Consigli letterari per Halloween...

Salve Scribacchini, Halloween è alle porte, cosa leggere in questa spettrale notte? Vi segnalo alcuni titoli adatti, buone letture! 









Per prima cosa non posso non citare il meraviglioso saggio di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi “Halloween. Nei giorni che i morti ritornano”. Credete che questa sia una festa importata dall'America? Assolutamente sbagliato! "La festa è quasi certamente preceltica, e interessa da tempi immemorabili molte genti europeee, con affinità di date, forme e contenuti. [...] Ciò che vogliamo sottolineare con questo libro: che la festa di Halloween, da un paio di anni in voga pure in Italia, anche se da noi giunta all'attuale successo in virtù di recenti suggestioni provenienti da lontano, ha nel nostro Paese un profondo ed evidente background storico-tradizionale, non solo nelle aree celtiche" 




Bradbury ha dedicato un libro, una sorta di lunga fiaba, ad Halloween con “L'albero di Halloween”: Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso, e dai suoi rami pendono centinaia di zucche. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti che fissano otto ragazzini. È la notte di Halloween e ognuno di essi indossa una maschera ma... dov'è finito Pipkin? Scortati da Sudario, una guida davvero particolare, i ragazzini partono alla ricerca dell'amico. 




In questa spettrale serata come potrebbe mancare un giallo della mitica Agatha Christie? “Poirot e la strage degli innocenti” è ambientato proprio ad Halloween: La signora Ariadne Oliver, scrittrice di romanzi polizeschi., si reca insieme all’amica Judith Butler (di cui è ospite) a casa di Rowena Drake, per dare una mano nei preparativi di una festa per ragazzi, che si sarebbe svolta in onore della vigilia di quella d’Ognissanti. 
Fila tutto liscio, finché non muore qualcuno (com’ è giusto che sia in un giallo). Joyce Reynolds, tredicenne, viene trovata affogata a fine festa nella biblioteca. Tra lo sgomento dei presenti e della comunità di Woodleigh Common, conosciuta da sempre come un luogo tranquillo, Ariadne si rivolge al suo amico Hercule Poirot per risolvere il caso. Egli pertanto si ritrova ad esaminare incidenti e crimini passati, per giungere alla soluzione. 

Scontatissimi ma non possono non citarli Edgar Allan Poe e Lovecraft maestri dei racconti del terrore. 



Come raccolte di racconti cito però anche “Racconti crudeli” di Villiers de l'Isle Adam e Stevenson con “Il ladro di cadaveri” con una menzione particolare al racconto “Janet la storta” considerato da molti uno dei suoi capolavori. 






Vi piacciono i vampiri? Beh non vi consiglierò Dracula ma bensì il “Vampiro” di William Polidori del 1819 il primissimo racconto sui vampiri e “Carmilla” di Sheridan Le Fanu, che anticipa di ben ventisei anni la celebre storia di Stoker.





Sempre di Le Fanu assolutamente consigliato per le inquietanti atmosfere “La locanda del drago volante” 










Per quanto riguarda gli italiani Buzzati fra tutti e in particolare “La boutique del mistero” ma anche Eraldo Baldini con “Gotico Rurale” (il  racconto più inquietante è “Re di carnevale”)













Un bel giallo con una fantastica atomsfera inquietante è “Il club Dumas” di Arturo Pérez Reverte (da cui è stato tratto il film con Johnny Depp “La nona porta”) che per il tema trattato può andare bene per Halloween: Lucas Corso, bibliofilo mercenario, svolge indagini sui libri come si fa con i crimini. Un giorno riceve un incarico molto delicato: verificare l'autenticità di un capitolo manoscritto dei "Tre moschettieri". E deve anche decifrare l'enigma nascosto fra le pagine di un volume messo al rogo dall'Inquisizione. Le indagini lo porteranno dalle viuzze di Toledo alle vecchie librerie del Quartiere Latino di Parigi, tra pericolose dark lady e donne angeliche.


E perchè non citare le fiabe dei fratelli Grimm, molte più cupe rispetto alle versioni edulcorate della Disney. 





Ultima menzione questa volta non a un libro in particolare ma a una casa editrice, che ho avuto anche l'onore di intervistare  è una delle poche, se non l'unica, ad avere pensato ad Halloween in ambito editoriale, sto parlando della Chicili Agency: 



Ecco il comunicato che potete trovare qui.

A pochi giorni dalla festività più "spaventosa" dell'anno, vi ricordiamo i nostri ebook da brivido.

"Happy Halloween" a tutti voi e un saluto particolare dai nostri autori con queste riflessioni:
"Halloween è per molti la notte di "dolcetto o scherzetto?" ed è bene sia così. Pochi sanno ciò che accade in questa notte da cardiopalma, quando il nero, come un drappo funebre, si cala sinistro e avvolge senza scampo vittime ignare. E tu, sei abbastanza forte da scoprire i racconti del brivido?" (Irene Pecikar, autrice di Chills #3

"Halloween è il volto oscuro della normalità. Nello scherzo, ci si maschera della propria indole buia, esternandola in personaggi di finzione. Un modo per condividerla nella natura di un gioco, ma anche per esorcizzarla attraverso questa concessione di "libera uscita" tra dolcetti e scherzetti in puro stile consumistico." (Novelli Zarini, autori di Chills #2
"Halloween è quando si mette una mela e una candela fuori dalla porta... 
La candela serve per far luce ai defunti che tornano, la mela per far si che la mangino invecedi mangiare te..." (Claudio Foti, autore di Chills #4, Undead #2 eWindigo

"Halloween è un ricordo, una reminescenza di una festa ben più antica e radicata nei culti celto/pagani: Samhain, la festa delle messi, dell'ultimo raccolto. Giorno in cui il velo tra vivi e morti cadeva pemettendo l'incontro dei due mondi. Secondo le antiche credenze è ancora uso presso alcuni popoli lasciare una ciotola di latte o del cibo per i defunti che si approssimeranno alle nostre case. Come ogni anno, lascerò un posto vuoto a tavola, così che chi ho amato, passando, saprà di non esser stato dimenticato." (Pierluigi Curcio, autore di Chills #1, Undead #1 e #3


E infine alcuni consigli per i ragazzi...

Rimanendo in patria, vi consiglio le avventure degli Invisibili dello scrittore torinese Giovanni Del Ponte, in particolare “Gli invisibili e il paese del non ritorno” lettura consigliata anche agli adulti per le inquietanti atmosfere della Louisiana: A Sleepy Swamp, ricca cittadina della Louisiana, gli abitanti vivono nella paura. Nessuno osa avvicinarsi alle paludi dove sorge Noreturn, il villaggio dei lavoratori delle piantagioni di tabacco della famiglia Leloup, ma soprattutto dove si dice si aggiri il leggendario Tonton Macute, protagonista di un’inquietante filastrocca. Douglas, Crystal, Peter e Magica, ovvero la banda degli Invisibili, si troveranno coinvolti in una vicenda terrorizzante e dovranno cercare di sottrarre se stessi e il “reporter del mistero” Robert Kershaw all’atroce destino dei non-morti. 


Sempre dello stesso autore potete trovare qui  i racconti “Profonda gola” e per i più piccoli “La leggenda della masca Ciattalina” entrambi perfetti per Halloween.







