Scribacchini per passione versione natalizia... i vincitori

Salve Scribacchini,
Natale è alle porte e siamo tutti più buoni, noi di Scribacchini per Passione abbiamo quindi scelto non uno ma 3 vincitori per il nostro contest "Scribacchini per Passione... versione natalizia"
Sono arrivati un sacco di testi, tutti bellissimi e tutti diversi, abbiamo quindi scelto 3 racconti di diverso genere.

Buona lettura e Buon Natale!


Al 1° Posto: ANGELICA BELLI con "REGALO DI NATALE"

Un racconto molto particolare, in cui il rosso non simboleggia l'allegria natalizia...



                                                     




La domanda è semplice: quanto possiamo sopportare? Quanto una cassiera senza contratto in un supermercato dove la più gentile delle clienti fa fatica a salutare, con due bambini e una casa da gestire, può sopportare?
Me lo chiedo così spesso che ho perso il conto. E poi mi faccio un mucchio di altre domande. Tipo: perché quando, alitandomi sul collo un misto di alcool e sigarette mi ha chiesto di sposarlo, ho risposto di sì? Quanto ha pesato il fatto che la cosa che più desideravo fosse andarmene di casa e non vedere più mio padre ciondolante? 
Innamorata? Ma non scherziamo! Se l’amore è quella cosa zuccherosa con il sottofondo di violini e la spiaggia, tra me e Rocco quella roba lì non c’è stata mai. Al massimo del buon sesso… Ma vorrei anche vedere, a vent’anni. E poi è buon sesso farsi rovesciare in fretta sul divano perché poi torna a casa sua mamma? 
Il fatto è che a vent’anni sei talmente imbottita di ormoni che anche la sveltina più squallida ti sembra la scena madre di Beautiful, quando Ridge mette l’anello in fondo al bicchiere di champagne (e Brooke rischia di restarci secca…). 
E adesso sono qui, a contare i soldi per vedere se basteranno per comprare uno straccio di panettone, un vinello fatto con le polverine e qualcosa da mettere sotto l’albero. E per fortuna Aurora e Michael sono troppo piccoli per farsi domande. Lei fa il secondo anno di asilo e lui nemmeno parla (anche se a 18 mesi dovrebbe dire almeno mamma… papà non lo pretendo, considerato quanto lo vede). 
Non so a che ora tornerà a casa, il maritino, ma il copione sarà uno di questi: 
Sarà ubriaco e incazzato, perché è senza lavoro da mesi, mi strattonerà, chiederà cosa c’è per cena, trangugerà davanti al televisore senza sentire il sapore e poi crollerà addormentato (lo voglia il cielo). 
Sarà ubriaco e incazzato, mi strattonerà, mi spingerà in camera e vorrà fare sesso (e vi giuro che quella roba lì da nessuna parte la si guardi la si potrà mai chiamare del buon sesso). 
Non voglio più! Mi ci manca solo questo per concludere la giornata. Mi fa male tutto, lì sotto, e se rimango incinta un’altra volta mi ammazzo. Ho cominciato a prendere la pillola, ma se lui lo scopre mi disfa di botte come quella volta che mi ero iscritta a yoga e lui sosteneva che cercavo solo una scusa per “scopare in giro”. 
Raccolgo l’ennesimo foglio buttato per terra e vedo che è un cartoncino della parrocchia in cui si invitano le famiglie a recuperare vecchi giocattoli, incartarli e portarli in oratorio perché il 26 partirà un camion per i bambini di una missione in Uganda. 
Poi sento la porta che si apre. 
“Dove cazzo sei?” 
I bimbi hanno già capito come butta e si rifugiano dietro al divano. Mi si spezza il cuore vedendo Aurora prendere per mano il fratello e trascinarlo via… Sembrano i fratellini di Pollicino quando arriva l’orco. 
“Allora?”. Mi prende per un braccio, mi spinge al muro e mi preme contro con il bacino. E’ eccitato. Fantastico! Allora oggi tocca all’ipotesi numero due. Vorrei che avesse un po’ di soldi per pagarsi una puttana… 
Mi spinge in camera con tanta forza che inciampo e cado. Lui mi tira su molto gentilmente, prendendomi per i capelli, e mi fa atterrare sul letto. Ho i jeans e questo lo fa infuriare ancora di più. Strappa il bottone, trascina i calzoni lungo le mie gambe strappandomi un verso di dolore, poi mi lacera le mutandine. 
“Che schifo di biancheria!”, commenta. 
Certo, perché naturalmente per un tale stallone dovrei avere voglia di acquistare culottes di seta! 
Poi è su di me. 
Senza pensarci allungo la mano. Senza pensarci afferro l’abat-jour di ferro battuto di mia nonna. Senza pensarci la sbatto con tutte le mie forze sulla sua testa. Due volte. 
Lui mi guarda un attimo con gli occhi stralunati. La prima cosa che vedo non è rabbia. Piuttosto sorpresa. E anch’io sono sorpresa: com’è possibile che non ci abbia pensato prima? 
Poi i suoi occhi fanno un guizzo da una parte e lui cade a peso morto su di me. 
Mi sfilo velocemente di sotto, cercando di pensare a che cosa fare prima che si rialzi. 
Ma non si rialza. Un rivolo di sangue scende dalla bocca e sta sporcando tutto il copriletto (cazzo!) e un altro, più sottile, esce dall’orecchio. 
A un certo punto lui emette un rantolo e apre gli occhi. Allora lo colpisco altre tre, quattro, cinque volte sulla testa finché non sta ben fermo. 
Tanto il copriletto è già sporco. 
Nello sgabuzzino c’è un grande telo di plastica che ho usato quando ho imbiancato le pareti (mille anni fa, quando ancora credevo in questo matrimonio). Lo faccio scivolare sotto a Rocco. Poi prendo in cucina il migliore dei miei coltelli. E comincio a tagliare tanti pezzi piccoli. Più piccoli che posso. Alcuni (la testa, parti del busto) non riesco a farli proprio piccoli… 
Devo interrompermi perché si fa tardi: i bimbi hanno fame. 
Riprendo quando loro sono a letto. Tanto Rocco non ha fretta. 
Chiudo ogni pezzo in un sacchettino da freezer e poi sigillo bene. Ogni sacchettino lo chiudo in un tupperware di plastica, benedicendo mia madre che me ne ha comprati decine e decine perché potessi preparare le pietanze in anticipo e poi congelarle. Infine incarto ogni contenitore con una carta colorata che ho preso in saldo all’Iper. Metri e metri. E Rocco che sbraitava: “Ma perché cazzo ne compri così tanta: non basteranno dieci anni a farla fuori!”. 
Visto, brutto stronzo! 
Alle tre di notte ho finito. 
Sei sacchi dell’Oviesse pieni di pacchettini colorati decorati a orsetti. 
Dopodomani partiranno per l’Uganda. 
Buon viaggio, Rocco. 
Io il regalo di Natale l’ho già avuto.




