Giuseppe Chiara "L'apprendista becchino"

Buongiorno Scribacchini, questa mattina si tinge di giallo con il nostro nuovo ospite, Giuseppe Chiara e il suo libro "L'apprendista becchino".


L'apprendista becchino
Todaro editore
260 pag 15,50 euro


TRAMA:

Siete stanchi dei soliti avvocati, giornalisti e insegnati che si improvvisano detective? Eccovene uno nuovo di zecca: un becchino, anzi, un apprendista becchino.
Il sindaco di un paesino nell’entroterra ligure decide di sfruttare, a fini elettorali, il passato glorioso degli abitanti del paese. Per questo incarica il becchino di riesumare la salma di un eroe partigiano per inaugurare un sacrario. Un incidente fa cadere la cassa e anziché il cadavere vengono trovati dodici lingotti d’oro. Anselmo il becchino e Silvestro, suo giovane aiutante, pensano di tenersi l’oro. Questa decisione non porterà fortuna a nessuno dei due.



Ciao Giuseppe, “L’apprendista becchino” è il tuo primo libro, cosa si prova dopo aver scritto la parola fine?
Sorpresa, panico e aspettativa. Con il protagonista del tuo romanzo hai convissuto per mesi, anni e ora ti lascia solo. È un po' come quando vieni lasciato all'inizio delle vacanze estive e ti senti il mal di mare all'idea di quelle giornate interminabili che hai davanti. Ma sotto sotto sei contento, perché può cominciare un'altra storia.

Ma chi è questo apprendista becchino?
L'apprendista becchino ha poco più di vent'anni e vive in un piccolo paese dell'entroterra ligure. Ha la testa piena di sogni, ma è dignitosamente povero. Vuole partire per sfuggire alla melassa della vita di paese e a una fidanzata che lo vuole serio e sposato. Nella primavera del '75 accade un fatto che cambierà completamente la sua vita. Diventa, o crede di diventare, ricco ma purtroppo gli dei hanno un perverso senso dell'umorismo e gli giocano un brutto scherzo. Ben presto si troverà nei guai, perché qualcuno lo vuole morto. Tutto questo in una sonnolenta valle, la Valle Scrivia, dove non ti aspetteresti di trovare: ladri e assassini, puttane e tossicomani e forse un fantasma inquieto.

Quanto è difficile, ma soprattutto quali sono le difficoltà che si incontrano nello scrivere un giallo?
Dipende molto dal tipo di giallo. Questo è un genere che si suddivide in molte sotto-categorie dai confini non ben definiti, come il giallo classico, il noir, il thriller e la spy story. Io non amo i gialli pieni d'indizi dove se a tre quarti del libro non hai un'idea precisa del colpevole ti senti un idiota. Preferisco quelli che presentano dei personaggi credibili in cui tutti si possono riconoscere.

E quali sono invece le difficoltà nel trovare “l’editore giusto”?
Per prima cosa lo scrittore deve decidere qual é il suo fine. Se scrive per sé, allora deve trovare una tipografia che gli stampi una decina di volumi che potrà regalare agli amici. Ne ricaverà una profonda soddisfazione. La stessa che ricaviamo contemplando le pareti di casa che abbiamo tinteggiato: sappiamo che un professionista l'avrebbe fatto meglio, ma noi siamo pieni di giusto orgoglio.
Al contrario se vuole pubblicare bisogna informarsi sulla linea editoriale delle varie case editrici. Sulle modalità d'invio, CD o carta, del numero delle copie che richiedono, se inviare l'opera completa o un estratto o la semplice sinossi, che ci vuole sempre anche quando non è specificatamente richiesta. Insomma essere il più specifico possibile. Spedire manoscritti a pioggia serve a poco, se non a creargli delle frustrazioni e a distruggere fette di giungla amazzonica, ma se proprio non può farne a meno ricordi che esiste il "Piego di libri" che gli farà risparmiare parecchio denaro.

Quali sono, secondo te, le trappole che uno scrittore esordiente deve evitare?
Infinite. Dai pseudo corsi, ai manuali. Se si conosce un po' d'inglese nella rete si può trovare molto e tutto legale. Un discorso a parte meritano le case editrici che richiedono un contributo. Internet è pieno di pareri contrastanti e sarebbe troppo lungo esaminarli ora. Pertanto farò un'unica considerazione. Se un editore trova il suo guadagno nel contributo che richiede allo scrittore, perché dovrebbe spendere nell'editor, nella grafica, nella correzione delle bozze, nella distribuzione, nell'organizzare presentazioni, nell'iscrivere il libro ai concorsi letterari? Forse esistono case editrici che chiedono un contributo, ma si fanno anche carico di tutte queste spese, ma credo che siano molto rare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Seguire la promozione del libro, partecipare alle presentazioni che la Todaro mi sta organizzando, riprendere a curare il mio blog http://apprendistabecchino.blogspot.it/ che ultimamente ho trascurato e cominciare a scrivere un nuovo giallo che da un po' di tempo viene a turbare le mie notti.

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