Bilancio libresco: i migliori e i peggiori libri del 2020

Il 2020 sta ormai volgendo al termine e, come ogni anno, ecco quindi il momento del mio bilancio libresco.

È stato un anno strano, inutile sottolinearlo, e questo ha condizionato anche le mie letture. Inferiori rispetto all'anno scorso, ma anche più mirate. Ho abbandonato diversi libri e mi sono concessa molte riletture. Sono quindi stati davvero molto pochi i libri che non ho amato.


Bando alla ciance, eccovi dunque il mio bilancio libresco del 2020.


IL LIBRO PIÙ BELLO


Il silenzio dell'acqua, Louise O'Neill, HotSpot Il Castoro.



TRAMA


Negli abissi del mare, la sirenetta Gaia sembra destinata al successo: è bellissima, ha una voce incantevole e sta per fidanzarsi con il partito più ambito del regno, il generale Zane. Che importa se è violento e molto più vecchio di lei? È il re suo padre a decidere, e Gaia deve solo essere bella e accondiscendente. Ma da quando ha salvato un giovane affascinante da un naufragio, Gaia coltiva un solo desiderio: vivere con lui nel suo mondo spensierato. Quanto è disposta a sacrificare? Conoscete la storia: il patto con la strega, la perdita della voce, le gambe al posto della coda... Ma la bellezza senza voce di Gaia ha un prezzo molto alto, e il mondo che scopre in superficie è prepotente, violento e patriarcale quanto quello lasciato negli abissi. Gaia dovrà compiere molti passi dolorosi per fare i conti con la verità della sua storia. E per riscoprire tutta la potenza della sua voce.


COMMENTO


Louise O'Neill è una delle mie scrittrici preferite. (Qui trovate la mia recensione di "Te la sei cercata" e qui di "Solo per sempre tua"). 

Ho amato tutti i suoi libri, ma questo è stato a lungo nel mio kindle, complice il fatto che la storia della Sirenetta non mi ha mai appassionata, nemmeno da bambina (lo ammetto non ho mai visto il cartone animato). Quando poi mi sono decisa a leggerlo l'ho ovviamente adorato.

Una riscrittura femminista, tagliente come suo solito. Una storia che resta a lungo impressa.


IL LIBRO PIÙ BRUTTO


Il circo maledetto, Anne Featherstone, Newton Compton


TRAMA

Corney Sage, comico, ballerino e cantante, ha appena finito il suo numero quando, all’uscita del teatro, si imbatte nel corpo senza vita di una giovane donna e intravede l’assassino darsi precipitosamente alla fuga. Anche l’attrice Lucy Strong ha visto tutto, e quando quella sera stessa il colpevole torna sul luogo del delitto, Lucy e Corney capiscono che le loro vite sono in pericolo. Per mettersi in salvo decidono di abbandonare Londra e separarsi, tenendosi in contatto soltanto attraverso messaggi in codice su un giornale di annunci. Ma l’assassino è già sulle loro tracce, ed è un vero mago dei travestimenti… Dai salotti dell’alta società allo squallore dei bordelli, dalle tavole dei palcoscenici alle arene dei circhi, tra spettacoli da baraccone e corse contro il tempo, Il circo maledetto è un avvincente thriller psicologico incastonato nel ritratto inedito di una Londra vittoriana cinica e misteriosa.

COMMENTO

Non il peggior libro in assoluto, ma il più brutto tra quelli letti quest'anno ed è un vero peccato perché aveva tutti gli elementi per rientrare a pieno titolo tra le mie storie preferite. Una scrittura noiosa e poco avvincente. 


