[RECENSIONE] Il gene del dubbio, Nicos Panayotopoulos

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro davvero molto particolare e che metterà di sicuro un po' di angoscia in quanti sognano di diventare scrittori, sto parlando de "Il gene del dubbio" di Nicos Panayotopoulos.
Il gene del dubbio
Nicos Panayotopoulos
Ponte alle grazie
136 pp. 12,00 €


TRAMA

Siamo nel 2063, e in una clinica inglese un medico raccoglie le memorie di un paziente in fin di vita. Il paziente è stato, molti anni prima, un famoso scrittore ma la sua carriera è stata interrotta per il suo rifiuto di sottoporsi al test del DNA che, a partire dalla fine degli anni Venti, certifica il possesso della creatività. Da quando questa procedura è diventata obbligatoria, spiega lo scrittore, non sono più i critici e il pubblico a decretare la bravura di uno scrittore, le case editrici sono state ridimensionate, si è scatenata la caccia al genio in erba e si è persino provveduto ad analizzare i resti degli scrittori defunti... Un romanzo a metà tra fantascienza e giallo, ironico e di agile lettura.


                                                  


Come si riconosce un artista?

Si può dire in maniera oggettiva se un libro è bello o brutto?

Ma soprattutto artisti si nasce o si diventa?

Nel 2026, il Dottor Zimmerman ha individuato il gene dell’artista.

Niente più discussioni, niente più scontri tra critici, basta un semplice prelievo del sangue per scoprire se si è un artista o meno.

Se hai il gene dell’artista hai un futuro roseo e già spianato davanti a te, gli editori ti mettono sotto contratto subito, a volte anche appena nato e tu potrai dedicarti alla scrittura senza alcun pensiero, nessuno potrà dire che il tuo libro è brutto perché è scientificamente provato che sei un artista.

Se non hai il gene dell’artista allora non puoi scrivere, non importa se hai già pubblicato diversi libri, magari anche apprezzati dal pubblico, per la scienza tu non sei un artista e quindi nessuno è interessato a leggere le tue opere.

James Wright è uno scrittore affermato ma decide di rifiutarsi di sottoporsi al test, questo però segna il suo esilio dal mondo editoriale, almeno fino a quando non gli viene chiesto di lavorare come ghostwriter per un ragazzino che è risultato avere il gene dell’artista ma che non ha idee.

Un romanzo scorrevole ma che fa riflettere e che pone diversi spunti di riflessione, soprattutto nel finale, per tutti coloro che si chiedono come si fa a stabilire chi è un artista.

Come leggere di più?

Da che mondo è mondo, l'anno nuovo coincide con la stesura dei buoni propositi e, tra i vari post che si diffondono in questo periodo, si trovano articoli dedicati a come fare a leggere di più.
C'è chi consiglia di elaborare delle liste di lettura prestabilite: questo mese devo leggere questi libri; chi consiglia di sfruttare tutti i buchi che abbiamo durante la giornata: mentre aspetto il pullman devo leggere; chi ancora fissa il numero di pagine da leggere ogni giorno: calcolando che un libro è costituito da tot pagine, per finirlo devo leggere tot pagine al giorno.

Leggendo questi articoli una domanda mi sorge spontanea: Perché?
Perché c'è bisogno di dare consigli per leggere di più?
Avete mai letto consigli su come fare per vedere più serie tv? Allora questa serie è costituita da 20 episodi, sono tre  stagioni, se voglio finirla in un mese dovrò vedere 2 episodi al giorno... Assurdo vero?
Oppure vi immaginate un articolo che dia consigli su come fare a mangiare più Nutella? Verrebbe considerato uno scherzo.
Allora perché c'è bisogno di trovare dei trucchi e cercare dei consigli per leggere di più?
Se una cosa mi piace la faccio, è abbastanza semplice, vero?
Allora perché questo non vale per i libri?





Perché in fondo i libri nell'immaginario comune sono considerati noiosi, ma se sei una persona di cultura devi leggere.

Daniel Pennac afferma che il verbo leggere non sopporta l'imperativo e ha assolutamente ragione.

