perché il 26 partirà un camion per i bambini di una missione in Uganda. 
Poi sento la porta che si apre. 
“Dove cazzo sei?” 
I bimbi hanno già capito come butta e si rifugiano dietro al divano. Mi si spezza il cuore vedendo Aurora prendere per mano il fratello e trascinarlo via… Sembrano i fratellini di Pollicino quando arriva l’orco. 
“Allora?”. Mi prende per un braccio, mi spinge al muro e mi preme contro con il bacino. E’ eccitato. Fantastico! Allora oggi tocca all’ipotesi numero due. Vorrei che avesse un po’ di soldi per pagarsi una puttana… 
Mi spinge in camera con tanta forza che inciampo e cado. Lui mi tira su molto gentilmente, prendendomi per i capelli, e mi fa atterrare sul letto. Ho i jeans e questo lo fa infuriare ancora di più. Strappa il bottone, trascina i calzoni lungo le mie gambe strappandomi un verso di dolore, poi mi lacera le mutandine. 
“Che schifo di biancheria!”, commenta. 
Certo, perché naturalmente per un tale stallone dovrei avere voglia di acquistare culottes di seta! 
Poi è su di me. 
Senza pensarci allungo la mano. Senza pensarci afferro l’abat-jour di ferro battuto di mia nonna. Senza pensarci la sbatto con tutte le mie forze sulla sua testa. Due volte. 
Lui mi guarda un attimo con gli occhi stralunati. La prima cosa che vedo non è rabbia. Piuttosto sorpresa. E anch’io sono sorpresa: com’è possibile che non ci abbia pensato prima? 
Poi i suoi occhi fanno un guizzo da una parte e lui cade a peso morto su di me. 
Mi sfilo velocemente di sotto, cercando di pensare a che cosa fare prima che si rialzi. 
Ma non si rialza. Un rivolo di sangue scende dalla bocca e sta sporcando tutto il copriletto (cazzo!) e un altro, più sottile, esce dall’orecchio. 
A un certo punto lui emette un rantolo e apre gli occhi. Allora lo colpisco altre tre, quattro, cinque volte sulla testa finché non sta ben fermo. 
Tanto il copriletto è già sporco. 
Nello sgabuzzino c’è un grande telo di plastica che ho usato quando ho imbiancato le pareti (mille anni fa, quando ancora credevo in questo matrimonio). Lo faccio scivolare sotto a Rocco. Poi prendo in cucina il migliore dei miei coltelli. E comincio a tagliare tanti pezzi piccoli. Più piccoli che posso. Alcuni (la testa, parti del busto) non riesco a farli proprio piccoli… 
Devo interrompermi perché si fa tardi: i bimbi hanno fame. 
Riprendo quando loro sono a letto. Tanto Rocco non ha fretta. 
Chiudo ogni pezzo in un sacchettino da freezer e poi sigillo bene. Ogni sacchettino lo chiudo in un tupperware di plastica, benedicendo mia madre che me ne ha comprati decine e decine perché potessi preparare le pietanze in anticipo e poi congelarle. Infine incarto ogni contenitore con una carta colorata che ho preso in saldo all’Iper. Metri e metri. E Rocco che sbraitava: “Ma perché cazzo ne compri così tanta: non basteranno dieci anni a farla fuori!”. 
Visto, brutto stronzo! 
Alle tre di notte ho finito. 
Sei sacchi dell’Oviesse pieni di pacchettini colorati decorati a orsetti. 
Dopodomani partiranno per l’Uganda. 
Buon viaggio, Rocco. 
Io il regalo di Natale l’ho già avuto.




Al 2° Posto: ROBERTA GREGORIO con "IL CENONE"
Siete anche voi alle prese con la preparazione del cenone? Speriamo siate più brave di Gabri!

 

                                     