Se infine all'ultimo momento non sapete cosa leggere potete trovare qui il racconto "Magie Maledette" direi adatto da leggere a lume di candela la notte di Halloween...


Non mi resta che augurarvi un felice Halloween.... di terrore!

Un racconto per Halloween: "Magie maledette" Valentina Cavallaro

Salve Scribacchini, Halloween si avvicina, cosa c'è di meglio di un bel racconto horror da leggere a lume di candela? Sempre se ne avete il coraggio...


MAGIE MALEDETTE

Un lampo squarciò il cielo sfigurandolo orribilmente, era stato commesso qualcosa di atroce, qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere.
Avevo la bocca piena di terra e sangue, i miei vestiti erano ridotti a brandelli di stracci, ero ritornata, ero di nuovo sveglia, di nuovo viva.
Sentire battere nuovamente il cuore fu uno shock, fu come sentire accendersi dentro me una scintilla di calore, ma nulla in me sprigionava calore, non il mio corpo gelido, né il mio cuore che chiedeva solamente vendetta per il brusco richiamo alla vita.
La scena assomigliava molto a quella di uno squallido film dell’orrore, alberi scheletrici, rachitici, il buio che con il suo manto copriva tutto e tutti, e per finire le tombe, luogo sacro di riposo eterno che quella notte erano state profanate da un gruppo di sciocchi ragazzi che giocavano a evocare il demonio e che invece… fecero una cosa che non avrebbero mai dovuto fare.
Mi ci volle un po’ per capire cosa era successo, il mio cervello corroso dai vermi, come gran parte del mio corpo, non riusciva a ragionare molto bene o forse non ragionava per nulla, forse prevalse il mio istinto animale.
La mia anima non c’era più, nel momento della morte anche io avevo perso quei celebri e discussi 21 grammi, il peso dell’anima che abbandona il corpo, ora ero esattamente come un animale.
Con le unghie inizia a strappare ferocemente il rivestimento consunto della bara, che con il sangue che versavo in quella ardua e straziante impresa, riacquistò il suo colore originale, rosso brillante.
Le mie unghie sporche e incurate, dopo aver facilmente superato il primo ostacolo, il più semplice, si scontrarono con il legno che seppur marcio era ancora resistente, si ruppero facilmente versando altro sangue, lanciai un urlo di dolore; la bocca mi si riempì di altra terra, doveva esserci un buco dal quale continuava ad entrare.
Stavo soffocando.
Non credo che una persona già morta e risuscitata possa morire di nuovo ma la sensazione che provavo mentre la mia bocca si riempiva di terra e vermi era esattamente quella, era una sensazione straziante.
Sopra di me un gruppo di stupidi adolescenti continuava a ripetere formule a vanvera per tentare di spaventare un gruppo di ragazzine che li aveva seguiti affascinate da quello strano e grosso libro nero che le avevano raccontato servisse ad evocare il demonio, non che ci credessero davvero ma era molto eccitante vederli tutti vestiti di nero, incappucciati, che si spalmavano sangue sul viso (a dir il vero la questione del sangue di gallina le aveva un po’ disgustate) che con voce roca dicevano parole senza senso.
Peccato che in mezzo a tutte quelle formule senza senso ce ne fosse una vera, finita chissà come in un libro per adolescenti frustati.
Immobilizzata in uno spazio ristretto, oppressa dalla terra che continuava ad entrare riuscii a rompere il coperchio della bara, idea molto, molto, stupida.
Mi crollò un mucchio di terra addosso.
La situazione era di gran lunga peggiorata; improvvisamente dalla mia bocca iniziarono ad uscire oscure parole che nemmeno la terra riusciva a impedirmi di pronunciare.
Una ragazza, la più sfrontata, quella che aveva convinto le altre a passare la domenica sera in un cimitero invece che in discoteca, si avvicinò al “capo-banda”che aveva appena smesso di pronunciare tutte quelle sciocchezze, lo trovava molto sexy, gli si sedette accanto, poi gli abbassò il cappuccio e gli passò la lingua sul collo; peccato che non potesse vedere il fuoco del falò improvvisato riflettere la strana luce che lampeggiava negli occhi del ragazzo.
Gridai la mia maledizione.
Il ragazzo estrasse il coltello che doveva servire per il cerimoniale, sporco di sangue (di gallina), che aveva conficcato nel terreno (proprio sotto la mia tomba) e sgozzò la ragazzina che cadde a terra afflosciandosi come una vecchia bambola di pezza.
Il suo sangue bagnò il terreno, dissetandomi.
Le altre ragazzine gridarono.
Io continuai a pronunciare la mia maledizione.
Gli altri ragazzi afferrarono le ragazzine immobilizzandole, sentivo i loro urli di terrore, i loro piccoli cuoricini battere all'impazzata, le loro lacrime, le loro suppliche, tutto questo mi dava forza, mi faceva stare bene.
Anche loro finirono sgozzate, una per una, accettai il loro sangue come tributo per il disturbo arrecatomi, ma non eravamo pari, neanche minimamente.
La mia maledizione non era ancora finita, rimanevano ancora quegli insulsi ragazzi.
Li feci ritornare coscienti, fu così divertente sentire le loro grida quando trovarono le ragazze sgozzate, il coltello sporco non più di sangue di gallina ma di sangue umano, così come lo erano i loro vestiti, impregnati del sangue delle loro amichette.
Con loro la punizione doveva essere molto più atroce.
Il loro cuore iniziò a battere, sempre più velocemente, loro non riuscivano proprio a capire cosa stesse succedendo, io mi stavo divertendo come... beh come non succedeva da quando ero viva.
Feci scoppiare i loro cuoricini, non per modo di dire, letteralmente; poi mi presi le loro anime.
Tutto quel sangue però non aveva placato la mia vendetta, anzi...
Dopo poco tempo la terra iniziò nuovamente a soffocarmi, la mia gola era nuovamente secca, il mio cuore chiedeva altro sangue, altre anime.
Dopo quella strage, si diffuse la leggenda secondo cui il cimitero fosse maledetto e molti altri ragazzi incuriositi scavalcavano i cancelli a mezzanotte aspettando di trovarsi di fronte ad un fantasma con tanto di catene o uno zombi, e invece… trovarono solo la morte.
Non bisognava giocare con la magia.
Soprattutto non si doveva risvegliare una pazza assassina che aveva passato gli ultimi dieci anni tra le fiamme dell’Inferno.

Valentina Cavallaro
Dal libro "Racconti tratti da un Moleskine" Carta e Penna editore.
Tutti i diritti riservati.

HAPPY HALLOWEEN....

Immagine tratta da http://it.tinypic.com/



Pietro Pancamo "Sia fatta la tua comicità. Paradise strips"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo come ospite Pietro Pancamo e il suo "Sia fatta la tua comicità. Paradise strips".

Sia fatta la tua comicità. Paradise strips.
Cletus Production
2,99 euro


TRAMA


«Sia fatta la tua comicità. Paradise strips» è un breve e-book che raccoglie sette storie fortemente ironiche (e spesso molto spiritose), nelle quali Pietro Pancamo (servendosi di trame a carattere religioso, che hanno per protagonisti sia Dio che gli angeli) stigmatizza gli egoismi, i narcisismi e le storture in genere della nostra società. L’autore però non dimentica mai di basare ogni narrazione su un sostrato costante d’indulgenza e sorriso “didascalico”: perché così vuole l’autentica ironia!


