Un racconto per Halloween: "Magie maledette" Valentina Cavallaro

Salve Scribacchini, Halloween si avvicina, cosa c'è di meglio di un bel racconto horror da leggere a lume di candela? Sempre se ne avete il coraggio...


MAGIE MALEDETTE

Un lampo squarciò il cielo sfigurandolo orribilmente, era stato commesso qualcosa di atroce, qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere.
Avevo la bocca piena di terra e sangue, i miei vestiti erano ridotti a brandelli di stracci, ero ritornata, ero di nuovo sveglia, di nuovo viva.
Sentire battere nuovamente il cuore fu uno shock, fu come sentire accendersi dentro me una scintilla di calore, ma nulla in me sprigionava calore, non il mio corpo gelido, né il mio cuore che chiedeva solamente vendetta per il brusco richiamo alla vita.
La scena assomigliava molto a quella di uno squallido film dell’orrore, alberi scheletrici, rachitici, il buio che con il suo manto copriva tutto e tutti, e per finire le tombe, luogo sacro di riposo eterno che quella notte erano state profanate da un gruppo di sciocchi ragazzi che giocavano a evocare il demonio e che invece… fecero una cosa che non avrebbero mai dovuto fare.
Mi ci volle un po’ per capire cosa era successo, il mio cervello corroso dai vermi, come gran parte del mio corpo, non riusciva a ragionare molto bene o forse non ragionava per nulla, forse prevalse il mio istinto animale.
La mia anima non c’era più, nel momento della morte anche io avevo perso quei celebri e discussi 21 grammi, il peso dell’anima che abbandona il corpo, ora ero esattamente come un animale.
Con le unghie inizia a strappare ferocemente il rivestimento consunto della bara, che con il sangue che versavo in quella ardua e straziante impresa, riacquistò il suo colore originale, rosso brillante.
Le mie unghie sporche e incurate, dopo aver facilmente superato il primo ostacolo, il più semplice, si scontrarono con il legno che seppur marcio era ancora resistente, si ruppero facilmente versando altro sangue, lanciai un urlo di dolore; la bocca mi si riempì di altra terra, doveva esserci un buco dal quale continuava ad entrare.
Stavo soffocando.
Non credo che una persona già morta e risuscitata possa morire di nuovo ma la sensazione che provavo mentre la mia bocca si riempiva di terra e vermi era esattamente quella, era una sensazione straziante.
Sopra di me un gruppo di stupidi adolescenti continuava a ripetere formule a vanvera per tentare di spaventare un gruppo di ragazzine che li aveva seguiti affascinate da quello strano e grosso libro nero che le avevano raccontato servisse ad evocare il demonio, non che ci credessero davvero ma era molto eccitante vederli tutti vestiti di nero, incappucciati, che si spalmavano sangue sul viso (a dir il vero la questione del sangue di gallina le aveva un po’ disgustate) che con voce roca dicevano parole senza senso.
Peccato che in mezzo a tutte quelle formule senza senso ce ne fosse una vera, finita chissà come in un libro per adolescenti frustati.
Immobilizzata in uno spazio ristretto, oppressa dalla terra che continuava ad entrare riuscii a rompere il coperchio della bara, idea molto, molto, stupida.
Mi crollò un mucchio di terra addosso.
La situazione era di gran lunga peggiorata; improvvisamente dalla mia bocca iniziarono ad uscire oscure parole che nemmeno la terra riusciva a impedirmi di pronunciare.
Una ragazza, la più sfrontata, quella che aveva convinto le altre a passare la domenica sera in un cimitero invece che in discoteca, si avvicinò al “capo-banda”che aveva appena smesso di pronunciare tutte quelle sciocchezze, lo trovava molto sexy, gli si sedette accanto, poi gli abbassò il cappuccio e gli passò la lingua sul collo; peccato che non potesse vedere il fuoco del falò improvvisato riflettere la strana luce che lampeggiava negli occhi del ragazzo.
Gridai la mia maledizione.
Il ragazzo estrasse il coltello che doveva servire per il cerimoniale, sporco di sangue (di gallina), che aveva conficcato nel terreno (proprio sotto la mia tomba) e sgozzò la ragazzina che cadde a terra afflosciandosi come una vecchia bambola di pezza.
Il suo sangue bagnò il terreno, dissetandomi.
Le altre ragazzine gridarono.
Io continuai a pronunciare la mia maledizione.
Gli altri ragazzi afferrarono le ragazzine immobilizzandole, sentivo i loro urli di terrore, i loro piccoli cuoricini battere all'impazzata, le loro lacrime, le loro suppliche, tutto questo mi dava forza, mi faceva stare bene.
Anche loro finirono sgozzate, una per una, accettai il loro sangue come tributo per il disturbo arrecatomi, ma non eravamo pari, neanche minimamente.
La mia maledizione non era ancora finita, rimanevano ancora quegli insulsi ragazzi.
Li feci ritornare coscienti, fu così divertente sentire le loro grida quando trovarono le ragazze sgozzate, il coltello sporco non più di sangue di gallina ma di sangue umano, così come lo erano i loro vestiti, impregnati del sangue delle loro amichette.
Con loro la punizione doveva essere molto più atroce.
Il loro cuore iniziò a battere, sempre più velocemente, loro non riuscivano proprio a capire cosa stesse succedendo, io mi stavo divertendo come... beh come non succedeva da quando ero viva.
Feci scoppiare i loro cuoricini, non per modo di dire, letteralmente; poi mi presi le loro anime.
Tutto quel sangue però non aveva placato la mia vendetta, anzi...
Dopo poco tempo la terra iniziò nuovamente a soffocarmi, la mia gola era nuovamente secca, il mio cuore chiedeva altro sangue, altre anime.
Dopo quella strage, si diffuse la leggenda secondo cui il cimitero fosse maledetto e molti altri ragazzi incuriositi scavalcavano i cancelli a mezzanotte aspettando di trovarsi di fronte ad un fantasma con tanto di catene o uno zombi, e invece… trovarono solo la morte.
Non bisognava giocare con la magia.
Soprattutto non si doveva risvegliare una pazza assassina che aveva passato gli ultimi dieci anni tra le fiamme dell’Inferno.

Valentina Cavallaro
Dal libro "Racconti tratti da un Moleskine" Carta e Penna editore.
Tutti i diritti riservati.

HAPPY HALLOWEEN....

Immagine tratta da http://it.tinypic.com/



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