Io leggo perché mi diverte, perché voglio farlo, ma soprattutto perché è un piacere.
Se devo utilizzare dei trucchi, delle regole, delle imposizioni per leggere di più vuol dire che vedo la lettura come un obbligo e che di certo non mi godrò la lettura di quei libri.

C'è chi legge tanto e chi legge poco, ma la lettura deve sempre essere un piacere.
Certo, capiteranno delle occasioni in cui si dovrà leggere: per documentarsi, per lavoro, per studio, ma questo non vuol dire trasformare tutti i libri in un noioso obbligo.

Leggete 10 o 100 libri all'anno, l'importante è che lo facciate perché vi piace, perché lo volete e non per poter dire: quest'anno ho letto 100 libri (ma non ho capito nulla).

[Recensione] Vox di Christina Dalcher

Miei cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro che non so bene come classificare, perché l'ho amato e odiato al tempo stesso, sto parlando di Vox di Christina Dalcher.


Vox
Christina Dalcher
Nord
416 pp. 19,00 €


TRAMA


Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.
Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto.
Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi.
Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole.
Parole che usiamo per lavorare, per chiacchierare con gli amici, per esprimere la nostra opinione.
Ma, se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio…




Leggendo le prime cento pagine di Vox, mi dicevo che questo era un libro importante, uno di quei libri che avrebbe lasciato un segno nella storia della letteratura mondiale.
Non sto esagerando, le prime cento pagine fanno veramente presagire di trovarsi di fronte a un libro che avrei potuto mettere sullo stesso piano di "1984" di Orwell o "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury e non avrebbe di certo sfigurato!

Siamo in un mondo in cui alle donne non è concesso pronunciare più di 100 parole al giorno, parole che vengono cronometrate grazie a un bracciale che viene apposto a tutte, indipendentemente dall'età e che, superata la quota giornaliera, manda una scossa sempre più forte, per rimettere in riga anche le donne più indisciplinate.

Siamo chiaramente in un mondo distopico ma la cosa impressionante è che l'autrice lo descrive in maniera estremamente credibile e verosimile, tanto da farmi venire i brividi mentre proseguivo nella lettura, ma non solo, la Dalcher nei ringraziamenti si rivolge al lettore dicendo "spero che (questa storia) ti abbia fatto arrabbiare un po'", in questo ci è riuscita alla perfezione, ho provato un senso di impotenza e rabbia che raramente ho avvertito durante la lettura di altri libri.

Sembra tutto perfetto, direte voi, come mai allora all'inizio ho scritto che l'ho amato ma anche odiato? 
Perché a un certo punto il romanzo vira verso una banale storia d'amore della protagonista con Lorenzo, un maschione che sembra essere uscito da una di quelle pubblicità macchiettistiche sull'Italia ma soprattutto la cosa che non posso proprio perdonare all'autrice è il finale.
Non ve lo svelerò, ma posso assicurarvi che è veramente la parte più deludente di tutto il libro.

Mi chiedo perché abbia dovuto ulteriormente rovinare una storia che aveva così tanto potenziale con una conclusione affrettata e con una sorta di lieto fine che stona totalmente.

Vox sarebbe potuto quindi essere un libro importante, si è trasformato purtroppo in una grande occasione mancata.

"L'istinto di narrare"

Segnalo un appuntamento imperdibile per i lettori torinesi.

Venerdì 11 gennaio, alle 21:30 presso l'Open 011 di Corso Venezia 11 Torino, lo scrittore Giovanni Del Ponte, autore della saga Gli Invisibili (De Agostini) terrà l'incontro dal titolo "L'istinto di narrare"


Come nascono le storie? A cosa servono? Perché non possiamo farne a meno? Ogni cultura ha risposte e tipologie di storie diverse, ma quello su cui tutti concordano è che raccontarle oralmente, per iscritto, attraverso suoni, disegni, colori, forme… sia un istinto primario e ancestrale dell’essere umano.
L’ipotesi di Jonathan Gottschall, ne L’istinto di narrare (ed. Bollati Boringhieri), è che il nostro sentirci attratti dalla finzione narrativa non dipenda da un’anomalia dell’evoluzione (come si è creduto a lungo); al contrario, la natura ci ha progettati per amare le storie. E ciò ci riconduce alla domanda: perché? 