Ciao Pietro, raccontaci cosa ha fatto nascere in te la passione per la scrittura. 

Cara Valentina, premesso innanzitutto che rispondere alle tue domande sarà un vero onore per me, ti rivelo subito che, da giovane, ho iniziato ben presto a buttar giù (per gioco, vale a dire per propensione naturale) piccole novelle. E siccome il loro obiettivo principale è sempre stato quello di lavorare intensamente sul linguaggio –così da ottenere esiti in qualche modo simili a quelli della prosa lirica, tipica dell’ultimo Pirandello (autore di cui regolarmente subisco il fascino)– ecco che intorno ai quindici anni si è originato spontaneo, in me, il passaggio alla poesia.
Adesso comunque, dopo un periodo piuttosto lungo durante il quale mi son dedicato quasi esclusivamente alla stesura di liriche e versi, ho ricominciato a scrivere racconti, badando scrupolosamente a permearli tutti (dal momento che la realtà attuale e la razza umana in genere mi convincono decisamente poco) di una spiccata ironia. Sì, nelle storie che creo (come d’altronde in quelle del mio recente e-book «Sia fatta la tua comicità. Paradise strips», reperibile all’indirizzo www.cletusproduction.it/shopwww.cletusproduction.it/shop ) ho l’abitudine di canzonare la società, compresi i suoi costumi; per me è una specie di missione, ormai. E per compierla al meglio, spesso mi servo di trame a carattere religioso: grazie ad esse riesco infatti a sottolineare e bollare (cioè “marcare e marchiare”) gli aspetti peggiori, ma anche più goffi e grotteschi, fra quelli che oggi scandiscono la vita quotidiana del cosiddetto consorzio civile. Però non dimentico mai di basare ogni narrazione su un sostrato costante d’indulgenza e sorriso “didascalico”: perché così vuole l’autentica ironia!

Qual è il filo conduttore della tua raccolta di racconti “Sia fatta la tua comicità. Paradise strips”? 
Come in sostanza ho già spiegato, è proprio la religione, dato che in essa ho individuato lo strumento migliore per parodiare con bonarietà le storture palesi e innegabili del mondo in cui viviamo. Ma il carattere giocoso e ilare che contraddistingue i racconti dell’e-book, deriva anche dal fatto che, per chiunque creda veramente, Dio diventa una sorta di amico. E con un amico, la cosa più naturale, se non immediata, è certamente scherzare (e magari prenderlo affettuosamente in giro).

Qual è il racconto a cui sei più affezionato e perché? 
Visto che ciascuna a suo modo mi ha generosamente aiutato ad esprimere in maniera compiuta e chiara –o almeno così mi auguro– ciò che con l’e-book intendevo dire, io (ad essere sincero) le amo un po’ tutte, le mie novelle. Ed anzi, per scongiurare il pericolo d’imbrodarmi troppo con “auto-elogi” sconsiderati, lascio che ad illustrarle sia Andrea Tommasi, un critico “gagliardo” e gentile che, in una recensione pubblicata ad aprile dal blog culturale «bottegadilettura.wordpress.com», ha voluto dedicarmi queste bellissime parole: “Nuntio vobis gaudium magnum: «Sia fatta la tua comicità. Paradise strips» (Cletus Production, Roma, 2012) è un’opera che si distingue (e mica poco, accidempoli!) per anticonformismo e “vasta” originalità. Non a caso i racconti di Pietro Pancamo sono scanditi da una prosa elegante, articolata e ricca di subordinate che per fortuna s’allontana, e in fretta, dagli eccessi paratattici che spesso inquinano e appiattiscono la narrativa commerciale di oggi. Senza considerare che le sette brevi storie raggruppate in questo volume elettronico si sono scelte come nume ispiratore addirittura l’umorismo –così vituperato, in genere, dagli scrittori italiani (e massime dai poeti). Pancamo lo promuove invece a protagonista assoluto, perché ha capito, evidentemente, che il vero sale della vita è la dolcezza (scusatemi il paradosso!) e che nulla è più dolce di una buona risata. Specialmente, poi, se intrisa di afflato filosofico ed utilizzata per mettere alla berlina le tante magagne della nostra società. Ecco allora che nella briosa novella posta a coronamento della raccolta, i ragionamenti strampalati del povero Noè (intento a riflettere convulsamente isterico sulla sfortuna di vivere e a districarsi con la barca a remi fra i cavalloni giganteschi di un oceano furioso e pluviale) servono a dimostrare che il mondo attuale, in quanto dominato da una viltà micidiale, ormai è ridotto a un diluvio universale d’egoismo misto a corruzione. E qui giunto, voglio anche precisare (aprendo una parentesi) che le scombiccherate elucubrazioni all’impazzata del malcapitato vogatore si configurano fra l’altro come omaggio spiritoso (dunque amichevole) a quegli sfoghi introspettivi, tormentosamente autoanalitici, cui i personaggi creati da Luigi Pirandello si lasciano andare sul serio di frequente. No, tranquilli, non mi sto perdendo in osservazioni peregrine o forse errate, perché so che Pancamo stesso si vanta d’essere da sempre un ammiratore senza freni del grande siciliano, appena ricordato.
A ogni modo, bando sia alle ciance che alle divagazioni. E per tornare anzi all’e-book in questione, vi svelerò subito che nel suo secondo racconto («Serafino preposto al coraggio») un’allegra vena comica si combina con un tocco intensamente lirico, capace di delineare con grazia accorata le vicende bucoliche di un angelo premuroso, che si sforza come può di consolare gli uomini, per redimerli dal dolore esistenziale. Però che impresa estenuante –paiono lamentarsi «La domenica sportiva», «Parusia» e «Succederà»– salvare o almeno riscattare gli abitanti della Terra –quelli a immagine e somiglianza (o così si lucifera... pardon, vocifera!) di Nostro Signore– quando nessuno di essi ha più in cuore il benché minimo rimasuglio di rettitudine morale, e quando le funzioni religiose –nelle pievi di campagna, come nelle chiese di città– si degradano colpevolmente a riti pagani (cioè televisivi), quasi tramutandosi in beceri programmi come ad esempio «L’isola dei famosi». Si può sopportare la vista di uno spettacolo simile, di una simile realtà, senza sprofondare all’istante nell’angoscia più completa e arrendersi all’orrore? «Certo!» –esclama Pancamo– «A patto naturalmente (perché un’altra via d’uscita purtroppo non c’è) di affidarsi prontamente all’umorismo e all’ironia (che sono il vero e proprio... come dire?... coraggio dei disperati!)»”.

Quale invece è stato il più difficile da scrivere? 

