Luca Buggio "La danza delle marionette"

Salve Scribacchini, oggi ho l'onore di ospitare uno scrittore ma anche attore teatrale, Luca Buggio con "La danza delle marionette".
Potete incontrare Luca ed il suo libro al "Salone del libro di Torino" allo STAND N 60

La Danza delle marionette
La riflessione editore
390 pag. 20 euro
TRAMA:

Angus è un vampiro, un predatore che sceglie le prede con attenzione: solo chi fa del male ad altre persone. Le vittime delle sue vittime diventano i suoi protetti, prendersene cura lo fa sentire ancora vivo, amato. Umano. Ma ugualmente diviso tra un mondo a cui non sente di appartenere e uno che non lo riconosce più. Kerri non ha avuto una vita facile, la sua infanzia è un incubo che vorrebbe dimenticare. Angus l'ha tolta dalla strada e lei è cresciuta e diventata forte al suo fianco, fingendo di non accorgersi dei suoi tanti misteri. Galinder guida congreghe di vampiri dai tempi degli imperatori romani. Saggia guida per alcuni, spietato tiranno per altri. Indifferente alla sorte dei mortali, gli interessa soltanto mantenere il potere, alimentando gli intrighi che nascono alla sua corte. Malakith ha un unico scopo nella sua millenaria esistenza: sconfiggere Galinder una volta per tutte. Nessuno scrupolo rallenta il suo cammino. Porta tempesta e si lascia alle spalle distruzione. Suona la danza e le marionette si muovono a tempo di musica. Galinder e Malakith. I loro seguaci, i loro servi. Angus. E Kerri. Chi è che regge i fili?

Ciao Luca, parlaci un po' di te...

Scrivere è sempre stata una mia passione, che ha avuto un inizio preciso e una causa precisa: avevo 8 o 9 anni, e stavo leggendo un fumetto western dove apparve un personaggio che mi suscitò simpatia perché assomigliava a una persona cara. Dopo poche pagine fu ucciso dai banditi e io ci rimasi così male che pensai: “adesso la scrivo io una storia in cui questo personaggio sopravvive”. Ho scritto storie, racconti, romanzi, sempre accantonati, messi in un cassetto, cancellati: ogni tanto pensavo a come mi sarebbe piaciuto vedere un mio libro pubblicato, ma non avevo mai provato a concretizzare questi pensieri. Poi, come spesso capita, è stato un momento difficile a cambiare le cose: dopo la morte improvvisa di una persona cara mi sono detto che non potevo più lasciare le cose a metà, e che se volevo realizzare un sogno dovevo almeno tentare.

Com'è nata l'ispirazione per “La danza delle marionette”?

La danza delle marionette è la prima storia che scrivo in cui metto davvero qualcosa di mio. Ho parlato di un’esperienza importante fatta nella mia vita, tra il 1993, anno del mio servizio civile, e il 2005. Mi sono dedicato per questi 10 anni al volontariato. Nello scrivere il libro non ho fatto che raccontare le emozioni e le riflessioni legate a questa mia esperienza, “travestendole” con i panni di una fiaba dark. I fatti e i personaggi sono di fantasia, ma prendono spunto da persone e vicende che ho potuto vivere in prima persona, o attraverso gli occhi e le parole di altri a me cari, in un determinato periodo della mia vita. Nel corso di questa esperienza ho imparato i tanti significati della parola Amore, dal più nobile al più spregevole. Ho imparato che a volte si pensa di dare e invece si riceve. Ho imparato che a volte si vorrebbe avere i superpoteri per fare giustizia.
Ho imparato che le persone più fragili, le persone più ferite, possono trovare la forza di “salvare”, persone solo in apparenza più forti.
Nel romanzo ci sono riflessi di un’esperienza profonda che può davvero toccare tutti noi. Un'esperienza da cui usciamo inevitabilmente cambiati.

Nel tuo libro ci sono i vampiri ma sono ben diversi da quelli recenti che “brillano al sole”...