Nel corso dell’incontro, e con il contributo del pubblico, cercheremo di azzardare una o più risposte.

Forma o sostanza?

Che ci piaccia o meno un editore, ma anche un semplice lettore, decide dopo poche pagine se proseguire o meno nella lettura della nostra storia.
Sento molti autori lamentarsi di questo, alcuni lo trovano addirittura ingiusto.

"Sì, le prime pagine sono un po' lente, ma poi diventa avvincente"
E allora perché non sistemi le prime pagine?

"Sì, è pieno di errori grammaticali, ma la storia è bella"
Sarebbe ancora meglio se non ci fossero quegli errori

"Anche in un romanzo della Mondadori ho trovato degli errori!
Questa non è una giustificazione, gli errori non dovrebbe esserci né nel tuo testo né in quello della Mondadori

Immaginate di fermarvi davanti alla vetrina di una pasticceria e di notare una torta esteticamente brutta, tutta storta, con la glassa di un colore per nulla invitante, siate onesti voi la comprereste?



Magari mangiandola scoprireste che la crema è deliziosa e freschissima, ma chi di voi si arrischierebbe di tentare?

Adesso invece immaginate di trovarvi davanti una torta bellissima, di quelle che solo a vederle si attiva come riflesso incondizionato la bava alla bocca, dite la verità non sareste più portati a comprarla?

Poi magari arrivati a casa scoprireste che il composto e gommoso e la crema pesantissima, siete stati fregati, capita! 

Ma qual è la percentuale di probabilità che una torta esteticamente brutta sia buonissima e che una torta esteticamente buona sia una sòla?

Scrivere un libro non significa solo avere una buona storia in mente, quella da sola non basta, è essenziale che la trama vada di pari passo con un linguaggio corretto e che invogli il lettore a proseguire.

Non abbiate fretta di pubblicare, curate al meglio l'aspetto della vostra torta, oltre che il contenuto.

[Recensione] Onnazaka di Fumiko Enchi

Mie cari lettori, iniziamo l'anno alla grande con una splendida lettura, assolutamente consigliata, sto parlando di "Onnazaka" della scrittrice giapponese Fumiko Enchi, ripubblicato in Italia (grazie!) dalla Safarà Editore, un'ottima casa editrice che ho avuto il piacere di conoscere al Salone del Libro di Torino.

Onnazaka
Fumiko Enchi
Safarà Editore
223 pp. 18,00 €


TRAMA
Alla fine del periodo Edo la moglie di un funzionario del governo, Tomo, viene mandata a Tokyo, dove l'attende un compito straziante: tra le molte ragazze offerte dalle loro famiglie, deve scegliere una giovane rispettabile che diventi la nuova concubina del marito. Tomo esternamente è impassibile, ma il suo cuore ha iniziato a incrinarsi; comincia così la ricerca con rigoroso senso del dovere, intraprendendo un sentiero che la porterà, insieme alle altre donne della casa, a immergersi in un'ombra sempre più profonda.





Può una storia essere lieve e feroce allo stesso tempo?
Non so, sembrerebbe un ossimoro, ma so esattamente che sono queste le prime parole che mi sono venute in mente dopo avere chiuso questo libro.

Onnazaka è una storia tutta al femminile, ma la vera protagonista è lei, Tomo, sposata con Yukitomo
, un funzionario del governo che non la rispetta, costretta a vivere all’ombra delle sue numerose amanti.

Il romanzo inizia proprio con il suo arrivo a Tokyo, dove il marito l'ha mandata  
per svolgere un compito umiliante: trovargli una concubina.

Pagina dopo pagina assistiamo inermi alla sua storia, al dipanarsi della sua vita, della sua sofferenza sempre taciuta, dell'importanza rivestita dal “salvare le apparenze” nonostante i comportamenti sempre più riprovevoli di Yukitomo.

L'abilità dell'autrice consiste proprio nel riuscire a trasmettere con grande intensità al lettore i sentimenti dei vari protagonisti, anche nel caso di una donna rigida come Tomo, educata fin da bambina a nascondere in profondità quello che davvero sente e prova.