Al 2° Posto: ROBERTA GREGORIO con "IL CENONE"
Siete anche voi alle prese con la preparazione del cenone? Speriamo siate più brave di Gabri!

 

                                     

Non mi piace cucinare. Faccio fatica a coordinare ingredienti e rispettare i tempi di cottura. Friggere, sbollentare, infornare, cuocere a fuoco lento, basso o alto, forno a 230° per 17,5 minuti… meglio conficcarsi un ago sotto l’unghia o cavarsi l’occhio con un dito!
Eppure, oggi mi tocca. È Natale e ho degli ospiti. Sette persone si sono autoinvitate. Non credo sappiano cosa stanno rischiando. Ho provato a dissuaderli, ma nulla.
«Gabri, è inutile! Quest’anno si festeggia da te e basta!» hanno detto. Ok. Facciano pure! 
Sono certa che dopo questo cenone, nessuno dei miei amici mi rivolgerà più la parola. Spero almeno di non dover accompagnare nessuno al pronto soccorso per problemi gastrointestinali.
Prima di mettere piede in cucina, inizio con la decorazione della tavola - un po’ per calmare i nervi, un po’ per capire, se mi bastano piatti, posate e bicchieri. Prendo la tovaglia buona che mi è stata regalata per la mia prima comunione e la stendo. Non ha un buon odore ed è troppo lunga. La accorcio in malo modo e tiro fuori i bicchieri. Sono pieni di polvere e vanno passati sotto l’acqua. Mi viene da piangere e decido che forse è meglio abbandonare il tavolo per il momento.
Il mio cucinino è minuscolo e solitamente inutilizzato. Qualche volta ci entro per scaldare una pietanza surgelata nel microonde. Altre volte per preparare del te. Stasera invece il ripiano immacolato, è pieno di gustose pietanze. Crude però. 
Provo a capire il funzionamento del mio forno. Ci rinuncio dopo 10 minuti buoni. Si riesce a cuocere una lasagna nel microonde? Di sicuro ci vorrebbe il sugo. Verso la passata nella pentola, aggiungo dell’olio e una cipolla, quella non guasta mai. E poi? Che si fa? Fuoco alto? Ma sì, dai! Ecco, mi sento già meglio! 
Magari finisco di mettere la tavola, intanto. Torno nella sala da pranzo e in qualche modo completo la mia opera piazzando candele profumate e piccole renne qua e la. 
Rientro in cucina e rimango a bocca aperta. Schizzi di pomodoro dappertutto, perfino negli angoli più remoti. Impreco e abbasso il fuoco. Assaggio quel che è rimasto del sugo e… bleah… è orrendo. Perché non sa di buono? Do una capocciata di disperazione nel muro più vicino e cambio piano: si passa all’antipasto. Facile. Cos’è che volevo fare? Insalata di gamberetti. Ok, ma sono duri, surgelati. Occorre aspettare. Sento che il panico sta per assalirmi. Mancano poche ore all’arrivo dei miei amici e ancora non ho nulla di commestibile da offrire. Rivolgo una preghiera disperata al Signore che mi manda l’illuminazione. Li conquisterò con il dolce! Forza! Farina, uova, zucchero, latte, burro. Ecco fatto. Si amalgameranno durante la cottura, presumo. Metto la forma in microonde e aspetto, mentre osservo esplodere quello che doveva essere la torta della mia salvezza. Sto per andare ufficialmente in iperventilazione. 
Il suono del citofono mi fa sobbalzare di qualche metro e prendo seriamente in considerazione di fuggire dal balcone. Non possono già essere i miei amici! 
Sento il ding-dong incessante e sempre più insistente del campanello rimbombarmi nella testa. Mi cresce dentro una rabbia indescrivibile. Non mi piace cucinare. Tutti lo sanno! Afferro il coltello più grande che ho e vado alla porta, senza pensare, senza ragionare, mossa da un impulso che neanche il Padre Eterno potrebbe frenare.
Apro e quasi mi cade addosso Greta. Vengo distratta da un profumo intenso. Lasagna! Eccola in un ruoto, pronta per essere consumata da tutti noi.
«Auguri di buon Natale, Gabri! Che fai con quel coltellaccio in mano? Stavi affettando qualcosa?»
Non riesco a rispondere.
«Forza, dai. Sono venuta ad aiutarti. Insieme prepareremo un Cenone che entrerà nella storia, vedrai!»
Apro e chiudo la bocca diverse volte. Sento il coltello scottarmi in mano. 
«Gabri, hai messo il sale nel sugo?» urla ora la mia amica dalla cucina.
Il sale! Mi do un colpetto sulla fronte. Ecco cosa mancava. 




Al 3° posto MARCO BERTOLI con "STELLA COMETA"
Perché a Natale i buoni sentimenti non possono mancare.

 
                                            