UN LIBRO CHE MI HA (PIACEVOLMENTE) STUPITA

Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe, Grady Hendrix, Mondadori

TRAMA

Difficile la vita di Patricia Campbell: il marito è troppo impegnato col lavoro, i figli con le loro vicende, l'anziana suocera ha bisogno di cure costanti per cui Patricia è sempre in ritardo nel suo infinito elenco di faccende domestiche. La sua unica oasi felice è un gruppo di lettura, formato da donne unite dal comune amore per il true crime. Nei loro incontri, invece che di matrimoni, maternità e pettegolezzi, si parla della famiglia Manson.
Ma un giorno James Harris, bello e misterioso, viene a vivere nello stesso quartiere di Charleston e si unisce al gruppo. James è un uomo sensibile, colto e fa sentire a Patricia cose che non provava da anni. Eppure c'è qualcosa di strano in lui: non ha un conto in banca, non esce durante il giorno e la suocera di Patricia sostiene di averlo conosciuto da ragazza.
Quando i bambini di colore cominciano a scomparire senza che la polizia faccia nulla, in Patricia e nelle amiche si fa strada il sospetto che James sia un serial killer, ma nessuno al di fuori del gruppo ci crede.
Sono loro ad aver letto troppi libri di true crime o quello che si aggira nelle loro case è un mostro vero?

COMMENTO

Ho divorato questo libro in due giorni, nonostante le numerose pagine. Una storia solo apparentemente leggera, in cui i mostri sono solo un pretesto per trattare temi più profondi, Veramente molto bello.

UN LIBRO CHE MI HA (PROFONDAMENTE) DELUSA

Il libro dei Baltimore, Joël Dicker, La nave di Teseo



Sino al giorno della Tragedia, c'erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest'ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola. Ma c'è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l'amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

COMMENTO

Ho amato moltissimo "La verità sul caso Harry Quebert", tanto che rientra tra i miei libri preferiti in assoluto, questo invece non sono proprio riuscita ad apprezzarlo. 

LA (MIA) SCOPERTA GIALLA


La sposa scomparsa, Rosa Teruzzi, Feltrinelli


TRAMA

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell'impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.


COMMENTO


Per questa scoperta devo ringraziare la mia libraia di fiducia, che conosce bene i miei gusti e infatti me l'ha consigliato, certa che mi sarebbe piaciuto. Ecco, ho adorato sia l'intreccio che le sue protagoniste. Qui trovate la mia recensione.


LA (MIA) DELUSIONE GIALLA


Il caso dell'abominevole pupazzo di neve, Nicholas Blake, Giunti



TRAMA

Mancano pochi giorni a Natale, le campagne di Easterham Manor sono imbiancate da un folto strato di neve, le strade sono completamente ghiacciate e la famiglia Restorick è riunita a Dower House con alcuni amici. Mentre i bambini giocano a costruire pupazzi di neve, gli adulti si intrattengono nella grande casa tra pettegolezzi, cene e… sedute spiritiche.

Il detective Nigel Strangeways è arrivato in città proprio per indagare sugli strani risvolti di una seduta spiritica che, a quanto pare, invece di evocare lo spirito di un vescovo, ha fatto impazzire il gatto di famiglia. Ma, la mattina dopo il suo arrivo, Elizabeth Restorick viene trovata impiccata nella sua stanza: il corpo nudo, le labbra dipinte di rosso, bella nella morte quanto nella vita.

Suicidio? Strangeways capisce subito che c’è qualcosa che non va: la porta era chiusa dall’interno, ma la luce era spenta e la giovane donna sembrava tutt’altro che depressa… Sono molti gli indizi discordanti e tanti i moventi – tanti quanti gli ospiti della casa: lo scrittore innamorato, il medico che l’aveva in cura, il fratello devoto, l’amica gelosa. L’unica cosa chiara è che qualcuno sta cercando in tutti i modi di depistare le indagini, ma è difficile ingannare l’affascinante e incredibilmente colto Strangeways.


COMMENTO


Ecco un altro autore che adoro e che non avrei mai immaginato di inserire in questa categoria. In precedenza di suo avevo letto "La belva deve morire" ed è uno dei miei gialli preferiti, con un fantastico colpo di scena. In questo caso invece purtroppo avevo già intuito tutto a metà storia. Ritmo troppo lento e non molto coinvolgente. Che gran peccato!