E' vero. Angus, il protagonista, è un vampiro che dà la caccia alle persone che fanno male ad altre persone e si prende cura delle loro vittime, perché l’amore dei suoi protetti lo fa sentire bene. Lo fa sentire vivo. Mi piaceva l’idea del vampiro perché i vampiri (quelli veri, delle leggende mitteleuropee, ma anche della tradizione greco-latina) sono esseri morti. Mi piaceva l’idea di un morto che l’amore degli altri fa sentire vivo: lo cerca, lo crea, ma ne ha bisogno. E questo rende il suo altruismo in un certo senso più egoistico. E’ un tema, quello di altruismo ed egoismo, su cui una persona che fa volontariato spesso si interroga.
Mi è stato chiesto se i vampiri della Danza assomigliano a quelli della tradizione (alla Vincent Price o alla Nosferatu che esce dalla bara) o a quelli della recente ondata di romanticismo darcheggiante, che assomigliano a fotomodelli, che al sole diventano brillanti e possono perfino generare figli.
Nessuno dei due. Del vampiro mi interessava principalmente, come ho detto, il fatto che sia immortale ma morto…
I miei vampiri sono persone un po’ più forti e molto più longeve di un essere umano. Hanno delle capacità sovrannaturali (qualcuno legge nel pensiero, qualcuno suscita o legge le emozioni.. in questo ho attinto alla letteratura classica, da Bran Stoker a Anne Rice). Sono costrette a nutrirsi di sangue per sopravvivere (al sole bruciano). E non possono fare sesso. Ma sì, sono speciali per qualcosa, di solito un vizio o una virtù, o il desiderio di votarsi a una missione: è per quello che qualcun altro li ha fatti diventare immortali.  
Sembrano persone come tante, e quando vogliono passano inosservati tra la gente: in fondo questa è una strategia da predatori. Hanno le loro debolezze, un’intera gamma di vizi, ma niente di peggio di quello che si legge ogni giorno sulle pagine di cronaca nera. Hanno paura del fuoco e del sole, hanno paura dei loro simili: e hanno paura della loro immortalità, secoli di notti sempre uguali. Alcuni “ingannano la noia” facendosi la guerra, manipolandosi l’uno con l’altro per crearsi una corte di seguaci. O dedicandosi allo studio. O prendendosi cura degli altri. Qualcosa che, a ben pensarci, non è troppo diverso dalle “missioni” che molti perseguono nella vita di tutti i giorni, no?

Qual è il personaggio a cui ti sei più affezionato scrivendo?

Difficile a dirsi. Ciascuno dei personaggi è cresciuto accanto a me mentre scrivevo la storia: sia quelli che partivano avvantaggiati, perché ispirati a persone reali che ho avuto il privilegio di conoscere, sia quelli che invece sono di pura fantasia. Li considero tutti dei vecchi amici che mi hanno tenuto compagnia nei momenti di ispirazione e in quelli di blocco, senza mai abbandonarmi, anzi aiutandomi a trovare nuovi spunti e a scoprire alcune svolte nella trama che hanno sorpreso anche me, perché non erano affatto previste quando ho iniziato a scrivere. E' proprio vero che i personaggi, come spesso si dice, sono capaci di prendere il sopravvento sull'autore.


Tu non sei solo scrittore ma anche direttore della compagnia teatrale i “Saltapasti”...
Il teatro è l'altra mia grande passione. A differenza della scrittura, scoperta in età adulta. Il teatro non è solo espressione artistica, ma è un modo per imparare a scoprire noi stessi e gli altri. Ho cominciato come allievo in un laboratorio di recitazione, ho continuato come attore: ora mi occupo principalmente di regia e insegno a mia volta in laboratori per adulti e per ragazzi: molti dei miei allievi, alcuni giovanissimi, hanno scoperto la passione per il teatro e adesso, cresciuti, recitano a loro volta oppure studiano per diventare attori. Credo davvero tanto nel teatro come palestra di vita. Adesso che ho realizzato il sogno di pubblicare un libro, ne ho ancora uno nel cassetto: mi piacerebbe, un giorno, vedere i miei allievi insegnare, trasmettere ad altri ragazzi quello che io ho cercato di trasmettere a loro.



Quali sono i tuoi progetti futuri?

La Danza delle Marionette si conclude lasciando i personaggi in un equilibrio diverso da quello di partenza. Qualche lettore mi ha già chiesto: “cosa succederà adesso?”: un seguito non era nelle mie intenzioni di partenza e non ci ho ancora pensato.
In questo momento il mio progetto è una storia sempre dark ma di ambientazione storica. Le cronache dell’assedio di Torino del 1706 rivelano una storia “reale”, che da sola costituisce uno sfondo entusiasmante. E poi c’è la città, che si presta bene alle “tinte gotiche”: lo stesso Giovanni Paolo II ha detto che Torino è una città di santi, ma che ovunque risplende la luce, si presenta la tenebra.
Ci sono oltre 1000 pagine di materiale, quindi ho provato a dividerle in tre parti (le trilogie vanno tanto di moda, oggi). La prima parte, più o meno corretta, è stata spedita a due editori di un certo spessore. Non mi faccio grosse illusioni, ma sperare non costa nulla!

Grazie di cuore per lo spazio concesso, e per la simpatia con cui mi hai coinvolto in questa intervista!








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