«Fatemi passare! Devo vedere il maresciallo!» La potente voce da basso attraversò senza problemi il fragile schermo offerto dalla porta a vetri.
Il maresciallo Vegnuti, responsabile della stazione dei carabinieri di Villafranca, sollevò gli occhi dall’informativa del Comando di Massa in cui era scritto l’ordine di perquisire la carovana di zingari accampatisi nel territorio del comune perché ritenuti responsabili di una miriade di furtarelli avvenuti nell’intero comprensorio.
L’uscio si spalancò e padre Leone, priore del convento di San Francesco, irruppe nell’ufficio: «Maresciallo deve venire subito con me: hanno rubato l’incasso della lotteria di beneficienza! Erano più di mille lire! Servivano per pagare i muratori che stanno riparando il tetto della chiesa!»
Poco dopo, in sacrestia, la scena del crimine, Vegnuti esaminava con attenzione la stanza, alla ricerca di eventuali indizi.
«Sono stati gli zingari! Addestrano i bambini a rubare!» commentò Nando, il campanaro, alto e magro quanto il priore era basso e grasso. In effetti, rifletté il maresciallo, solo un bambino sarebbe potuto entrare dalla finestrella che, oltre alla porta, costituiva l’altro accesso al locale.
Notò una polvere bianca sparsa tra i vetri rotti: non proveniva dall’intonaco dei muri, tinti di rossiccio. L’analizzò usando l’unico strumento a sua disposizione: sapeva di calcina.
«Hanno rubato qualcos’altro?» chiese prima di uscire per andare a controllare l’esterno.
«Sì: la stella cometa di cartone fatta dai bimbi dell’asilo per sostituire quella del seicento che è ormai troppo malandata» rispose perplesso padre Leone.
Fuori, Vegnuti vide che le impalcature dei muratori erano vicine alla finestrella infranta: un salto rischioso ma fattibile. Scrutando il terreno, tra le orme biancastre lasciate dagli edili, ne notò alcune decisamente più piccole.
Il vecchio cascinale era stato riportato a una dignitosa stabilità da mani esperte. Il carabiniere bussò deciso al portoncino verde. 
Pochi istanti d’attesa e un uomo segaligno, alto un soldo di cacio, aprì. Nel vedere la divisa, Felice Esposito, un manovale salito al nord con la famiglia in cerca di lavoro, disse quieto: «Buonasera, maresciallo. Entri, la stavo aspettando. Se non fosse venuto, mi sarei presentato in caserma domattina».
«Perché lo hai fatto?» domandò secco Vegnuti, accogliendo comunque l’invito.
Per tutta risposta il colpevole confesso lo condusse lungo un corridoietto sino a una stanza illuminata da una debole lampadina. Un bambino di circa quattro anni giaceva in un letto, il corpicino scosso dai brividi e da strazianti colpi di tosse. Accanto a lui, in ginocchio, una donna minuta con una corona del rosario stretta tra le mani giunte. All’altro capo del giaciglio, in bilico su una sedia, una sbilenca stella cometa di cartone vegliava sulla scena.
«Ha la broncopolmonite» spiegò allora Felice. «Il dottore ha detto che occorreva la penicillina. Qui non si trova e alla Spezia, al mercato nero, ha dei prezzi folli, di là dalle nostre possibilità.»
«E la stella cometa?»
«L’ha fatta con i suoi compagni d’asilo: continuava a chiederla nel delirio» chiosò il padre del bimbo, aggiungendo: «Sono pronto, andiamo.»
Il maresciallo era un uomo integerrimo e ligio al dovere, tuttavia in quel momento sentì la sua voce esclamare decisa: «Tu resti qui: loro hanno bisogno di te.»
Mentre ritornava in caserma, Vegnuti pregò che la stella cometa guidasse i Re Magi per una piccola deviazione in Lunigiana.
La preghiera venne accolta. 
Gaspare si adoperò affinché nella perquisizione al campo nomade fosse recuperata una quantità di denaro superiore a quelle denunciate: padre Leone riebbe l’intero incasso della lotteria.
Baldassarre, invece, portò in dono la guarigione di un bambino.
Melchiorre, infine, regalò da parte dell’Arma dei Carabinieri una stella cometa nuova di zecca al presepe di San Francesco.


Libri ambientati a Natale


Salve Scribacchini, Natale è alle porte e non sapete cosa leggere? Ecco un paio di consigli per libri ambientati nel periodo natalizio.






Iniziamo con un classico, quando si dice Natale non si può non parlare del fantastico "Canto di Natale" di Dickens. Rappresentato in tutte le salse, l'originale è sicuramente il migliore, se non l'avete ancora letto vi consiglio di rimediare. Seguite Scrooge insieme ai fantasmi del Natale passato, presente e futuro.


                                                



Se siete appassionati di gialli eccovi non uno ma addirittura tre investigatori:




Il belga Poirot, uscito dalla penna della più grande giallista di tutti i tempi, Agatha Christie in "Il Natale di Poirot" A Natale, secondo la tradizione, le famiglie che sono state separate tutto l'anno, dopo aver messo da parte ogni contrasto, si riuniscono per festeggiare. Tutto questo, però 
a volte ha solo lo scopo di mascherare odi e rivalità feroci. Come fa notare un acuto osservatore del carattere umano come Poirot: "A Natale c'è molta ipocrisia... e lo sforzo per essere amabili crea un malessere che può essere in definitiva pericoloso." Quasi a dimostrare la validità di questa riflessione la riunione familiare voluta dal vecchio e tirannico Simeon Lee, che ha chiamato attorno a sè tutti i figli e i nipoti, anche quelli che un tempo si erano ribellati a lui e lo avevano abbandonato, si trasforma ben presto in dramma. A farne le spese è proprio il vecchio patriarca, misteriosamente assassinato alla vigilia di Natale in una stanza chiusa dall'interno. Ma è possibile che l'assassino sia proprio un membro della famiglia? Tutti sono sospettabili, tutti avevano un motivo per volere la sua morte.






I cugini statunitensi, noti con lo pseudonimo di Ellery Queen invece ci accompagnano con un intricato caso per dodici giorni prima di Natale in "Colpo di grazia" strani regali distribuiti da un uomo travestito da Babbo Natale che però nessuno conosce e ovviamente un misterioso omicidio.





Se invece cercate un giallo dai toni cupi e drammatici allora ci dobbiamo spostare in Islanda con lo scrittore Arnaldur Indriðason e il suo investigatore Erlendur Sveinsson. In "La voce" Mancano pochi giorni a Natale e nello squallido seminterrato di un grande albergo di Reykjavik viene ritrovato il cadavere di un uomo vestito da Babbo Natale e con i pantaloni abbassati. Si tratta del portiere dell'albergo, che sotto le feste si travestiva per divertire i piccoli ospiti. Nella sua misera stanzetta vengono rinvenuti alcuni vecchi dischi in vinile e un poster di Shirley Temple. L'indagine si rivela molto difficile fin da subito per l'agente Erlendur, costretto a confrontarsi con la serie di grotteschi personaggi che popolano l'albergo, e con il marcio nascosto dietro la facciata di irreprensibilità ed eleganza. Ma la rivelazione più scioccante sarà il passato della vittima, un ex bambino prodigio, solista nel coro delle voci bianche di Hafnarfjòrdur, che aveva anche inciso due quarantacinque giri a tiratura limitata, diventati ora una rarità di inestimabile valore per i collezionisti.




Anche il celebre Truman Capote ha scritto un libro, o meglio un simpatico racconto ambientato a Natale, lo potete trovare nella raccolta "Un Natale e altri racconti" «Avevo un vestito nuovo. Avevo, appuntato al risvolto, un cartoncino col mio nome e indirizzo. Nel caso che mi fossi perso. Perché, vedete, dovevo viaggiare solo. In pullman. E tutti pensavano che con quell'etichetta sarei stato al sicuro. Tutti tranne me. Io ero spaventato a morte; e arrabbiato. Furibondo con mio padre, quell'estraneo, che mi costringeva ad andarmene di casa e a star lontano da Sook per Natale».