Lo stile di Fumiko Enchi è come la brezza marina, capace però di scavare in profondità nella nostra anima, parola dopo parola fino ad arrivare alla conclusione di questa potente storia.

Grazie quindi a Safarà Editore per aver riportato in Italia, dopo trent'anni, questo romanzo.

Bilancio libresco: i migliori e i peggiori libri del 2018

Il 2018 è ormai agli sgoccioli è quindi il momento giusto per una riflessione sulle letture che mi hanno accompagnato durante questo lungo e faticoso anno.
Devo ammettere che è stato un anno di ottime letture, di riletture terapeutiche e di alcune ottime scoperte.
Ecco quindi le mie migliori e peggiori letture del 2018.

IL LIBRO PIÙ BELLO


"Quello che non ti ho mai detto" Celeste Ng


Quello che non ti ho mai detto
Celeste Ng
Bollati Boringhieri
232 pp. 12,00 € 

TRAMA


È una scena che abbiamo visto spesso al cinema e nelle serie TV: la madre apre la porta della camera della figlia e la trova vuota, il letto intatto. Si teme subito il peggio. Si chiede agli amici, ai vicini, poi si chiama la polizia. La sedicenne Lydia Lee viene ritrovata morta, annegata nel lago vicino a casa: è stata uccisa? E da chi? Oppure si è trattato di un incidente? Perché è uscita di notte? Tutte domande che continuano a tenere il lettore con il fiato sospeso, come in un romanzo giallo. Ma presto altre domande si insinuano nella sua mente, molto meno esplicite ma altrettanto inquietanti.

COMMENTO

Sebbene siano stati tanti i bei libri letti quest'anno, non ho dubbi su quale scegliere come migliore.
Mi aspettavo di trovarmi davanti a un giallo e invece l'autrice è riuscita a spiazzarmi completamente.
"Quello che non ti ho mai detto" è un romanzo potente, un pugno nello stomaco del lettore, un romanzo che parla di razzismo, di un uomo che cerca disperatamente di essere uguale agli altri e di una donna che farebbe di tutto pur di differenziarsi, di due persone che non riescono a trovare un equilibrio, della fragilità di una ragazza che scompare. 
Un libro da leggere e rileggere.

IL LIBRO PIÙ BRUTTO


"Il patto" Jodi Picoult


Il Patto
Jodi Picoult
HarperCollins
477 pp. 9,90 €


TRAMA

Fino a quella telefonata alle tre del mattino di una giornata di novembre, i Gold e i loro vicini di casa, gli Harte, sono sempre stati inseparabili. Per ben diciotto anni. Non è stata una sorpresa per nessuno, dunque, quando i loro figli adolescenti, Chris ed Emily, da semplici amici sono diventati qualcosa di più.
Ma adesso la diciassettenne Emily è morta uccisa da un colpo di pistola alla testa sparatole da Chris, in un apparente patto suicida lasciando le due famiglie devastate e alla disperata ricerca di risposte su un gesto inimmaginabile, di due figli che forse non conoscevano bene come credevano.
È rimasta una sola pallottola nella pistola che Chris ha preso dall'armadio del padre, una pallottola che secondo la sua versione era destinata a se stesso. Cos'è successo veramente?
Un detective della polizia del luogo nutre più di un dubbio sul patto suicida descritto dal ragazzo e inizia un'indagine che terrà il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina.


COMMENTO

Quest'anno sono stati veramente pochi i libri brutti in cui mi sono imbattuta, sarà perché ho scelto con maggior accuratezza o perché ho avuto fortuna? Non lo so, so solo che questo rientra sicuramente tra i più brutti.
L'avevo scelto come libro da portarmi dietro durante le vacanze estive, alla ricerca di qualcosa di poco impegnativo per rilassarmi, mai scelta fu più sbagliata.
Lento, noioso, ripetitivo ma, e questa è la cosa più grave, è un libro di un maschilismo allucinante e fatico veramente tanto a capire come quella tra Chris ed Emily possa essere definita una storia d'amore.
Assolutamente sconsigliato.