Scrivere un racconto è molto facile, in genere. Arduo, invece, è trovare la forza di ricominciare tutto daccapo, quando (riletta la prima stesura) ti accorgi che è venuta proprio male e che, perciò, ha un bisogno disperato di essere aggiustata, risistemata e, per così dire, ristrutturata da cima a fondo.
Scrivi sia in versi che in prosa, a quale delle due forme d’arte ti senti più vicino e quale secondo te è più difficile da scrivere?
Mi piacciono entrambe e non ho preferenze. Inoltre, agganciandomi alla risposta di prima, ripeterò che creare un racconto, o magari una poesia, è estremamente semplice in realtà! Complicato è semmai ricominciare tutto daccapo quando (riletta la prima stesura) ti rendi conto d’aver combinato nient’altro che un disastro. E comunque –in qualità di compositore mancato, che ha inutilmente studiato per parecchi anni pianoforte, solfeggio, contrappunto e canto lirico– affermo senz’altro (scusandomi subito per la divagazione cui adesso mi abbandono e che forse c’entra poco o nulla con la nostra intervista, cara Valentina) che la cosa più ostica da scrivere è sicuramente la musica. Infatti una poesia o un racconto o un romanzo consiste della sola melodia (vale a dire le parole e la punteggiatura); invece una sinfonia (o, per essere meno antichi, una canzone) ha bisogno anche dell’armonia, intendo gli accordi, per essere completa. Insomma la fatica è doppia, rispetto a quella per costruire un testo in prosa o versi, e la quantità di energia mentale che è necessario profondere (in termini di concentrazione e ragionamento) per raggiungere un risultato possibilmente decoroso, è davvero immensa. Per caso, ho appena rivelato uno dei motivi che, alla fine, mi hanno spinto a ripiegare sulla letteratura? Chi lo sa...
A ogni modo il mio rapporto col pentagramma non si è interrotto proprio del tutto: prova ne sia che qualche brano lo butto ancora giù, di tanto in tanto. E poi, al momento giusto, lo mando in onda nel corso di «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», un podcast culturale che conduco sulle bit-frequenze dell’emittente milanese Pulsante Radio Web e del quale sono, al contempo, direttore editoriale.

Hai pubblicato anche per una rivista canadese e una statunitense, hai notato un diverso approccio da parte di queste realtà rispetto alle riviste italiane? 
Quando decidono di pubblicare un tuo scritto, le riviste anglofone ti danno sempre qualcosa in cambio. Quelle italiane, invece, non si sognano minimamente di farlo.


Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento? 

Vorrei rispondere con una poesiola che ho scritto mesi fa, ispirato da quanto mi aveva raccontato un mio conoscente, caduto vittima, purtroppo, di un editore avido e in cerca di portafogli da svuotare.

Piccoli editori 

(Lamento del poeta pagante e sconosciuto) 

In questa ci= 

viltà umana, 

le f-regole del gioco 

approfittano ogni volta 

della mia immaturità 

(o meglio ricerca 

affannosa di latte), 

della mia infantilità 

(che d’abitudine io chiamo 

non spirito guerriero 

bensì d’allattamento). 

Così ahimè rimango 

in attesa di suicidio 

s-travolto come sono 

da c= 

reazioni a catena 

di libri a pagamento. 



Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Intendo semplicemente portare avanti quelli già in corso, come ad esempio il mio programma web-radiofonico «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo». Mi riferisco, insomma, al podcast culturale cui accennavo prima.

Ti andrebbe di parlarcene? 

Con piacere. Nato nel 2010 da una mia idea, va in onda ogni giovedì alle 22:30 e ogni venerdì alle 14:00. Nel corso delle varie puntate (ciascuna delle quali ha una durata che oscilla, a seconda dei casi, fra i ventisette e i centodiciotto minuti), ho intervistato una serie di poeti emergenti, più alcuni che si sono ormai affermati: ad esempio Luciano Troisio (forte di una silloge, «Parnaso d’Oriente», uscita per i tipi della Marsilio) e Paola Loreto (che, autrice di due raccolte per la Crocetti Editore, è apparsa nel 2009 sul mondadoriano «Almanacco dello Specchio»). La trasmissione fornisce inoltre utili consigli di lettura, tutti a cura del bravo Andrea Borla (romanziere cui ho assegnato un’apposita rubrica intitolata “L’angolo della narrativa”) e del poeta Paolo Ottaviani, la cui opera ha destato l’interesse di Maria Luisa Spaziani e che, in qualità di ex direttore della Biblioteca centrale dell’Università per stranieri di Perugia, commenta le sillogi poetiche fresche di stampa. Vengono recensite, però, anche quelle elettroniche. Senza contare che, intervistandone direttamente i responsabili, presentiamo i migliori siti culturali attualmente on-line; fra gli ultimi trattati il blog «Contro-Mano.net» di Giuseppe Pulina –intellettuale che col volume «Animali e filosofi», figura dal 2008 nel catalogo della Giunti– e la rivista virtuale «Parliamone», diretta da un saggista, Bartolomeo Di Monaco, che ha scritto sia per «La Nazione» che per il trimestrale «Nuovi argomenti» della Mondadori.
Prezioso è poi l’apporto della professoressa Carla Burdese, che declama le liriche dei poeti via via ospitati dal podcast e le migliori fra quelle inviate dagli ascoltatori.
Al link www.internettabile.org/prw/main/podcast.asp?id=7www.internettabile.org/prw/main/podcast.asp?id=7 è possibile trovare e scaricare gratuitamente le registrazioni digitali di alcune fra le puntate prodotte sinora. A una di queste ha partecipato Marisa Napoli (linguista che ha pubblicato con Rizzoli, Zanichelli, Laterza e, di recente, con La Nuova Italia), mentre un’altra (realizzata col determinante contributo di Mrs Victoria Gay Blanchard, una consulente saltuaria del mio programma, la quale lavorava per una delle agenzie letterarie più note al mondo: la “David Higham Associates” di Londra) s’incentra su un’intervista a June Patricia Hall, stimata poetessa inglese i cui versi sono reperibili sulle principali riviste specializzate d’oltremanica (da «Staples» ad «Acumen») e che, distintasi come valente redattrice della celebre casa editrice Faber & Faber (leader in Gran Bretagna), ha successivamente fondato una propria agenzia letteraria, conquistandosi (prima, ahimè, di dover chiudere) clienti di assoluto prestigio fra cui il colosso editoriale americano Simon and Schuster.

Editoria a pagamento: esistono case editrici che pubblicano gratis?

Salve cari Scribacchini, ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver letto l'ultima sparata di un editore a pagamento.
Si tratta dell'ennesimo articolo sull'editoria a pagamento? Può darsi ma sono convinta che parlarne non sia mai superfluo, visto l'elevato numero di persone che ignorano che pagare NON è la prassi per pubblicare.
Piccola premessa: questo blog nasce per dare spazio agli scrittori esordienti, tutti, senza distinzione alcuna, con qualsiasi editore abbiano pubblicato, ma nasce anche per dare consigli e informazioni e questo è proprio quello che voglio fare.
Cos'è l'editoria a pagamento?

È una pratica largamente diffusa (forse supera addirittura quella normale, o quanto meno ci va vicino) non è illegale ma questo non vuol dire nemmeno che sia una buona cosa.
Molti la definiscono la piaga dell'editoria italiana in quanto l'editore a pagamento medio pubblica qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro, non è interessato alla bellezza intrinseca della storia, alla correttezza grammaticale e sintattica, alla coerenza narrativa e stilistica, l'unico requisito che l'editore a pagamento medio cerca è che il suo autore abbia soldi per pagare.
Sì, non giriamoci attorno, l'editore a pagamento chiede cifre assurde.
Queste sono le scuse più diffuse:

  1. In Italia sono più gli scrittori che i lettori.
  2. Se non credi tu nel tuo testo perché dovrei investire io i miei soldi?
  3. Gli esordienti pubblicano solo pagamento. Non esistono editori free.
  4. L'editoria a pagamento è una pratica antica, anche Italo Svevo ha pagato per pubblicare.
  5. Con la crisi nessuno compra libri.