                                                                 

    
E per finire un bel saggio della ormai consolidata coppia Baldini/Bellosi che dopo aver esaminato le tradizioni legate alla festa di Halloween passano al Natale in "Tenebroso Natale. Il lato oscuro della grande festa" Cristiano e pagano, moderno e antico, 
culto dei morti e rituali di purificazione, scongiuri e divinazioni: questo nasconde, nell'epoca dei computer e dei viaggi spaziali, il nostro modo di vivere il Natale, il Capodanno e l'Epifania. È la notte a cavallo fra il 24 e il 25 dicembre. Comincia il solstizio d'inverno, i giorni cessano di accorciarsi e il tempo della luce si allunga. Da molti secoli, prima che la Chiesa ne faccia la sua ricorrenza più importante, quella notte è insieme di festa e di sortilegio, di mistero e di timore. È ancora così: in tutte le regioni d'Italia, le tradizioni relative ai giorni che vanno dal 24 dicembre al 6 gennaio portano con sé i segni di un'arcaica complessità che non sempre combaciano con l'immagine di allegria e di dolcezza alla quale siamo abituati. Nella cultura tradizionale quelle ore sono considerate piene di presenze inquietanti e pericolose, di streghe e di spiriti. La stessa Befana e coloro che questuano in suo nome altri non sono che defunti circolanti nella dimensione terrena. Bisogna saperli accogliere, saperci convivere. Con una vastissima raccolta delle tradizioni e delle superstizioni sparse sul territorio italiano, alla scoperta di materiali sorprendenti e spesso dimenticati, Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi svelano il fascino ambiguo e i tanti significati di quei giorni magici.

Buone letture e Buon Natale!

Una passeggiata tra le fiabe...

Salve Scribacchini, diffondo volentieri questo spettacolo di beneficenza.

                 
                             

La compagnia dei Saltapasti, diretta artisticamente dal nostro bravissimo scrittore Luca Buggio, sabato 22 dicembre, alle 20:30 al teatro Bertolino di Beinasco, situato in via Bertolino 9, metterà in scena lo spettacolo teatrale "Una passeggiata tra le fiabe... alla ricerca dell'amicizia", spettacolo non solo per bambini, perfetto per le famiglie.
Tutto il ricavato andrà in beneficenza alla Cooperativa Sociale Mirafiori che opera nel campo della prevenzione al disagio – promozione dell’agio giovanile, nei servizi alla persona e della promozione culturale in un’ottica di solidarietà sociale e di sensibilizzazione della realtà territoriale.
Ecco il sito


Per informazioni e prenotazioni rivolgetevi a questi riferimenti, direttamente della cooperativa:


email: flora.debenedittis@hotmail.it

telefono: 335 7411622

Se siete interessati alle attività della Compagnia Teatrale i Saltapasti potete seguirli qui

Davide Tarò "Emina OrfaniRoboT"

Salve Scribacchini, oggi abbiamo con noi uno strano personaggio, lui è l'OrfanoRoboT Davide Tarò, scrittore del bellissimo "Emina OrfaniRoboT"


Emina OrfaniRoboT
001 edizioni
256 pag. 15 euro

                                             
TRAMA:


Nataniele Tandro è un trentenne senza né arte né parte, senza sogni, senza futuro. Si è barcamenato per anni tra lavori precari e relazioni umane instabili restando invischiato nelle logiche perverse di un Paese, l'Italia, che non offre più prospettive. Ma poi, inaspettatamente, la Emina, una multinazionale in ascesa con sede a Torino, lo assume per affidargli un incarico di rilievo: pilotare un Simulacrum, un organismo tecnorganico chiamato a svolgere funzioni non meglio precisate. Si tratta di un robot-operaio destinato alla traslazione di materiali, di un gigante d'acciaio da utilizzare come strumento di rappresentanza aziendale o di un guerriero corazzato da scagliare contro una misteriosa quanto letale minaccia? "Emina OrfaniRobot" è un romanzo postmoderno in cui una generazione cresciuta a pane e cartoni animati giapponesi, formatasi sui valori dell'impegno, della fratellanza e del sacrificio individuale, si scontra alla fine con le verità perverse che reggono le logiche della globalizzazione e del neocapitalismo. Tra intrighi e segreti, sanguinosi combattimenti, citazioni da manga e anime, abrasive critiche politiche e sociali, speculazioni storiche e fisica quantistica, "Emina OrfaniRobot" porta in scena un nuovo tipo di (anti)eroe obbligato a compiere scelte impossibili.


Ciao Davide, quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto? 


Ho iniziato a scrivere appena ho potuto e voluto.
Vale a dire che partecipo ad un concorso letterario quando frequento le superiori con il giallo sui generis 'Ho sparato allo sceriffo' al concorso per scuole indetto dal comune di Ferrara che mi piazza ad un 4° posto.
Molti anni dopo pubblico un racconto dal titolo 'Sola Nell'oscurità: Parlami del bosco che una volta chiamavi casa' pubblicato dalla rivista di Murazzano (Cn) ELLIN SELAE n°71 dove devo ringraziare con tutto il cuore l'acuto e folle Sebastiano Malatesta che scrive improvvisamente, argutamente e acutamente sul racconto appena pubblicato:

“Incrocio rapide osservazioni sull'oscurità che brillano per me di misteriosi richiami; il paragrafo sui parenti morti, sarò pure impazzito, mi pare un piccolo capolavoro di letteratura naif, di certo inconsapevole allo stesso autore […] Ridurlo ad uno dei tanti o lasciarlo pascolare brado nei suoi verdi prati di Manitù? Meglio tacere, dunque, e godersi uno dei finali più evocativi che mi siano capitati tra le grinfie, sei terribile caro Davide. Ma sei un grande . Qualsiasi cosa ti abbia suggerito il mio intervento in termini di tecnica letteraria tu dimenticalo in fretta e gettati nel tuo mondo. Basta che ogni tanto tornerai a raccontarcelo di nuovo. Io sarò pronto per la ola da stadio.”

Queste parole mi fecero ridere tantissimo, di un euforia particolare, avevo trovato un mio spazio nel mondo in effetti.
Quelle poche parole arrivate da una persona che non conoscevo e che pure sembrava mi conoscesse meglio di tanti amici, mi fecero continuare a scrivere in un periodo in cui non credevo affatto di poterlo e volerlo fare.

Non ti si può certo definire scrittore esordiente, tra i tuoi numerosissimi progetti a quale sei più affezionato a perché? 

