Pietro Pancamo "Sia fatta la tua comicità. Paradise strips"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo come ospite Pietro Pancamo e il suo "Sia fatta la tua comicità. Paradise strips".


Sia fatta la tua comicità. Paradise strips.
Cletus Production
2,99 euro


TRAMA

«Sia fatta la tua comicità. Paradise strips» è un breve e-book che raccoglie sette storie fortemente ironiche (e spesso molto spiritose), nelle quali Pietro Pancamo (servendosi di trame a carattere religioso, che hanno per protagonisti sia Dio che gli angeli) stigmatizza gli egoismi, i narcisismi e le storture in genere della nostra società. L’autore però non dimentica mai di basare ogni narrazione su un sostrato costante d’indulgenza e sorriso “didascalico”: perché così vuole l’autentica ironia!


Ciao Pietro, raccontaci cosa ha fatto nascere in te la passione per la scrittura. 

Cara Valentina, premesso innanzitutto che rispondere alle tue domande sarà un vero onore per me, ti rivelo subito che, da giovane, ho iniziato ben presto a buttar giù (per gioco, vale a dire per propensione naturale) piccole novelle. E siccome il loro obiettivo principale è sempre stato quello di lavorare intensamente sul linguaggio –così da ottenere esiti in qualche modo simili a quelli della prosa lirica, tipica dell’ultimo Pirandello (autore di cui regolarmente subisco il fascino)– ecco che intorno ai quindici anni si è originato spontaneo, in me, il passaggio alla poesia.
Adesso comunque, dopo un periodo piuttosto lungo durante il quale mi son dedicato quasi esclusivamente alla stesura di liriche e versi, ho ricominciato a scrivere racconti, badando scrupolosamente a permearli tutti (dal momento che la realtà attuale e la razza umana in genere mi convincono decisamente poco) di una spiccata ironia. Sì, nelle storie che creo (come d’altronde in quelle del mio recente e-book «Sia fatta la tua comicità. Paradise strips», reperibile all’indirizzo www.cletusproduction.it/shopwww.cletusproduction.it/shop ) ho l’abitudine di canzonare la società, compresi i suoi costumi; per me è una specie di missione, ormai. E per compierla al meglio, spesso mi servo di trame a carattere religioso: grazie ad esse riesco infatti a sottolineare e bollare (cioè “marcare e marchiare”) gli aspetti peggiori, ma anche più goffi e grotteschi, fra quelli che oggi scandiscono la vita quotidiana del cosiddetto consorzio civile. Però non dimentico mai di basare ogni narrazione su un sostrato costante d’indulgenza e sorriso “didascalico”: perché così vuole l’autentica ironia!

Qual è il filo conduttore della tua raccolta di racconti “Sia fatta la tua comicità. Paradise strips”? 
Come in sostanza ho già spiegato, è proprio la religione, dato che in essa ho individuato lo strumento migliore per parodiare con bonarietà le storture palesi e innegabili del mondo in cui viviamo. Ma il carattere giocoso e ilare che contraddistingue i racconti dell’e-book, deriva anche dal fatto che, per chiunque creda veramente, Dio diventa una sorta di amico. E con un amico, la cosa più naturale, se non immediata, è certamente scherzare (e magari prenderlo affettuosamente in giro).