Ok, permettetemi solo di smentire velocemente queste scemenze:

  1. I conti non tornano, uno scrittore è per definizione per prima cosa un lettore. Una persona che scrive ma non hai mai aperto un libro non è uno scrittore, è altro, non saprei come chiamarlo ma leggere è la condizione base per scrivere. Anche a me piacerebbe dipingere ma se non so nemmeno usare un pennello non posso pretendere di esporre i miei quadri.
    Concetto chiaro? Calcolate quanti libri leggete l'anno. Se sono meno di dodici (sono buona, mi tengo bassissima, cavolo almeno un libro al mese!) allora forse la scrittura non fa per voi. Iniziate a leggere e poi ne riparliamo.

  2. Perché tu sei un imprenditore. L'imprenditore per definizione è colui che investe il SUO denaro in un progetto, non quello del cliente, che si assume il rischio d'impresa. Quando si è mai sentito il contrario? E poi se la vogliamo vedere così tu editore a pagamento non sei nessuno, perché devo affidarti il mio testo che mi è costato impegno, sudore e fatica (è questa la dimostrazione che credo nel mio testo. Altrimenti, anziché passare tempo a scrivere e correggere, sarei stata in panciolle a calcolare quante piastrelle ci sono nella mia camera)?

  3. Ecco questa è una grandissima cazzata DISINFORMAZIONE.
    Perché editori a pagamento dovete raccontare questa balla? Se siete veramente una casa editrice competente perché non convincete lo scrittore di turno a pubblicare con voi mostrando quanto siete bravi anziché sfruttare una bugia? Perché dovete screditare i piccoli editori che non chiedono un centesimo agli autori ma che anzi investono i loro soldi facendosi un mazzo tanto? Loro hanno la mia stima.
    E per favore non cercate di giustificarvi dicendo che loro possono permetterselo perché hanno un altro lavoro, sono ricchi, hanno agganci. A me, scrittore cosa me ne importa? Editore a pagamento ma tu le conosci le basi del capitalismo? Perché mi sembra che quando a scuola le spiegavano non eri particolarmente attento.
    Ovvio che ci sono imprenditori che hanno più capitale da investire di altri, non è mica illegale, se non hai soldi non apri un'impresa. Punto.
    E smettila di piangere fame. Se da un'impresa non guadagni chiudi, come fanno tutti. Strano però che io conosca solo editori free che hanno chiuso, chissà cosa vorrà dire...

  4. Dio ancora questa scusa? Ma non sapete essere un tantino più originali? Sì va beh nel Medioevo la schiavitù era una pratica normale e allora? Non vuol dire che una cosa perché era diffusa nel passato debba valere anche per il presente. Avete mai sentito parlare del progresso? A scuola eravate proprio distratti!
    E poi mi dispiace ma non penso che siano in molti ad avere come insegnante di inglese uno scrittore come Joyce.

  5. Il fatto che io ti dia dei soldi farà scomparire la crisi o aiuterà gli italiani a comprare più libri?
Per farla breve  (troppo tardi direte voi) leggete ATTENTAMENTE un contratto e se non siete sicuri NON FIRMATE.
Se volete pagare per pubblicare io non sono certo qui per impedirvelo, non è il mio intento, come ho sempre detto nella vita ciascuno è libero di fare ciò che vuole, sopratutto con i suoi soldi.
Se però vi chiedono dei soldi adducendo una di queste scuse sappiate che stanno mentendo. Esistono case editrici che pubblicano senza chiedere nulla all'autore, potete dare un'occhiata agli editori degni di questo nome che ho intervistato (qui invece il lunghissimo elenco di editori che pubblicano GRATIS come potete vedere non sono rari!)
Pubblicare a pagamento non è una prassi, è una possibilità.
L'unica cosa che voglio è che ne siate consapevoli.
Non reputo l'editoria a pagamento la piaga dell'editoria italiana, o meglio sono così tante le cause della brutta piega che ha preso l'editoria in Italia che una in più una in meno non fa tanto differenza.
È una piaga invece nel momento in cui fa leva sui sogni degli Scribacchini per ottenere soldi.
Questo è brutto e chi mette anima e corpo nei suoi scritti non lo merita.

P.s: Non credo, ma sei per sbaglio qualche editore a pagamento dovesse leggere TUTTO questo articolo non si prenda il disturbo di commentare, le sue opinioni non mi interessano o per citare il Dr. Cox rispetto alle sue giustificazioni mi interessano di più...



Associazione Librolibero

Salve Scribacchini, oggi è con noi Gianluca Guadagnini dell'Associazione Librolibero, un ottimo modo per condividere i libri e perché no, offrire visibilità anche a noi scrittori esordienti...




Come nasce l'Associazione “Librolibero”?
L'associazione Librolibero vede i suoi albori nel settembre del 2010 dall'idea di 4 amici desiderosi di creare un progetto fuori dai soliti schemi.
Di fronte alla perdurante crisi finanziaria ed alle difficoltà economiche delle persone, ci siamo detti: perché non creare un qualcosa che possa aumentare la diffusione della cultura anche senza essere artisti?
Da qui siamo partiti, non senza difficoltà, e con i soli nostri mezzi a disposizione.
La nostra idea è quella di dare l'opportunità ad un numero di persone, lettori, utenti, amanti della lettura, della letteratura e dell'arte nelle sue varie sfaccettature, di venire a contatto con il più grande numero possibile di opere letterarie e non solo, attraverso la semplice CONDIVISIONE ASSOLUTAMENTE GRATUITA delle fonti e senza alcuno scopo di lucro da parte nostra.
Ed in effetti la nostra associazione culturale Librolibero, si impegnerà proprio in questa direzione, attraverso l’utilizzo, in primis, di una piattaforma informatica di supporto (il nostro sito internet www.Librolibero.eu) e successivamente, si spera, attraverso il coinvolgimento di Istituzioni scolastiche, amministrazioni pubbliche, contenitori culturali di vario genere, per promuovere ed organizzare mostre, incontri tra autori e lettori, tavole rotonde, convegni, tutti incentrati alla creazione ed alla crescita di un sempre più nutrito gruppo di AMANTI DELLA CONDIVISIONE che sposino a pieno la nostra idea.



Come mai in questi tempi di crisi, in cui la cultura è ormai bistrattata avete deciso di puntare sui libri? 

Sicuramente il primo motivo è proprio quello legato alla crisi: molte volte le crisi economiche hanno portato a periodi estremamente duri, non solo dal punto di vista prettamente economico e finanziario ma anche e soprattutto con ripercussioni sociali. Penso alle guerre o alle rivoluzioni. Il tutto avveniva manipolando le masse, ignoranti e lontane dalla “Cultura” con la C maiuscola e quindi facilmente influenzabili dal solito manipolo di potenti. Lungi da noi dall’avere queste idee di onnipotenza ma, insomma, un giorno ci piacerebbe pensare che anche grazie alla diffusione gratuita dei libri si possano educare le masse in modo libero per poter avere sempre una propria idea da esporre. E per avere idee innovative, moderne, libere, occorre avere una cultura di base che solo la pluralità delle fonti e delle informazioni possono dare.
3)Come nasce l'idea di scambio dei libri?
L’idea nasce proprio dalla crisi. Sarebbe stato facile creare una sorta di libreria on line, come tante altre presenti sul web e mettersi a vendere libri. No, noi cercavamo una idea innovativa ed allo stesso tempo con un fine sociale, legata a doppio filo con lo Statuto della nostra associazione culturale. E credeteci, ci siamo scervellati prima tra di noi e poi con chi ci ha supportato e sopportato tecnicamente per poter rendere semplice e chiaro per tutti il meccanismo su cui poggiare tutto il sistema di scambio.