Affezionato penso a "Oshii Mamoru Le affinità sotto il guscio" della Morpheo Edizioni di Rottofreno, che pubblicò il mio primo studio approfondito (era la tesi di laurea) sul regista dei cartoni giapponesi (o Anime) Lamù, Ghost In the shell e Patlabor.
Sono affezionato a questo perché mi ricorda un periodo in cui pensavo che tutto potesse essere ancora possibile, che si potesse fare rete e creare un “qualcosa” (riviste, blog, pubblicazioni di settore, atti di convegni) dove tutti si potesse collaborare a far continuare l'Italia ad essere interessata ed attenta a movimenti e gusti che si sono diffusi ormai capillarmente in Europa.

Hai da poco pubblicato “Emina. Orfanirobot” per i tipi della 001 edizioni, vuoi raccontarci come è nata l'idea?


L'idea è nata dal pensare per scherzo come mai molti di noi ricordavano con intensità sigle di cartoni animati giapponesi che non si vedono tra l'altro più da anni, ma per esempio, non sapevamo nulla di lotte sindacali o più nello specifico dei diritti sacrosanti (e in un pericolo estremo) sul lavoro e sulla vita civile in Italia.
Praticamente Goldrake è stato per i ragazzi dell'Italia degli anni di fine '70 e inizio '80 un simbolo pervasivo più e meglio di sindacati o della vita culturale e lavorativa italiana... pazzesco!
Da li ad inventare una multinazionale che produce robot per uso operaio (e non solo...) a Torino che ricordano misteriosamente i robot di Go Nagai come Goldrake, Jeeg Robot D'acciaio e altri il passo è stato breve, e la mia passione per Torino, la storia recente, e la storia degli anime in Italia e in Giappone hanno fatto il resto.

Il pregio di questo libro credo che sia nel fatto di fondere la fantascienza con problematiche reali della nostra società, la cosiddetta generazione 1000 euro... 

E si, tant'è che collegandomi con quello detto prima, quei ragazzi che vedevano ignari Goldrake sull'allora Rete 2 (Rai 2) ora sono una generazione in balia di 'mostri di Vega' ben più temibili e spietati... il libero mercato e le multinazionali, oltre che delle politiche italiane assassine e becere.

Se potessi descrivere il tuo libro con tre aggettivi quali sceglieresti?

Fantascientifico, Italiano (nell'accezione più universale e meno periferica del termine), Roboticamente animato.

Ti senti più saggista o narratore?

Penso non ci sia differenza se si riesce a fare bene i due mestieri.

Cosa ne pensi dell'editoria a pagamento?

In un paese come l'Italia è normale, lapalissiano direi che dei beceri mercatari provino a guadagnare spiccioli sulle illusioni di chi vuole vedersi pubblicato.
Non c'è una cultura e una industria vera e propria dell'editoria, e quindi è facile che nell'immaginario collettivo popolare la pubblicazione sia “il punto di arrivo”, qualcosa da far vedere e di cui bullarsi con amici e parenti come il nuovo cellulare, mentre questa benedetta eventuale pubblicazione è soltanto uno scalino, un punto di partenza molto basso. Scrivere è come andare a lavorare tutti i giorni, con la differenza che a lavorare ti pagano (quasi sempre, ma non è detto ormai...), a scrivere quasi sicuramente no.
I cosiddetti service editoriali vanno bene se volete farvi un regalo di compleanno, ma è come stampare foto del matrimonio o del compleanno... se si vuole continuare come mestiere (assai sconsigliato peraltro) queste case sono da evitare come la peste, invece.
Inoltre è utile ricordare che viviamo in un paese in cui c'è più gente che scrive di quella che legge.
Che c'è più gente impiegata nel sistema culturale di quella che ne usufruisce effettivamente.
Dati ufficiali alla mano, purtroppo. 
C'è da ripensare e rifare tutto il sistema.

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Sopravvivere essenzialmente.
Con un altro romanzo ho partecipato al concorso 2012/13 di Urania e con un racconto breve al concorso Robot. 
Sto cercando un editore per un romanzo sull'adolescenza, gotico/rurale nel Piemonte Orientale ambientato tra gli anni '70 e i '90 tra i vecchi 'Corrieri della Paura' dell' editoriale Corno e il 'Corriere dei Ragazzi' e la presa di coscienza della crescita tra gli spiriti degli avi e killer ieratici e quasi soprannaturali che infestano le campagne. 
E' difficile non essere nei salotti buoni, non avere nessuno in famiglia a lavorare nel settore o semplicemente essere notato davvero in questo paese sonnacchioso, perché quasi nessuno legge, neppure i giornalisti che pur dovrebbero per mestiere, se non loro chi? 
E parlo anche dei giornalisti di settore, non soltanto gli “inarrivabili” soliti noti. 


Ringraziamo l'OrfanoRoboT Davide Tarò per questa intervista



Grazie per le domande cara Valentina! Valgono di più queste genuine ed interessate che tante altre!

Imperial Chronicles

Salve Scribacchini, oggi vi voglio parlare di un'iniziativa che ha attirato la mia attenzione e che mi è molto piaciuta, per questo la diffondo volentieri, si tratta del progetto "Imperial Chronicles"

                                  
                                            

Dalla loro home page:

L’universo di Imperial Chronicles è quello ideato parecchi anni fa da uno degli scrittori
del gruppo, per la realizzazione di un gioco di ruolo. Gli altri componenti, nei circa 6
anni di gioco successivi, hanno ognuno fornito la propria parte per completare questo
vasto e complesso mondo, facendolo quasi respirare e vivere di vita propria.
L’ambientazione nasce dal presupposto che la terra sia stata invasa da una razza
aliena, tecnologicamente superiore, proveniente da un lontano pianeta chiamato Itan.
Per cui i fatti narrati, si collocano un anno dopo questo evento epocale, che ha
radicalmente cambiato la vita ed il modo di pensare di tutti.
Cosa fareste voi se il nostro pianeta fosse assimilato da un’altra cultura?
Sareste pronti?
E’ la domanda alla quale ogni scrittore proverà a rispondere attraverso
i propri racconti.
Le regole sono semplici: TU sei TU, proiettato in questa realtà, caratterizzata
dalle regole del nuovo mondo. Non ci sono personaggi, ma solo quello che ogni
scrittore farebbe seguendo il SUO modo di pensare e di reagire agli avvenimenti
che affronterà, attenendosi sempre alla realtà. Lo farà raccontandolo su una rete
clandestina chiamata Darknet, unico mezzo ancora libero dal controllo e la
propaganda imperiale.
I dettagli sull’invasione e su tutto il mondo che ne consegue verranno fuori man mano
nei post, fino a delineare sempre meglio quella che è l’ambientazione dei racconti.
Vi immergerete nel mondo imperiale seguendo il punto di vista di ogni narratore.
Il progetto sarà aperto a tutti, ai lettori ma soprattutto, a chi vorrà cimentarsi
nel descrivere la propria esperienza con gli Invasori. A chi vorrà partecipare scrivendo,
vogliamo solo dire di lasciarvi il tempo di capire come funziona il mondo e la tecnologia
di Imperial Chronicles.
Una volta che avrete la vostra visione, potrete raccontarla insieme a noi.
L’unico modo che avrete per formarla, sarà quello di seguire le nostre avventure.
Se dunque siete appassionati di fantascienza si tratta di un'opportunità da non perdere!

