Edizioni Labò

Salve Scribacchini, sono veramente felice di presentarvi questa intervista, si tratta di "Edizioni Labò" una bella realtà editoriale composta da 4 giovani appassionati di libri: Silvia De Francia, Paolo De Francia, Stefano Marino, Alessandro Villano.
Aderiscono al No eap e hanno indetto un interessantissimo concorso letterario con in palio la pubblicazione.
Finalmente giovani editori che non lucrano sui sogni degli aspiranti scrittori, una bella realtà da tenere d'occhio e noi di "Scribacchini per passione" lo faremo sicuramente.


 Ciao, benvenuti sul nostro blog, partiamo dall'inizio, com'è nata la vostra associazione?
(Silvia) Siamo quattro individui di formazione completamente diversa ma leggere è la nostra passione comune... Labò ci permette di incanalare questa passione in qualcosa che va al di là del puro passatempo. Del resto, chi, al giorno d'oggi, non cerca di dedicarsi un po' alle cose che ama? Scovare nuovi manoscritti meritevoli d'essere pubblicati è semplicemente elettrizzante. Quando trovi delle “buone” pagine, speri di non arrivare mai alle fine, perché, ormai, i personaggi che hai imparato a conoscere ti accompagnano nelle tue giornate ed abbandonarli ti sembra un sacrilegio.
Ecco, quando si trovano delle storie così, un sacrilegio, sarebbe non pubblicarle. Per questo è nata Labò.

Quale obiettivo vi proponete?
(Paolo) Racchiudiamo tutti in nostri obbiettivi in un'unica parola: crescita. Crescita nostra, attraverso un'esperienza che si preannuncia faticosa e poco remunerativa, crescita per coloro che collaboreranno con noi attraverso l'opportunità di veder pubblicati i loro testi, crescita per tutti coloro che apprezzeranno i nostri libri.

In un momento di crisi perché avete scelto di investire nella cultura?
(Alessandro) Nella nostra testa, quando questa iniziativa è partita, il nostro concetto non era quello di “investire nella cultura”, bensì creare – anche solo idealmente – un contesto simile a ciò che nel mondo anglosassone definiscono come “Public Library”, luoghi dove la gente ha la possibilità di incontrarsi e di usufruire di tutta una serie di servizi: lettura dei giornali, studio, collegamento a internet, musica, caffè, poltrone e il mondo letterario.
E proprio su questo ci siamo concentrati: porci come luogo di incontro e non come luogo di “stoccaggio culturale”.
Data la fase di start-up non potevamo pensare di offrire tutta questa serie di servizi. Sfruttando le esperienze dei 4 fondatori abbiamo deciso di concentrarci sul tema letterario.
Un altro concetto ci ha accompagnato: “fare per rispondere”.
Un' indagine dell' Ocse del 2003 mostra che "la popolazione italiana nel suo complesso non possiede una ' Competenza alfabetica funzionale' adeguata alle esigenze d' un paese avanzato". In altre parole: l' 80 per cento degli italiani tra i 16 e i 64 anni ha una inadeguata padronanza della lingua madre.
A tal proposito volevamo, e vogliamo, dare una dimostrazione del fermento che, soprattutto in un contesto politico/sociale come quello presente, vuole controbattere a questa affermazione, senza schieramenti politici…solo con la voglia di fare.
Nel nostro piccolo vogliamo puntare sulla cultura. La cultura incentiva l’innovazione, produce progresso, in una parola: lo sviluppo. Pensare ad un futuro senza cultura significa immaginare i giovani come meri e semplici consumatori non pensanti.
È
proprio nella cultura, intesa come conoscenza, educazione,ma anche bellezza (artistica e paesaggistica) e nella sua tutela e valorizzazione, che risiede l’identità Labò (come quella del nostro Paese Italia) e che caratterizza il nostro modo di agire come associazione. Nonostante le difficoltà contingenti, non si ferma la voglia del “fare cultura” né quella del fruirne. Basti pensare all’enorme numero di manifestazioni, di festival, di premi musicali, artistici, cinematografici, letterari, scientifici, filosofici, che vengono organizzati durante tutto l’anno.