Come funziona?
L'associazione Librolibero permette la compravendita e lo scambio di libri attraverso un sistema di crediti ben determinato e diversificato per le due categorie di soci. Il sistema dei crediti presenta una regola generale valida per tutti. Più libri metterai a disposizione della comunità, più crediti accumulerai per poter chiedere in scambio i libri che nel frattempo avranno arricchito la nostra biblioteca virtuale e sociale. Per quanto riguarda le tipologie di soci, ne abbiamo previste due: socio Basic e socio Gold. La prima differenza sta nell’opportunità per i Gold di poter vendere i propri libri. La seconda è data dal fatto che il socio Gold per essere tale e quindi godere del vantaggio di vendere i propri libri deve versare una quota annuale di € 5,00 (della durata di 1 annno). Il Basic, quindi, per entrare a far parte della nostra comunità deve solo registrarsi, senza alcun costo. Ovviamente per capire come funziona tutto il sistema Vi invitiamo a fare un giro sul sito (in particolare nella sezione regolamento), che lo ricordiamo ancora è www.librolibero.eu



Quali vantaggi ha uno scrittore esordiente nel condividere attraverso la vostra Associazione il suo libro?
Partiamo dal presupposto che uno scrittore esordiente, per quanto esordiente possa essere, ha anche una base da cui partire. Una Casa Editrice che gli ha pubblicato il libro, una rete di distribuzione, una rete di contatti, agganci pubblicitari, lettori legati alla casa editrice, alla propria cerchia di amici e conoscenti. Detto questo, tramite la nostra Associazione e con la vetrina che gli offriamo, gratis, può sicuramente raggiungere un pubblico diverso, farsi conoscere in altri ambiti, grazie anche alle nostre interviste ed alle recensioni che periodicamente pubblichiamo sul nostro blog (http//blog.librolibero.eu) e magari essere notato da scopritori di talenti di grandi major…….



Voi offrite anche la possibilità di scaricare ebook gratuiti...
Il discorso degli ebook è un po’ particolare. Innanzitutto pubblichiamo solo versioni gratuite per le quali non ci sono problemi relativi al copyright. Inoltre, pubblichiamo le copie di opere composte da amici e conoscenti, stampate in modo totalmente gratuito e per il solo piacere della scrittura ed infine, stiamo valutando la possibilità, sempre per ricollegarci al discorso di prima, di mettere on line le opere di scrittori che non trovano “spazio” per la pubblicazione delle proprie opere in formato cartaceo e che, possedendo delle copie con licenza “creative commons”, vogliano mettersi in gioco, in mostra e, lo ripeto ancora, senza che da parte dell’associazione ci sia alcuna richiesta di compenso o pagamento di un qualsiasi corrispettivo.



Oltre la condivisione si possono anche mettere in vendita i libri, vero?
Certo, come detto in precedenza, questa possibilità è concessa ai soci Gold, che dietro il pagamento della quota associativa di 5 euro all’anno, acquisiscono tale privilegio. Per questo tipi di soci siamo partiti dall’idea che le librerie, con i magazzini pieni di libri ormai fuori dal mercato di vendita principale, potessero utilizzare la nostra piattaforma per creare un mercato parallelo con prezzi ridottissimi (anche inferiore ai prezzi applicati dai remainders). E’ un progetto che svilupperemo col tempo.



Qual è l'obiettivo che vi ponete?
L’obiettivo principe è quello di creare una comunità di migliaia di persone che liberamente e a costi ridottissimi si scambino una quantità di libri importante, diremmo nell’ordine delle migliaia di libri. A breve lo scopo è quello di farci conoscere da più persone possibili per diffondere il nostro progetto. A tale scopo ne approfittiamo per ricordare che siamo su Facebook sia come pagina ufficiale (Associazione culturale Librolibero) che come gruppo ed abbiamo una doppia utenza anche su Twitter (@librolibero e @libroliberoblog).



Avete dei progetti futuri? 

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Chichili Agency

Salve Scribacchini, oggi sono veramente felice di presentarvi Roberta Gregorio, la Responsabile dell'ufficio di Rappresentanza italiano della Chichili Agency, la ringrazio per la sua disponibilità per questa intervista, un ulteriore prova per tutti gli Scribacchini con un manoscritto nel cassetto, che esistono editori che non chiedono soldi agli scrittori ma fanno quello che qualsiasi imprenditore degno di questo nome fa: si assume il rischio d'impresa.
http://www.chichili.de/chichili-italia.html

Ciao Roberta che cos'è la “Chichili Agency”?
Ciao Valentina! Non vedevo l’ora di fare due chiacchiere con te…
La Chichili è fatta di persone. È d’obbligo presentare il direttore Karsten Sturm, un uomo che crede fortemente in ciò che fa, un imprenditore, un appassionato. La Chichili è anche sua moglie Daniela che lavora un po’ nell’ombra, ma si mormora sia lei la vera forza dell’agenzia.
Nasce come agenzia letteraria. Ora, più che altro, è specializzata nella pubblicazione di ebook. Si potrebbe considerare un editore di libri digitali. Ha sede in Germania, al confine con la Francia. Appoggia tutta la parte tecnica sulla satzweiss.com, formata da una banda di informatici molto preparati, capitanati da Roman Jansen-Winkeln e sua moglie Anja.

Com'è nata la tua collaborazione con il settore italiano della Chichili?
Li ho conosciuti in qualità di scrittrice, attraverso un giro un po’ lungo, a dire il vero. Ho pubblicato un seriale con loro e mi sono trovata molto bene.
Karsten ha capito subito che il formato digitale del libro favorisce lo scambio interculturale. Il suo obiettivo è da sempre estendere la rete di distribuzione in tutto il mondo. Da uno scambio di idee, è nata questa idea della sezione italiana.
Io sono un loro agente letterario alla continua ricerca di scrittori validi. Ho contribuito e sto contribuendo ad ampliare ulteriormente i punti di distribuzione. Mi sono trovata di fronte a mille imprevisti, ma pian pianino, i risultati arrivano.

La Chichili è specializzata in e-book seriali, il feulleton quindi riesce ancora ad attirare i lettori ?
Direi di sì, visto che ora anche i grandi del settore puntano su questo formato.
Quando Karsten ha iniziato, in pochi conoscevano gli ebook. Bisognava attirare lettori, in qualche modo. Da una parte, risultava necessario tenere il prezzo basso, dall’altra parte, cercare di fidelizzare i lettori. Il formato seriale offriva la soluzione ideale. Che poi le tendenza cambino, è cosa ovvia. Con la concorrenza che prende forza, giorno dopo giorno, c’è sempre bisogno di idee innovative, diverse, non facilmente copiabili.