IL MIGLIOR GIALLO

"La serie di Agatha Raisin" di M.C Beaton

Agatha Raisin e la quiche letale
M.C Beaton
Astoria
257 pp. 16,00 €
 
TRAMA

Agatha Raisin, cinquantenne dal carattere difficile, decide di cambiare vita: chiude la società di PR, che le ha permesso di guadagnare un bel po' di soldi, lascia Londra e si trasferisce nei Cotswolds, un'area di pittoresca bellezza nel cuore dell'Inghilterra. Carsely, il piccolo e perfetto villaggio dei suoi sogni, è sublime: gli abitanti sono stravaganti e gentili, il cottage comprato da Agatha è scomodo al punto giusto, abbondano i vestiti a fiori, tipo Laura Ashley, e la cordialità è un po' di facciata. A Londra non si era accorta di non avere amici, ma giunta a Carsely si ritrova sola e isolata. Donna attiva e prepotente, Agatha non si accontenta di inserirsi nella nuova comunità ma vuole diventare anche popolare. Come fare? Partecipare a una gara culinaria. E se non si è in grado di cucinare? Andare a Londra e comprare un'ottima quiche. E se il giudice della gara muore mangiando la quiche? Ingiustamente accusata di aver provocato una morte e giustamente additata per aver imbrogliato, Agatha investiga...


COMMENTO

Da amante dei gialli non potevo non dedicargli uno spazio a sé in questa classifica e al primo posto inserisco senza dubbio questa serie di cui mi sono follemente innamorata, tanto da leggerne i primi 5 volumi in poco più di un mese.
Agatha è un personaggio fuori dagli schemi, molto diversa dai tipici detective ai quali siamo abituati, cinica ma assolutamente adorabile.
Una serie imperdibile.


IL PEGGIOR GIALLO


"L'uomo che voleva uccidermi" Yoshida Shūichi


L'uomo che voleva uccidermi
Yoshida Shūichi
Feltrinelli
309 pp. 17,00 € 

TRAMA

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata.
Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l’uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari?
La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.


COMMENTO

L'ho abbandonato una prima volta dopo poche pagine ma, avendo letto che è un romanzo cult in Giappone, ho deciso di dargli una seconda possibilità.
Lo ammetto è stata dura arrivare fino alla fine. È un romanzo lento, che si perde molto spesso in divagazioni superflue, un giallo banale e che, secondo me, non riesce a raggiungere lo scopo che l'autore si era prefissato, ovvero di utilizzare il genere giallo per parlare di un tema più profondo.
Mi dispiace ma lo boccio.


IL MIGLIOR CLASSICO

"L'Agnese va a morire" Renata Viganò

L'Agnese va a morire
Renata Viganò
Einaudi
250 pp. 12,00€


TRAMA

La storia è ambientata nelle Valli di Comacchio durante la seconda guerra mondiale, nello specifico nel periodo degli otto mesi precedenti alla liberazione dell'Italia. La protagonista è una lavandaia di mezz'età, di nome Agnese, che, dopo la morte del marito deportato, non essendosi mai interessata prima di politica, inizia a collaborare con i partigiani assumendo il ruolo di staffetta.


COMMENTO


Romanzo che purtroppo non è così conosciuto come meriterebbe. 
Cresciuta con le storie di mio nonno partigiano, questo libro mi ha permesso di approfondire un'altro aspetto della Resistenza in Italia.
L'Agnese è una donna forte, pronta a sacrificare la sua vita in nome di un ideale, una donna che, come ci spiega la Viganò in appendice, è realmente esistita e alla quale si è ispirata per scrivere questa storia.
Un libro da riscoprire e leggere attentamente, specialmente di questi tempi.

IL MIGLIOR ESORDIO


"La terra dei sussurri" Laura Frassetto


La terra dei sussurri
Laura Frassetto
Elliot
242 pp. 17,50 €


TRAMA

Tre ragazzi decidono di partire alla ricerca di una loro amica, una studentessa del Politecnico di Torino scomparsa più di un anno prima. Le tracce di Vanessa si sono perse in Messico, al termine di un periodo come volontaria a Colola, località nota per la schiusa delle uova di tartaruga. I tre la cercano tra le spiagge della costa pacifica e le montagne dell'entroterra, sulle quali svernano le farfalle Monarca. Si immergono in un ecosistema complesso, habitat naturale di tassisti adepti al culto della Santa Muerte, tortugueros poco loquaci, narcotrafficanti di provincia, texane sradicate e veggenti dal passato ambiguo. Un romanzo dalle mille voci e dai mille echi, sullo sfondo del quale si rintracciano Frida Kahlo e Pedro Pàramo e intorno a cui risuona il frastuono del fenomeno mondiale del femminicidio.