LA (MIA) SCOPERTA CLASSICA


Moll Flanders, Daniel Defoe, Feltrinelli



TRAMA

Nata nel carcere di Newgate, orfana, sposa del fratello, piccola apprendista cucitrice, giovane gentildonna, femminista ante litteram, e più grande ladra del suo tempo. Questo, e altro, è Moll Flanders. E prima ancora è una maestra del travestimento e dell'inganno, al punto che neanche il suo stesso nome è certo, anche quello è una copertura, un velo che ci impedisce di conoscerne la vera identità. Nel 1722, meno di tre anni dopo aver scritto Robinson Crusoe, Daniel Defoe dà alle stampe Moll Flanders: uno dei frutti principali della straordinaria stagione creativa di cui fu protagonista. "Defoe si aggira dovunque a Londra," scriveva E.M. Forster. Se Robinson prende il largo e diventa il più famoso naufrago della storia letteraria. Moll ci accompagna per le strade e le campagne inglesi. Nel suo picaresco pellegrinaggio la seguiamo in luoghi d'ogni genere e compagnie d'ogni risma: con lei entriamo nelle case della borghesia in ascesa, dormiamo nei letti di mercanti e truffatori, lasciamo Londra per concederci una gita a Oxford e saliamo a bordo di diligenze dirette nel nord dell'Inghilterra, ci innamoriamo di un bandito irlandese e veniamo deportati come schiavi nelle colonie americane della Virginia. 


COMMENTO


Lo ammetto, non l'avevo mai letto, sono contenta però di aver approfittato del lockdown per recuperarlo. Ho adorato lo stile di Defoe.


MIGLIOR SAGGIO


Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia, Franco Pezzini, Odoya


TRAMA

Mago e profeta del credo pagano del Thelema (la "vera volontà" del singolo), iniziato coltissimo, alpinista, viaggiatore, letterato, uomo dalle energie spaventose e senza alcun freno morale, forse agente segreto, Aleister Crowley ha impattato quanto pochi altri sull'immaginario del suo tempo; e oggi giganteggia nella cultura pop in un Sabba di riedizioni delle sue opere, saggi critici, camei in romanzi, comparsate in film. Un aspetto affascinante e assai meno esplorato di Crowley riguarda il suo rapporto con la letteratura, come scrittore ma soprattutto come personaggio. Le sue apparizioni da un lato sfidano la letteratura alta, da Somerset Maugham a Pessoa, da Hemingway a Sciascia e Consolo; dall'altro persino nelle opere popolari si aprono a questioni di ampio interesse, sia nei rapporti con altri letterati di fama (Yeats, Isherwood...) sia verso cerchie culturali e artistiche di svariatissimo genere. A monte di questa pletora di apparizioni troviamo alcune opere curiose, quasi variazioni su un unico mito, che fungeranno da filo rosso per gli itinerari qui proposti. Storie dove la Bestia incontra la Bella e dov'è trasposta in forma narrativa la complessa dialettica sul "femminile", sospesa tra le teorie di Crowley e la sua prassi di magnetico sciupafemmine (peraltro bisex). Storie di nozze chimiche tra mago ed eroina, dove s'incontrano alchimia e una fantasia febbricitante, lisergica, riscoperta proprio negli anni acidi del revival magico. Mentre lui, come in ultima fila sulla copertina di Sgt. Pepper's dei Beatles, si diverte a occhieggiare.


COMMENTO


"Il fine di queste pagine non era di offrire una valutazione psicologica e men che meno morale dell'uomo Crowley, ma soltanto di ragionare sul tipo di elementi mitici che ha offerto alla letteratura, con un influsso di potenza impressionante. Fino a trovare un posto in un plot da fiaba. Quello con una Bella - anzi, più Belle - e una Bestia, pronta a consumare nozze alchemiche, cioè di trasformazione, in vista di un pirotecnico e spesso allarmante risultato magico. A rafforzare stereotipi anche molto equivoci di una donna che deve essere salvata - e se non è salvata, forse se l'è cercata-, di cavalieri più o meno efficienti al suo servizio, di un ordine anche di genere da ristabilire..."