Potete anche collaborare come scrittori o illustratori contattando i responsabili del progetto imperialchronicles@gmail.com

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Elodie McCarthy "Ucronie erotiche"

Salve Scribacchini, passiamo subito ad un'altra intervista, abbiamo con noi un ospite misterioso, o meglio una  scrittrice ma di lei conosciamo solo lo pseudonimo Elodie McCarthy...


Ucronie erotiche
Chichili Agency
2,99 euro

TRAMA:
Elodie è una biologa e fisica di fama internazionale. Enfant prodige, è scappata dagli Stati Uniti per contrasti con le lobby farmaceutiche. Elodie vive a Roma e lavora a un progetto di viaggio spazio-temporale insieme con Roberto, un affascinante fisico, del quale è innamorata. Roberto, fidanzato insoddisfatto della bella Daniela, ignora sia la natura dei sentimenti di Elodie sia che Doc (il nomignolo con cui la chiama) di notte, con l’aiuto dell’amica Betty, si trasforma in Xiane, la più ambita e costosa escort della capitale. La doppia vita porterà Elodie a vivere avventure sul filo della trasgressione tra eccitanti viaggi nel tempo e attuali intrecci politica-sesso.

Ciao Elodie, iniziamo subito dal tuo pseudonimo come nasce e perché hai deciso di non pubblicare con il tuo vero nome?

Grazie a tutti gli scribacchini per avermi ospitato nel vostro gruppo.
Il mio pseudonimo è il nome della protagonista di Ucronie erotiche, la dottoressa McCarthy, un anomalo connubio di genialità e sensualità. La ragione per cui non uso il mio nome è racchiusa nel personaggio stesso. Elodie McCarthy è talmente poliedrica e affascinante che identificarla con una donna normale, come potrei essere io, avrebbe finito per renderla banale.


Con la Chichili è uscito “Ucronie erotiche” curioso connubio di parole...Ucronie erotiche non tratta le classiche "ucronie". Credo che i veri scrittori di ucronie possano storcere il naso leggendo la mia opera. Elodie durante i viaggi negli universi paralleli non cambia la storia, aiuta invece singoli individui a trasformare la loro esistenza. Le "ucronie" diventano erotiche nel momento in cui il sesso diventa il mezzo per ridisegnare l'esistenza altrui.


Come è nata l'idea per questo libro?
Ho sempre desiderato scrivere un'opera di fantascienza che avesse per protagonista una donna forte. Un giorno all'improvviso ho focalizzato il personaggio della McCarthy e ho deciso di scrivere un romanzo in progress su un blog. Volevo dare un'esistenza pseudo reale a Elodie tanto che prima ho creato il profilo su Facebook e poi il blog e la prima puntata. Non avevo neanche idea di quale sarebbe stata la sua storia. Mi sono divertita tanto a scriverla e inoltre attraverso Facebook ho conosciuto un mondo (eros e trasgressione) di cui ignoravo quasi l'esistenza.


Elodie però ha una vita segreta, indossa infatti anche i panni di Venexiana...
Ucronie erotiche non racconta solo di sesso e fantascienza, è un mezzo per riflettere sulla società italiana che pullula tristemente di escort e personaggi pubblici invischiati in storie squallide. Venexiana è un'escort diversa perché il fine non è il guadagno, ma il sesso e il suo potere sugli uomini. Elodie quando veste i panni di Venexiana scende dal piedistallo e diventa umana, inoltre non vende il suo corpo, ma crea uno scambio comunicativo ed emotivo. Quando comprende che il gioco sta diventando pericoloso cambia direzione e va alla ricerca del piacere in altri universi. 


Secondo te i vari “Cinquanta sfumature di” hanno sdoganato la letteratura erotica aiutandone la diffusione o sono stati più un danno?
La letteratura erotica è spesso associata a racconti banali e scontati, scritti da dilettanti e di facile consumo. Devo ammettere che "Cinquanta sfumature di..." non hanno aiutato in questo senso, tuttavia è stata una bella scoperta vedere tante donne mostrare senza tabù ciò che stavano leggendo. Spero che le stesse lettrici possano essere stimolate a leggere altre opere di "Erotica" e che magari approdino a Ucronie erotiche o ad altri romanzi che abbiano qualcosa da dire in più del semplice rotolamento nelle lenzuola.


Quando scrivi? Hai dei riti particolari?
Non ho riti particolari e preferisco il silenzio, soprattutto quando l'opera di scrittura è preceduta da ricerca e studio come è stato per Ucronie erotiche.


Quali sono i tuoi progetti futuri?
Come Elodie McCarthy? Chi può saperlo? Magari un giorno l'essenza di Elodie tornerà ad avvolgermi e partiremo insieme verso nuovi e inesplorati universi paralleli alla ricerca di bei ragazzi da sedurre.

Michela Zanarella "Meditazioni al femminile"

Salve Scribacchini, eccoci di nuovo con le nostre interviste, oggi abbiamo ospite Michela Zanarella con il suo libro "Meditazioni al femminile"




Meditazioni al femminile
Sangel Edizioni
10 euro


"…quel carnale e innocente sfiorarsi dei corpi, …immagini, similitudini e paragoni che sbocciano improvvisi e fascinosi… quel tanto di arcano che aleggia e impregna gran parte del suo dire poetico…"
                                                                  









Ciao Michela, quando è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata dopo un grave incidente stradale, al quale sono sopravvissuta. Non avevo mai scritto poesia prima di allora, né avevo mai dimostrato un particolare interesse verso questo genere letterario. L’unica mia passione precedente era la lettura, a scuola leggevo molta poesia, soprattutto in lingua straniera, visto che la mia formazione era rivolta alle lingue tra cui il francese, l’inglese e il tedesco, posso dirti che studiare le poesie in francese, mi appassionava molto, ma non mi sarei mai aspettata di iniziare a scrivere in versi. La prima poesia l’ho composta nel 2004 e solo nel 2007 ho iniziato a partecipare ai concorsi letterari, per mettermi alla prova. E’ stato un percorso intenso dove ho imparato a conoscere i miei limiti, dove ho cercato di studiare e ancora continuo a farlo. Come ogni forma d’arte ci vuole impegno e fiducia in ciò che si fa.