Perché puntare sugli e-book?
Perché sono il futuro.
Che requisiti deve avere un libro per entrare a far parte del vostro catalogo?
Mi deve trasmettere emozioni, lasciarmi qualcosa dentro. Mi deve frullare in testa anche settimane dopo. Deve essere scritto in modo comprensibile. Chiaro, lineare, pulito. Il formato digitale, permette anche di sperimentare, non siamo quindi legati a una programmazione rigida. Vorrei scoprimi stupita, ogni tanto, pensare “Ah però, questa non me l’aspettavo proprio!”. Invece, troppo spesso, i manoscritti mancano di originalità. Alle volte, basterebbe un’ambientazione originale o un protagonista più forte.

Che consigli daresti a uno scrittore esordiente?
Crederci sempre, ma riconoscere i propri limiti.

Cosa ne pensi dell'editoria a pagamento?
Non sono favorevole. Purtroppo, l’autore in cerca di pubblicazione, pur di vedere la sua opera in commercio, si lascia facilmente abbindolare. E c’è chi sa sfruttare alla grande questa debolezza. È la presa in giro che mi urta.

Tu sei però anche una scrittrice, com'è il mondo editoriale dalla tua doppia prospettiva di editor e scrittrice?
Stare dall’altra parte” mi fa provare grande rispetto per il lavoro svolto dagli editori. È un mestiere che si può fare solo per passione. D’altro canto, ora capisco ancora meglio gli autori, le loro richieste e esigenze, che purtroppo spesso sono in contrasto con le idee degli editori.
Tante volte, mi trovo tra due fuochi. È una situazione che ho dovuto imparare a gestire e che ora non mi da più problemi.

Intervista a cura di Valentina Cavallaro

Pee Gee Daniel "Gigi il bastardo (& le sue cinque morti)"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo come ospite uno scrittore avvolto nel mistero, di lui infatti conosciamo solo lo pseudonimo Pee Geee Daniel, che ci parlerà del suo primo libro "Gigi il bastardo (& le sue cinque morti)".

Gigi il bastardo (& le sue cinque morti)
Montag Edizioni
248 pag. 18 euro


TRAMA:


Non si può dire che la vita di Gigi sia tranquilla. Soprattutto se il nostro eroe è alla ricerca della donna perduta, una sorta di via crucis al contrario dove, in una Torino da quartieri degradati e altri upperclass, l'incontro con un nano spacciatore, festicciole private, morti provocate o subite, il rapporto sessuale con una superobesa, agenzie matrimoniali, la devastazione di una droga dal nome Lizbona e perfino un rendez vous mistico-psichedelico con Dio, non potranno che condurlo verso un finale ben poco edificante, ma davvero indimenticabile.


BOOKTRAILER


Ciao Pee Gee parlaci di quando e come nasce la tua passione per la scrittura.
Se mi è permesso, vorrei rispondere a un tale quesito in termini prima generali e poi individuali. La passione per la narrazione, a livello storico o, ancor meglio, filogenetico, sgorga allorchè, tutti seduti intorno al fuoco della sera, il gruppo di cacciatori-raccoglitori nostri antenati sentì il bisogno culturale di dar voce, anima e documento imperituro alle proprie gesta quotidiane, ai sentimenti, alle osservazioni del mondo che naturalmente prendevano forma nei loro animi, affinchè nulla di quei preziosi elementi si disperdesse in una fame di vento come tanti irrilevanti nonnulla. È la necessità di perpetuare e infuturare la nostra particolare visione del vita a spingerci ad esprimerla attraverso la tradizione orale e, nei secoli successivi, la scrittura. Tanto vale per l'umanità, quanto per il singolo scrittore, che di quel consorzio umano si fa, nel suo piccolo, rappresentante e portavoce. Aut facere scribenda aut scribere legenda, sintetizzava Plinio. Io ho sempre scritto, sin dalla più tenera età. Il primo premio di poesia lo conseguii ai tempi del ginnasio. Perchè scrivo? Ho letto da qualche parte una frase di Baricco che suonava più o meno così: «Ho iniziato a scrivere quando mi sono accorto che il mondo non era abbastanza interessante per me». Ebbene, personalmente quel che mi ha da sempre spinto a scrivere è la ragione diametralmente opposta: l'amore quasi religioso che provo verso la vita, in qualunque sua forma, e dunque l'impellenza di reduplicarla/interpretarla su carta iuxta mea propria principia, ossia secondo il mio particolare punto di vista.

Come mai hai deciso di pubblicare sotto pseudonimo?
Non ho mai scritto per farmi bello davanti alla cerchia delle vecchie zie o dei conoscenti giù al bar né, tantomeno, allargando la prospettiva, per pavoneggiarmi in faccia a chi partecipasse alla presentazione di un mio libro. Quel che penso è che la cosa importante sia l'opera, più ancora che il nome dell'autore. E che quest'ultimo non debba far altro che fungere da puro collettore delle proprie opere. Nascondersi dietro un nom de plume serve a far arretrare la personalità di chi scrive e a porre in evidenza quanto invece ha scritto. Ho sempre ammirato scrittori come Thomas Pynchon, che si occulta dietro una cortina di assoluta oscurità, come un deus absconditus veterotestamentario, e lascia che siano i suoi romanzi a parlare per lui. Il migliore di tutti, in questo, fu l'Anonimo autore di Les liaisons dangereuses... Se poi mi si chiede da che cosa tragga ‘tecnicamente’ origine il mio pseudonimo, beh, PEE GEE è la grafia inglesizzata del nomignolo che da sempre mi accompagna, chiamandomi io, per sincerità d’anagrafe, Pierluigi, mentre DANIEL è un tributo al Jack Daniel’s, che tanta ispirazione mi diede (quando mi dovevo inventare un nome d’arte pensai: se esiste un Eros Ramazzotti e una Mia Martini, perché io non posso omaggiare il mio drink preferito?!)

Chi è Gigi, il protagonista del tuo libro, e perché viene definito “il bastardo”?
Gigi Strapiù è un giovane uomo sui 25-26 anni (quindi un tantino più grandicello di quanto non fossi io quando cominciai a scrivere il romanzo). È a-morale, è abietto, è senza scrupoli, è un tipo godereccio, è autodistruttivo, è costantemente fuori di testa, è privo della benché minima considerazione verso gli altri e verso se stesso: in una parola è divertentissimo. Un mio carissimo amico, leggendo le prime bozze, lo definì brillantemente ‘un Don Giovanni punk’. La storia del romanzo, che si identifica del resto con quella del suo protagonista eponimo, se schematizzata, è delle più semplici: il personaggio principale cerca la donna amata e perduta sinché, sul finale, non la ritrova. Sono i modi e gli accadimenti che caratterizzano la trama a sconvolgere, però, la semplicità dello schema. Innanzitutto perché, per riuscire a rintracciare Lisa, Gigi vivrà una serie di avventure, talune fantasmagoriche talaltre appartenenti al più crudo realismo, che esorbitano dalle tappe che, per consuetudine, segnerebbero la crescita umana e morale dell’eroe (tra sessualità promiscua e selvaggia, ricorso spasmodico a droghe e alcool, incontri ai limiti dell’allucinazione psicotica, etc). In secondo luogo perché, una volta recuperato l’amato bene, Gigi non sarà capace di una riconciliazione, che in un romanzo più convenzionale ci si potrebbe attendere, ma, messo di fronte alle proprie responsabilità, con un ultimo e atroce colpo di coda deciderà di vanificare ogni sforzo precedente per perseverare lungo la perversa strada che ha intrapreso (almeno sino alla definitiva nemesi che darà termine al suo scapestrato destino).
Per quanto riguarda l’appellativo ‘bastardo’, esso conserva qui il suo doppio ruolo semantico: ossia il significato derivato, che indica una persona corrotta, maligna, inumana o vendicativa e, secondariamente, il senso originale di figlio illegittimo, qui inteso di una società che lo ripudia e contro la quale il figliastro in questione compie una spietata rivoluzione privata e tutta personale. Non per nulla la citazione che ho scelto di porre a esergo del romanzo è «Now gods, stand up for us bastards!», adesso è ora, o déi, che parteggiate per noi bastardi!: cioè il grido di battaglia che pronuncia, all’interno di uno splendido monologo, il bastardo Edmund, quando si appresta a rovesciare con un colpo di mano il regno di Lear e le sue fossilizzate regole.