Direi che questa operazione è perfettamente riuscita. Il pregio inoltre dei saggi di Pezzini è che sono scorrevoli e appassionanti tanto quanto un romanzo. Si leggono con gran piacere. Ci si immerge tra le pagine e si riemerge più arricchiti, si scoprono curiosità e nuovi testi da leggere. Assolutamente consigliato quindi non solo questo, ma anche i suoi saggi precedenti, in particolare "Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano", per gli appassionati di quest'epoca un'opera imperdibile!


MIGLIOR LIBRO INDIPENDENTE 2020


3. Numero imperfetto, Carlotta Borasio, Monica Coppola, Francesca Mogavero, Buendia Books.



TRAMA


La variabile imprevista che si insinua nell’equazione apparentemente perfetta, la vite di troppo nell’ingranaggio ben (?) oliato, la singola carta che scombina l’intero mazzo. In tre parole? Il terzo incomodo. Tre diverse declinazioni in tre racconti, per pensare, sorridere, emozionarsi.


COMMENTO


Come miglior libro indipendente di questo 2020 non potevo che scegliere un testo della Buendia Books. Una raccolta di racconti che ho molto amato e i cui diritti d'autore, vi ricordo, saranno devoluti dalle autrici a sostegno dell’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma) Sezione di Torino, vi lascio qui la mia recensione.


Quali sono state invece le vostre migliori e peggiori letture del 2020?

[RECENSIONE] "3. Numero imperfetto" Carlotta Borasio, Monica Coppola, Francesca Mogavero

Nuovi consigli letterari. 

Oggi parliamo di "3.Numero imperfetto" di Carlotta Borasio, Monica Coppola, Francesca Mogavero, edito da Buendia Books.


3.Numero imperfetto
Carlotta Borasio, Monica Coppola, Francesca Mogavero
Buendia Books
63 pp. 3,00 €

TRAMA

La variabile imprevista che si insinua nell'equazione (apparentemente) perfetta, la vite di troppo nell'ingranaggio ben (?) oliato, la singola carta che scombina l'intero mazzo. In tre parole? Il terzo incomodo. Tre diverse declinazioni in tre racconti, per pensare, sorridere, emozionarsi. Le scrittrici devolveranno i diritti d'autore di questo volume a sostegno dell'AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma) Sezione di Torino.




Prima di iniziare a parlarvi di questo libro, ci tengo a sottolineare una cosa importante: Leggere fa bene. In questo caso non solo all'anima, ma anche concretamente, le scrittrici infatti hanno deciso di devolvere i diritti d'autore all'AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma) Sezione di Torino. Un motivo in più quindi per acquistare questo libro e magari regalarlo proprio a Natale alle persone a cui vogliamo bene.


Lo ammetto, sono sempre un po' titubante davanti alle raccolte di racconti scritte da autori differenti, perché non è per nulla semplice riuscire a creare un testo omogeneo, sia per temi sia per stile e capacità di scrittura. Conoscendo però le pubblicazioni della Buendia, l'ho acquistato sulla fiducia e... ho fatto bene!


Non conosco la genesi di questo testo, né il modo in cui le tre autrici si sono coordinate, ma posso dire con certezza che hanno fatto un lavoro stupendo.


Avete presente il nuoto sincronizzato? In cui ogni gesto di una singola nuotatrice è legato a quello dell'altra e tutte insieme formano un'unica spettacolare acrobazia? Ecco, questa è l'immagine che avevo davanti agli occhi mentre leggevo questa raccolta.


Il filo conduttore di questo libro è il numero 3 e ogni autrice ha scelto di dar vita a una storia completamente differente, sia per tema che per stile, da quella dell'altra. Nonostante ciò, mentre si legge, procedendo pagina dopo pagina, storia dopo storia, ci sembra in fondo di trovarci davanti a un unico lavoro. Non si notano stacchi netti, ma un elegante transito da un racconto all'altro.