Qual è il racconto a cui sei più affezionato e perché? 
Visto che ciascuna a suo modo mi ha generosamente aiutato ad esprimere in maniera compiuta e chiara –o almeno così mi auguro– ciò che con l’e-book intendevo dire, io (ad essere sincero) le amo un po’ tutte, le mie novelle. Ed anzi, per scongiurare il pericolo d’imbrodarmi troppo con “auto-elogi” sconsiderati, lascio che ad illustrarle sia Andrea Tommasi, un critico “gagliardo” e gentile che, in una recensione pubblicata ad aprile dal blog culturale «bottegadilettura.wordpress.com», ha voluto dedicarmi queste bellissime parole: “Nuntio vobis gaudium magnum: «Sia fatta la tua comicità. Paradise strips» (Cletus Production, Roma, 2012) è un’opera che si distingue (e mica poco, accidempoli!) per anticonformismo e “vasta” originalità. Non a caso i racconti di Pietro Pancamo sono scanditi da una prosa elegante, articolata e ricca di subordinate che per fortuna s’allontana, e in fretta, dagli eccessi paratattici che spesso inquinano e appiattiscono la narrativa commerciale di oggi. Senza considerare che le sette brevi storie raggruppate in questo volume elettronico si sono scelte come nume ispiratore addirittura l’umorismo –così vituperato, in genere, dagli scrittori italiani (e massime dai poeti). Pancamo lo promuove invece a protagonista assoluto, perché ha capito, evidentemente, che il vero sale della vita è la dolcezza (scusatemi il paradosso!) e che nulla è più dolce di una buona risata. Specialmente, poi, se intrisa di afflato filosofico ed utilizzata per mettere alla berlina le tante magagne della nostra società. Ecco allora che nella briosa novella posta a coronamento della raccolta, i ragionamenti strampalati del povero Noè (intento a riflettere convulsamente isterico sulla sfortuna di vivere e a districarsi con la barca a remi fra i cavalloni giganteschi di un oceano furioso e pluviale) servono a dimostrare che il mondo attuale, in quanto dominato da una viltà micidiale, ormai è ridotto a un diluvio universale d’egoismo misto a corruzione. E qui giunto, voglio anche precisare (aprendo una parentesi) che le scombiccherate elucubrazioni all’impazzata del malcapitato vogatore si configurano fra l’altro come omaggio spiritoso (dunque amichevole) a quegli sfoghi introspettivi, tormentosamente autoanalitici, cui i personaggi creati da Luigi Pirandello si lasciano andare sul serio di frequente. No, tranquilli, non mi sto perdendo in osservazioni peregrine o forse errate, perché so che Pancamo stesso si vanta d’essere da sempre un ammiratore senza freni del grande siciliano, appena ricordato.
A ogni modo, bando sia alle ciance che alle divagazioni. E per tornare anzi all’e-book in questione, vi svelerò subito che nel suo secondo racconto («Serafino preposto al coraggio») un’allegra vena comica si combina con un tocco intensamente lirico, capace di delineare con grazia accorata le vicende bucoliche di un angelo premuroso, che si sforza come può di consolare gli uomini, per redimerli dal dolore esistenziale. Però che impresa estenuante –paiono lamentarsi «La domenica sportiva», «Parusia» e «Succederà»– salvare o almeno riscattare gli abitanti della Terra –quelli a immagine e somiglianza (o così si lucifera... pardon, vocifera!) di Nostro Signore– quando nessuno di essi ha più in cuore il benché minimo rimasuglio di rettitudine morale, e quando le funzioni religiose –nelle pievi di campagna, come nelle chiese di città– si degradano colpevolmente a riti pagani (cioè televisivi), quasi tramutandosi in beceri programmi come ad esempio «L’isola dei famosi». Si può sopportare la vista di uno spettacolo simile, di una simile realtà, senza sprofondare all’istante nell’angoscia più completa e arrendersi all’orrore? «Certo!» –esclama Pancamo– «A patto naturalmente (perché un’altra via d’uscita purtroppo non c’è) di affidarsi prontamente all’umorismo e all’ironia (che sono il vero e proprio... come dire?... coraggio dei disperati!)»”.

Quale invece è stato il più difficile da scrivere? 

Scrivere un racconto è molto facile, in genere. Arduo, invece, è trovare la forza di ricominciare tutto daccapo, quando (riletta la prima stesura) ti accorgi che è venuta proprio male e che, perciò, ha un bisogno disperato di essere aggiustata, risistemata e, per così dire, ristrutturata da cima a fondo.
Scrivi sia in versi che in prosa, a quale delle due forme d’arte ti senti più vicino e quale secondo te è più difficile da scrivere?
Mi piacciono entrambe e non ho preferenze. Inoltre, agganciandomi alla risposta di prima, ripeterò che creare un racconto, o magari una poesia, è estremamente semplice in realtà! Complicato è semmai ricominciare tutto daccapo quando (riletta la prima stesura) ti rendi conto d’aver combinato nient’altro che un disastro. E comunque –in qualità di compositore mancato, che ha inutilmente studiato per parecchi anni pianoforte, solfeggio, contrappunto e canto lirico– affermo senz’altro (scusandomi subito per la divagazione cui adesso mi abbandono e che forse c’entra poco o nulla con la nostra intervista, cara Valentina) che la cosa più ostica da scrivere è sicuramente la musica. Infatti una poesia o un racconto o un romanzo consiste della sola melodia (vale a dire le parole e la punteggiatura); invece una sinfonia (o, per essere meno antichi, una canzone) ha bisogno anche dell’armonia, intendo gli accordi, per essere completa. Insomma la fatica è doppia, rispetto a quella per costruire un testo in prosa o versi, e la quantità di energia mentale che è necessario profondere (in termini di concentrazione e ragionamento) per raggiungere un risultato possibilmente decoroso, è davvero immensa. Per caso, ho appena rivelato uno dei motivi che, alla fine, mi hanno spinto a ripiegare sulla letteratura? Chi lo sa...
A ogni modo il mio rapporto col pentagramma non si è interrotto proprio del tutto: prova ne sia che qualche brano lo butto ancora giù, di tanto in tanto. E poi, al momento giusto, lo mando in onda nel corso di «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», un podcast culturale che conduco sulle bit-frequenze dell’emittente milanese Pulsante Radio Web e del quale sono, al contempo, direttore editoriale.

