Davide Tarò "Emina OrfaniRoboT"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo con noi uno strano personaggio, lui è l'OrfanoRoboT Davide Tarò, scrittore del bellissimo "Emina OrfaniRoboT"


Emina OrfaniRoboT
001 edizioni
256 pag. 15 euro

                                             
TRAMA:


Nataniele Tandro è un trentenne senza né arte né parte, senza sogni, senza futuro. Si è barcamenato per anni tra lavori precari e relazioni umane instabili restando invischiato nelle logiche perverse di un Paese, l'Italia, che non offre più prospettive. Ma poi, inaspettatamente, la Emina, una multinazionale in ascesa con sede a Torino, lo assume per affidargli un incarico di rilievo: pilotare un Simulacrum, un organismo tecnorganico chiamato a svolgere funzioni non meglio precisate. Si tratta di un robot-operaio destinato alla traslazione di materiali, di un gigante d'acciaio da utilizzare come strumento di rappresentanza aziendale o di un guerriero corazzato da scagliare contro una misteriosa quanto letale minaccia? "Emina OrfaniRobot" è un romanzo postmoderno in cui una generazione cresciuta a pane e cartoni animati giapponesi, formatasi sui valori dell'impegno, della fratellanza e del sacrificio individuale, si scontra alla fine con le verità perverse che reggono le logiche della globalizzazione e del neocapitalismo. Tra intrighi e segreti, sanguinosi combattimenti, citazioni da manga e anime, abrasive critiche politiche e sociali, speculazioni storiche e fisica quantistica, "Emina OrfaniRobot" porta in scena un nuovo tipo di (anti)eroe obbligato a compiere scelte impossibili.


Ciao Davide, quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto? 


Ho iniziato a scrivere appena ho potuto e voluto.
Vale a dire che partecipo ad un concorso letterario quando frequento le superiori con il giallo sui generis 'Ho sparato allo sceriffo' al concorso per scuole indetto dal comune di Ferrara che mi piazza ad un 4° posto.
Molti anni dopo pubblico un racconto dal titolo 'Sola Nell'oscurità: Parlami del bosco che una volta chiamavi casa' pubblicato dalla rivista di Murazzano (Cn) ELLIN SELAE n°71 dove devo ringraziare con tutto il cuore l'acuto e folle Sebastiano Malatesta che scrive improvvisamente, argutamente e acutamente sul racconto appena pubblicato:

“Incrocio rapide osservazioni sull'oscurità che brillano per me di misteriosi richiami; il paragrafo sui parenti morti, sarò pure impazzito, mi pare un piccolo capolavoro di letteratura naif, di certo inconsapevole allo stesso autore […] Ridurlo ad uno dei tanti o lasciarlo pascolare brado nei suoi verdi prati di Manitù? Meglio tacere, dunque, e godersi uno dei finali più evocativi che mi siano capitati tra le grinfie, sei terribile caro Davide. Ma sei un grande . Qualsiasi cosa ti abbia suggerito il mio intervento in termini di tecnica letteraria tu dimenticalo in fretta e gettati nel tuo mondo. Basta che ogni tanto tornerai a raccontarcelo di nuovo. Io sarò pronto per la ola da stadio.”

Queste parole mi fecero ridere tantissimo, di un euforia particolare, avevo trovato un mio spazio nel mondo in effetti.
Quelle poche parole arrivate da una persona che non conoscevo e che pure sembrava mi conoscesse meglio di tanti amici, mi fecero continuare a scrivere in un periodo in cui non credevo affatto di poterlo e volerlo fare.

Non ti si può certo definire scrittore esordiente, tra i tuoi numerosissimi progetti a quale sei più affezionato a perché? 

Affezionato penso a "Oshii Mamoru Le affinità sotto il guscio" della Morpheo Edizioni di Rottofreno, che pubblicò il mio primo studio approfondito (era la tesi di laurea) sul regista dei cartoni giapponesi (o Anime) Lamù, Ghost In the shell e Patlabor.
Sono affezionato a questo perché mi ricorda un periodo in cui pensavo che tutto potesse essere ancora possibile, che si potesse fare rete e creare un “qualcosa” (riviste, blog, pubblicazioni di settore, atti di convegni) dove tutti si potesse collaborare a far continuare l'Italia ad essere interessata ed attenta a movimenti e gusti che si sono diffusi ormai capillarmente in Europa.