Si comincia con lo stile asciutto e incisivo di Carlotta Borasio, che in "Non è giornata" si allontana dalla visione edulcorata della famiglia tipica delle pubblicità, per passare a Monica Coppola, che in "Gli armonici" con uno stile intimo e avvolgente ci porta invece a osservare da vicino le trame del rapporto di una coppia, per concludere con lo stile ironico e frizzante di Francesca Mogavero che in "Arsenal, Baci e Colin Firth" ci dimostra invece come la passione calcistica possa dividere solo apparentemente.


Tre racconti che diventano lenti di ingrandimento sul mondo e sui rapporti.


Assolutamente consigliato.

A spasso con "La ragazza con la macchina da scrivere"

Avete mai partecipato a un tour letterario con autore?

Se siete di Torino, il 10 ottobre si svolgerà una passeggiata letteraria per le vie della città in compagnia della scrittrice Desy Icardi e del suo ultimo libro "La ragazza con la macchina da scrivere".


Desy è un'artista a tutto tondo, divenuta famosa grazie al suo "L'annusatrice di libri", pubblicato da Fazi e tradotto anche all'estero, è inoltre un'autrice comica e cabarettista, vi assicuro quindi che passeggiare per le bellissime vie della città in sua compagnia sarà un evento imperdibile.


Qui sotto tutte le informazioni per partecipare:


Una passeggiata per le vie di Torino in compagnia di Desy Icardi e del suo romanzo "La ragazza con la macchina da scrivere" (Fazi editore).


Un breve viaggio della memoria nel Quadrilatero Romano, alla ricerca del ricordo perduto.


Partecipazione GRATUITA e un piccolo OMAGGIO per i partecipanti


LUOGO DI RITROVO: Torino, via san Domenico angolo via Milano (davanti alla chiesa)


PRENOTAZIONI: pur trattandosi di un’attività all'aperto, al fine di non creare assembramenti i posti disponibili sono molto limitati; vi raccomandiamo pertanto di prenotare scrivendo una email a: info@desyicardi.it o mediante un messaggio privato su Facebook.

Qui trovate l'evento su Facebook.

[RECENSIONE] Pane Amore... e Porchetta. Francesca Mogavero

Si torna a parlare di libri e lo facciamo alla grande con "Pane Amore... e Porchetta" di Francesca Mogavero, edito dalla Buendia Books.

Pane Amore... e Porchetta
Francesca Mogavero
Buendia Books
29 pp. 0,89 €

TRAMA


Amelia ama il cibo e i libri, il suo sogno è aprire un bistrot che combini le sue più grandi passioni, ma lavora da anni al "Parco Pane", camion-paninoteca frequentato da avventori speciali e sempre affamati: bikers ormai stanziali, un maresciallo in pensione integerrimo e galante, una dolce ultraottantenne e il suo pastore tedesco, un enigmatico professore e scrittore per bambini (che non sopporta i bambini) dalla battuta acida sempre pronta… e un misterioso Angelo della cucina, che lascia alla protagonista regali sibillini, spezie ricercate e strani indizi. Chi sarà e quale messaggio (celestiale?) avrà in serbo per lei? Un racconto appetitoso (originariamente pubblicato nella raccolta "Dai un morso a chi vuoi tu. Storie d’amore per appetiti formidabili", Booksalad) da leggere… in uno shot, per poi correre in cucina a provare la ricetta riportata in ultima pagina!




Ho conosciuto Francesca e l'ho presentata qui sul blog per il suo lavoro di editrice. È infatti la proprietaria della Buendia Books, una casa editrice indipendente di cui parlo volentieri per la passione e la cura che infonde nei testi che pubblica e per il modo in cui segue i suoi autori.


Oggi però voglio parlarvi di Francesca sotto una veste diversa, quella di scrittrice, una veste che devo ammettere non conoscevo. Lei stessa, nella nota introduttiva, infatti afferma di lavorare dietro le quinte e fa senza dubbio uno splendido lavoro ma, qui mi tocca rimproverarla: c'è bisogno che esca di più da dietro le quinte perché è una scrittrice fantastica!


