Francesca Strufaldi "Per una vita"

Eccoci Scribacchini al consueto appuntamento con le interviste, oggi abbiamo come ospite Francesca Strufaldi, con il suo "Per una vita" pubblicato nel dicembre 2011 da Montedit.

Per una vita
Montedit editore
470 pag. 17,80


TRAMA:

 Fine dell'anno. Mentre viaggiavamo veloci per le colline toscane, capii che il bilancio del 2008 era assolutamente positivo. Avevo fatto un po' come la crisi economica di quell'inverno: un periodo nero, ma poi ero ripartita, lenta ripresa. E un po' come aveva fatto Roosvelt con l'America negli anni Trenta, Antonio aveva fatto con me: mi aveva portata in salvo. Non sapevo con precisione quando mi fossi innamorata di lui, quando avevo perso la testa del tutto per lui, quando avevo realizzato che lui sarebbe potuto essere non solo l'uomo della mia vita, ma anche il padre dei miei figli. Sapevo però che non mi stavo sbagliando, che comunque fossero andate le cose, lui era quella persona che tutti cerchiamo per una vita, e che a volte, non incontriamo mai.



Domanda d’obbligo come è nata in te la passione per la scrittura?
La passione per la scrittura l'ho da sempre avuta dentro di me. Da piccola scrivevo filastrocche in rima, poi ho cominciato con le poesie. A quattordici anni ho scritto il mio primo lungo racconto, "Una partita d'amore", che apre il mio libro "A spasso sulle strade dell'amore", raccolta edita nel 2007: da quel racconto ho sempre scritto in prosa. Non posso fare a meno di scrivere: lo faccio per me, è un'attività che mi fa stare veramente bene.



Nel dicembre del 2011 hai pubblicato “Per una vita” storia d’amore sulle differenze d’età, come è nata l’idea per questo libro?
Quando ho cominciato a scrivere la storia era agosto 2009 ed avevo già chiara in testa tutta la trama. La storia si è scritta da sola, come se gli stessi personaggi mi dettassero le loro parole mano a mano che la scrivevo.
Ho usato uno stile per la prima parte del libro che amo molto leggere, e quindi ho voluto provare a scriverlo: lo scambio di lettere.
Per quanto riguarda l'idea di due protagonisti con 15 anni di differenza bè, è stato come voler "sfidare" Moccia: la realtà descritta infatti è una realtà vera e non più rara come un tempo, ma assolutamente il mondo in cui l'ho raccontata è diverso da "Scusa ma ti chiamo amore" e "Scusa ma ti voglio sposare", due interpretazioni che non mi sono assolutamente piaciute.


Ti senti simile a Debora?

Io e Debora abbiamo molto in comune, a partire dal tema di maturità: quello che scrive Debora è lo stesso che ho consegnato io alla mia commissione di esame, come lei nel giugno 2009. Abbiamo entrambe amiche di cui ci fidiamo ciecamente, siamo figlie uniche, abbiamo un cane e viviamo a Lucca. Il grande amore? Bè, anche io ho avuto un grande amore come il suo, di quelli da farti mancare il fiato e credere davvero nelle fiabe, ma assolutamente non con un uomo divorziato, tanto meno padre di due figli.


All’ interno del libro ci sono canzoni, frasi di poeti, le lettere d’amore dei due protagonisti, come mai questa scelta?

Le lettere d'amore, come detto prima, sono state una scelta quasi per mettermi alla prova : amo leggere lo scambio epistolare nei libri, ho provato io a crearne uno. Per quanto riguarda le citazioni di cantanti, poeti, filosofi che dire? A volte mi sono resa conto che qualcuno prima di me aveva espresso perfettamente ciò che volevo dire: come non citarlo?



Ci sarà un seguito per Antonio e Debora?


Sì, sicuramente. Il tempo di dare l'ultimo esame prima della laurea, e poi "Per una vita" avrà un seguito: in realtà, ho già pronti trama e titolo.


Secondo te perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Perchè in questa storia, con sfumature diverse, ho raccontato un po' la storia di tutti.
È una storia d'amore, e chi non si è mai innamorato?
È una storia che ci fa da specchio, una storia che riflesso per me che l'ho scritta e per chi la va a leggere. È una storia che in qualche modo ci fa sentire meno soli: può essere davvero quella che si chiama "una lettura amica".


A Natale hai partecipato ad un bel progetto di beneficenza, la creazione di un libro insieme ad altri scrittori il cui ricavato è stato devoluto alla Fondazione dell’ Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze cosa ha significato questa esperienza per te?



Un'esperienza bellissima, un'esperienza che non è finita. Quando abbiamo consegnato il ricavato dei libri di Natale alla Fondazione mi sono sentita bene, ho sentito veramente di aver messo un piccolo mattoncino nella costruzione di qualcosa di bello ed importante. Con lo stesso gruppo abbia realizzato in occasione della festa degli innamorati "Gente che scrive a... San Valentino", ed ora ci siamo azionati per maggio "Gente che scrive... alla Mamma" : continueremo a devolvere gli utili sempre al Meyer, sempre a favore dei bambini che purtroppo sono meno fortunati di noi che scriviamo per loro.




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