Pia Deidda "E cantavamo alla luna

Salve Scribacchini, oggi intervisto Pia Deidda, autrice, tra le altre sue opere, di “E cantavamo alla luna” edito da Zenia editrice.

E cantavamo alla luna
Zenia editore
133 pag. 12,50 euro


TRAMA:

 Airam, ultima sacerdotessa di un antico culto lunare nuragico officiato in Ogliastra, vive il dolore di non aver ancora avuto una figlia femmina alla quale tramandare i suoi poteri divinatori e oracolari. La consapevolezza della fine del suo mondo diventa più concreta all'arrivo dei romani che si impongono come conquistatori e dominatori.


Ciao Pia, parlaci un po’ di te, una scrittrice torinese con il cuore sardo…

O meglio una sarda con cuore sardo (e una percentuale marchigiana da parte di madre) adottata per necessità e per scelta da Torino. Più passa il tempo e più sento forte questa appartenenza alla Sardegna. Ringrazio però Torino che mi ospita dal 1977 - quando mi trasferii per motivi di studio – e che mi ha dato finora la possibilità di lavorare senza soluzione di continuità appena laureata in Architettura. Non ho però intrapreso la carriera di architetto ma ho preferito insegnare Storia dell'Arte seguendo una mia primigenia ispirazione. Come scrittrice nasco tardi in un momento della vita in cui non ho avuto più paura di accogliere le muse che da tempo mi chiamavano.

Hai pubblicato tre libri: “Rubia”, “L’ultima jana”, “E cantavamo alla luna” quale di questi romanzi ti rispecchia maggiormente?

Senza esitazione: L'ultima jana. Trasuda tutta la mia sardità. O meglio è specchio di una nostalgia finalmente incanalata. La protagonista della fiaba è Cicytella, una fata che accompagna il lettore in un fantasioso “volo” che ci fa addentrare nel mondo delle tradizioni e della natura sarda. Pur nascendo da una leggenda fortemente drammatica raccontata nelle grotte di Sadali, la mia storia ricerca una morale che gioca sulla positività della figura protagonista: Cicytella sceglie di perdere l'immortalità e i poteri magici per divenire donna e seguire il suo sogno d'amore: amare Elias il pastore poeta cantore e l'umanità tutta. Come non potrei immedesimarmi?

Il tuo ultimo romanzo è “E cantavamo alla luna” da dove è nata l’idea?

Sono di quelle storie che vivono da sempre in noi e arriva un momento in cui la penna le ferma sulla pagina. E' un romanzo storico ambientato nel III sec. a.C. in Ogliastra, per precisione nel Bosco Seleni di Lanusei, il paese dove sono nata. Ho sempre pensato sin da piccola alla vita che si potesse svolgere nei tempi più antichi in quell'alto e folto bosco che domina la vallata. La fonte principale d'ispirazione erano i massi di un antico nuraghe in rovina. Poi negli anni Novanta sono incominciati gli scavi archeologici che hanno portato alla luce un grande villaggio attorno al nuraghe e due tombe dette “dei giganti” molto più antiche; se aggiungiamo la presenza di fonti sorgive la mia fantasia, ma potrebbe essere avvalorato anche dalla scienza storica, vi ha visto un luogo sacro legato al culto della luna e dei defunti. Il tassello finale più importante è, però, un bronzetto proveniente dal Seleni conservato al Museo Archeologico di Cagliari che rappresenta una sacerdotessa offerente. La stessa che diventerà la protagonista della mia storia dove il culto e la vita degli abitanti della zona si incontrano-scontrano con l'arrivo dei romani che cambieranno le sorti della gente sarda. Anche in questo romanzo la protagonista principale è una donna: Airam.

Sulla tua pagina Facebook ho letto anche una interessante spiegazione sulla “E” iniziale del titolo…

Sì, rispondevo ad una lettrice molto esperta e attenta che criticava il titolo dicendo: “ (...) avrei evitato il "e " iniziale -  che fa tanto Cronin: "E le stelle stanno a guardare" – senza, il titolo è molto più incisivo. Le risposi che invece per me il titolo è importantissimo così, non solo perchè è nato prima dello scritto (così come per Rubia e L'ultima jana), ma perchè ha una valenza simbolica. Inizialmente doveva essere “E noi cantavamo alla luna”, ma poi tolsi il “noi” e lo lasciai intuire. Quella E ha un significato simbolico proprio di congiunzione: noi sardi “di oggi” uniti/congiunti al ieri in una ricerca d'identità. Il finale con Airam e la figlia Ineles non è l'epilogo. Al Bosco Seleni non solo loro ma (anche) noi cantavamo alla luna. So che sembra assurdo fra bolli filatelici dell'Unità d'Italia, centocinquantenari e simili. Ma noi sardi abbiamo bisogno oggi più che mai che non venga dispersa questa eredità. Ma so il discorso è lungo...

Dopo tre libri ti definisci ancora scrittrice emergente o pensi un giorno di riuscire a trasformare questa passione in un lavoro vero e proprio?

Non mi ritengo emergente alla mia età – ho iniziato tardi - né ho intenzione di farne la mia professione. Mi diverto semplicemente. Ho trovato un canale per convogliare la mia creatività. Ogni giorno che passa è una esperienza nuova, soprattutto gli incontri e gli scambi con i lettori. Mi sento libera in questo e, infatti, le poesie e i piccoli racconti li “regalo” sul mio sito (www.lezionidibello.it) solo per il piacere di dare qualche minuto di serenità e riflessione a chi mi legge.
Sono anche molto realista.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho una storia che sta prendendo corpo e sta aspettando il momento della stesura definitiva. Anche qui è nato prima il titolo “Ti camminerò accanto” e la protagonista è sempre una donna: Eve. Al contrario delle altre storie questa sarà ambientata ai giorni nostri e toccherà un tema scottante attuale. Ma non voglio aggiungere altro, per ora.







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