COMMENTO

Può un libro che parla di omicidi in Messico spingere a voler visitare questa terra, dopo averlo letto? Sembra un paradosso ma la risposta è sì. 
L'autrice è bravissima nelle descrizioni e con maestria ci porta insieme a Lali, Pier e Nirvana in questo viaggio, un viaggio alla ricerca della verità perché, come i protagonisti, anche noi lettori siamo consapevoli che trovare Vanessa viva sia impossibile ma, nonostante l'angoscia crescente, si va avanti con loro, pagina dopo pagina.
La Frassetto non indugia in particolari macabri, né cerca qualche espediente per impietosire il lettore, ci presenta invece una storia in tutta la sua crudeltà, mostrandoci come si possa arrivare a quella che ormai è una piaga mondiale: il femminicidio.
Un'autrice da tenere sott'occhio.

UNA PIACEVOLE SCOPERTA


Louise O'Neill




Quest'anno ho scoperto una scrittrice: Louise O'Neill.
Ho letto "Solo per sempre tua" (qui trovate la recensione) e "Te la sei cercata" (qui trovate la recensione) e ho apprezzato moltissimo il suo modo di parlare ai ragazzi, affrontando temi scomodi ma senza dover infilarci per forza un lieto fine zuccheroso, in cui, come per magia tutto si risolve.
Ecco, mi piacerebbe davvero tanto saper scrivere come lei.



UNA (PROFONDA) DELUSIONE


"La scomparsa di Stephanie Mailer" Joël Dicker


La scomparsa di Stephanie Mailer
Joël Dicker
La nave di Teseo
640 pp. 22,00 €



TRAMA

30 luglio 1994. La cittadina di Orphea, stato di New York, si prepara a inaugurare la prima edizione del locale festival teatrale, quando un terribile omicidio sconvolge l'intera comunità: il sindaco viene ucciso in casa insieme a sua moglie e suo figlio. Nei pressi viene ritrovato anche il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging. Il caso viene affidato e risolto da due giovani, promettenti, ambiziosi agenti, giunti per primi sulla scena del crimine: Jesse Rosenberg e Derek Scott. 23 giugno 2014. Jesse Rosenberg, ora capitano di polizia, a una settimana dalla pensione viene avvicinato da una giornalista, Stephanie Mailer, la quale gli annuncia che il caso del 1994 non è stato risolto, che la persona a suo tempo incriminata è innocente. Ma la donna non ha il tempo per fornire le prove, perché pochi giorni dopo viene denunciata la sua scomparsa. Che cosa è successo a Stephanie Mailer? Che cosa aveva scoperto? Se Jesse e Derek si sono sbagliati sul colpevole vent'anni prima, chi è l'autore di quegli omicidi? E cosa è davvero successo la sera del 30 luglio 1994 a Orphea? Derek, Jesse e una nuova collega, la vicecomandante Anna Kanner, dovranno riaprire l'indagine, immergersi nei fantasmi di Orphea. E anche nei propri.


COMMENTO

Se l'anno scorso "La verità sul caso Harry Quebert" era stato il miglior libro del mio 2017, entrando a pieno titolo anche tra i miei libri preferiti, "La scomparsa di Stephanie Mailer" è stata invece una vera delusione.
Premetto che sono partita piena di aspettative, ma... troppi personaggi e troppi "colpi di scena" hanno reso questo libro la mia più grande delusione del 2018.
Certo, Dicker scrive benissimo per cui, nonostante le 640 pagine, la storia scorre bene e non si può nemmeno dire che sia un brutto libro, ma siamo purtroppo lontanissimi dal libro che lo ha reso (giustamente) famoso.


Qual è la vostra classifica del 2018?