Ho adorato "Pane Amore... e Porchetta" e lo dico non per la stima che nutro nei confronti della sua autrice, ma perché è davvero un racconto fresco, divertente e con uno stile impeccabile. Tanto che mi chiedo come abbia fatto Francesca a tenere celato così a lungo questo suo grandissimo talento.


Questo racconto è proprio come uno di quei panini che si comprano per strada da uno dei tanti paninari come quello descritto nella storia (anche se dubito dall'altra parte si potrà mai trovare una Amelia) che basta solo l'odore per farti venire l'acquolina in bocca e poi, quando affondi i denti e senti il gusto spandersi per tutta la bocca, non riesci a resistere e in un paio di bocconi è tutto finito.


"Pane Amore... e Porchetta" è un racconto breve ma in queste poche pagine l'autrice riesce a creare una storia completa, senza tagli o parti superficiali: è come una ricetta in cui tutti gli ingredienti sono ben calibrati.


Abbiamo una protagonista con la passione per i libri e la cucina che però è costretta ad accantonare il suo sogno di aprire un bistrot letterario per mille paure, dei personaggi secondari ben tratteggiati e simpatici e uno strano angelo che dissemina regali e sembra avere le idee ben chiare sul futuro di Amelia, meglio ancora di lei. Una perfetta commistione di libri e buona cucina. Un racconto ironico e spumeggiante, che strappa più di un sorriso e capace di sciogliere anche i cuori più coriacei.


Non vi posso svelare altro, non voglio togliervi il piacere di gustarvi la lettura di questo testo che inaugura alla grande la nuova collana Buendia "Shottini", racconti con un numero limitato di battute da leggersi in un fiato e solo in formato digitale.


Spero di poter leggere presto altro di questa fantastica autrice!


[RECENSIONE] Le segnatrici, Emanuela Valentini

L'estate è il periodo perfetto per leggere un buon thriller, per questo oggi voglio parlarvi de "Le segnatrici" di Emanuela Valentini.

Le segnatrici
Emanuela Valentini
Piemme
384 pp. 18,50 €

TRAMA

Le cose che nascondiamo a noi stessi possono ucciderci. O salvarci. Il ritrovamento delle ossa di Claudia, bambina scomparsa ventidue anni fa, richiama a Borgo Cardo, nell'Appennino emiliano, Sara Romani, chirurgo oncologico di stanza a Bologna. Per lei il funerale è una pericolosa occasione di confronto con un passato da cui è fuggita appena ne ha avuto la possibilità. Al ritorno nella routine bolognese, il desiderio è quello di dimenticare. I segreti, gli amici d'infanzia rimasti inchiodati a una realtà carica di superstizioni e pregiudizi, le ossa di una compagna di giochi riemerse da un tempo lontano. Finché scompare un'altra bambina: Rebecca. Sara ha avuto giusto il tempo di conoscerla. Dopo il funerale Rebecca le ha curato una piccola ferita secondo l'antica tradizione della segnatura e adesso Sara è in debito con lei. Un legame che sa di promessa. Un filo rosso che unisce il passato di Sara, schiava della convinzione di dover salvare tutti, con un incubo appena riemerso dall'oblio. Mentre il paese si mobilita per ritrovare Rebecca, la donna è costretta a tornare. È l'inizio di una discesa negli inferi dell'Appennino, un viaggio doloroso nelle storie sepolte nel tempo attraverso strade, boschi, abitazioni e volti che lei aveva imparato a cancellare dalla memoria, e che ora diventano luoghi neri in cui cercare una bambina innocente. Quale oscuro mistero si cela dietro la secolare tradizione delle segnatrici? In una sfrenata corsa contro il tempo per scoprire chi ha rapito Rebecca e riuscire a salvarla prima che sia troppo tardi, Sara dovrà scendere a patti con una parte di sé messa a tacere ventidue anni prima. A costo di perdersi nel labirinto dei ricordi e non trovare più la via d'uscita.

**

Da appassionata di thriller e studiosa di antropologia, non potevo di certo perdermi un romanzo come questo.