Come mai avete deciso di chiamarvi “ Edizioni Labò”?
(Paolo)Non c'è una motivazione particolare per la scelta del nome, o meglio... ci è capitato di leggere la storia del Partigiano Giorgio Labò, fucilato dai tedeschi nel 1944; la storia è appassionante e la consigliamo, ma abbiamo semplicemente preso in "prestito" il suo cognome perchè... ci piaceva!!


Cosa ne pensate delle fenomeno dell'editoria a pagamento?
(Stefano)Dipende da come viene proposta. Se viene proposta come "il prezzo da pagare" per lanciare un nuovo talento, non la trovo corretta. Far leva sulle speranze di una persona che evidentemente scrive per passione, vendendogli sogni di aria fritta, non è corretto. Se viene proposta come modo per dare consistenza ad un prodotto dell'ingegno, magari non eccelso o difficilmente commercializzabile, ad uso e consumo dell'autore, non ci vedo nulla di male. E' una scelta consapevole dell'individuo, che ha tutto il diritto di mettere su carta le proprie lettere. La differenza tra i due approcci non è banale. Lo sfruttamento emozionale, ripeto, è deprecabile. Prendiamo le distanze da questo approccio. Per questo scegliamo la dura strada NO EAP.

Si dice che in Italia siano più gli scrittori che i lettori cosa ne pensate?
(Silvia) Dipende... ci sono scrittori e Scrittori... lettori e Lettori...
Ci sono scrittori che riempiono stancamente una pagina dopo l'altra senza avere nemmeno ben chiaro dove arrivare.
Ci sono Scrittori che, invece, con poche parole ti tengono in pugno.
Ci sono lettori che non terminano mai un libro (e non dipende dal libro).
Ci sono Lettori che, invece, fanno loro ciò che leggono, nel bene e nel male.
Indubbiamente, chiunque “sa” scrivere e chiunque “sa” leggere, ma il risultato, lettura o scrittura che sia, dipende da ciò che anima l'attore di turno. Se poi ci siano più scrittori o più lettori, importa poco. Ciò che conta è come lo si fa.

Quali sono secondo voi gli ingredienti per un romanzo di successo?
(Stefan  (Stefano) Durante diverse presentazioni, mi è capitato di sentire autori dichiarare di aver scritto il libro che stringono tra le mani "per se stessi". Puntualmente non mi prendo la briga di acquistarli. Penso che per dare vita ad un buon libro, sia necessario scrivere "sfruttando" se stessi, spremendo il proprio talento al servizio di chi di quelle lettere potrà fruire. Questo è l'ingrediente fondamentale, a prescindere dai contenuti o dalle modalità espositive. Ovviamente sono indispensabili le basi linguistiche, nel più semplice dei paragoni, senza di queste sarebbe come chiedere ad un muratore di edificare una casa senza mattoni. La concentrazione verso il lettore, per quanto lontano e ipotetico possa essere. La voglia di educarlo, sedurlo, stupirlo. Conquistarlo.
Avete indetto il concorso letterario “Torino e dintorni”, in palio c'è la pubblicazione, ma quanti sono i manoscritti ancora nel cassetto?
Non vige il segreto “aziendale”?
Scherzi a parte, il cassetto si sta man mano riempiendo e la cosa bella è che non ha limiti di capienza.
Ad oggi sono arrivati diversi scritti, diciamo che la decina l’abbiamo abbondantemente superata, nonostante l’ambito sia circoscritto territorialmente. Abbiamo già individuato dei testi interessanti, altri sono ancora in attesa di lettura, e c’è anche stato chi ci ha chiesto di eliminare il proprio lavoro, perché non ha ricevuto riscontri pressoché immediati. C’è da appassionarsi quindi, ma anche da divertirsi!
La qualità, così come i temi affrontati è molto varia, come diverso è ogni punto di vista dei membri del comitato di redazione.
Sarà dura trovare chi ci metterà d’accordo, ma li troveremo, ne siamo sicuri.
Fino all’ultimo giorno il nostro cassetto sarà aperto, abbiamo voglia di ricevere, leggere e confrontarci.


Intervista a cura di Valentina Cavallaro


0 commenti:

Posta un commento

Verranno pubblicati solo i commenti firmati. I commenti anonimi verranno cestinati. Grazie per la collaborazione.