Tu definisci la tua opera una sorta di Bildungsröman come mai?
Il cosiddetto romanzo di formazione – è cosa nota – è una formula letteraria di cui felicemente si appropria e che promuove soprattutto il Romanticismo, anche se poi di altro non si tratta che della “borghesizzazione” dell’antico viaggio iniziatico dell’eroe già ben presente nell’epica classica e poi, via via, sotto varie forme, in tutte le seguenti epoche della storia della letteratura. La più parte degli scrittori sceglie di esordire, o quasi, proprio con questo nobile genere, approfittandone per trarne spunti autobiografici solitamente riferibili all’adolescenza (basti ricordare lo Stefaneroe e il suo rifacimento A portrait of the artist as a young man per J.Joyce, Morte a credito per Celine, I turbamenti del giovane Törless per Musil e via dicendo). Neppure io mi sono sottratto a questa regola, o convenzione, pur tentando al contempo di distanziarmene, almeno in una certa misura, annichilendo ogni autobiografismo attraverso la reinvenzione narrativa da un lato, ma essenzialmente poi rovesciando i termini stessi di un tale genere tramite la negazione al protagonista di qualsivoglia salvazione o costituzione morale conclusiva, così da ottenere come risultato finale quello che più che altro può semmai definirsi un romanzo di de-formazione.

Nel libro parli di esistenze borderline, la disperazione che si cela dietro matte risate, come mai questa scelta?
Credo che la regola venga meglio esplicata dalle sue eccezioni, e che meglio si possa comprendere una società se di essa si investigano, con mezzi di volta in volta umanistici oppure antropologici, più che il suo centro sclerotizzato e apparentemente rispondente alla normativa preposta, i suoi aspetti eccentrici, eslege e maggiormente refrattari ad essere inquadrati nell’organizzazione sociale, che proprio in virtù di questa loro fluidità e licenziosità assai più si prestano a mostrare e mettere in luce risvolti più selvaggi e impetuosi che sono poi quelli che in realtà, come una ridda di irrequieti spiriti animali, animano e minano alle basi, più o meno segretamente, l’intera assemblea umana: anche quelle frange di essa all’apparenza ben più disposte ad essere dominate e implotonate secondo gli imperativi categorici avanzati dagli organi del potere costituito.

È stato difficile trovare uno stile che ricalcasse la psiche dei personaggi?
È stato difficilissimo e molto, mooolto appagante. Il vero problema non è mai cosa dire, ma come dirlo. Ma è anche ciò che, prima di tutto, dovrebbe spingere a scrivere, ovvero a usare quella particolare tecnica espressiva anzichè altre forme artistiche, magari più immediate.
In questo caso mi serviva uno stile che si attagliasse come un glutine alle peripezie eterogenee e straordinarie come agli squilibri mentali che impegnano Gigi per l’intero corso del libro. L’ho trovato inventando una specie di pastiche linguistico composto di neologismi, slang, lallazioni infantili, strafalcioni, espressioni dotte o dialettali, in una mescola folle ed espressionistica che sapesse rendere al meglio il mondo sregolato - interiore ed esteriore - dei personaggi descritti.

Perché hai deciso di ambientare il tuo libro a Torino?
Potrei risponderti: «perché Torino è la città che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti», se fossi in vena di parafrasare un noto slogan di qualche tempo fa… Beh, Torino non è la città in cui sono cresciuto, ma è quella in cui sono nato, in cui ho lavorato, in cui mi sono laureato e in cui ho vissuto molte esperienze intense e ai limiti del poco plausibile, tra le quali la gran parte di quelle che, debitamente rielaborate, ho inserito poi in Gigi il bastardo (& le sue 5 morti). Ma al di là di questo, negli anni ho scelto il capoluogo cisalpino come teatro di quasi tutta la mia produzione letteraria, spesso magari idealizzandolo o trasfigurandolo alla bisogna. E questo perché Torino è una città meravigliosa, che dà infiniti spunti narrativi. È la vita brulicante sepolta al di sotto di una parvenza algida e imperturbabile. È imperversata dai più alti picchi di teatralità vittoriana e dal più incontrollabile forcing animalesco, che traveste con il clichè sabaudo di una conurbazione efficiente e priva di sbavatura. Torino non è una semplice città: Torino è tutto un mondo.

Cosa ne pensi dell'editoria a pagamento?
Su questo, come su qualsiasi altro argomento si debba discutere, è buona norma mantenere la mente elastica e considerare ogni aspetto della questione, come il fatto, ad esempio, che Moravia si autofinanziò il suo primo romano pur di vederlo pubblicato e che esso, con le sue 20mila copie vendute, sancì l’inizio della brillante (per quanto, per i miei gusti, antipatica) carriera dell’autore. Comunque sia va anche aggiunto che i tempi sono tutti diversi e che, in qualunque maniera la si voglia mettere, un editore che chiede contributi non è né più né meno che un tipografo che si spaccia per qualcuno che non è. La questione è molto semplice: lo scrittore dà il suo quando impiega le proprie risorse intellettuali nella produzione di un testo, l’editore è invece l’imprenditore che ci investe sopra in capitali, tempo e capacità promozionali. Punto! Mai mi fiderei di leggere un libro che neppure è riuscito a convincere chi lo stampa quel tanto da metterci lui i soldi… Mi è anche capitato, obbligato dalla conoscenza personale, di leggere qualche testo pubblicato a proprie spese e di solito si capisce subito perché l’artefice abbia dovuto pagare per la pubblicazione. Del resto è già tutto perfettamente dettagliato nel Pendolo di Focault, laddove Eco ritrae la figura di quel tale che si sente un genio incompreso in quanto incredibilmente nessuno sembra voler pubblicare il suo capolavoro “Quore e pasione”

Dov’è possibile reperire “Gigi il bastardo (& le sue 5 morti)”?
Conviene ordinarlo dalla rete, direttamente sul sito delle Edizioni Montag o cercandolo sui maggiori bookstore on line (ibs, bol.it, libreriauniversitaria.it, etc). Confrontate i prezzi!

Quali sono i tuoi progetti futuri?
A breve scadenza? Questo fine settimana vado a Roma per incontrare una nuova compagnia teatrale che vuole mettere in scena un copione comico da me scritto e nel giro di poco tempo una casa editrice romana è in procinto di dare alle stampe il mio secondo romanzo, dal titolo “Il politico”, che godrà di una diffusione libraria nazionale in piena regola… Stay tuned!