Hai pubblicato “Meditazioni al femminile” ce ne vuoi parlare?
“Meditazioni al femminile” è la sesta pubblicazione, dopo “Credo” Ed. MeEdusa, “Risvegli” Ed. Nuovi Poeti, “Vita, infinito, Paradisi” Ed. Stravagario, “Convivendo con le nuvole” Ed.GDS, “Sensualità”, Sangel Edizioni, la considero il frutto di un percorso di maturazione della mia scrittura. Pubblicato a gennaio 2012 da Sangel Edizioni, con la prefazione di Donatella Bisutti e Giuseppe Neri, mi sta regalando molte soddisfazioni, è piacevole sapere che chi ti legge, apprezza e si rispecchia nelle mie parole.

C'è un filo conduttore nelle tua raccolta poetica? 

Si, il filo conduttore che lega le poesie è la sincerità del cuore, l’amore per la vita, il saper osservare e ascoltare la natura. 

Citando Montale, oggi secondo te è ancora possibile la poesia?
Si, la poesia è ancora possibile, anche se rimangono sempre gli ostacoli che appartengono al mondo dell’arte, a volte viene premiato non il talento, ma chi magari ha un canale di protezione nel sistema.

Hai pubblicato anche una raccolta di racconti “Convivendo con le nuvole” tra la prosa e la poesia qual è la forma d'arte che trovi più semplice per esprimere le tue emozioni?

E’ vero mi sono messa in gioco anche con i racconti e devo dire che la raccolta “Convivendo con le nuvole” è stato un gradito esperimento, i lettori lo hanno accolto in modo positivo, sinceramente non mi aspettavo questo risultato. Per esprimere le mie emozioni prediligo comunque la poesia, amo l’essenzialità, l’immediatezza delle espressioni, l’attimo che pulsa e si fa istantanea di vita.

Qual è il momento della giornata che preferisci per scrivere? Hai dei riti particolari?


Non ho un momento preciso per scrivere, dipende dall’ ispirazione, può giungere a qualsiasi ora del giorno, a volte anche della notte, quando la poesia chiama è lei a dettare le regole.
Non ho riti particolari, ho solo bisogno di isolarmi dal mondo, in assoluto silenzio.
Il teatro Argot Studio ha presentato “Risveglio di primavera in poesia, Michela Zanarella in recital” ti va di parlarcene?

E’ stata una bellissima esperienza che ormai risale al 2011, dove ho potuto portare le mie poesie in teatro. Le liriche sono diventate un testo teatrale dove quattro attrici, un attore ed un musicista in scena hanno dato voce ai miei versi in un alternarsi di recitazione, musica e poesia. Trenta poesie tra sentimenti e squarci di luce sociale sono state lette da me con la collaborazione di Eleonora Pariante, Chiara Pavoni, Federica Fiorillo, Giuseppe Lorin e con la partecipazione straordinaria di Elisabetta De Palo.Le musiche erano a cura di Alessandro Moschini. Nel 2012 ho avuto un’ ulteriore opportunità, quella di presentare un mio testo per il teatro dal titolo “Gioco d’Identità” per l’ Estate Carrarese a Palazzo Zuckermann a Padova, la mia città. Lo spettacolo con la regia di Giuseppe Lorin ha visto la partecipazione di bravissimi attori come Marco Palvetti, Chiara Pavoni e Matteo Tosi. Al pianoforte il Maestro Paolo Zanarella, conosciuto come “Il pianista fuori posto” per le sue performance in luoghi insoliti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il futuro un nuovo libro, presentazioni e tanti eventi non solo legati al mondo dei libri in giro per l’Italia. 

Deborah Fasola "Ambrosia"

Salve Scribacchini, come nostro ospite abbiamo oggi Deborah Fasola con il suo libro "Ambrosia"

Ambrosia
Edizioni Libro Aperto
235 pag. 14 euro

TRAMA:
«Ma quando non puoi avere ciò che ami, quando non c'è assolutamente nulla che tu possa fare se sai che non potrai mai stringerla per poi trattenerla davvero, allora non ti resta che lottare per salvarla, lottare per continuare ad amarla per sempre.» Ambrosia è un'allieva di Jeet Kune Do, antica arte marziale e filosofia di vita e insieme ai suoi compagni, I Nove, persevera sulla via dell'insegnamento e della disciplina. Ma quando il loro Maestro gli confida di aver perso la moglie per via di un essere sovrannaturale, per i ragazzi dell'Accademia tutto cambia. Quali nuovi pericoli si celano dietro questa rivelazione? Quanto c'è di vero nell'antica profezia divina e nell'eterno ritorno dell'identico? È follia visionaria o realtà? Sarà Ambrosia a doverlo scoprire, con il rischio di perdere la vita e anche il cuore.

Chi è Ambrosia, la protagonista del tuo libro?
Ambrosia è una ragazza che ama quello che fa: il suo sport. Ho incentrato moltissimo il libro sullo sport, proprio perché ho trovato fosse giusto parlare di qualcosa di davvero sano della vita. E lei pratica il Jeet Kune Do, antica arte marziale dell'ormai scomparso Bruce Lee; nella palestra dove vive e impara, ha legami strettissimi con i suoi compagni e si sente la "mammina" del gruppo, pur essendo la più giovane. Ha un rapporto molto speciale con il suo Maestro e non ne ha invece con i suoi genitori. Fondamentalmente Ambrosia è me, te e ciascuna di noi. Ho voluto rendere questo personaggio facilmente sfiorabile, molto naturale, umano al cento per cento. Con i suoi mille difetti, le paure e le varie parti di me che ho seminato nel suo carattere, devo dire che sono senza dubbio legatissima a lei.
Ambrosia è una persona molto forte che tende a sottovalutarsi, una persona che è sempre stata guidata dal suo Maestro e che nel momento in cui lui vacilla si ritrova dover prendere in mano le redini della sua vita... lasciandosi trascinare in un mare di guai.


Ci sono degli elementi che vi accomunano?
Come dico spesso, Ambrosia è il mio specchio; per la prima e unica volta ho voluto calare in un personaggio molti parti di me, sia psicologiche che d'interessi e anche fisiche. Avevo bisogno d'immedesimarmi e tirar fuori tutto, così è nata lei. Quindi ci accomuna praticamente ogni cosa, tranne la vita che ho scelto di farle vivere. Senza dubbio la passione per l'arte marziale e per Bruce Lee sono le cose che più ci legano, ancor più delle tanti parti di me che le ho nascosto dentro.


