"Il mio non è un viaggio" Michele Forneris e Luca Leoncini

Salve Scribacchini, l'estate è finalmente arrivata! Oggi vi presento una doppia intervista, abbiamo infatti come ospiti gli scrittori Michele Forneris e Luca Leoncini 

Il mio non è un viaggio
Edizioni Compagine
272 pag 14 euro



Luca

Ciao Luca, parlaci un po' di te e della tua passione per la scrittura
Sono romano, storico dell'arte, ho vissuto 5 anni a Londra da ragazzo dove ho finito gli studi. Mi è rimasto un grande affetto e simpatia per quel paese che ho fatto entrare, credo, anche nelle pagine de “Il mio non è un viaggio”.
Scrivo per lavoro, saggi accademici con le loro regole e disciplina e poi leggo, mi piace la lingua, le parole, le storie, i personaggi.

Chi ha avuto l'idea per “Il mio non è un viaggio”?
Il primo impulso forse è venuto da me, ma poi l'idea del libro, la sua struttura, la storia e l'intreccio è frutto di un continuo, allegro, emozionante scambio tra me e Michele.

Com'è stato e quali sono le difficoltà di scrivere in due?
Nessuna difficoltà, si ha il vantaggio di un immediato reality check, l'altro è il tuo primo lettore, la sua approvazione o le sue critiche sono un'immediata esortazione, agiscono da stimolo, confronto, divertente e creativo. Aiuta a smascherare subito tic linguistici, retorica, sciatterie, pigrizie. Spinge a non affezionarsi a modi, stili, vanità.

Qual è il significato del titolo?
E' una delle prime frasi di uno dei due protagonisti che bene lo definisce e nello stesso tempo allude al viaggio dell'esistenza, ignorato, avversato dall'uno, osservato con sorpresa e qualche conto in sospeso dall'altro, che lo racconta al lettore.

Qual è stata la difficoltà più grossa che hai incontrato nello scrivere questo libro?
Nessuna difficoltà. E' stato sempre un piacere, una delle cose belle della vita, come innamorarsi.

Il libro è stato presentato al Salone del Libro di Torino, raccontaci questa bella esperienza
Ci siamo bene organizzati. Andrea Gualano ha letto benissimo un brano attirando una gran folla, Michele ha stemperato l'atmosfera col suo tono sornione, Elisabetta ha fatto tante domande azzeccate e pertinenti da una che non solo aveva letto il libro ma che ne aveva colto tutti gli aspetti più importanti, io ho fatto del mio meglio per non rovinare la bella performance degli altri.

La Compagine è una casa editrice free, cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Mi fanno un po' tristezza. Abbiamo aspettato otto anni per pubblicare il libro. C'è capitato di tutto - da scriverci un altro romanzo - e poi abbiamo fatto l'incontro ideale.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi hanno proposto due o tre film, sto valutando bene i copioni, a quest'età è facile deludere i fans con una parte sbagliata... ;-)


Michele

Ciao Michele, parlaci un po' di te e della tua passione per la scrittura
Faccio l’avvocato a Torino, per cui scrivo soprattutto per lavoro. L’idea di usare la scrittura per raccontare storie, per intrattenere invece che solo per convincere mi ha sempre attirato molto.

Chi ha avuto l'idea per “Il mio non è un viaggio”?
I racconti sono nati un po’ per caso, dalla nostra conoscenza “internettiana”. Un bel giorno Luca mi ha detto “ma perché non ne facciamo un libro?” e così abbiamo cominciato a ripensare tutto quello che avevamo già scritto.

Com'è stato e quali sono le difficoltà di scrivere in due?
Nessuna in realtà, è stato piacevole e stimolante. Abbiamo un modo di scrivere molto diverso, e direi sostanzialmente complementare.

Qual è il significato del titolo?
Era l’incipit del libro, in una delle prime stesure, poi ci siamo affezionati e ci è sembrato interessante sul contenuto del libro, pieno di rimandi.

Qual è stata la difficoltà più grossa che hai incontrato nello scrivere questo libro?
Abbiamo discusso molto sul finale, è stato uno scoglio impegnativo, ma non la definirei una difficoltà

Il libro è stato presentato al Salone del Libro di Torino, raccontaci questa bella esperienza
Emozionante: la prima presentazione, le prime letture pubbliche del libro. Però mi sono trovato un’atmosfera molto protettiva, Elisabetta Graziani, che ci ha intervistati, e Andrea Gualano, che ci ha presentati come editore, ci hanno messo a nostro agio, e alla fine mi sono divertito. È bello vedere il pubblico gremito con molte persone in piedi ad ascoltare le storie del nostro libro. E i parenti erano pochissimi …

La Compagine è una casa editrice free, cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Beh, insomma, se qualcuno ha voglia di pagare per pubblicare qualcosa di suo, io non mi sento di biasimarlo. Però l’editoria è un’altra cosa, e me ne sono accorto nel rapporto con Emma ed Andrea di Compagine. Edizioni Compagine sceglie di pubblicare i testi in cui crede, e lo fa con la massima passione, con attenzione e con cura. Il lavoro che hanno fatto e che ci hanno fatto fare sul testo è stato molto utile, sia per libro che per noi. È stata una fortuna lavorare con loro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei tanto andare a pranzo, ma sono bloccato in ufficio!

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