Emanuela Valentini ha scelto infatti di porre al centro della narrazione una figura della tradizione popolare davvero molto, molto interessante, quella delle segnatrici: donne in grado di guarire con dei gesti delle mani, abbinati a formule segrete.

Ne "Le segnatrici" il mistero si intreccia proprio con il folklore, rendendo il romanzo una bella ventata di novità nel panorama del thriller contemporaneo.

Tutto parte dal ritrovamento delle ossa di una bambina scomparsa molti anni prima, che porterà la protagonista, Sara, a tornare nel suo paese natale, Borgo Cardo, dal quale si era allontanata.

Lontananza che però non durerà ancora a lungo, a causa di una nuova scomparsa, questa volta a svanire nel nulla è Rebecca, che Sara aveva appena conosciuto e da cui era stata segnata.

Ogni segnatura va pagata, Sara lo sa bene, ma non è solo questo a spingerla a mettersi sulle tracce di Rebecca, è un debito più pesante e lontano nel tempo il suo.

Sara dovrà porre fine a una serie di misteriose scomparse, ma anche mettere un punto fermo al suo passato, che la tormenta ormai da troppi anni.

Emanuela Valentini costruisce un intreccio in cui niente è come sembra, ma allo stesso tempo è tutto collegato.

Un thriller dal ritmo incalzante, da cui non si riesce a staccarsi, grazie anche allo stile dell'autrice, coinvolgente e trascinante.

Ciò che però lo caratterizza e lo fa spiccare è anche la sapiente costruzione psicologica dei personaggi, difficile non riuscire a immedesimarsi ed empatizzare con loro, soprattutto con i tormenti di Sara.

"Le segnatrici" è un romanzo dalle mille sfaccettature, si legge divorandolo ma poi si sente il bisogno di tornare indietro e riassaporarlo con calma, per non perdere nessuna sfumatura, è uno di quei libri dai quali si fa fatica a uscire, anche una volta concluso.


[RECENSIONE] "La sposa scomparsa" Rosa Teruzzi

Oggi parliamo di gialli con Rosa Teruzzi e il suo "La sposa scomparsa".

La sposa scomparsa
Rosa Teruzzi
Sonzogno
171 pp. 14,00 €
TRAMA

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall'una all'altra. C'è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera quarantasei anni portati magnificamente ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po' bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell'amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all'epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l'inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell'impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa.



Una delle cose più belle per un lettore è avere un libraio di fiducia che conosce i tuoi gusti e sa sempre consigliarti il libro giusto.

Dopo questo lungo lockdown, in un'afosa giornata estiva, sono tornata dalla mia libraia, Catia, in cerca di un buon libro da leggere, dopo aver consumato la mia scorta, e lei è andata a colpo sicuro, consigliandomi "La sposa scomparsa".

Da amante dei gialli mi è bastata leggere la quarta di copertina per convincermi e dopo la prima pagina Rosa Teruzzi mi aveva già conquistata.

In questa serie, che al momento consta di cinque avventure, l'investigatore non è solo uno ma sono addirittura in tre.
Un variegato trio di donne che si discostano dalla classica figura che indaga a cui siamo abituati e che ne fa proprio uno dei punti di forza.

Ci troviamo davanti a tre generazioni: nonna Iole, hippie con una vita sentimentale molto attiva e che ho adorato da quando fa la sua comparsa in scena, la figlia Libera che ha trasformato un casello ferroviario nel suo nido dove vive e crea bouquet da sposa fortunati (o forse no) e infine la nipote Vittoria, l'unica che sarebbe autorizzata a indagare, essendo agente di polizia, ma che invece non è per nulla intenzionata a riaprire un vecchio caso, quello della scomparsa della giovane Carmen.

La madre di Carmen, Rosalia, è una donna forte che non si arrende alla cocciutaggine di Vittoria, vuole sapere che fine ha fatto la figlia, il cui cadavere non è mai stato rinvenuto, sebbene si sia a lungo sospettato che fosse stata uccisa dall'ex fidanzato.
Per questo si rivolge a Libera, pregandola di convincere la figlia a continuare a indagare.