Hai da poco pubblicato “Emina. Orfanirobot” per i tipi della 001 edizioni, vuoi raccontarci come è nata l'idea?


L'idea è nata dal pensare per scherzo come mai molti di noi ricordavano con intensità sigle di cartoni animati giapponesi che non si vedono tra l'altro più da anni, ma per esempio, non sapevamo nulla di lotte sindacali o più nello specifico dei diritti sacrosanti (e in un pericolo estremo) sul lavoro e sulla vita civile in Italia.
Praticamente Goldrake è stato per i ragazzi dell'Italia degli anni di fine '70 e inizio '80 un simbolo pervasivo più e meglio di sindacati o della vita culturale e lavorativa italiana... pazzesco!
Da li ad inventare una multinazionale che produce robot per uso operaio (e non solo...) a Torino che ricordano misteriosamente i robot di Go Nagai come Goldrake, Jeeg Robot D'acciaio e altri il passo è stato breve, e la mia passione per Torino, la storia recente, e la storia degli anime in Italia e in Giappone hanno fatto il resto.

Il pregio di questo libro credo che sia nel fatto di fondere la fantascienza con problematiche reali della nostra società, la cosiddetta generazione 1000 euro... 

E si, tant'è che collegandomi con quello detto prima, quei ragazzi che vedevano ignari Goldrake sull'allora Rete 2 (Rai 2) ora sono una generazione in balia di 'mostri di Vega' ben più temibili e spietati... il libero mercato e le multinazionali, oltre che delle politiche italiane assassine e becere.

Se potessi descrivere il tuo libro con tre aggettivi quali sceglieresti?

Fantascientifico, Italiano (nell'accezione più universale e meno periferica del termine), Roboticamente animato.

Ti senti più saggista o narratore?

Penso non ci sia differenza se si riesce a fare bene i due mestieri.

Cosa ne pensi dell'editoria a pagamento?

In un paese come l'Italia è normale, lapalissiano direi che dei beceri mercatari provino a guadagnare spiccioli sulle illusioni di chi vuole vedersi pubblicato.
Non c'è una cultura e una industria vera e propria dell'editoria, e quindi è facile che nell'immaginario collettivo popolare la pubblicazione sia “il punto di arrivo”, qualcosa da far vedere e di cui bullarsi con amici e parenti come il nuovo cellulare, mentre questa benedetta eventuale pubblicazione è soltanto uno scalino, un punto di partenza molto basso. Scrivere è come andare a lavorare tutti i giorni, con la differenza che a lavorare ti pagano (quasi sempre, ma non è detto ormai...), a scrivere quasi sicuramente no.
I cosiddetti service editoriali vanno bene se volete farvi un regalo di compleanno, ma è come stampare foto del matrimonio o del compleanno... se si vuole continuare come mestiere (assai sconsigliato peraltro) queste case sono da evitare come la peste, invece.
Inoltre è utile ricordare che viviamo in un paese in cui c'è più gente che scrive di quella che legge.
Che c'è più gente impiegata nel sistema culturale di quella che ne usufruisce effettivamente.
Dati ufficiali alla mano, purtroppo. 
C'è da ripensare e rifare tutto il sistema.

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Sopravvivere essenzialmente.
Con un altro romanzo ho partecipato al concorso 2012/13 di Urania e con un racconto breve al concorso Robot. 
Sto cercando un editore per un romanzo sull'adolescenza, gotico/rurale nel Piemonte Orientale ambientato tra gli anni '70 e i '90 tra i vecchi 'Corrieri della Paura' dell' editoriale Corno e il 'Corriere dei Ragazzi' e la presa di coscienza della crescita tra gli spiriti degli avi e killer ieratici e quasi soprannaturali che infestano le campagne. 
E' difficile non essere nei salotti buoni, non avere nessuno in famiglia a lavorare nel settore o semplicemente essere notato davvero in questo paese sonnacchioso, perché quasi nessuno legge, neppure i giornalisti che pur dovrebbero per mestiere, se non loro chi? 
E parlo anche dei giornalisti di settore, non soltanto gli “inarrivabili” soliti noti. 


Ringraziamo l'OrfanoRoboT Davide Tarò per questa intervista



Grazie per le domande cara Valentina! Valgono di più queste genuine ed interessate che tante altre!

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