In questo libro si parla di Jeet Kune Do, come mai hai scelto proprio questa disciplina?
Come dicevo prima, è una mia passione sin da ragazzina. Adoro Bruce Lee, con i suoi film e libri ci sono cresciuta e avevo voglia di parlare di sport e della sua grande capacità formativa, così ho voluto far sposare fantastico e mondo sportivo, due temi che ho sempre avuto cari, infatti, da ragazzina dividevo le mie ore tra la lettura e la palestra. In un certo senso è stato ripercorrere varie parti di me e metterle su carta.



C'è però anche un elemento sovrannaturale...

Sì, l'elemento sovrannaturale del buon paranormal romance c'è, ed è anche a più sfaccettature. Qualcuno ha ucciso la moglie del Maestro di Ambrosia e quel qualcuno è un essere sovrannaturale. Così per lei e i suoi amici cominciano giornate difficili, giornate delle rivelazioni che li porteranno a scoprire e affrontare qualcosa di più grande di loro.


Oltre che scrittrice sei anche editor e consulente editoriale questo ha influenzato il tuo lavoro di scrittrice?

Credo moltissimo, una passione nata con la lettura, che poi diventa scrittura (nel mio piccolo) e infine un'occupazione credo sia un bel traguardo, o per lo meno lo è stato per me, che quando mi calo nelle cose lo faccio sempre a trecentosessanta gradi. Quindi direi che l'influenza è arrivata proprio dalla scrittura, vedendo quanto amavo questo mondo ho provato a farne parte anche lavorandoci... e ne sono felicissima.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente sto editando alcuni testi che ho nel cassetto e vorrei far vedere la luce a un romanzo a cui tengo molto e che ho scritto per i miei bambini, seppur si tratti di un fantasy per ragazzi di qualsiasi età. Mi sto dedicando molto a rendere leggibile quello che nel corso degli anni ho scritto e poi ho in mente qualcosa di nuovo, ben più impegnativo di quanto prodotto finora, che prima o poi mi metterò ad abbozzare... sicuramente però continuerò a scrivere, perché è la sola cosa che mi libera e mi fa sentire davvero bene.
Grazie mille per quest'intervista e per il tempo concesso, un caro abbraccio e a presto!

"Cinquanta sbavature di Gigio"

Salve Scribacchini, dopo la forte critica a “Cinquanta sfumature di grigio” che ha scatenato proficue discussioni, sia qui, sia sul gruppo facebook di "Scribacchini per passione", ritorno a parlare di questo libro. Come direte voi, di nuovo?
Diciamo che non parlerò proprio del libro ma dell'unica cosa bella nata da questo libro: la sua parodia.
Cinquanta sbavature di Gigio. Il lato B della trilogia più hot dell'anno” scritto dalla bravissima “Rossella Calabrò”.



TRAMA: 

Mr Grey è bello, ricco, sensibile, misterioso e sexy. È il protagonista del caso letterario dell'anno: la trilogia Cinquanta sfumature. Ha solo un problemino, questo Mr Grey: non esiste. E il Gigio? Il Gigio esiste eccome. Laddove il Grey conversa garbatamente con l'amata, il Gigio snocciola l'intero alfabeto ruttando. Quando Mr Grey assume il comando, il Gigio impugna il telecomando. Se Mr Grey suona struggenti note al pianoforte, ecco lì il Gigio nostrano che si scaccola amabilmente sul divano. Gigio, insomma, è il nostro compagno-marito-amante, quello che ci ritroviamo davanti nell'istante esatto in cui smettiamo di sognare a occhi aperti il fatale Grey letterario. Meno fascinoso, ma molto più divertente - per almeno cinquanta motivi - raccontati in questo esilarante libro. Perché anche se il Gigio ciabatta per casa indossando magliette decorate a olio (del brasato) e alle letture raffinate preferisce l'ultimo numero di Motociclismo, be', ha qualcosa che Mr Grey non ha: riesce a farsi amare strappandoci un sorriso. Così, se dopo aver letto tutto d'un fiato la trilogia di E.L. James ci siamo chieste chi sia quell'esemplare di maschio che russa sonoramente al nostro fianco, questo è il libro giusto per scoprirlo. E, soprattutto, per riderci su. Perché, in fondo, ridere è la cosa più erotica che c'è.


RECENSIONE:


La Calabrò in questo divertente libro ci mostra come Mr. Grey non esista (fortunatamente aggiungo io) al suo posto troviamo però lui: Il Gigio, imperfetto sotto ogni aspetto, ma che nonostante sembri essere perdente in partenza ha una qualità che nessun ricchissimo Grey potrà mai comprare: “farsi amare strappandoci un sorriso”.
Cinquanta sbavature di Gigio” è, come lo definisce la sua autrice, un manuale di controinformazione affettivo-erotica, per ogni situazione abbiamo infatti descritta la reazione del Grey e quella del Gigio.
Ecco quindi che, attraverso cinquanta sbavature, scopriamo come il Grey e il Gigio siano proprio due esemplari differenti, ecco due esilaranti esempi:

Mr Grey è bellissimo. Occhi: grigi come il cielo prima di una tempesta
ormonale. Mani: grandi come l’amico single che sta sotto la cintura. Capelli: da farci un nido.
E il Gigio?
Occhi: due. Mani: anche. Capelli: eroici. Si possono ammirare presso il
monumento dei Caduti eretto in loro onore.

Mr Grey è un uomo decisamente misterioso. Ma anche il Gigio è un uomo
decisamente misterioso. Non ha mai rivelato il motivo per cui è incapace di azionare il tasto ON della lavatrice.

La Calabrò prende situazioni di vita quotidiana paragonando i due esemplari, alcune volte facendo interrogare il Gigio su come si comporterebbe Mr. Grey e facendolo agire di conseguenza, ovviamente con risultati del tutto diversi, ma con risate assicurate.
E dopo aver chiuso il libro non possiamo che concordare con lei:
non c’è miglior regalo di quello che ci si fa da sole, non c’è protezione più efficace di quella che ci procuriamo noi stesse, e non c’è miglior Gigio di quello che non tenteremo mai di far assomigliare a Mr Grey”.

Assolutamente consigliato Scribacchini se volete farvi due sane risate, lo stile della Calabrò è perfetto, e a ogni riga non potrete fare a meno di sghignazzare più o meno sonoramente.

Se la parodia del Grey però non vi bastasse, segnalo  l'uscita anche di “Cinquanta smagliature di Gina” perfetta dimostrazione del fatto che le donne sono capaci di far ironia anche su loro stesse perché “L' autoironia è l’arma di seduzione più efficace che ci sia”.