Non ci vuole molto perché Libera si immedesimi nel dolore di quella madre e che insieme a Iole inizi a indagare, dando l'input giusto per riaprire ufficialmente l'indagine.

"La sposa scomparsa" è un gran bel giallo, che si legge in un soffio e che ha il pregio di avere dei personaggi simpatici e indimenticabili, descritti così bene che sembra quasi di conoscerli e che, a lettura ultimata piacerebbe poter incontrare dal vivo, dimenticandosi per qualche istante che sono "solo" frutto della creatività dell'autrice.

È un romanzo in cui non manca la comicità ma anche i momenti di riflessione ed empatia.

Per chi se lo stesse chiedendo: no, non sono riuscita a scoprire chi fosse il colpevole, anzi... ero totalmente fuori strada!

Ho particolarmente apprezzato anche le diverse citazioni letterarie presenti nel corso della storia (appuntandomele tutte e ampliando così la mia lista di prossime letture).

Non vedo l'ora quindi di tornare dalla mia libraia ad acquistare il seguito.

Lettura assolutamente consigliata!

[RECENSIONE] "Louise Brooks. Due vite parallele" Laura Scaramozzino

Oggi passiamo alle atmosfere cinematografica con Laura Scaramozzino e il suo ultimo romanzo "Louise Brooks. Due vite parallele" edito da Watson edizioni.

Louise Brooks. Due vite parallele
Laura Scaramozzino
Watson edizioni
134 pp. 12,00 €
TRAMA

Louise Brooks è una giovane attrice. Vive a Hollywood ed è un'esponente del Nuovo Cinema Impulsoriale: un'elaborazione moderna del cinema muto del passato. Dopo una notte trascorsa in compagnia della collega Greta, riceve sul cellulare un messaggio inquietante: Edmond J. Lermann è morto. La ragazza non conosce nessuno con quel nome e quando prova a risalire al mittente del messaggio fallisce nell'intento. Grazie a Internet, Louise scopre che l'uomo esiste ed è morto davvero, ucciso con un colpo di pistola a Torino, in Italia, e che era originario della sua cittadina natale: Cherryvalle nel Kansas. Inizia così un'avventura in cui la giovane attrice si trova costretta a fare i conti con il proprio passato. C'è una voce che la perseguita da quando aveva otto anni. Una minaccia che non l'ha mai abbandonata e recita: "Questa bambina è mia".

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Questo è il secondo romanzo, sempre edito dalla Watson, che recensisco di Laura e devo dire che se già con Screaming Dora (qui trovate la recensione) aveva fatto un ottimo lavoro, con Louise Brooks. Due vite parallele, si avverte un ancor maggiore grado di maturazione e professionalità.

Laura Scaramozzino infatti ci regala un'opera cinematografica. 
E non mi riferisco solo al fatto che la protagonista sia la famosa attrice, realmente esistita, Louise Brooks.
Leggere questo romanzo è come accomodarsi in poltrona e gustarsi un buon film.
Un film che parte mettendoti a tuo agio e in cui più si va avanti e più il ritmo diventa incalzante e misterioso, si avverte un'atmosfera tipicamente lynchiana dalla quale è difficile schiodarsi.

L'autrice, con questo romanzo breve, si spinge al massimo della sperimentazione artistica, sia a livello di trama, fondendo in maniera omogenea e a volte quasi inestricabile, la realtà con la finzione e portandoci in tempi e luoghi differenti, sia a livello stilistico.

Ha infatti la capacità unica di piegare le parole e trasformarle in un intreccio che fonde l'arte cinematografica e letteraria dando vita a un prodotto che si discosta da quanto letto finora.

Si avverte inoltre il profondo lavoro di ricerca che c'è dietro, per delineare al meglio la figura di Louise e della sua vita.

Una notizia fresca fresca, pubblicata proprio ieri dalla casa editrice, è che verrà tradotto e sbarcherà negli USA.

Non posso che fare i miei complimenti all'autrice e consigliare a voi lettori di correre a comprarlo!