Non mi piace cucinare. Faccio fatica a coordinare ingredienti e rispettare i tempi di cottura. Friggere, sbollentare, infornare, cuocere a fuoco lento, basso o alto, forno a 230° per 17,5 minuti… meglio conficcarsi un ago sotto l’unghia o cavarsi l’occhio con un dito!
Eppure, oggi mi tocca. È Natale e ho degli ospiti. Sette persone si sono autoinvitate. Non credo sappiano cosa stanno rischiando. Ho provato a dissuaderli, ma nulla.
«Gabri, è inutile! Quest’anno si festeggia da te e basta!» hanno detto. Ok. Facciano pure! 
Sono certa che dopo questo cenone, nessuno dei miei amici mi rivolgerà più la parola. Spero almeno di non dover accompagnare nessuno al pronto soccorso per problemi gastrointestinali.
Prima di mettere piede in cucina, inizio con la decorazione della tavola - un po’ per calmare i nervi, un po’ per capire, se mi bastano piatti, posate e bicchieri. Prendo la tovaglia buona che mi è stata regalata per la mia prima comunione e la stendo. Non ha un buon odore ed è troppo lunga. La accorcio in malo modo e tiro fuori i bicchieri. Sono pieni di polvere e vanno passati sotto l’acqua. Mi viene da piangere e decido che forse è meglio abbandonare il tavolo per il momento.
Il mio cucinino è minuscolo e solitamente inutilizzato. Qualche volta ci entro per scaldare una pietanza surgelata nel microonde. Altre volte per preparare del te. Stasera invece il ripiano immacolato, è pieno di gustose pietanze. Crude però. 
Provo a capire il funzionamento del mio forno. Ci rinuncio dopo 10 minuti buoni. Si riesce a cuocere una lasagna nel microonde? Di sicuro ci vorrebbe il sugo. Verso la passata nella pentola, aggiungo dell’olio e una cipolla, quella non guasta mai. E poi? Che si fa? Fuoco alto? Ma sì, dai! Ecco, mi sento già meglio! 
Magari finisco di mettere la tavola, intanto. Torno nella sala da pranzo e in qualche modo completo la mia opera piazzando candele profumate e piccole renne qua e la. 
Rientro in cucina e rimango a bocca aperta. Schizzi di pomodoro dappertutto, perfino negli angoli più remoti. Impreco e abbasso il fuoco. Assaggio quel che è rimasto del sugo e… bleah… è orrendo. Perché non sa di buono? Do una capocciata di disperazione nel muro più vicino e cambio piano: si passa all’antipasto. Facile. Cos’è che volevo fare? Insalata di gamberetti. Ok, ma sono duri, surgelati. Occorre aspettare. Sento che il panico sta per assalirmi. Mancano poche ore all’arrivo dei miei amici e ancora non ho nulla di commestibile da offrire. Rivolgo una preghiera disperata al Signore che mi manda l’illuminazione. Li conquisterò con il dolce! Forza! Farina, uova, zucchero, latte, burro. Ecco fatto. Si amalgameranno durante la cottura, presumo. Metto la forma in microonde e aspetto, mentre osservo esplodere quello che doveva essere la torta della mia salvezza. Sto per andare ufficialmente in iperventilazione. 
Il suono del citofono mi fa sobbalzare di qualche metro e prendo seriamente in considerazione di fuggire dal balcone. Non possono già essere i miei amici! 
Sento il ding-dong incessante e sempre più insistente del campanello rimbombarmi nella testa. Mi cresce dentro una rabbia indescrivibile. Non mi piace cucinare. Tutti lo sanno! Afferro il coltello più grande che ho e vado alla porta, senza pensare, senza ragionare, mossa da un impulso che neanche il Padre Eterno potrebbe frenare.
Apro e quasi mi cade addosso Greta. Vengo distratta da un profumo intenso. Lasagna! Eccola in un ruoto, pronta per essere consumata da tutti noi.
«Auguri di buon Natale, Gabri! Che fai con quel coltellaccio in mano? Stavi affettando qualcosa?»
Non riesco a rispondere.
«Forza, dai. Sono venuta ad aiutarti. Insieme prepareremo un Cenone che entrerà nella storia, vedrai!»
Apro e chiudo la bocca diverse volte. Sento il coltello scottarmi in mano. 
«Gabri, hai messo il sale nel sugo?» urla ora la mia amica dalla cucina.
Il sale! Mi do un colpetto sulla fronte. Ecco cosa mancava. 




Al 3° posto MARCO BERTOLI con "STELLA COMETA"
Perché a Natale i buoni sentimenti non possono mancare.