Hai pubblicato anche per una rivista canadese e una statunitense, hai notato un diverso approccio da parte di queste realtà rispetto alle riviste italiane? 
Quando decidono di pubblicare un tuo scritto, le riviste anglofone ti danno sempre qualcosa in cambio. Quelle italiane, invece, non si sognano minimamente di farlo.


Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento? 

Vorrei rispondere con una poesiola che ho scritto mesi fa, ispirato da quanto mi aveva raccontato un mio conoscente, caduto vittima, purtroppo, di un editore avido e in cerca di portafogli da svuotare.
Piccoli editori 

(Lamento del poeta pagante e sconosciuto) 

In questa ci= 

viltà umana, 

le f-regole del gioco 

approfittano ogni volta 

della mia immaturità 

(o meglio ricerca 

affannosa di latte), 

della mia infantilità 

(che d’abitudine io chiamo 

non spirito guerriero 

bensì d’allattamento). 

Così ahimè rimango 

in attesa di suicidio 

s-travolto come sono 

da c= 

reazioni a catena 

di libri a pagamento. 



Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Intendo semplicemente portare avanti quelli già in corso, come ad esempio il mio programma web-radiofonico «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo». Mi riferisco, insomma, al podcast culturale cui accennavo prima.

Ti andrebbe di parlarcene? 

Con piacere. Nato nel 2010 da una mia idea, va in onda ogni giovedì alle 22:30 e ogni venerdì alle 14:00. Nel corso delle varie puntate (ciascuna delle quali ha una durata che oscilla, a seconda dei casi, fra i ventisette e i centodiciotto minuti), ho intervistato una serie di poeti emergenti, più alcuni che si sono ormai affermati: ad esempio Luciano Troisio (forte di una silloge, «Parnaso d’Oriente», uscita per i tipi della Marsilio) e Paola Loreto (che, autrice di due raccolte per la Crocetti Editore, è apparsa nel 2009 sul mondadoriano «Almanacco dello Specchio»). La trasmissione fornisce inoltre utili consigli di lettura, tutti a cura del bravo Andrea Borla (romanziere cui ho assegnato un’apposita rubrica intitolata “L’angolo della narrativa”) e del poeta Paolo Ottaviani, la cui opera ha destato l’interesse di Maria Luisa Spaziani e che, in qualità di ex direttore della Biblioteca centrale dell’Università per stranieri di Perugia, commenta le sillogi poetiche fresche di stampa. Vengono recensite, però, anche quelle elettroniche. Senza contare che, intervistandone direttamente i responsabili, presentiamo i migliori siti culturali attualmente on-line; fra gli ultimi trattati il blog «Contro-Mano.net» di Giuseppe Pulina –intellettuale che col volume «Animali e filosofi», figura dal 2008 nel catalogo della Giunti– e la rivista virtuale «Parliamone», diretta da un saggista, Bartolomeo Di Monaco, che ha scritto sia per «La Nazione» che per il trimestrale «Nuovi argomenti» della Mondadori.
Prezioso è poi l’apporto della professoressa Carla Burdese, che declama le liriche dei poeti via via ospitati dal podcast e le migliori fra quelle inviate dagli ascoltatori.
Al link www.internettabile.org/prw/main/podcast.asp?id=7www.internettabile.org/prw/main/podcast.asp?id=7 è possibile trovare e scaricare gratuitamente le registrazioni digitali di alcune fra le puntate prodotte sinora. A una di queste ha partecipato Marisa Napoli (linguista che ha pubblicato con Rizzoli, Zanichelli, Laterza e, di recente, con La Nuova Italia), mentre un’altra (realizzata col determinante contributo di Mrs Victoria Gay Blanchard, una consulente saltuaria del mio programma, la quale lavorava per una delle agenzie letterarie più note al mondo: la “David Higham Associates” di Londra) s’incentra su un’intervista a June Patricia Hall, stimata poetessa inglese i cui versi sono reperibili sulle principali riviste specializzate d’oltremanica (da «Staples» ad «Acumen») e che, distintasi come valente redattrice della celebre casa editrice Faber & Faber (leader in Gran Bretagna), ha successivamente fondato una propria agenzia letteraria, conquistandosi (prima, ahimè, di dover chiudere) clienti di assoluto prestigio fra cui il colosso editoriale americano Simon and Schuster.

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