Francesco Franceschini "Apocalisse in pantofole"

Inauguriamo oggi un nuovo spazio in questo blog, quello dedicato alle interviste di autori che ce l’hanno fatta a pubblicare.
Partiamo con Francesco Franceschini che a settembre ha esordito con “Apocalisse in pantofole” per la Verba Volant edizioni.
Apocalisse in pantofole
Verba Volant edizioni
202 pag. 13 euro


TRAMA:

Che cosa accadrebbe se il vento smettesse di soffiare e la pioggia di cadere? E se gli animali sparissero da tutte le città? Tre quarantenni, amici d'infanzia ma oggi più indifferenti e cinici, vagano tra i segni di un'imminente fine del mondo cercando nell'abitudine una difesa alla catastrofe. E - tra talk show fasulli, clown in ospedale, terroristi letterari, mobilieri che fabbricano bare, domatori di tigri, ragazze dal corpo di violoncello, bambini sugli skate, frati che trafficano con la frutta fresca, brutte e belle copie del mondo, inganni, tradimenti e vendette poetiche, sotto un cielo rosa come la glassa di un dolce - scopriranno che uno dei sensi della vita è farsi tutte le domande possibili senza pretendere che qualche timida risposta.


Ciao Francesco, parlaci un po’ di te, è da tanto che coltivi la passione per il mondo della scrittura?

Scrivo da almeno quindici anni, cioè dal periodo immediatamente successivo alla laurea in Lettere. Ho cominciato per ingannare il tempo, nel periodo piuttosto consistente compreso tra la fine dell’università e l’inizio dell’insegnamento. Ho sempre letto molto, soprattutto la narrativa americana del Novecento, e quando ho iniziato a scrivere ho cercato di seguire quel modello. Prima dell’Apocalisse in pantofole, ho vinto alcuni concorsi letterari, soprattutto per racconti brevi, che sono stati poi pubblicati su giornali (Cronaca Vera, Guerin Sportivo, La Nazione) e antologie.



Come è nata l’idea che ha dato vita al tuo romanzo?

L’idea nasce quasi per caso dalla prima frase del romanzo: Il mondo iniziò a spegnersi a gennaio. Mi si è accesa in testa come una lampadina, e ci ho messo un po’ per capire esattamente cosa volesse dire. Così ho provato a darle un prima e un dopo, un sostegno, un palco su cui presentarsi. L’idea del mondo che si spegne, in cui smette di tirare il vento, in cui non piove più e tutto si secca e appassisce, è proprio quel palco su cui si muovono, brancolando e tentando di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto, i miei personaggi.


Nel tuo libro si parla della fine del mondo, è una metafora per raccontare cosa?
Scrivendo, non si fa troppo caso alle metafore, si racconta una storia, si tende a seguire il filo della narrazione. Le metafore si notano poi, emergono in un secondo momento. Almeno questo accade a me, quando scrivo. Partire dalle metafore significherebbe cercare di dimostrare una tesi, e il romanzo perderebbe di spontaneità. Di metafore comunque ce ne sono, a cominciare proprio dalla fine del mondo, che assume un senso positivo quando la intendiamo come rinuncia al superfluo, ai nostri lussi, alle abitudini consumistiche. E in questo modo torna possibile riscoprire il valore degli affetti. Perché, dice Vladimiro (un personaggio del libro): è meglio voler bene alle persone che alle cose. Le cose non ci ricambiano: quando moriamo, aspettano solo che qualcun’altro le usi.


La Verba Volant è una casa editrice che non richiede alcun tipo di contributo economico all’autore, è stata dura trovare un editore free?
La ricerca è stata lunga. Alcuni editori mi hanno contattato e chiesto soldi per pubblicare. Un paio erano free, ma prevedevano tempi lunghi; uno chiedeva sostanziali rimasticamenti del testo che per me non aveva senso fare. Poi su Facebook ho conosciuto Fausta Di Falco, titolare della VerbaVolant di Siracusa. All’invio del materiale (prima in sinossi, poi integrale) sono seguiti i primi contatti, l’accordo, la firma del contratto. Tutto nell’arco di pochi mesi. Lungo e circostanziato il lavoro di editing, che mi ha impegnato per tutta l’estate scorsa, fatto di concerto con la casa editrice.



Qual è il tuo pensiero sull’editoria a pagamento?
Credo sia sostanzialmente un sistema per vuotare il conto corrente degli autori. È vero che molti grandi nomi hanno cominciato pagando le proprie pubblicazioni, ma la visibilità di un libro edito a pagamento è insignificante e la qualità in genere piuttosto bassa. Oggi, scrivere e pubblicare un libro al di fuori della grande industria editoriale ha un che di antico e un sapore romantico. L’autore è un sognatore, a volte un utopista: spera che la lettura della sua opera prevalga, nei desideri delle persone, a passatempo meno impegnativi come la tv, la rete, un giornale di gossip. Per questo ha bisogno di un sognatore pari a lui: un editore che non gli chieda denaro ma investa in un’emozione, una storia ben raccontata, che possa far insieme ridere e commuovere, o magari invitare chi legge a riflessioni nuove. È difficile creare un matrimonio così, ma quando autori ed editori di questo tipo si incontrano, qualcosa di buono viene fuori.



La promozione è uno degli step fondamentali dopo la pubblicazione, come ti sta supportando il tuo editore? So che stai facendo un tour di presentazioni, quali città toccherai?

Per un autore esordiente la promozione è fondamentale, perché c’è il contatto diretto col pubblico, il che ti offre il polso della situazione, facendoti capire se il tuo libro è apprezzato e in che misura. Sono in tour praticamente dall’uscita del libro: settembre 2011. Il supporto dell’editrice è stato ed è tuttora indispensabile. Il giro di presentazioni è partito dalla Sicilia: sono stato una settimana a Siracusa (volo e soggiorno pagato dall’editrice stessa) e da lì ci siamo spostati insieme a Palermo, Ragusa, Catania e Comiso, toccando librerie importanti (come la Feltrinelli di Catania e la Mondadori di Comiso) ed altre realtà più piccole e indipendenti. Poi è toccato a Terni, Perugia, Spoleto, Narni, Roma, Orvieto, Tuscania, e prossimamente sarò ancora a Terni e poi in una zona archeologica molto bella come Carsulae. Stiamo prendendo contatti con librerie e associazioni culturali in altre città come Gubbio, Gualdo Tadino e Urbino. Insomma ci divertiamo un mondo, il libro sta piacendo e di questo sono felice. Pensare che in questo momento, in qualche parte d’Italia, qualcuno sta leggendo le cose che ho scritto trasmette un brivido a cui, per fortuna, non ci si abitua mai.


                                                            



L'autore con la sua editrice Fausta di Falco alla Feltrinelli di Catania.


Qui potete vedere il book trailer di “Apocalisse in pantofole”


Ringraziamo Francesco per essere intervenuto.


Alla prossima intervista Scribacchini!









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