 
                                            



«Fatemi passare! Devo vedere il maresciallo!» La potente voce da basso attraversò senza problemi il fragile schermo offerto dalla porta a vetri.
Il maresciallo Vegnuti, responsabile della stazione dei carabinieri di Villafranca, sollevò gli occhi dall’informativa del Comando di Massa in cui era scritto l’ordine di perquisire la carovana di zingari accampatisi nel territorio del comune perché ritenuti responsabili di una miriade di furtarelli avvenuti nell’intero comprensorio.
L’uscio si spalancò e padre Leone, priore del convento di San Francesco, irruppe nell’ufficio: «Maresciallo deve venire subito con me: hanno rubato l’incasso della lotteria di beneficienza! Erano più di mille lire! Servivano per pagare i muratori che stanno riparando il tetto della chiesa!»
Poco dopo, in sacrestia, la scena del crimine, Vegnuti esaminava con attenzione la stanza, alla ricerca di eventuali indizi.
«Sono stati gli zingari! Addestrano i bambini a rubare!» commentò Nando, il campanaro, alto e magro quanto il priore era basso e grasso. In effetti, rifletté il maresciallo, solo un bambino sarebbe potuto entrare dalla finestrella che, oltre alla porta, costituiva l’altro accesso al locale.
Notò una polvere bianca sparsa tra i vetri rotti: non proveniva dall’intonaco dei muri, tinti di rossiccio. L’analizzò usando l’unico strumento a sua disposizione: sapeva di calcina.
«Hanno rubato qualcos’altro?» chiese prima di uscire per andare a controllare l’esterno.
«Sì: la stella cometa di cartone fatta dai bimbi dell’asilo per sostituire quella del seicento che è ormai troppo malandata» rispose perplesso padre Leone.
Fuori, Vegnuti vide che le impalcature dei muratori erano vicine alla finestrella infranta: un salto rischioso ma fattibile. Scrutando il terreno, tra le orme biancastre lasciate dagli edili, ne notò alcune decisamente più piccole.
Il vecchio cascinale era stato riportato a una dignitosa stabilità da mani esperte. Il carabiniere bussò deciso al portoncino verde. 
Pochi istanti d’attesa e un uomo segaligno, alto un soldo di cacio, aprì. Nel vedere la divisa, Felice Esposito, un manovale salito al nord con la famiglia in cerca di lavoro, disse quieto: «Buonasera, maresciallo. Entri, la stavo aspettando. Se non fosse venuto, mi sarei presentato in caserma domattina».
«Perché lo hai fatto?» domandò secco Vegnuti, accogliendo comunque l’invito.
Per tutta risposta il colpevole confesso lo condusse lungo un corridoietto sino a una stanza illuminata da una debole lampadina. Un bambino di circa quattro anni giaceva in un letto, il corpicino scosso dai brividi e da strazianti colpi di tosse. Accanto a lui, in ginocchio, una donna minuta con una corona del rosario stretta tra le mani giunte. All’altro capo del giaciglio, in bilico su una sedia, una sbilenca stella cometa di cartone vegliava sulla scena.
«Ha la broncopolmonite» spiegò allora Felice. «Il dottore ha detto che occorreva la penicillina. Qui non si trova e alla Spezia, al mercato nero, ha dei prezzi folli, di là dalle nostre possibilità.»
«E la stella cometa?»
«L’ha fatta con i suoi compagni d’asilo: continuava a chiederla nel delirio» chiosò il padre del bimbo, aggiungendo: «Sono pronto, andiamo.»
Il maresciallo era un uomo integerrimo e ligio al dovere, tuttavia in quel momento sentì la sua voce esclamare decisa: «Tu resti qui: loro hanno bisogno di te.»
Mentre ritornava in caserma, Vegnuti pregò che la stella cometa guidasse i Re Magi per una piccola deviazione in Lunigiana.
La preghiera venne accolta. 
Gaspare si adoperò affinché nella perquisizione al campo nomade fosse recuperata una quantità di denaro superiore a quelle denunciate: padre Leone riebbe l’intero incasso della lotteria.
Baldassarre, invece, portò in dono la guarigione di un bambino.
Melchiorre, infine, regalò da parte dell’Arma dei Carabinieri una stella cometa nuova di zecca al presepe di San Francesco.


4 commenti:

Maria ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Maria ha detto...

Io sottoscritto Marco bertoli dichiaro che il racconto "Stella Cometa" è frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti e ne autorizzo la
pubblicazione sul blog http://scribacchiniperpassione.blogspot.it

Rob ha detto...

Io sottoscritta Roberta Gregorio dichiaro che il racconto "Il Cenone" è frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti e ne autorizzo la
pubblicazione sul blog http://scribacchiniperpassione.blogspot.it

Angelica Belli ha detto...

Io sottoscritta Angelica Belli dichiaro che il racconto Regalo di Natale è frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti e ne autorizzo la
pubblicazione sul blog http://scribacchiniperpassione.blogspot.it
Angelica Belli

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